Notizie dall'Italia

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Lettera ai nostri utenti

Ciao a tutti dalla redazione di Salvagente.info!

Questo articolo è speciale per due motivi: su oltre 800 news che vi abbiamo proposto, questo è la prima scritta direttamente da noi, ma al contempo sarà anche l’ultima di questa lunga serie. Abbiamo iniziato a sviluppare questa piattaforma il 9 marzo, esattamente tre mesi fa, e ci siamo sempre impegnati per garantire aggiornamenti costanti a tutti i nostri utenti. Stiamo finalmente avendo “un assaggio” di libertà e di normalità, le fasi critiche dell’emergenza sembrano essere (fortunatamente) superate e per noi studenti l’anno scolastico si è virtualmente concluso: per la maggior parte dei ragazzi questa affermazione significa spensieratezza, per noi studenti di quinta superiore invece vuol dire che l’Esame di Stato è alle porte!

Siamo stati dunque costretti a prendere una decisione non facile, ma che di comune accordo abbiamo ritenuto essere la più corretta: concentrarci sui nostri imminenti esami, interrompendo la routine giornaliera di aggiornamento della piattaforma. Cosa vogliamo dire con ciò? Che Salvagente.info va in pensione? Assolutamente no! La piattaforma è stata progettata per aggiornare in automatico alcune delle sue sezioni: le statistiche (sia italiane che globali) saranno sempre disponibili per essere consultate e sempre aggiornate con gli ultimi dati disponibili, mentre verranno garantiti gli aggiornamenti della sezione Informazioni Fiscali, in caso di pubblicazione di nuovi decreti, da parte della nostra collaboratrice Antonella Girardi.

Con queste righe volevamo ringraziare tutti i nostri utenti, le istituzioni e i giornalisti che ci hanno supportato in un momento così difficile, ve ne siamo grati. In questi mesi Salvagente ha totalizzato circa 50000 pagine visitate, numeri che ci rendono orgogliosi del servizio che vi abbiamo fornito e che ripagano i nostri sforzi.
I mesi di vacanza che per ora possiamo solo scorgere oltre lo scoglio degli esami rappresentano per noi l’occasione perfetta per sviluppare nuovi progetti che abbiamo in mente e, soprattutto, dare nuova vita, nuovi scopi e nuovi contenuti a Salvagente.info!

Resteranno inoltre attivi tutti i nostri canali di contatto, sia su Instagram (@salvagente.info) che via mail (redazione@salvagente.info).

Alla prossima avventura!

Matteo Antolini e il team di Salvagente.info

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"Il virus c'è ma è sbagliato vedere pericolo ovunque", dice Le Foche

  • AGI
  • 08 Giugno 2020

L'immunologo dell'Umberto I: in spiaggia, "non c'è motivo di indossare la mascherina tranne quando andiamo al bar dello stabilimento e sono presenti molte persone"

AGI - "È come se avessimo spento un incendio, restano piccoli focolai e disponiamo di secchi con l'acqua per intervenire. La situazione ora la vedo tranquilla, andrà sempre meglio nelle prossime settimane e nei prossimi mesi se manteniamo precauzioni razionali in certi ambienti chiusi e affollati". In una intervista al Corriere della Sera, Francesco Le Foche, immunologo del Policlinico universitario Umberto I, invita a mantenere la ragionevolezza, non solo le distanze, "altrimenti non recupereremo la normalità, la vita sociale è fondamentale per l'uomo quindi dobbiamo tornare a viverla".

"Il virus c'è ma è sbagliato vedere il pericolo ovunque - premette Le Foche - Vedo persone che quando incrociano un altro essere umano trattengono il respiro e guardano a terra. Una paranoia. Bisogna reagire altrimenti entriamo in un contesto negativo dal quale sarà difficile uscire. So di gente che non mette il naso fuori di casa per paura".

Vacanze in serenità? "Sulla spiaggia lettini e ombrelloni sono organizzati in sicurezza. Non c'è motivo di indossare la mascherina tranne quando andiamo al bar dello stabilimento e sono presenti molte persone".

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"Non ho paura di cadere" assicura Conte

  • AGI
  • 07 Giugno 2020

AGI - "Non possiamo ritardare il confronto con imprenditori, sindacati, categorie" sottolinea il premier in un colloquio con il Corriere. "Questa maggioranza è composta da partiti responsabili, che capiscono bene quali siano le priorità del Paese"

AGI - Il premier, Giuseppe Conte, è fiducioso sulla tenuta del suo governo: "Non mi pare di essere accerchiato più di quanto lo fossi nella prima fase", ha affermato in un colloquio con il Corriere della Sera, "in tutti questi mesi ho sentito dire in continuazione: Conte cade, Conte cade. Fa parte del gioco, ho imparato a non meravigliarmi. Ma come si vede e si vedrà, non è così".

"Non possiamo ritardare il confronto con imprenditori, sindacati, categorie", ha sottolineato Conte, "l'urgenza non nasce da un mio capriccio, ma dalla realtà che preme. Bisogna muoversi da subito".

"Sento dire che occorre farlo con calma. Ma quale calma? Ci prendiamo qualche giorno per coinvolgere appieno le forze di maggioranza, e lo facciamo. Poi chiamiamolo patto, chiamiamolo confronto. Ma non va rimandato".

Il premier sottolinea di non riuscire "a lavorare senza una strategia". "E quella sulla fase del dopo-virus", ha assicurato, "avevo cominciato a prepararla già durante l'emergenza".

Quanto alla tenuta della maggioranza, per Conte "la verità è che quando si arriva alla sostanza delle cose, asciugandole dalle polemiche, ci si rende conto che questa maggioranza è composta da partiti responsabili, che capiscono bene quali siano le priorità del Paese", dice il presidente del Consiglio.

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Monitoraggio Fase 2. Anche il 3° Rapporto ministero Salute/Iss certifica che non ci sono situazioni critiche in nessuna parte del Paese. Ma l’epidemia non è finita e sono molti i focolai ancora attivi in quasi tutta la Penisola

Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV2 in Italia è favorevole con una generale diminuzione nel numero di casi ed una assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali. Permangono tuttavia segnali di trasmissione con focolai nuovi segnalati che descrivono una situazione epidemiologicamente fluida in molte Regioni italiane. Indice Rt resta sotto 1 in tutta Italia con la conferma dell’indice a “0” in Basilicata. Al capo opposto la Lombardia con 0,91.I DATI REGIONALI

“Al momento in Italia non vengono riportate situazioni critiche relative all’epidemia di Covid-19”, inizia con parole identiche a quelle presenti nel precedente Monitoraggio (era il 2°) il comunicato stampa ufficiale di ministero della Salute e Istituto superiore di sanità relativo alla settimana tra il 25 e il 31 maggio.

Quindi, al momento nessuno scostamento preoccupante dal trend già registrato la settimana scorsa anche se ministero e Iss sottolineano che, “per i tempi tra esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione 2-3 settimane prima, ovvero durante la prima fase di riapertura (tra il 4 e il 18 maggio 2020)”.

E soprattutto si segnala che “in quasi tutta la Penisola sono documentati focolai di trasmissione attivi” che evidenziano “come l’epidemia in Italia di COVID-19 non sia conclusa”.

Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV2 in Italia è favorevole con una generale diminuzione nel numero di casi ed una assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali. Si rileva inoltre un forte miglioramento della qualità e dettaglio dei dati inviati dalle Regioni/PPAA al Ministero della Salute ed all’Istituto Superiore di Sanità e discussi nella Cabina di Regia.
Persiste, in alcune realtà regionali, un numero di nuovi casi segnalati ogni settimana elevato seppur in diminuzione. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di SARS-CoV-2 è ancora rilevante.
In quasi tutta la Penisola, inoltre, sono documentati focolai di trasmissione attivi. Tale riscontro, che in gran parte è dovuto alla intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti, evidenzia tuttavia come l’epidemia in Italia di COVID-19 non sia conclusa.

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Un milione di prestazioni in arretrato: gli ospedali ripartono con orari più lunghi e prenotazioni via web

Il ministero della Salute ha messo a punto le «linee di indirizzo per la progressiva riattivazione delle attività programmate differite durante l'emergenza Covid»

Un milione di prestazioni in arretrato, di cui 600mila sono interveti chirurgici (50mila oncologici). Usciti dall'emergenza Covid, gli ospedali si apprestano a tornare alla normalità e a recuperare una grande mole di prestazioni sanitarie non urgenti saltate da marzo a oggi. Un cammino che richiederà una serie di step per limitare al massimo il rischio di contagio. Tra questi, privilegiare prenotazioni e pagamento dei ticket via web o per telefono e distribuire meglio visite e interventi tra mattina e pomeriggio, per scaglionare gli appuntamenti.

Una mole di prestazioni rinviate
«Oggi siamo in una fase nuova di questa epidemia», ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, «e dobbiamo concentrare la nostra attenzione su tutte le altre patologie che in qualche modo sono state messe in secondo piano» durante l'emergenza. Ma «dobbiamo ancora essere prudenti. Non bisogna pensare che sia tutto finito e che la battaglia sia vinta». Dagli interventi dermatologici o per la cataratta alle visite oculistiche, allergologiche e dal cardiologo: milioni di prestazioni sanitarie, inclusi ricoveri e day hospital non urgenti sono state sospese durante la Fase 1 dell'emergenza. Almeno un milione di ricoveri, inclusi quelli ortopedici per protesi o ernie, secondo la stima di Americo Cicchetti, direttore dell'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Università Cattolica di Roma, «sono stati rimandanti per pandemia» e con «pesanti ricadute sulle liste d'attesa per tutto il 2020 e oltre».

Le linee di indirizzo
Per permettere una ripresa in sicurezza nella Fase 3, il ministero della Salute ha messo a punto le «Linee di indirizzo per la progressiva riattivazione delle attività programmate differite durante l'emergenza Covid» rivolte a tutte le strutture sanitarie, «pubbliche, private, accreditate e non accreditate». Al fine di garantire il distanziamento sociale in ospedali e ambulatori, si raccomandano percorsi separati in entrata e in uscita dalle strutture e percorsi ad hoc per pazienti particolarmente fragili, ma anche orari di apertura dei servizi più ampi, con scaglionamento degli appuntamenti e maggiore distribuzione nell'arco dell'intera giornata, per evitare il sovraffollamento in sala d'attesa. Per tutti i pazienti che accedono alle strutture si raccomanda l’igienizzazione delle mani, l’utilizzo della mascherina e la rilevazione della temperatura corporea.

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"Ops, ci siamo sbagliati". Quando la scienza ci ripensa (anche sul Covid)

  • AGI
  • 06 Giugno 2020

Un esempio? L'articolo pubblicato su The Lancet ,da Andrew Jeremy Wakefeld, nel 1998 che metteva in relazione il vaccino trivalente con l’autismo. Ecco una lista degli incidenti scientifici più importanti durante la Pandemia

AGI - Non è la prima volta che alcuni articoli scientifici vengono ritrattati, a volte anche dopo molto tempo, e dopo che la loro pubblicazione ha comportato conseguenze rilevanti in termini di salute pubblica.

In passato è successo in diverse occasioni, come per esempio nel caso dell’articolo, pubblicato sempre su The Lancet da Andrew Jeremy Wakefeld nel 1998 che metteva in relazione il vaccino trivalente con l’autismo.

In questo caso la scoperta della frode scientifica avvenne solo anni dopo la pubblicazione, e la rivista ritirò l’articolo solo nel 2010 quando ormai le pseudo ricerche di Wakefiled avevano alimentato un forte movimento novax che è arrivato fino ai nostri giorni.

In tempi di pandemia, quando i ricercatori da tutto il mondo si affannano a pubblicare il più presto possibile tutti i dati di cui vengono in possesso è normale che questi incidenti capitino ed è anche più importante aumentare la sorveglianza soprattutto in materia di integrità dei dati. Anche perché la pubblicazione dell’articolo non esaurisce l’attività di verifica dei dati e delle informazioni che continua attraverso la replicazione delle sperimentazioni.

“Forse - spiega in un lungo post su Facebook Enrico Bucci, Adjunct Professor presso la Temple University di Philadelphia - non è abbastanza chiaro che, quando si dice che la scienza procede controllando ed autocorreggendo sè stessa, significa che procede anche eliminando le pubblicazioni che non reggono allo scrutinio della comunità scientifica, e che un dato appena pubblicato è solo all'inizio della sua analisi, non alla fine. In una pandemia, ce ne dimentichiamo perché vogliamo risposte subito; ma le cose non funzionano così”.

I ricercatori hanno provveduto cioè a verificare i risultati delle ricerche che via via venivano pubblicati e poi hanno proceduto a segnalare eventuali anomalie e discordanze. Alla fine, spiega Bucci, ne è venuto fuori un vero e proprio “piccolo cimitero delle pubblicazioni su COVID-19 che non hanno resistito allo scrutinio degli scienziati, fra cui alcune adottate troppo frettolosamente per informare le policy pubbliche”.

Le ritrattazioni sul Covid
Il primo esempio citato dal professore che è anche autore del libro “Cattivi Scienziati-la frode nella ricerca scientifica” edito da Add Editore, è la pubblicazione dello studio che negava l’utilità delle mascherine che era stato usato dall’OMS.

Poi è stato ritirato uno studio che identificava il virus nel peritoneo. Anche la ricerca che descriveva la morte per Covid-19 di una donna incinta è stato ritirato e la stessa fine hanno fatto anche gli studi pubblicati sul New England Journal of Medicine relativi agli ace inibitori e quelli che misuravano falsi positivi ai tamponi tra i pazienti asintomatici.

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L'altolà del Pd a Conte: sulla Fase 3 non può andare avanti da solo

  • AGI
  • 06 Giugno 2020

La convocazione degli Stati generali dell'Economia e l'illustrazione del 'Recovery plan', spiega un 'big' del Pd, sono state delle iniziative 'unilaterali', "delle uscite a freddo". Non ci sarebbe stata una preventiva convergenza neanche sugli inviti al tavolo che si dovrebbe tenere a metà della prossima settimana

AGI - Che il presidente del Consiglio Conte voglia guidare il processo dalla 'fase 2' alla 'fase 3' nel Pd e in Italia viva viene considerato "legittimo" ma la richiesta pervenuta dagli alleati al premier, già dal momento degli annunci fatti in conferenza stampa due giorni fa, è quella di condividerne il percorso, senza creare eccessive aspettative in un momento in cui le parti sociali premono per risolvere i problemi sul tavolo, con nodi ancora che devono essere sciolti.

Ecco il motivo per cui, secondo quanto viene riferito, al vertice dei capi delegazione che si è tenuto venerdì a palazzo Chigi l'invito arrivato a Conte sarebbe stato quello di scrivere insieme il 'piano di Rinascita', di puntellarlo con contenuti e di chiudere allo stesso tempo i dossier ancora aperti.

Invito rivolto pure dal capo delegazione del Pd Franceschini che avrebbe chiesto al premier di valutare insieme tempi e modi dell'iniziativa, evitando fughe in avanti.

Le iniziative unilaterali e le richieste di condivisione
La convocazione degli Stati generali dell'Economia e l'illustrazione del 'Recovery plan', spiega un 'big' del Pd, sono state delle iniziative 'unilaterali', "delle uscite a freddo". Non ci sarebbe stata una preventiva convergenza neanche sugli inviti al tavolo che si dovrebbe tenere a metà della prossima settimana.

Lo stesso vice segretario del Pd Orlando parla di "idea poco felice" mentre il Movimento 5 stelle avrebbe difeso le prerogative del premier. Fonti parlamentari dem riferiscono che anche il responsabile di Viale xx settembre, Gualtieri - presente alla riunione -, avrebbe spiegato che, trattandosi di Stati generali dell'Economia, l'interlocuzione con le categorie dovrebbe coinvolgere in primis il Ministero dell'Economia.

Una rivendicazione del ruolo, dunque, per una operazione che rischia - secondo i maggiorenti dem - di non essere preparata bene e di non essere compresa. Anche perché la 'querelle' sorta nei giorni scorsi con il presidente di Confindustria Bonomi che ha accusato il governo di fare più danni del coronavirus (con relativa replica del premier) ha creato una distanza con gli imprenditori che già lamentano un problema di liquidità e di ritardi nell'erogazione dei prestiti.

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Vaccinazione antinfluenzale gratuita agli over 60. Raccomandata anche per i bambini da 6 mesi a 6 anni. La nuova circolare del Ministero

Pubblicate le raccomandazioni per la stagione 2020-2021. Chiesto anche alle Regioni di anticipare le campagne da inizio ottobre. Evidenziata anche “l’opportunità di raccomandare la vaccinazione nella fascia di età 6 mesi-6 anni, anche al fine di ridurre la circolazione del virus influenzale fra gli adulti e gli anziani nell’attuale fase pandemica”. Rezza (Min. Salute): "Per bimbi 6 mesi-6 anni al lavoro per renderlo gratuito". Fortemente raccomandata anche la vaccinazione per le professioni sanitarie.LA CIRCOLARE

La vaccinazione antinfluenzale può essere offerta gratuitamente nella fascia d’età 60-64 anni. È questa una delle principali novità della la Circolare Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2020-2021, elaborata dalla Direzione Generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute e appena pubblicata.

La Circolare, oltre a contenere informazioni sulla sorveglianza epidemiologica e virologica, fornisce raccomandazioni per la prevenzione dell'influenza attraverso la vaccinazione e le misure di igiene e protezione e raccomanda l’attivazione di campagne di informazione/educazione della popolazione e degli operatori sanitari coinvolti nell'attuazione delle strategie vaccinali.

“Dal momento – si legge - che nella prossima stagione influenzale 2020-2021, non è esclusa una co-circolazione di virus influenzali e SARS-CoV-2, si sottolinea l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, in particolare nelle persone ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra COVID-19 e Influenza. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso. La vaccinazione antinfluenzale può essere offerta gratuitamente nella fascia d’età 60-64 anni” (fino ad oggi la gratuità valeva per gli over 65).

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"Le gabbie in plexiglas non sono a misura bimbo", dice lo psicologo

  • AGI
  • 05 Giugno 2020

Secondo lo psicoterapeuta dell'età evolutiva, Alberto Pellai, l'idea è tra le meno adatte perché il contesto scolastico funziona se è naturale

"Pensare ai bambini dentro alle gabbie di plexiglas mi fa rabbrividire, è come vederli al guinzaglio o con la museruola". Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, boccia senza mezzi termini la proposta della ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina per garantire un rientro sicuro a scuola a settembre, perché "il contesto scolastico funziona bene quanto più è naturale".

"Quello che ha detto la ministra Azzolina - sottolinea Pellai - è correlato al fatto che hanno seguito questa strada a Wuhan nel post lockdown, ma l’idea è la meno sostenibile, la meno attuabile, la meno a misura di bambino tra quelle che si possono avere. Era stata proposta anche per i luoghi della ristorazione e per andare in spiaggia questa estate, ma è stata subito accantonata”.

Strategia condivisa tra Paesi
Quale strada si potrebbe seguire allora? Pellai mette in evidenza che “di fronte a noi abbiamo tre mesi di tempo per fare tesoro delle esperienze anche degli altri paesi. Le decisioni sul ritorno in classe riguardano i bambini di tutta l'Europa. Non abbiamo notizie che le nazioni dove i bambini sono già tornati in classe abbiano adottato il plexiglas. Sarebbe opportuno - sottolinea - accordarsi per una strategia condivisa, anche se mi rendo conto che altri paesi non hanno i nostri stessi problemi, come le classi pollaio per esempio”.

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Covid. Nel mondo 6,6 milioni di contagi e più di 390 mila morti. Si potrà evitare la seconda ondata?

Al momento ciò che sappiamo è che testare, tracciare, trattare è l’unica vera arma a nostra disposizione oltre che le regole che abbiamo finora imparato: mascherina, distanza di sicurezza, igiene delle mani. Il nostro personale medico e sanitario ha imparato anche a trattare con terapie singole ed associate in tempo utile, la malattia per non finire tutti in terapia intensiva e per nostra fortuna siamo ad un trend che fa ben sperare

Secondo i ricercatori della Johns Hopkins University, si sa che almeno 6.663.729 persone sono state infettate, mentre almeno 391.656 sono morte dopo l'inizio dell'epidemia nel mondo (dati aggiornati alle ore 14 italiane di oggi).

Le cifre, che si basano su rapporti ufficiali, riferiscono i ricercatori, probabilmente sottostimano l'entità della pandemia a causa dei diversi regimi di test e registrazione dei dati.

Il Regno Unito, ad esempio, come già avvenuto in Italia, ha registrato un eccesso di mortalità dall'avvio dell'epiemia rispetto a quella attesa di circa 50mila morti di cui accertati Covid sono quasi 40mila. E tutto lascia presumere quindi che, rispetto ai dati accertati, le morti correlate all'epidemia possano esere molte di più.

Il conteggio arriva dopo 10 settimane dalla chiusura della nazione e conferma lo status della Gran Bretagna come uno dei paesi più colpiti da una pandemia.

Il bilancio delle vittime nel Regno Unito è più alto rispetto agli altri paesi più colpiti in Europa: Italia, Francia e Spagna, secondo i ricercatori dell'Università John Hopkins e il numero di persone uccise dal coronavirus nel Regno Unito da quando è emerso in Cina a gennaio è solo attualmente superato dagli Stati Uniti.

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Venezia, torna l’acqua alta

Raggiunti i 116 centimetri. A giugno il fenomeno, a questo livello, è accaduto solo altre due volte negli ultimi venti anni

Acqua alta fuori stagione a Venezia: la marea ha raggiunto una punta di 116 centimetri (giovedì alle 22.35), allagando buona parte del centro storico. Fenomeno decisamente raro a giugno - tre gli episodi su questi livelli negli ultimi 20 anni: 117 centimetri il 16 giugno 2016 e 121 centimetri il 6 giugno 2002 - che tuttavia non ha raggiunto il picco previsto di 120 cm.

Ultimi test per Mose, dighe pronte a salvare Venezia
L’acqua alta si è verificata anche a causa della perturbazione (quindi della bassa pressione) transitata sul Veneto, e della marea astronomica, di 85 centimetri. In mare - segnala il Centro maree - la massima è stata di 119 centimetri, alle 21.50. Pochi i disagi per la popolazione, considerato l'orario e il brutto tempo - pioggia battente e scirocco - che dal tardo pomeriggio avevano reso la città deserta.

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Covid. Calano i decessi e si riduce anche eccesso mortalità generale rispetto a media degli anni passati. Il nuovo rapporto Istat/Iss

L’analisi sulla mortalità effettuata dai due istituti si aggiorna con i dati di aprile che mostrano una netta discesa del fenomeno di eccesso di mortalità segnalato nel primo rapporto nel mese di marzo quando si registrò un incremento medio del 48,6% rispetto alla media degli anni precedenti. Con i dati di aprile l’incremento resta ma scende al +33,6%. Decessi in calo soprattutto nelle province lombarde più colpite dal picco dell'epidemia.IL RAPPORTO

E’ stato diffuso oggi il secondo rapporto sull’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente, curato dall’Istat e dall’Iss.

Rispetto al precedente report l’aggiornamento dei dati comprende anche quelli del mese di aprile (l’altro si fermava a marzo) e consente un’analisi più ampia del fenomeno di eccesso di mortalità registrato a seguito dell’epidemia Covid.

Complessivamente i morti in eccesso rispetto alla media 2015/2019 arrivano a un totale di 42.633 in più rispetto a quelli attesi ma con una netta diminuzione del trend tra marzo e aprile.

Se a marzo si era infatti registrato un incremento di mortalità del 48.6%, ad aprile l’eccesso di mortalità scende di 15 punti assestandosi a un + 33.6% e questo proprio grazie al decremento della mortalità Covid rispetto ai picchi di marzo.

Un decremento che ha interessato soprattutto le aree più colpite dall’epidemia dove, pur continuando a registrare percentuali di incremento della mortalità rispetto alle attese molto elevate, si rileva anche un forte diminuzione rispetto ai valori raggiunti a marzo.

Ad esempio come avvenuto a Bergamo e Lodi dove l’eccesso di mortalità, che aveva registrato punte altissime a marzo, scende, rispettivamente, da + 571% di marzo a + 123% di aprile e dal + 377% al + 79,9%.

Un altro elemento di riflessione di questo secondo rapporto è la diminuzione della quota di decessi in eccesso non direttamente imputatibile al Covid: se a marzo ben il 48% dei decessi in eccesso non aveva una classificazione Covid accertata, ad aprile solo il 18% dei decessi in eccesso non è imputabile con certezza a Covid.

Una differenza, sottolineano Istat e Iss, che si spiega con l’aumentata capacità diagnostica delle strutture sanitarie che ha permesso diagnosi più accurate dei casi Covid e con la diminuzione della mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero a seguito del picco dei contagi e dei ricoveri, una situazione di stress del sistema sanitario che nel mese di aprile ha visto invece un progressivo calo del carico ospedaliero che ha probabilmente consentito una maggiore presa in carico anche dei pazienti no Covid.

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Superbonus per i lavori in casa, tutto quello che c’è da sapere in vista del 1° luglio

Con la nuova detrazione del 110% si può riqualificare a costo zero. Prime diagnosi degli edifici in attesa che il Dl Rilancio diventi legge

La promessa del superbonus è chiara: ristrutturare casa a costo zero. Messa nero su bianco nel decreto Rilancio (Dl 34/2020). Una detrazione del 110% - valida per le spese dal 1° luglio al 31 dicembre 2021 - da recuperare in cinque anni o da trasformare in sconto in fattura. Oppure da cedere a banche e fornitori. Ciò che si chiedono adesso milioni di proprietari di immobili - e le imprese - è come passare ai fatti.

Gli interventi “principali” su cui si applica il 110% sono i cappotti termici, i nuovi impianti di riscaldamento ad alta efficienza e il sismabonus, oltre agli interventi collegati (fotovoltaico, colonnine di ricarica e altre opere di efficientamento eseguite con quelle principali).

I lavori edilizi tradizionali, quindi, non hanno il 110%, ma l’aspetto interessante è anche queste agevolazioni - compreso il bonus facciate al 90% e l’ecobonus “ordinario” del 65% - diventano cedibili e trasformabili in sconto. Potrà così ripartire anche il mercato delle finestre proposte con sconto in fattura, solo per fare un esempio.

Un facile salto energetico
Per avere il 110% sull’ecobonus bisogna migliorare di due classi la pagella energetica dell’edificio. «Il salto di due classi, in linea di massima, è sempre realizzabile se si abbinano cappotto termico e caldaia», spiega Renato Cremonesi, presidente di Cremonesi consulenze. In certi casi, anche la sola coibentazione consente il doppio miglioramento: «Pensiamo a un edificio anni 60 in cemento armato con piano pilotis», dice Cremonesi. Però, con un cappotto completo si riduce il fabbisogno del 30-50%: «La caldaia diventa sovradimensionata e la si può sostituire con una pompa di calore elettrica, magari abbinata al fotovoltaico». L’ecobonus potenziato, inoltre, può essere sfruttato anche su singole case monofamiliari, purché siano “abitazione principale”.

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Trend ancora in calo, tra app e tracciamento parte la fase 3

  • Ansa
  • 04 Giugno 2020

L'app Immuni contraddistingue l'inizio della fase 3 in Italia con il commissario Arcuri che annuncia che tra due settimane sarà attiva in tutto il Paese.

E' intanto di 234.013 il numero complessivo dei contagiati per il coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 177 casi. Il trend è in calo: ieri si era registrato un aumento di 321. Il dato comprende attualmente positivi, vittime e guariti. In Lombardia sono 84 in più, in diminuzione rispetto a ieri quando erano 237, pari al 47,4% dell'aumento odierno in Italia. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile.

Sono 88 le vittime nelle ultime 24 ore in Italia, in aumento rispetto alle 71 di ieri. In Lombardia nell'ultima giornata se ne sono registrate 29, stessa cifra di ieri. I morti salgono così a 33.689.

Sono inoltre saliti a 161.895 i guariti e i dimessi, con un incremento rispetto a ieri di 957. Mercoledì l'aumento era stato di 846.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 338, 15 meno di ieri. Di questi, 125 sono in Lombardia, 6 meno di ieri. I malati ricoverati con sintomi sono invece 5.503, con un calo di 239 rispetto a ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare sono 32.588, con un calo di 614 rispetto a ieri.

I malati sono 38.429, 868 meno di ieri, quando il calo era stato di 596.

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  • Italia

Fuga in montagna, boom delle case vacanza. Ricettività e prezzi: tutto quello che c’è da sapere

Le località dell’arco alpino si stanno attrezzando per la bella stagione più anomala dal dopoguerra a oggi. Una guida minima per chi prepara la valigia

Appartamenti, ville, baite, chalet e tutto ciò che rientra nel concetto di «casa vacanza», alberghi e B&B quindi esclusi. La tendenza è ormai delineata, almeno in questa fase di riapertura post lockdown: per questa estate, vincoli di spostamento permettendo, moltissimi italiani stanno strizzando l’occhio a soluzioni alternative a quelle del classico hotel per un soggiorno che possa privilegiare la componente sicurezza. Come stanno procedendo le prenotazioni per questo genere di strutture ricettive in montagna? Ci sono restrizioni per determinate categorie di turisti? E i prezzi, soprattutto, saranno in linea con quelli già previsti per il 2020 o lieviteranno in funzione di una domanda che potrebbe impennarsi nel corso delle prossime settimane? Lo abbiamo chiesto agli operatori turistici di Alto Adige, Livigno e Cortina d’Ampezzo.

«Nelle ultime settimane – spiega Wolfgang Töchterle, direttore Marketing di Idm Südtirol - la richiesta per le case vacanza è aumentata. Al momento possiamo contare anche su un buon numero di prenotazioni, con evidenti differenze geografiche: l’area dolomitica sta registrando maggiori attenzioni rispetto alla parte occidentale del territorio, e quindi i dintorni di Merano e Bolzano». L’ottimismo dunque non manca, in attesa dell’apertura totale alla circolazione in Italia e «da e verso» diversi Paesi europei a partire dal 3 giugno. Nel frattempo, è bene sapere che in Alto Adige non sono previste restrizioni legate alla provenienza degli ospiti. «Le regole sono uguali per tutti, e tutti devono seguire le norme igieniche e di sicurezza prescritte», conferma ancora Töchterle, che rassicura gli eventuali ospiti anche sul fronte prezzi: «i listini per il 2020 sono stati definiti l’anno scorso e per questo non ci saranno aumenti significativi per questa stagione estiva».

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  • Italia

L'Italia torna "unita": cadono le barriere regionali

  • AGI
  • 03 Giugno 2020

A mezzanotte è cessato il divieto imposto dal lockdown. Ci si potrà recare anche nei Paesi Schengen. Resta l'obbligo di mantenere il distanziamento sociale e di restare a casa se si ha la febbre oltre 37 e mezzo. Speranza: "Il virus è ancora pericoloso, mantenere le regole"

AGI - Dalla mezzanotte i confini regionali sono crollati con il via libera della circolazione in tutto il Paese. Ma non si tratta di un'apertura incondizionata. Restano infatti ancora dei precisi 'paletti' a cui ci si dovrà attenere. L'apertura riguarda anche i viaggi verso i paesi Ue dell'area Schengen e il Regno Unito, in questo caso pero' condizionati dalla reciprocità delle condizioni con i singoli Stati.

Ecco dunque cosa sarà possibile fare e cosa sarà invece ancora vietato.
Resta l'obbligo di rimanere presso il proprio domicilio per chi è in quarantena e per chi ha una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi, così come rimane il divieto di assembramento e l'obbligo di mantenere una distanza di almeno un metro (2 in caso di attività fisica).
Immutate le regole per la circolazione in auto e moto. Nelle stessa vettura potranno tranquillamente stare gli appartenenti allo stesso nucleo familiare ma se non si è congiunti allora subentrano limitazioni: massimo due persone (3 in caso di auto a tre file di posti), con l'autista ovviamente al posto di guida e il passeggero sui sedili posteriori. Entrambi dovranno avere la mascherina. In moto il passeggero, non essendo possibile il mantenimento della distanza, puo' essere solo un convivente.
Anche per l'uso della mascherina la regola rimane la stessa. Sempre obbligatoria in caso di assembramenti o al chiuso, rimane l'obbligo di portarla anche all'aperto in alcune regioni: Lombardia, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Campania e nel comune di Genova.
Possibile il trasferimento verso le seconde case e ok anche ad alberghi a bed&breakfast su prenotazione.

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  • Italia

Associated Press rivela: Cina ha ritardato il rilascio di informazioni sul coronavirus all’Oms

Un’inchiesta dell’Associated Press ha messo in luce ambiguità e reticenze da parte della Cina nel fornire informazioni dettagliate sul nuovo Coronavirus. Le autorità cinesi avrebbero consapevolmente ritardato la comunicazione dei dati scientifici e della gravità del virus. L’OMS, nonostante l’irritazione per la politica cinese, avrebbe deciso di non esercitare eccessive pressioni sulle autorità del Paese asiatico, per non compromettere i rapporti e, soprattutto, la possibilità di accedere a informazioni dettagliate per contrastare la lotta al virus

Per tutto il mese di gennaio, l'Organizzazione mondiale della sanità ha elogiato pubblicamente la Cina per quella che ha definito “una risposta rapida al nuovo Coronavirus”. Ha ringraziato ripetutamente il Governo cinese per aver condiviso la mappa genetica del virus "immediatamente", e ha affermato che il lavoro e l’impegno del Paese asiatico per la trasparenza sono stati “esemplari”.

Ma dietro le quinte, la storia propone una narrazione molto diversa, fatta di ritardi significativi da parte della Cina e di una notevole frustrazione tra i funzionari dell'OMS per non aver ottenuto tempestivamente le informazioni di cui avevano bisogno per combattere la diffusione del virus. È quanto sostiene l'Associated Press, che ha svolto un’inchiesta proprio su questi passaggi.

Nonostante i riconoscimenti pubblici, la Cina avrebbe temporeggiato sul rilascio della mappa genetica del virus per più di una settimana, dopo che tre diversi laboratori governativi avevano completamente decodificato le informazioni. Secondo un certo numero interviste e documenti interni visionati da Associated Press, la colpa di questo ritardo è da attribuire agli stringenti controlli sull'informazione e alla concorrenza all'interno del sistema sanitario pubblico cinese.

I fatti
I laboratori del governo cinese hanno reso nota la mappa genetica del virus solo dopo che un altro laboratorio lo aveva pubblicato su un sito web di virologi l'11 gennaio.

Anche dopo questa pubblicazione, la Cina ha aspettato almeno altre due settimane a fornire all'OMS dati dettagliati su pazienti e casi, secondo quantoè emerso da registrazioni di riunioni interne tenute dall'OMS fino a gennaio. Tutto in un momento in cui l'epidemia avrebbe potuto essere considerevolmente rallentata.

L’atteggiamento elogiativo della Cina da parte dei funzionari OMS, scondo l’Associated Press, era strumentale all’ottenimento di maggiori informazioni da parte del Governo cinese.

Atteggiamento inizialmente condiviso dal Presidente degli USA Donald Trump, che poi, nel corso dei mesi, ha cambiato completamente rotta, accusando ripetutamente Cina e OMS di collusione, fino ad arrivare, nei giorni scorsi, ad annunciare la revoca del contributo annuo di 450 milioni di dollari, che fa degli Stati Uniti il maggior contributore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Di contro, il presidente cinese Xi Jinping ha promesso di versare 2 miliardi di dollari nei prossimi due anni per combattere la pandemia, ribadendo che la Cina ha sempre fornito informazioni all'OMS e al mondo "in modo tempestivo".

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  • Italia

Immuni è stata scaricata 500 mila volte in 24 ore

  • AGI
  • 02 Giugno 2020

Lo ha annunciato il ministro Paola Pisano. Secondo quanto risulta ad AGI, l'app è la più scaricata sia su Apple store che su Google Play

AGI - Immuni è stata scaricata 500.000 volte nelle prime 24 ore dal lancio dell'app. Lo ha detto il ministro per l'Innovazione Paola Pisano durante un'intervista al TG1. "Ad oggi siamo il primo grande Paese europeo a usare questa tecnologia, tra i primi al mondo", ha aggiunto Pisano

Immuni è la app più scaricata sia su Apple store che su Google Play. Secondo quanto risulta ad AGI, l'app ha scalato le classifiche delle applicazioni con più download poco prima delle 24 ore dal lancio. L'app di contact tracing supera in questo momento diverse app molto popolari, come quella di Windtre (seconda in entrambe le classifiche) WhatsApp, Instagram e TikTok.

Immuni poi è sicura e garantisce totalmente la privacy di chi la usa. Questo almeno è il risultato di un'analisi dell'app fatta da Mobisec, azienda trevigiana che dal 2017 certifica la cyber security, commissionata dalla società che ha sviluppato l'app, la milanese Bending Spoons. L'app è stata sottoposta a diverse fasi di analisi della sicurezza, secondo gli standard internazionali di affidabilità.

Secondo l'azienda, la sicurezza di Immuni è data da quattro parametri fondamentali: l'assenza di accesso a dati personali; l'astrazione del tracciamento dal dispositivo della persona fisica; la casualità e non rintracciabilità nella generazione ed assegnazione dei codici di tracciamento; la separazione tra la modalità di tracciamento degli avvenuti contatti e l'identificazione dell'utente positivo al virus.

I test, fa sapere l'azienda, hanno consentito di isolare le possibili vulnerabilità dell'app e i rischi. Come ad esempio la mancanza di protezione durante la trasmissione dati, l'utilizzo, il processo e la conservazione delle informazioni: un percorso necessario a garantire "un risultato ottimale circa la totale sicurezza dell'app".

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  • Italia

Mattarella a Codogno: “Da qui vogliamo ripartire”

“Non va dimenticato quanto in questi mesi hanno fatto, con generosa abnegazione, tanti medici, infermieri, personale sanitario dei vari ruoli della sanità, farmacisti. Lungi dal sottrarsi al proprio compito, hanno contrastato l’epidemia con coraggio, sovente ponendosi a rischio. Molti – come sappiamo - sono rimasti vittime del loro senso del dovere”.

Di seguito l'intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Municipio di Codogno per commemorare i cittadini deceduti a causa della pandemia:

“Vorrei rivolgere un saluto al Presidente della Regione e a tutti i lombardi, al Sindaco e ai suoi concittadini, ai Sindaci presenti, ringraziandoli per la loro presenza, ai Sindaci di Bertonico, Casalpusterlengo, Castiglione D’Adda, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini.

A lei, Signor Sindaco Passerini, e a tutti i Sindaci presenti, vorrei chiedere di rinnovare il mio ringraziamento ai vostri concittadini per il senso di responsabilità e per la dignitosa serietà con cui hanno affrontato i sacrifici richiesti dall’essere inclusi in zona rossa.

È un ringraziamento che si estende agli amministratori di Vo’: è stato un esempio di senso civico, di alto patrimonio morale, di alto valore, che i vostri concittadini hanno dato, hanno offerto, hanno rappresentato nel nostro Paese.

Ringrazio molto la Sottotenente Giovanna Boffelli per la testimonianza coinvolgente e significativa di quello che il volontariato – strutturato o spontaneo –ha offerto in questi mesi. E continua a offrire in tante circostanze e occasioni.

La celebrazione del 2 giugno – l’anniversario della nostra Repubblica – ha luogo quest’anno qui, a Codogno e idealmente in tanti altri luoghi del nostro Paese in cui il dolore ha colpito il nostro popolo e dove conto di recarmi in altre occasioni.

In questi luoghi si ritrova oggi la Repubblica. Da Codogno, dove è iniziato il nostro percorso di sofferenza, vogliamo ribadire i valori della Costituzione, ricordando nuovamente i nostri concittadini morti per il coronavirus e rinnovando grande solidarietà ai loro familiari e alle comunità di cui erano parte.

Questi vuoti sono ferite che possiamo tentare di ricucire soltanto con il ricordo. Ricordando nomi, volti, storie. Tutti, uno per uno.

Occorre pensare a un modo efficace e comune per raccogliere e custodire questa memoria e per rappresentare il pensiero di omaggio dell’Italia per le vittime di questa epidemia.

Questa visita assume anche il significato di auguri – i più intensi e affettuosi – a coloro che sono malati e stanno lottando per la guarigione.

Consente inoltre – anche a me - di rinnovare, sottolineando ancora una volta, la riconoscenza della Repubblica a quanti si sono prodigati per curarli e assisterli negli ospedali, nei presìdi sanitari, a domicilio. Senza domandarsi chi fossero, senza chiedere da dove venissero, senza chiedersi che idee professassero, ma guardando soltanto al loro essere persone.

Non va dimenticato quanto in questi mesi hanno fatto, con generosa abnegazione, tanti medici, infermieri, personale sanitario dei vari ruoli della sanità, farmacisti. Lungi dal sottrarsi al proprio compito, hanno contrastato l’epidemia con coraggio, sovente ponendosi a rischio. Molti – come sappiamo - sono rimasti vittime del loro senso del dovere.

Non vi sono parole adeguate per esprimere questa riconoscenza - che tutti avvertiamo e che meritano - da parte del nostro Paese.

Con loro, insieme a molti altri, la gratitudine va al mondo della scienza e della ricerca, sul quale sono poste le attese di tutti per l’individuazione di farmaci specifici e di un vaccino.

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  • Italia

"Evasi o rintanati", l'identikit degli italiani nella Fase 2

  • AGI
  • 01 Giugno 2020

Massimo di Giannantonio, presidente della Società italiana di Psichiatria (Sip), in un'intervista all'Agi, fa un quadro degli estremi più problematici rispetto a "una massa di milioni di persone che hanno compreso la situazione, si sono adattati al lockdown e ora riprendono la loro vita"

AGI - C'è chi ha vissuto il lockdown come un incubo, e la riapertura come una evasione da vivere in modo aggressivo e deflagrante, e chi si era adattato alla nuova condizione vissuta come ovattata e priva di rischi, e continua a rintanarsi nel suo rifugio. Due condizioni opposte ma altrettanto patologiche, che colpiscono almeno 3 milioni di italiani in queste prime settimane di Fase 2.

Lo sottolinea all'AGI Massimo di Giannantonio, presidente della Società italiana di Psichiatria (Sip), che fa un quadro degli estremi più problematici rispetto a "una massa di milioni di persone che hanno compreso la situazione, si sono adattati al lockdown e ora riprendono tranquillamente la loro vita normale".

Le due categorie
A fronte di questi, però, "quello che abbiamo osservato nella nostra attività clinica è che ci sono due grandi categorie di profilo psicologico. Abbastanza equivalenti numericamente. La prima è di coloro che hanno vissuto il lockdown come degli arresti domiciliari senza colpa penale, hanno subito la convivenza in ambienti stretti con dinamiche famigliari vissute come frustranti, subendo l'obbligo di assolvere ai loro doveri di genitore, o di figlio. Queste persone hanno vissuto la fine del lockdown come un tana libera tutti, per tornare a vivere la loro visione individualistica e narcisistica della vita. Escono però con una carica di frustrazione e di revanchismo che sono i presupposti per l'esagerazione, l'inosservanza delle regole, il disprezzo per il rischio".

All'altro estremo ci sono "quelli che hanno costruito la loro vita su una base fragile, vulnerabile, in cui l'ambiente esterno viene vissuto come frustrante, aggressivo, competitivo. Manca l'autostima, e tutto sommato nel lockdown queste persone hanno trovato la loro 'capanna', un approdo sicuro ripulito dall'aggressività e dai fallimenti".

È adesso che per questo profilo psicologico si fa dura: "Dopo mesi di lockdown - spiega di Giannantonio - fanno molta fatica ad abbandonare il luogo sicuro. Si tende a evitare il confronto, ad allontanare la scadenza della ripresa, a usare lo smart working come una comoda scusa per ripararsi dietro uno schermo rifiutando il confronto reale".

Le difficoltà economiche
I due profili, aggiunge lo psichiatra, "potrebbero mescolarsi con le difficoltà economiche, quelle si' reali e concrete, e creare un mix tra fantasia e realtà dall'effetto altamente stressante e destabilizzante". C'è poi un'altra categoria, per la quale i problemi non nascono dalla psiche ma dal dramma vissuto sulla propria pelle: i familiari delle vittime.

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  • Italia

Immuni è disponibile per il download. Dall'8 giugno test in 4 regioni

  • AGI
  • 01 Giugno 2020

Dopo il via libera del Garante della privacy , viene messo online il sito Immuni.Italia.it e a stretto giro l'app comare sugli store. La sperimentazione comicerà in Puglia, Abruzzo, Marche e Liguria

AGI - È il giorno di Immuni. L'app scelta dal governo il 17 aprile scorso per tracciare i contagi da coronavirus da oggi è disponibile per i sistemi operativi Android e iOS e scaricabile attraverso il sito Immuni.italia.it. La sperimentazione dell'app, rende noto il ministero dell'Innovazione, partirà l'8 giugno in 4 regioni: Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia.

L'ok del Garante della privacy Ma a dare il via libera oggi all'applicazione di fatto è stato il parere positivo del Garante della privacy, giunto nel primo pomeriggio. Sulla base della valutazione d'impatto trasmessa dal ministero, l'autorità presieduta da Antonello Soro ha ritenuto che "il trattamento di dati personali effettuato nell'ambito del Sistema può essere considerato proporzionato, essendo state previste misure volte a garantire in misura sufficiente il rispetto dei diritti e le libertà degli interessati, che attenuano i rischi che potrebbero derivare da trattamento".

Il lancio del sito Immuni.Italia.it Ottenuto l'ok, qualche minuto è stato lanciato il sito Immuni.Italia.it, portale ufficiale dell'applicazione. A stretto giro l'app è comparsa sugli store di Apple e Google, che coprono circa il 99% degli smartphone in Italia, ma disponibile in un primo momento solo tramite download diretto dal sito ufficiale. In una nota il ministero dell'innovazione ha precisato l'obiettivo principale dell'app: "Dotarsi da adesso dell'app permetterà di risalire ai contatti che possono aver esposto una persona al rischio di contagio. I servizi sanitari regionali potranno gradualmente attivare gli avvisi dell'app. A cominciare saranno da lunedi' 8 giugno le Regioni Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia".

Ma nella nota si precisa anche che l'applicazione "non è direttamente scaricabile via email o tramite Sms", un richiamo all'altra notizia di giornata: la diffusione di una falsa email, un sito clonato e un file malevolo che, giocando sull'attesa per l'App Immuni, ha diffuso in Italia un ransomware, un virus che 'prende in ostaggiò pc o smartphone e poi chiede un riscatto.

Come funziona l'app Immuni Immuni rispetta i principi e le caratteristiche emerse finora: non utilizza dati personali; non traccerà gli spostamenti, ma solo i contatti tra smartphone (scambiandosi dei codici); non sarà obbligatorio scaricarla, né usarla; i dati raccolti potranno essere condivisi solo previa autorizzazione del possessore dello smartphone; tutti i dati raccolti e condivisi con il server centrale (gestito da Sogei), dovranno essere cancellati entro dicembre 2020.

Il progetto, spiega il dicastero guidato da Paola Pisano, nasce dalla collaborazione tra presidenza del Consiglio dei ministri, ministro della Salute, ministro per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Regioni, Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 e le società pubbliche Sogei e PagoPa. "Base di lavoro per la realizzazione dell'app", ricordano, è "il codice messo gratuitamente a disposizione dello Stato da parte della società Bending Spoons. Il sistema è stato sviluppato anche grazie a un'approfondita interlocuzione con il Garante per la protezione dei dati personali e riservando massima attenzione alla privacy".

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  • Italia

Plasma iperimmune e plasmaderivati. Cns-Civis-Src: “La nostra forza la solidarietà, la gratuità e l’autosufficienza”

Il Centro nazionale sangue, le Strutture regionali di coordinamento e le Associazioni di donatori di sangue, ricordano che il plasma donato e i medicinali plasmaderivati prodotti, sono di proprietà della Stato. E se dovesse ritornare la pandemia da Covid-19 bisogna solo rafforzare i meccanismi organizzativi che sostengono l’autosufficienza nazionale

“Le sperimentazioni con il plasma iperimmune contro il Covid-19 in corso nel paese e la produzione nazionale di sangue, emocomponenti e medicinali plasmaderivati ottenuti dal plasma dei donatori italiani, sono tutte condotte nel rispetto dei principi etici, solidaristici, di gratuità e trasparenza fondanti del Sistema sangue nazionale”. Lo ribadiscono il Centro nazionale sangue (Cns), le 21 strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali (Src) e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (Avis, Cri, Fidas, Fratres).

“Attualmente – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns – sono oltre 60 i Servizi trasfusionali, su tutto il territorio nazionale, che ad oggi possono produrre plasma iperimmune da destinare alla cura sperimentale dei pazienti affetti da Covid 19, all’interno di un sistema etico e totalmente pubblico. Le sperimentazioni nazionali e regionali in corso non prevedono infatti la collaborazione esterna con industrie farmaceutiche. La produzione di plasma iperimmune (e, in prospettiva, di immunoglobuline specifiche contro il virus Sars CoV 2) potrebbe rappresentare una possibile prospettiva terapeutica che dovrà essere attentamente verificata e autorizzata dalle autorità nazionali e internazionali competenti, anche alla luce delle risultanze delle sperimentazioni in corso in Italia e nel resto del mondo”.

Plasma donato e i medicinali plasmaderivati prodotti sono totalmente di proprietà pubblica. “In alcun modo, in condizioni ordinarie o nell’ambito di sperimentazioni cliniche, il sistema trasfusionale italiano prevede la commercializzazione del plasma o di altri emocomponenti gratuitamente donati, a favore delle industrie farmaceutiche o di qualunque altro soggetto del mercato – ricorda Rosa Chianese Direttore del Src della Regione Lombardia – lo Stato garantisce che il plasma donato e i medicinali plasmaderivati prodotti rimangano totalmente di proprietà pubblica. La normativa vigente prevede infatti che le aziende autorizzate dalle Autorità nazionali competenti e convenzionate con le Regioni a seguito di regolare gara d’appalto, possono gestire esclusivamente il processo di trasformazione industriale del plasma nazionale (servizio in conto lavorazione), restituendo alle Regioni stesse i prodotti medicinali finiti che saranno successivamente distribuiti agli ospedali e al territorio per la terapia dei pazienti, senza nessun costo a loro carico. Tale regolamentazione rigorosa sarà applicata anche alla eventuale lavorazione del plasma iperimmune per la produzione di immunoglobuline neutralizzanti specifiche anti Sars- CoV-2”.

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  • Italia

"Sono più scienziato io di tanti altri, anche in Cts", dice Zangrillo

  • AGI
  • 01 Giugno 2020

Il primario del San Raffaele torna sul caso mediatico scoppiato dopo che ha definito il Covid "clinicamente morto"

AGI - Non si placa la polemica sulle parole del primario del San Raffaele, Alberto Zangrillo, che ieri ha definito il Covid "morto dal punto di vista clinico". All'indomani di quello che è ormai diventato un caso mediatico, il medico si dice "assolutamente non pentito". E rincara: "Una cosa che trovo fastidiosa di questo Paese è che i clinici siano da una parte e gli scienziati dall'altra. Noi dobbiamo intenderci sulla qualifica di scienziato, perché se andiamo a vedere i parametri, e vi invito a controllare la letteratura scientifica, io sono molto più scienziato di tanti autoproclamatosi scienziati, anche del Comitato tecnico scientifico".

Poi si dice "rinfrancato dalla forza della verità, perché quello che ho detto non è che il virus è scomparso come maliziosamente qualche testata ha messo nei titoli. Io sono certo che il virus sia ancora tra di noi, pero' ci sono tanti virus tra di noi. Io ho detto testualmente 'il virus è clinicamente inesistente, scomparso'. Se uno omette il clinicamente per farmi del male, fa del male a se stesso".

Quanto all'accusa di lanciare messaggi fuorvianti, Zangrillo ha sottolineato: "Non invito i ragazzi a festeggiare nelle piazze senza mascherine abbracciandosi o baciandosi. Io invito alla prudenza e a osservare le norme di buonsenso che ci porteranno nel giro di un mese a dimenticarci del dramma che abbiamo vissuto. Quando dico queste cose, le dico con un retropensiero molto doloroso a tutte le persone che non ce l'hanno fatta e ai loro congiunti".

Cosa aveva detto Zangrillo
"Mi viene veramente da ridere - ha dichiarato ieri Zangrillo a 'Mezz'ora in più su Raitre - Oggi è il 31 di maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese, o per inizio di giugno, e che chissà quanti posti di terapia intensiva c'erano da occupare... In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più". Il primario rileva che "i tamponi eseguiti attualmente negli ultimi dieci giorni hanno una carica virale, dal punto di vista quantitativo, assolutamente infinitesimale rispetto a quelli eseguiti su pazienti di un mese, due mesi fa". Ed è "la verità, la dico ufficialmente, tutti gli italiani se ne facciano una ragione". Zangrillo ha sottolineato le sue affermazioni dicendo: "Ci metto la firma".

Cosa risponde Maga
"Non entro nel merito del problema del comunicare la scienza 'chi e come', se non per dire che i comunicatori della scienza professionisti (e in Italia purtroppo ce ne sono ancora pochi rispetto ad altri Paesi) sono fondamentali, così come è fondamentale che i loro interlocutori siano gli scienziati, ma sulle dichiarazioni del dottor Zangrillo ho qualche riserva", ha detto all'AGI, Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia. "Ipotizzare che questo virus scomparirà come la Sars - ha spiegato - è azzardato. Ricordiamo che anche la MERS non è scomparsa ma circola tutt'ora. Si tratta poi di due virus con caratteristiche molto diverse da un punto di vista epidemiologico e questo andrebbe spiegato".

"Se è vero, come è vero, che clinicamente le manifestazioni della patologia Covid-19 sono in generale più lievi, è anche vero - aggiunge il direttore dell'Istituto di Genetica Molecolare - che abbiamo ad oggi in Italia oltre 40.000 persone positive censite, di cui circa 6000 ricoverate e oltre 400 in terapia intensiva. Io - precisa - non sono un medico, ma penso che non sia possibile garantire che tutti i malati avranno un esito benigno tale da giustificare l'affermazione che Covid-19 non è più un problema clinico. Certamente un centinaio di decessi al giorno sono in assoluto pochi (non certo per chi ne fa le spese), così come pochi sono alcune centinaia di nuovi casi positivi (con tutti i limiti che questi numeri hanno e ben sappiamo). Pero', posto che anche negli scenari più ampi difficilmente potremmo pensare di avere raggiunto una soglia prossima a garantire l'immunità di gruppo (che sarebbe circa 30 milioni di persone immuni), esiste una quota significativa di persone suscettibili".​

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  • Italia

Le posizioni dei governatori sulla riapertura dei confini regionali

  • AGI
  • 01 Giugno 2020

Le Regioni del Nord spingono per la libera circolazione dal 3 giugno, al Centro e al Sud alcuni presidenti esprimono perplessità. Altolà di Rossi: spetta al governo. Solinas continua a chiedere il "passaporto sanitario" per chi vuole entrare in Sardegna

AGI - C'è chi spinge per un immediato ritorno alla normalità, chi invita alla cautela, chi auspica una riapertura per zone. A due giorni dalla cancellazione, a quanto pare certa, dei confini regionali imposti da una serie di misure contro l'emergenza sanitaria causata dal coronavirus, alcune posizioni dei presidenti di Regione sono cambiate, altre sono meno rigide, altre ancora sono rimaste quelle di sempre.

L'altolà di Rossi
"Tocca al governo decidere. Non si possono fare fughe in avanti o fare i pierini, gli sceriffi o, peggio ancora, proporre passaporti sanitari che non esistono e patenti di immunità che sono delle sciocchezze" dice il governatore toscano Enrico Rossi "tutto questo non funziona e comunque non si può creare un clima di contrapposizione tra regioni. Sarebbe sbagliato".

Rossi per "esperienza" si dice sicuro che "la diffusione del virus in Toscana, come in altre regioni, è stata il prodotto della fuga dalla Lombardia poco prima del lockdown". Questa evidenza, secondo Rossi, avrebbe dovuto consigliare "un po' di prudenza e la pazienza di aspettare una settimana in più" prima di aprire tutto. E aggiunge: "Non so a chi avrebbero potuto far male".

Ma una spiegazione c'è per il governatore toscano: "La verità è che Fontana e Sala hanno fatto la corsa per la riapertura e alla fine il governo si è adeguato. Invece una maggiore gradualità terrebbe insieme meglio il Paese. Tutti sanno che ci sono due atteggiamenti che portano un facile consenso: uno, quello improntato a una rigidità assoluta, l'altro di chi spinge per riaprire e che intercetta un bisogno vero".

Che cosa dice Attilio Fontana
Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, da giorni si dice convinto che dal 3 giugno i suoi concittadini ritroveranno la libertà di circolare in tutto il Paese. "I dati sono estremamente positivi - sostiene - e quindi non ho dubbi che la Lombardia rientrerà sicuramente nel novero delle regioni che avranno libertà di movimento".

"Noi abbiamo sempre confidato nella data del 3 giugno - dice in linea con Fontana il presidente del Piemonte, Alberto Cirio - "tutte e tre le pagelle del ministero ci hanno confermato che i nostri numeri sono pienamente in regola. Dati che ci dicono che non ci sono criticità e che ci fanno ben sperare per la riapertura il 3 giugno dei confini della mia regione".

Sulla posizione di alcune Regioni e sulla richiesta del certificato di negatività, afferma: "Non credo che sia una scelta giusta, nè praticabile. Io vengo dalle Langhe, dal Piemonte, abbiamo una regione fortemente turistica e non vediamo l'ora di accogliere i tanti turisti stranieri, europei, che da sempre scelgono questo territorio.

Posso comprendere che ci sia un desiderio di tutela, anche legittimo, da parte di alcuni governatori - ma nello stesso tempo, da sempre, il turismo si basa sulla reciprocità, cioè proprio la possibilità di un interscambio. Io vedo non solo la necessità di un'Italia che si sposta tutta insieme ma anche di un'Europa che si muove così".

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  • Italia

Allarme di Confcommercio: il 28% delle imprese che ha riaperto è a rischio chiusura

  • AGI
  • 31 Maggio 2020

Da un'inchiesta emerge che l'82% delle Pmi sono ripartite, ma nella ristorazione si è persa un'azienda su 4. Sangalli: il pericolo è una tempesta perfetta.

AGI - Per il 28% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell'eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità: è quanto emerge da un'indagine di Confcommercio, in collaborazione con Swg, svolta sulle prime due settimane di riapertura per le imprese dei settori ristorazione e bar, abbigliamento, altre attività del commercio al dettaglio e dei servizi.

Delle quasi 800 mila imprese del commercio e dei servizi di mercato che sono potute ripartire, a due settimane esatte dalla Fase2, l'82% ha riaperto l'attività, il 94% nell'abbigliamento e calzature, l'86% in altre attività del commercio e dei servizi e solo il 73% dei bar e ristoranti, a conferma delle gravi difficoltà delle imprese impegnate nei consumi fuori casa; tra le misure di sostegno ottenute, il 44% delle imprese ha beneficiato di indennizzi, come il bonus di 600 euro, ma è ancora estremamente bassa la quota di chi ha ottenuto prestiti garantiti o fruito della cassa integrazione; e oltre la metà delle imprese stima una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%.

Il rischio dei prestiti per le piccole aziende
Infatti, rileva Confcommercio, solo due quinti delle micro-imprese presenta addetti e, quindi, solo questa frazione avrebbe avuto necessità della CIG in deroga. Letto in questi termini il dato del sondaggio appare verosimile (49% accede alla misura e l'ha ottenuta oppure deve ancora ottenerla). Specularmente, il ricorso a ulteriori prestiti è prevedibilmente piuttosto rarefatto.

Le imprese di minori dimensioni, avendo perso per oltre 2 mesi quasi il 100% del fatturato non hanno convenienza a contrarre ulteriori prestiti i quali andrebbero ripagati con un reddito futuro la cui formazione appare oggi molto incerta. è logico aspettarsi che un eventuale maggiore sostegno attraverso gli indennizzi possa spingere anche a un maggiore ricorso ai prestiti con garanzia pubblica, perchè risulterebbe meglio compensata la perdita fino ad oggi subita. Purtroppo, le valutazioni conclusive sono fortemente negative.

Fin qui, nell'esplorazione delle due indagini, svolte a distanza di una settimana, emerge una significativa oscillazione dei giudizi tra la voglia di tornare a fare business e percezioni piuttosto cupe sull'andamento dei ricavi, prosegue l'indagine, il tutto condito da un esplicito orientamento delle imprese volto a smussare l'impatto delle difficoltà e dei problemi.

Ma se nella prima settimana solo il 6% degli intervistati indicava un'elevata probabilità di chiusura dell'azienda, nella seconda ondata di interviste, a fronte di un ragionamento più articolato, il 28% degli intervistati afferma che, in assenza di un miglioramento delle attuali condizioni di business, valuterà la definitiva chiusura dell'azienda nei prossimi mesi. A corroborare questa suggestione, dice Confcommercio, intervengono i timori che nel prossimo futuro si dovrà comunque richiedere un prestito (50% del campione), non si sarà in grado di pagare i fornitori (40%) nè di sostenere le spese fisse (43%).

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  • Italia

Zangrillo (San Raffaele): “Il Covid dal punto di vista clinico non esiste più. Sono tre mesi che ci sciorinano numeri che hanno evidenza zero”. Zampa (Min. Salute): “Un messaggio sbagliato”

Il primario della terapia intensiva dell’ospedale milanese su Rai 3 non fa sconti: “Mi viene veramente da ridere. Oggi è il 31 di maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più”. Ma la replica del ministero affidata alla sottosegretaria Dem, è secca: “In attesa di evidenze scientifiche a sostegno della tesi della scomparsa del virus, invito chi ne fosse certo a non confondere le idee degli italiani”.

Il Covid-19 “dal punto di vista clinico non esiste più”. A pensarla così è il direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo che durante la trasmissione `In Mezz'ora in più` su Raitre, condotta da Lucia Annunziata lancia la ‘bomba’.

“Mi viene veramente da ridere – ha detto - . Oggi è il 31 di maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l'università Vita-Salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo/direttore dell'Istituto di virologia professore Clementi, lo dice assieme alla Emory University di Atlanta, il professor Silvestri".

"Tamponi eseguiti negli ultimi 10 giorni- continua Zangrillo- hanno una carica virale dal punto di vista quantitativo assolutamente infinitesimale rispetto a quelli eseguiti su pazienti di un mese/due mesi fa. Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l'hanno fatta, ma non si può continuare a portare l'attenzione, anche in modo ridicolo, dando la parola non ai clinici, non ai virologi veri, cioè a quelli che si auto-proclamano professori: il virus dal punto di vista clinico non esiste più”.

Annunziata rimane stupita dalle affermazioni tanto da replicare: “E' una frase molto forte quella che lei dice professore”. Ma Zangrillo: “La firmo”.

Il primario del San Raffaele non molla e continua: “Sono tre mesi che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero, che hanno valore zero: siamo passati da Borrelli, da Brusaferro, al presidente del Consiglio superiore di sanità. Tutto questo ha portato a bloccare l'Italia mentre noi lavoravamo e adesso noi che abbiamo visto il dramma chiediamo di poter ripartire velocemente perché vogliamo curare le persone che altrimenti non riusciamo a curare, non ce ne frega niente né del campionato né di dove vanno in vacanza ma dobbiamo ritornare a un Paese normale perché ci sono tutte le evidenze che questo Paese possa tornare ad avere da oggi ad avere una vita normale”.

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  • Italia

Cosa si potrà fare e cosa no a partire dal 3 giugno

  • AGI
  • 30 Maggio 2020

L'Italia inizia a lasciarsi alle spalle davvero il "lockdown" imposto dall'epidemia di coronavirus. Ma alcune limitazioni resteranno e non tutto potrà riaprire

AGI - L'Italia sta per mettersi quasi definitivamente alle spalle il 'lockdown' da coronavirus. Dalle ore 0.01 di mercoledì 3 giugno sarà possibile spostarsi, senza limitazioni, tra le regioni e saranno possibili, senza quarantena, i viaggi da e per i Paesi Ue, Schengen e Regno Unito. I viaggi verso questi Paesi sono naturalmente condizionati dalla reciprocità delle condizioni con i singoli Stati. I viaggi da e per i Paesi extra Ue ed extra Schengen, eccetto quelli già possibili per lavoro, urgenza o motivi di salute, riprenderanno dal 16 giugno.

Resta ovviamente l'obbligo di rimanere presso il proprio domicilio per chi è in quarantena e per chi ha un'infezione respiratoria con febbre superiore ai 37,5 gradi. Resta il divieto di assembramento e l'obbligo di mantenere una distanza di almeno un metro.

Le attività possibili (con distanziamento)
È' consentito l'accesso ai parchi, è consentita l'attività motoria nel rispetto di una distanza di sicurezza di almeno due metri. Sono possibili le manifestazioni in forma statica con distanziamento. Dal 15 giugno prendono il via i centri estivi per i minori. Sempre dal 15 giugno ripartono, con limitazioni di capienza e di distanza, cinema, teatri, concerti, anche al chiuso.

Le messe, i funerali, le visite ai musei e ai luoghi di cultura, le attività degli stabilimenti balneari e delle strutture ricettive, le attività di bar, ristoranti, barbieri, parrucchieri continuano ad essere possibili con limitazioni di distanziamento derivanti dai protocolli di sicurezza. Restano sospese le frequenze scolastiche e universitarie.

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  • Italia

Bonus 600 euro, ecco chi lo avrà in automatico e chi dovrà fare la domanda

Indennità di aprile versata in automatico per chi l’aveva già percepita a marzo - Riesaminate le domande presentate dai titolari di assegni d’invalidità

Arrivano i primi chiarimenti sulle indennità a favore dei lavoratori atipici varate dal decreto Rilancio (Dl n. 34/2020). L’Inps ha infatti emanato le circolari n. 66 e 67 che chiariscono le modalità di erogazione di tali contributi per il mese di aprile. In particolare, la circolare n. 66 prevede per coloro che hanno percepito l’indennità del mese di marzo, in accoglimento della specifica domanda presentata attraverso i canali telematici dell’Istituto, l’erogazione automatica del medesimo contributo per il mese di aprile senza che sia necessario inoltrare una nuova richiesta. Vengono quindi superate le criticità che avevano caratterizzato la gestione delle istanze del mese di marzo, dove nella fase di avvio della procedura l’accesso al sito internet dell’Inps era risultato assai difficoltoso.

I soggetti interessati
Questo automatismo, quindi, opera per: collaboratori coordinati e continuativi e professionisti iscritti alla gestione separata dell’Inps; lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago (artigiani e commercianti); lavoratori dipendenti stagionali del settore del turismo e degli stabilimenti termali; operai agricoli a tempo determinato con almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo nel 2019; lavoratori dello spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri versati e con un reddito non superiore a 50mila euro nel 2019.
Per tali soggetti l’indennità del mese di aprile, ammontante a 500 euro per gli operai agricoli e a 600 euro per le altre categorie, verrà erogata con le medesime modalità di pagamento del mese di marzo.

Domande per marzo con termine al 3 giugno
Coloro che invece non hanno ancora presentato la domanda per ricevere l’indennità di marzo potranno farlo entro il termine del 3 giugno. Tra questi sono compresi anche i titolari di assegno ordinario di invalidità, originariamente esclusi dall’indennità e ripescati, anche relativamente al mese di marzo, grazie alle modifiche apportate dal decreto Rilancio. La nota dell’Inps precisa che le domande precedentemente respinte a causa di tale incompatibilità saranno riesaminate e accolte d’ufficio dall’Istituto, con il conseguente riconoscimento dei relativi importi sia per il mese di marzo, sia per quello di aprile.
Considerato l’allargamento della platea dei beneficiari declinato dal decreto rilancio, dovranno presentare la domanda per il mese di aprile i lavoratori dello spettacolo con almeno 7 contributi giornalieri versati e con un reddito non superiore a 35mila euro nel 2019.

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  • Italia

Manifestazione dei gilet arancioni a Milano, Pappalardo sarà denunciato

  • AGI
  • 30 Maggio 2020

L'accusa è la violazione delle norme del Dpcm del 17 maggio. La manifestazione era stata autorizzata

AGI - Animata manifestazione del movimento dei 'gilet arancioni' del generale dei carabinieri a riposo Antonio Pappalardo, questa mattina in piazza Duomo a Milano, oltre che a Torino e Bologna. A Milano diverse centinaia di persone si sono radunate gridando slogan contro il governo e per "il ritorno alla lira italica".

In mezzo alla folla, che ha contravvenuto al divieto di assembramento, spiccava la figura di Pappalardo, vestito con una vistosa giacca arancione e cravatta del medesimo colore. Il capopopolo è stato identificato dalla polizia e sarà denunciato proprio per violazione delle norme del Dpcm del 17 maggio, che impedisce ancora gli assembramenti e punisce chi non porta la mascherina.

Lo stesso infatti, parlando al microfono, non l'ha indossata. Anche altri partecipanti al raduno di stamattina saranno identificati tramite le immagini e denunciati, ma - per quanto si sa - si tratterà di un lavoro lungo, perché bisognerà risalire a tutti coloro che hanno violato la norma.

La manifestazione, comunque, era autorizzata ed è rimasta statica, come previsto dal primo articolo del decreto. Violata invece la norma sulla distanza sociale. Pappalardo già in passato si è reso protagonista di movimenti di piazza come quello dei Forconi. La protesta si è infiammata con il passare delle ore e la zona è stata transennata e presidiata dalla polizia.

Le manifestazioni a Torino, Bologna e Roma
Un centinaio di Gilet arancioni sono scesi in piazza anche a Torino per protestare contro "un governo illegale" al grido di "libertà, libertà". I manifestanti che aderiscono al movimento nato su iniziativa di Pappalardo, si sono ritrovati in piazza Statuto, inneggiando al ritorno alla lira e chiedendo le dimissioni del premier Conte. In tanti avevano la mascherina, ma molti l'hanno abbassata poco dopo l'inizio della protesta.

Simile scena a Bologna in piazza Maggiore dove un centinaio di persone si sono ritrovate a protestare, anche qui spesso senza mascherine e con un assembramento senza rispettare le misure di distanziamento.

La scena ha attirato numerosi curiosi che si trovavano ai lati della piazza, ed è intervenuta una pattuglia della polizia. Il richiamo all'ordine degli agenti è stato comunque accolto dai manifestanti - circa un centinaio - e la manifestazione - con tanto di comizio - è proseguita senza problemi e si conclusa senza sanzioni.

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  • Italia

Via libera agli spostamenti tra Regioni dal 3 giugno

  • AGI
  • 30 Maggio 2020

L'annuncio del ministro Speranza. Il consigliere Ricciardi: "Per la Lombardia un po' di attendismo non guasterebbe"

AGI - Via libera agli spostamenti tra Regioni (tutte) dal 3 giugno. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza, al termine della riunione dei capidelegazione che si è tenuta venerdì sera. "Il Decreto legge vigente prevede dal 3 spostamenti infraregionali. Al momento non ci sono ragioni per rivedere la programmata riapertura degli spostamenti. Monitoreremo ancora nelle prossime ore l'andamento della curva".

L'ultimo bollettino della Protezione civile, relativo alla giornata di ieri, ha visto In calo i nuovi contagi in Italia, scesi a 516 contro i 593 del giorno precedente. Di questi, 354 sono nella sola Lombardia, il 68,6% del totale. Gli italiani colpiti da Covid-19 dall'inizio dell'epidemia sono in tutto 232.248. In aumento i decessi, saliti da 70 a 87 per un totale che arriva a 33.229. I guariti in un giorno sono 152.844 in tutto.

Per effetto di questi dati, continua la diminuzione del numero dei malati attivi: 1.811 in meno oggi (ieri 2.980), per un totale che scende a 46.175. Sono i dati forniti dalla Protezione Civile nel bollettino quotidiano.

Quanto alla mappa dei contagi, si fa sempre più macroscopica la differenza numerica dell'epidemia di Covid-19 tra le diverse aree della penisola: dei 516 nuovi casi registrati oggi, infatti, ben 448 si contano in sole tre Regioni: la Lombardia (354), seguita a distanza da Piemonte (56) ed Emilia Romagna (38). Tutto il resto d'Italia somma appena 68 nuovi casi.

Delle restanti Regioni, solo tre superano quota dieci casi: il Lazio (16), la Liguria (14) e la Campania (10). Tutte le altre sono sotto i 10, con ben 6 Regioni che fanno segnare "zero" alla casella dei nuovi contagi: Abruzzo, provincia di Bolzano, Umbria, Val d'Aosta, Calabria e Basilicata.

Per Ricciardi in Lombardia era meglio aspettare
"Il trend generale è sicuramente positivo, e stanno andando nella giusta direzione anche regioni come Liguria e Piemonte. I numeri della Lombardia inducono però ancora alla prudenza". Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute e docente di Igiene alla Cattolica, in una intervista a "La Stampa" ribadisce che "dove la circolazione del virus è ancora intensa bisogna essere prudenti, quindi per la Lombardia un po' di attendismo non guasterebbe. Ma le mie sono considerazioni scientifiche, poi spetta alla politica decidere in base ad altre considerazioni sociali ed economiche".

I nostri sistemi sanitari regionali sono pronti alla sfida delle tre T: tracciare, testare e trattare? "Diciamo che la situazione è molto eterogenea. Sulla prima T un po' di ritardo c'è stato, perché il tracciamento deve essere sia tecnologico, e la app deve ancora partire, sia manuale. Sulla seconda T si è potenziato il fuoco dei test diagnostici, che viaggiano da tempo al ritmo di circa 70 mila al giorno. Sui trattamenti abbiamo fatto grandi passi avanti con le cure precoci. E poi sappiamo che dobbiamo riporre piu' attenzione a diabetici, ipertesi, persone sovrappeso. In base alle nuove conoscenze stiamo imparando a convivere con il virus. Ma non dobbiamo abbassare la guardia".

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  • Italia

Fase 2. La mappa degli interventi messi in campo dalle Regioni: ospedali Covid, Usca, tamponi e personale. L’indagine dell’Anaao

A che punto sono gli ospedali Covid? E le Unità speciali di continuità assistenziale che dovranno garantire la presa in carico sul territorio dell'epidemia? È ripartita l’attività ospedaliera e ambulatoriale ordinaria? A che punto è la disponibilità di tamponi e il tracciamento dei contatti? Quanti posti letto in più tra terapie intensive e sub-intensive? E per il perosnale qual è lo stato dell'arte delle assunzioni e la loro tipologia di contratto? Ecco la prima fotografia della sanità post Covid scattata dai segretari regionali dell'Anaao Assomed

Ospedali Covid e ripresa dell’attività di degenza ordinaria, attivazione delle Unità speciali di continuità assistenziale, tamponi e screening, personale dedicato e nuove assunzioni. Ecco come si presenta la sanità nelle Regioni per affrontare la fase 2 dell’epidemia Covid con le prime misure messe in campo in questi tre mesi di lockdown.
La fotografia al 21 maggio (in 18 Regioni) l’hanno scattata i segretari regionali dell’Anaao Assomed. Ecco la mappa:
ABRUZZO
OSPEDALI COVID - In Abruzzo sono stati definiti 4 ospedali Covid:
L’Aquila: 180 posti letto
Pescara: 215 posti letto
Teramo: 80 posti letto
Atessa: 40 posti letto

USCA - Sono state definite le USCA in tutte le aziende e nella Asl di Avezzano Sulmona L’Aquila già attive

ATTIVITÀ ORDINARIA - L’attività ordinaria è in fase di definizione

TAMPONI E TRACCIAMENTO CONTATTO - Sono stati eseguiti 57.000 tamponi di cui 3200 positivi e 390 decessi prevalentemente nella Asl di Pescara

ASSUNZIONI
ASL AVEZZANO SULMONA L’AQUILA
Sono stati assunti 15 co co co tra pensionati, specializzandi e specialisti, in diverse discipline, medicina interna, pneumologia, rianimazione e malattie infettive

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  • Italia

Quanti tamponi si fanno nelle regioni d'Italia

  • AGI
  • 29 Maggio 2020

A guidare questa classifica ci sono la Lombardia e il Veneto. I controlli. vale per tutte le amministrazioni regionali, non sono fatti solo sui nuovi casi ma sono anche quelli di 'controllo' su positivi già testati

AGI - La Lombardia fa registrare da qualche giorno oltre il 60% dei nuovi casi positivi giornalieri ma è anche la regione che effettua in assoluto il maggior numero di tamponi anche in relazione al numero di abitanti. Nell'ultima settimana infatti in Lombardia c'è stata una media di 12 mila test al giorno con punte massime di 15 mila oggi e minime di 5 mila durante week end e festività. Ed è arrivata a un totale di 713.068 dall'inizio della pandemia su una popolazione di circa 10 milioni di abitanti.

I test, ma questo vale per tutte le regioni, non sono tutti su nuovi casi ma anche di 'controllo' su positivi già testati. Al secondo posto il Veneto che oggi ha registrato 16mila test ma ha una media di circa 10mila al giorno su una popolazione pero' molto inferiore (4,9 milioni di abitanti) per un totale di circa 632mila.

I numeri del resto d'Italia
Molto distanziate le altre regioni. Al terzo posto figura infatti la Campania con circa 5mila tamponi al giorno su una popolazione di 5,8 milioni di abitanti (poco più di 90mila il totale), più o meno come il Piemonte che ne ha effettuati circa 200mila su 4,3 milioni di abitanti.

Segue la Toscana con 4mila di media su 3,7 milioni di abitanti e un dato complessivo pari a circa 238mila. Con medie tra i 3.500 e 4.000 tamponi si attestano il Lazio (poco meno di 200mila su 5,8 milioni di abitanti) e l'Emilia Romagna (190mila su 5,5mln).

Numeri sostenuti anche per la Liguria e la Puglia con medie superiori ai 2mila tamponi al giorno con la prima a circa 60mila tamponi su 1,5 mln di abitanti) e la seconda a oltre 75mila con una popolazione di 4mln. Intorno ai 2mila si attestano Sicilia e Friuli Venezia Giulia rispettivamente con totali di 125mila e 76mila tamponi con popolazioni però molto diverse: 5 milioni l'isola e 1,2 il Friuli.

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  • Italia

Verso la riapertura dei “confini” regionali. Gimbe: “Prevalga solidarietà tra Regioni”

“Una decisione sotto il segno dell’unità nazionale darebbe al Paese un segnale molto più rassicurante di una riapertura differenziata, guidata più da inevitabili compromessi politici che dalla solidarietà tra le Regioni”, sottolinea Cartabellotta.

Alla vigilia della presentazione dei nuovi dati di monitoraggio del Ministero della Salute sull’andamento dell’epidemia, dati fondamentali per la decisione sull’apertura dei “confini” intraregionali italiani dal 3 giugno, la Fondazione Gimbe rinnova il suo invito alla massima cautela.

“Il Governo– sottolinea il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta – a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico-Scientifico si troverà di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l’opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore”.

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  • Italia

Turismo e automotive, i settori che puntano ai 172 miliardi del Recovery Fund

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha espresso l’auspicio che questi settori possano contare sulle risorse del Fondo europeo per la ripresa

Turismo e automotive guardano a quei 172,7 miliardi del Recovery instrument che la Commissione europea ha previsto per l’Italia. Prima che si manifestasse la “svolta europea” con la presentazione della proposta da parte della presidente Ursula von der Leyen, in un’audizione sul decreto Rilancio il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva spiegato che «questo decreto sta dentro un percorso che poi vedrà con il Pnr, cui il governo sta lavorando, un grande piano riforme e investimenti, una vera e propria strategia per la ripresa» con «piani specifici» per alcuni settori, «penso al turismo come all’automotive» che «auspichiamo potrà anche contare su risorse di un Fondo europeo per la ripresa».

Il nodo: la gran parte delle risorse del fondo europeo nel 2021 Tuttavia il grosso delle risorse, su cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dovrà ancora duramente trattare in Europa in vista del Consiglio europeo del 19 giugno, è destinato ad arrivare nel 2021. Questo scenario complica l’iter delle misure di rilancio ed è poco in linea con lo stato di salute dei due comparti, che rivendicano nuove risorse a breve per arginare una crisi che morde già da tempo. Si delinea dunque tra le ipotesi la necessità di fare nuovo deficit o anche di ricorrere al Mes per fare fronte alle misure più urgenti .

Conte pensa a nuovo scostamento
I 172 miliardi che all’Italia potrebbero arrivare dal Recovery Fund hanno peraltro dato corpo ad altre richieste. Nella riunione in videoconferenza tra Conte e i sindaci delle città metropolitane e l’Anci i primi cittadini, racconta chi era presente, hanno alzato i toni, per denunciare il rischio di default. Luigi De Magistris ha minacciato di consegnare a Palazzo Chigi le chiavi del Comune di Napoli, dopo la bancarotta. Virginia Raggi ha avvertito che c’è il rischio di spegnere le luci per le strade di Roma. Luigi Brugnaro ha lamentato che ministri e sottosegretari non capiscono la gravità della situazione. Il capo del Governo ha anticipato la possibilità che il governo chieda un nuovo scostamento di bilancio, per approvare in deficit un altro decreto economico. E anche a quel provvedimento guardano turismo e automotive.

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  • Italia

Covid gli 'brucia' i polmoni: ragazzo di 18 anni salvato da trapianto record al Policlinico di Milano.

Il giovane, senza precedenti patologie, ridotto in fin di vita dal coronavirus. E' la prima volta in Europa per un'operazione di questo tipo: negli stessi giorni un intervento analogo anche in Austria. Oggi Francesco è sveglio, collaborante, segue la fisioterapia e viene lentamente svezzato dal respiratore. Ci vorrà ancora del tempo perché possa tornare a una vita il più possibile normale, ma forse il peggio è passato. Ora dovrà seguire una lunga riabilitazione, non tanto per l'infezione da coronavirus (dalla quale ormai è guarito), quanto per i 58 giorni che ha passato bloccato a letto, intubato e assistito dalle macchine.

Francesco ha 18 anni, e li ha compiuti giusto due settimane prima che in Italia esplodesse la Covid-19. La pandemia gli ha cambiato letteralmente la vita: perché anche se era giovane e perfettamente sano, il virus lo ha infettato e gli ha danneggiato irrimediabilmente i polmoni, 'bruciando' ogni capacità di respirare normalmente.

A salvarlo è stato un trapianto record effettuato al Policlinico di Milano, con un percorso che prima di oggi era stato tentato solo in Cina, dove la diffusione del coronavirus ha avuto inizio. Il coordinamento operativo è stato assicurato dal Centro nazionale trapianti in sinergia con il Centro regionale trapianti della Lombardia e il Nord Italia transplant program.

Da sano a gravissimo in quattro giorni
La storia la racconta dettagliatamente lo stesso nosocomio milanse in una lunga nota pubblicata oggi. Tutto inizia il 2 marzo scorso, quando Francesco - alto, in buona salute, senza alcuna patologia pregressa - sviluppa una febbre alta. Ci vogliono solo quattro giorni perché precipiti tutto: il 6 marzo viene ricoverato nella terapia intensiva realizzata alla tensostruttura dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano per l'aggravarsi delle sue condizioni, e solo due giorni dopo ha bisogno di essere intubato.

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  • Italia

Recovery Fund, per l’Italia 172 miliardi. L’Ue: “È un investimento sul nostro futuro”

Von der Leyen: piano da 750 miliardi, 500 in sussidi. Per farlo passare bisogna convincere i Paesi del Nord

DALL’INVIATO A BRUXELLES. Alla fine, la Commissione europea ha deciso di fissare l’asticella del Recovery Fund al livello più alto possibile. Stretta tra le richieste dei Paesi del Sud - forti del sostegno tedesco – e i paletti dei quattro “frugali”, Ursula von der Leyen ha scelto di non presentare una proposta di compromesso. Ma di mettere sul tavolo un piano decisamente ambizioso: Bruxelles punta a raccogliere sui mercati 750 miliardi di euro, distribuendone 500 attraverso sussidi e 250 tramite prestiti. L’Italia, Paese più colpito dalla crisi, sarà il primo beneficiario con 172 miliardi totali, di cui 82 in sussidi. In sostanza la proposta della Commissione è persino più ricca di quella elaborata dal duo Merkel-Macron, che prevedeva solo 500 miliardi di sussidi. La scelta è frutto di una precisa strategia politico-negoziale.

In pochi sono pronti a scommettere che il Recovery Fund sarà approvato così com’è. Ma proprio per questo, in previsione di negoziati che finiranno per abbassare l’asticella, von der Leyen - spinta dai commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton - ha deciso di puntare in alto con il suo piano chiamato «Next Generation EU». Una mossa negoziale per ottenere il più possibile, ma anche un atto politico per dimostrare ai cittadini che l’Unione c’è e «non lascia nessuno indietro». Poi se il risultato delle trattative a 27 dovesse rivelarsi meno ambizioso, a quel punto i cittadini europei sapranno contro quali capitali puntare il dito. Non contro Bruxelles, stanca di interpretare il ruolo di parafulmine del malcontento.

Charles Michel ha convocato il Consiglio europeo per il 19 giugno. Ma ci sarà solo un primo confronto tra i 27 capi di Stato e di governo Ue, non la trattativa finale. Michel spera di portare a casa un accordo «prima della pausa estiva». Angela Merkel riconosce che «le trattative saranno difficili». Il piano da 750 miliardi è stato accolto positivamente dai mercati, tranquillizzati anche dalle parole di Christine Lagarde («il Covid non provocherà una crisi dell’euro»). Esulta il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, e con lui la maggioranza dei leader Ue, da Emmanuel Macron a Giuseppe Conte. Ma per approvare il piano di von der Leyen la maggioranza non basta, serve l’unanimità. E al momento restano quattro grandi ostacoli che si chiamano Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca.

Sebastian Kurz ha subito messo in chiaro che «l’ammontare del fondo e il rapporti tra sussidi e prestiti devono essere ancora negoziati». Ancor più esplicito lo svedese Stefan Lofven: «Un fondo per aiutare i Paesi più colpiti è necessario, ma è sorprendente che la Commissione proponga di sborsare 500 miliardi a fondo perduto». Sulla stessa linea gli olandesi. Von der Leyen ha provato a rassicurarli durante il suo intervento al Parlamento Ue: parlando in tedesco, ha sottolineato che «questo è un investimento comune sul nostro futuro, ma non ha nulla a che vedere con i debiti passati di alcuni Paesi». Poi, in conferenza stampa, ha risposto così a chi le chiedeva se questo può essere considerato un primo passo verso la creazione di un “Tesoro” europeo: «No. Questa è solo un’iniziativa eccezionale e una tantum».

Oltre alle parole, von der Leyen ha cercato di convincerli anche con i fatti. Nel piano ci sono alcune condizioni per garantire che i soldi non verranno sperperati. Gli Stati dovranno presentare a Bruxelles dei piani nazionali in cui indicare le riforme e gli investimenti che intendono finanziare. Questi programmi dovranno essere approvati non solo dalla Commissione, «ma anche dal Consiglio» ha spiegato von der Leyen. I fondi, inoltre, verranno erogati «a rate, in base ai progressi compiuti nell’attuazione delle riforme».

L’Italia sarà il principale beneficiario con 172,7 miliardi (davanti alla Spagna con 140). Roma avrebbe diritto a 81,8 miliardi di euro di sussidi e 90,9 di prestiti da restituire. Sia chiaro, anche i 500 miliardi erogati tramite sussidi andranno restituiti agli investitori (seppur a lungo termine). Gli Stati membri potrebbero essere chiamati a farlo in base al loro contributo al bilancio Ue (l’Italia versa circa il 12%), anche se la Commissione propone di introdurre nuove tasse riscosse a livello europeo (dalla Carbon Tax alla Web Tax, fino a un’imposta sulla plastica e una sulle multinazionali). Ma non sarà semplice trovare un’intesa all’unanimità.

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  • Italia

I lombardi spendono più di tutti in Italia in turismo

  • AGI
  • 28 Maggio 2020

Qual è la fotografia che emerge dai dati della spesa degli italiani lungo lo stivale. I lombardi contribuiscono al benessere turistico di tutto il Paese investendo 14 miliardi di euro

È arrivata la 'reprimenda' del sindaco di Milano Giuseppe Sala nei confronti dei governatori di Sicilia e Sardegna che chiedono una 'patente di immunita'' per i turisti. Il primo cittadino ha invitato i concittadini a 'ricordarsi' di questo quando sarà il momento di andare in ferie. Ma qual è l'apporto che i milanesi e i lombardi in genere danno al mercato turistico e a quali regioni italiane si rivolgono maggiormente?

Secondo i più recenti dati Istat le prime cinque regioni per residenti sono Lombardia (10 milioni di abitanti), Lazio (5,9 milioni), Campania (5,8 milioni), Sicilia (5) e Veneto (4,9): da sole rappresentano ben il 52% della popolazione.

La propensione al turismo - spiega il Touring club -genera, invece, una fotografia differente (rispetto al solo numero di abitanti) di chi in realtà traini il comparto: le prime cinque sono infatti Lombardia (46,7 milioni di presenze), Lazio (21,5 milioni), Veneto (20,4), Emilia-Romagna (19) e Campania (17,2) che "producono" da sole quasi il 60% delle presenze domestiche totali.

Se consideriamo parallelamente i dati della spesa turistica degli italiani in Italia - è la stima del Tci, circa 65 miliardi di euro - i lombardi contribuirebbero per circa 14 miliardi, i laziali e i veneti circa 6,5 miliardi ciascuno, gli emiliani-romagnoli quasi 6 e i campani poco più di 5 miliardi di euro. Delle prime cinque regioni, quattro hanno come prima destinazione di viaggio lo stesso ambito regionale di residenza.

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  • Italia

Bonafede apre alle opposizioni sulla riforma del Csm

  • AGI
  • 28 Maggio 2020

Il disegno di legge approda in Consiglio dei Ministri la settimana prossima. E il Guardasigilli vuole che sia "il più condiviso possibile"

Anche nella maggioranza c'e' chi sottolinea che "è cominciato un nuovo corso" sulla giustizia. Il Guardasigilli Alfonso Bonafede, superato l'ostacolo delle mozioni di sfiducia, il caso delle scarcerazioni dei boss (sul quale si registra ancora qualche malessere soprattutto tra alcuni esponenti M5s al Senato) e la 'querelle' con Di Matteo, accelera sulla riforma del Csm. Il nuovo testo - sul quale c'era già l'accordo in epoca pre-coronavirus nella maggioranza (fine del collegio unico nazionale, ci saranno trenta collegi per le elezioni dei componenti ed è stata accantonata pure l'idea del sorteggio) sarà in Consiglio dei ministri la prossima settimana.

Si tratta di un disegno di legge che - questo l'auspicio del ministro ripetuto anche durante il vertice con gli 'sherpa' della maggioranza - dovrà essere "il più condiviso possibile". Ed ecco quindi che il Guardasigilli ha intenzione, secondo quanto riferiscono fonti che hanno partecipato all'incontro in via Arenula, di confrontarsi con l'opposizione ma anche con gli altri attori interessati, ovvero le toghe, la Corte costituzionale e gli altri organi che potranno intervenire per fornire dei suggerimenti.

Il piano non è ancora definito nei dettagli. Il Pd, per esempio, ha proposto - sempre secondo quanto viene riferito - l'idea di una sorta di comitati di saggi, ovvero personalità alla Zagrebelsky e alla Nordio, che possano essere d'apporto - senza avere alcun interesse personale - al Csm sulla questione 'morale' e sull'azione disciplinare. Il progetto però dovrà superare alcuni 'nodi' tecnici, visto che le azioni disciplinari hanno il valore di sentenze e possono essere comminate solo da magistrati.

Le mosse dei renziani
In ogni caso sulla bozza del testo, spiegano altre fonti, si è registrato una convergenza anche da parte di Italia viva. Restano i sospetti da parte di alcuni 'big' del Pd e del Movimento 5 stelle sulle mosse dei renziani. La mossa di martedì sulla vicenda 'Open arms' (Iv non ha partecipato al voto in Giunta) ha peggiorato i rapporti soprattutto con i dem, tanto che fonti parlamentari parlano di accordi difficili anche sul fronte delle prossime elezioni regionali. Con la Lega che incalza Renzi: "Come fanno a fare una cosa in Giunta e poi a sovvertire la loro decisione nell'Aula? Perderebbero la faccia", spiega un 'big' lumbard.

E poi c'è Forza Italia che si aspetta una sponda sul tema della separazione delle carriere (gli azzurri con Costa hanno chiesto la calendarizzazione in Aula della legge di iniziativa popolare) e della riforma della prescrizione, visto che al Senato Forza Italia - secondo quanto apprende l'AGI - ha depositato degli emendamenti al dl Giustizia, riproponendo il 'Lodo Annibali' che punta allo stop della riforma della prescrizione fino a quando non ci sarà il via libera alla riforma del processo penale.

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  • Italia

Centro nazionale sangue e Civis: “Sperimentazioni sul plasma non prevedono lavorazione esterna, sangue non è fonte di profitto”

Tutte le sperimentazioni in corso attualmente sul territorio nazionale con il plasma iperimmune non prevedono alcuna lavorazione esterna alla rete trasfusionale pubblica delle sacche di plasma donate, analogamente a quanto avviene per tutte le altre donazioni di sangue e emocomponenti.

“Il cosiddetto ‘plasma iperimmune’, cioè quello ottenuto da pazienti guariti dal Covid-19, che in queste settimane molti centri in Italia stanno utilizzando come terapia nell’ambito di sperimentazioni, viene gestito seguendo i princìpi etici fondanti del Sistema sangue nazionale secondo i quali la donazione di sangue è volontaria, periodica, responsabile, anonima e non remunerata, il sangue umano non è una fonte di profitto e le terapie trasfusionali e i medicinali plasmaderivati prodotti grazie al plasma donato devono essere erogati in maniera equa, imparziale, omogenea e senza alcun costo per i pazienti”. Lo ribadiscono, in risposta a quanto apparso in questi giorni sui mezzi d’informazione, il Centro Nazionale Sangue e il Civis, il coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato (AVIS, CRI, FIDAS, FRATRES).

Tutte le sperimentazioni in corso attualmente sul territorio nazionale con il plasma iperimmune non prevedono alcuna lavorazione esterna alla rete trasfusionale pubblica delle sacche di plasma donate, analogamente a quanto avviene per tutte le altre donazioni di sangue e emocomponenti.

“In Italia la donazione di plasma, che è una risorsa strategica, non viene remunerata – ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns -, e durante tutti gli step della lavorazione nel nostro paese la proprietà rimane esclusivamente delle Regioni: quindi in Italia non esiste remunerazione per alcun tipo di donazione e il plasma non viene mai “venduto” dalle Regioni alle aziende che lo “frazionano”, cioè lo separano nei vari componenti che diventano poi dei farmaci (i medicinali plasmaderivati). Da noi si è sempre lavorato perché questa risorsa venga resa disponibile secondo criteri etici e improntati alla solidarietà”.

“CIVIS da sempre difende il fondamentale ruolo dei donatori, senza cui non sarebbe possibile curare ogni giorno migliaia di pazienti che necessitano di trasfusioni o farmaci plasmaderivati – sottolinea Gianpietro Briola, presidente Avis e portavoce protempore del Civis -,. Il loro è un gesto prezioso e un ruolo insostituibile per la collettività intera, riconosciuto e tutelato anche dalla legge italiana.

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Studenti, specializzandi e giovani medici danno le “spalle” al Parlamento: “4.200 contratti in più non bastano. Serve aumento sostanziale e programmatico delle borse di specializzazione”

L’aumento di 4.200 contratti formativi previsti nel Decreto rilancio per il 2020 è giudicato insufficiente perché non offre una concreta soluzione all'imbuto formativo e alla carenza di Medici Specialisti, lasciando invariato il rapporto borse/candidati rispetto a quanto previsto per il 2019. Serve un incremento dei posti strutturale o più di 10mila specializzandi rischiano di rimanere “camici grigi”. Questa mattina a Roma sit in davanti a Montecitorio, ma rigorosamente dando le spalle al palazzo della Camera, promosso da moltissime associazioni che chiedono una soluzione definitiva per la questione specializzazioni

C’è uno spettro che si aggira tra i giovani camici bianchi: è l’imbuto formativo. Una strettoia che limita l’accesso alla tanta agognata specializzazione, che lascia in stand by un esercito di laureati che puntano ad entrare nel servizio sanitario pubblico: secondo alcune stime, 11.500 “camici grigi”. E proprio un camice grigio, appeso ad una stampella, è stato oggi a Piazza Montecitorio il testimonial muto della protesta degli studenti in Medicina, neolaureati e specializzandi, che chiedono al Governo garanzie precise in merito all'aumento dei posti di specializzazione. Non un “una tantum” per placare gli animi, ma una crescita stabile da qui ai prossimi anni. Per far uscire dalla zona grigia i tanti laureati, ma anche per ridare fiato a un Ssn che con il raggiungimento della gobba pensionistica si troverà sempre più svuotato. Un cartello di 11 sigle in rappresentanza delle tante anime dei giovani medici (Aisas Associazione Italiana Specializzandi/Specialisti Area Sanità - Als Fattore 2a Associazione Liberi Specializzandi - Anaao Giovani - Federspecializzandi - Gmas Giovani Medici Anti-Sfruttamento - Giovani Medici per l’Italia - Primavera degli studenti - Siamo Futuro Italia - Vento di cambiamento Fenix - Udu Unione degli universitari - Dipartimento Medico alle quali si sono uniti Fp Cgil e Udu) ha quindi voluto denunciare, oggi, la scarsa attenzione nel Decreto Rilancio alle loro istanze. La promessa di un aumento di 4.200 contratti formativi deve trasformarsi in atti concreti e non solo per il 2020. Perché se anche il piatto si fa più ricco, non riuscirà comunque scacciare il fantasma dell’imbuto formativo.

#DistanziatiMaUniti è stato l’hashtag di oggi. “Stanchi e stufi delle promesse” lo slogan delle 11 Associazioni. Accanto a studenti e giovani medici, tutti rigorosamente con la mascherina e distanziati, molti parlamentari che nei giorni scorsi hanno sostenuto la protesta: da Carlo Calenda leader di Azione a una folta rappresentanza del Pd (Paola Boldrini, Elena Carnevali, Beatrice Lorenzin e Paolo Siani); dai pentastellati Giulia Grillo ex ministro della Salute e Manuel Tuzi, deputato medico, a Davide Faraone e Vito De Filippo di Italia Viva. E poi ancora Paolo Russo, deputato e oculista di Forza Italia e l’azzurra Maria Stella Gelmini, peraltro fortemente contestata dai giovani camici bianchi, insieme al giovane deputato della Lega Luca Toccalini.

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Esami di stato, sos presidenti

Mancano i presidenti di commissione per gli esami di maturità e gli uffici riaprono i termini delle domande oppure fanno ricerche a sistema per individuare i docenti che potrebbero svolgere tale incarico. E prende forma lo spettro della precettazione. La decisione anticipata dalla ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, di disporre gli esami in presenza e la stipula del protocollo di garanzia con i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Snals, Anief, Anp e Dirigentiscuola (la Gilda non lo ha firmato), sta scatenando il panico tra i diretti interessati. Ciò ha comportato una forte riduzione del numero delle domande volontarie degli aspiranti presidenti. E anche forti preoccupazioni per le eventuali defezioni dei dirigenti scolastici obbligati a svolgere tale ruolo. Tra i quali, peraltro, vi sono anche molti ultra60enni.

Per tentare di tamponare la falla, l’ufficio scolastico regionale per la Basilicata ha riaperto i termini delle domande (si veda la nota 2424/2020) e l’ufficio scolastico regionale per il Lazio, dove manca un presidente ogni 3 commissioni, ha disposto una ricognizione d’ufficio dei docenti aventi titolo (si veda la nota 12437/2020).

Allarme anche a Bergamo, provincia particolarmente colpita dal Covid-19, dove mancherebbe un presidente ogni due commissioni. L’ufficio scolastico per la Lombardia tace. Ma a dare l’allarme è stata la Cisl Scuola di Bergamo tramite il segretario provinciale, Salvo Inglima, secondo il quale vi sarebbe il rischio che le defezioni si traducano in «un intoppo gigantesco» che potrebbe mettere «a rischio lo svolgimento degli esami di maturità».

Allo stato attuale, peraltro, l’obbligo di svolgere l’incarico di presidente delle commissioni degli esami di stato vale solo per i dirigenti scolastici in servizio preposti a istituzioni scolastiche che comprendano scuole secondarie di II grado. Ma siccome già nell’ordinaria amministrazione si verificano defezioni per legittimo impedimento da parte dei dirigenti obbligati, la normativa prevede che possano presentare la domanda di partecipazione alle commissioni per gli esami di stato come presidenti anche i dirigenti scolastici preposti a scuole del I ciclo di istruzione e anche i docenti in possesso di determinati requisiti (si veda l’articolo 7 dell’ordinanza ministeriale 197/2020). Quest’anno il problema della scarsità dei presidenti si è ulteriormente aggravato.

Prima di tutto perchè un numero cospicuo di dirigenti scolastici, secondo quanto risulta a Italia Oggi, pur essendo obbligato a presentare la domanda, non lo avrebbe fatto. E poi anche e soprattutto per il fatto che le domande degli aventi titolo non obbligati scarseggiano a causa dei rischi connessi all’esame di stato in presenza e alle responsabilità che ricadono in primo luogo in capo ai presidenti.

Nel caso l’amministrazione non dovesse riuscire a coprire tutte le poltrone di presidente di commissione, una soluzione potrebbe essere quella della precettazione degli aventi titolo che non hanno presentato la domanda. Ma per fare questo sarebbe necessaria la previa emanazione di un provvedimento legislativo ad hoc. Provvedimento necessario anche per recepire il protocollo anti-Covid-19 sottoscritto il 19 maggio. Che peraltro contiene norme generali che andrebbero declinate con un’accurata disciplina di dettaglio anche a livello decentrato-territoriale.

Il protocollo, peraltro, fa riferimento a un non meglio specificato: «Documento tecnico sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di stato nella scuola secondaria di secondo grado», che prevede alcune misure che necessiterebbero, a loro volta, di essere recepite in un provvedimento legislativo. Per esempio, il «documento» prevede che all’atto della presentazione a scuola il candidato e l’eventuale accompagnatore dovranno produrre un’autodichiarazione redatta utilizzando un modulo allegato.

Con tale autodichiarazione bisognerà affermare l’assenza di sintomatologia respiratoria o di febbre superiore a 37.5°C nel giorno di espletamento dell’esame e nei tre giorni precedenti; di non essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni; di non essere stati a contatto con persone positive, per quanto di loro conoscenza, negli ultimi 14 giorni.

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Coronavirus. L’Allarme del Copasir: “Italia al centro di una diffusa attività di fake news”

Secondo il Comitato parlamentare che vigila sull'operato dei servizi segreti italiani, "l'attività infodemica rilevata si inquadra in un contesto geopolitico nel quale il coronavirus rappresenta il palcoscenico perfetto che alcuni regimi autocratici aspettavano per mostrare una supposta maggiore efficienza e capacità, rispetto alle democrazie occidentali. Gli attori principali della campagna di disinformazione hanno inserito tale attività in un quadro di parallelismo, posizionando l'Italia come target".

Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) prende atto dell'approfondimento svolto dal deputato del Pd Enrico Borghi (Pd) sul tema della disinformazione ed "esprime preoccupazione sull'utilizzo di tecniche per rendere virali le notizie: soprattutto la pandemia Covid-19 è stata al centro di una diffusa attività di disinformazione online, nella quale si sono inseriti attori statuali, attori strutturati (think tank, stakeholder, professionisti della comunicazione, speculatori e gruppi industriali con forti cointeressenze rispetto ai paesi d'origine), che intendono manipolare il dibattito politico interno, influenzare gli equilibri geo-politici internazionali, incitare al sovvertimento dell'ordine sociale e destabilizzare l'opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio e alle misure di prevenzione e di cura".

"Profili fake, rilancio di post facebook, siti esteri che diffondono in modo coordinato su numerose piattaforme e account notizie fuorvianti, sono solo alcune delle forme dei fenomeni di disinformazione riconducibili al mondo del web - osserva il Copasir - volti a creare sovraccarico informativo circa l'individuazione dei vaccini, i rimedi terapeutici e gli strumenti diagnostici efficaci a fronte del contagio da Covid-19".

"L'attività infodemica rilevata si inquadra in un contesto geopolitico nel quale il coronavirus rappresenta il palcoscenico perfetto che alcuni regimi autocratici aspettavano per mostrare una supposta - e non provata - maggiore efficienza e capacità, rispetto alle democrazie occidentali - sottolinea il Copasir - Sia pure con posture differenti tra loro sull'idea di ordine globale, gli attori principali della campagna di disinformazione hanno inserito tale attività in un quadro di parallelismo, posizionando l'Italia come target".

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"L'insegnamento è che dobbiamo essere il più vicini possibile gli uni agli altri"

  • AGI
  • 26 Maggio 2020

Così il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier al capo di Stato italiano Sergio Mattarella nel colloquio telefonico. "Raramente una crisi ha reso così evidente che nell'Ue siamo una comunità del destino"

"Raramente una crisi ha reso così evidente che nell'Ue siamo una comunità del destino": è quanto ha detto il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier al capo di Stato italiano Sergio Mattarella nel colloquio telefonico odierno, durato oltre 40 minuti. Come riferito dall'ufficio della presidenza tedesca, quello di Steinmeier è stato un appello agli europei in nome di una coesione solidale, resa ancor più necessaria dalla pandemia del coronavirus. "Per noi l'insegnamento è che dobbiamo essere il più vicini possibile gli uni agli altri: l'iniziativa franco-tedesca è un segnale necessario", ha detto ancora il presidente tedesco riferendosi al piano lanciato da Angela Merkel ed Emmanuel Macron per un recovery fund da 500 miliardi di euro volto a sostenere in particolare le economie più colpite dalla crisi. Inoltre, Steinmeier ha espresso la speranza di un nuovo incontro personale con il presidente italiano, anche come espressione della solidarietà tra i nostri due Paesi: il capo dello Stato, infatti, si è detto preoccupato che in Italia l'immagine della Germania possa aver sofferto in relazione alla situazione creatasi con il coronavirus. Nella conversazione telefonica, Steinmeier ha affrontato anche il tema delle riaperture delle frontiere nella Ue, affermando di essere favorevole al fatto di "procedere insieme" ad una soluzione.

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Gli pneumologi italiani: Covid lascia danni nei polmoni per almeno 6 mesi. E il 30% dei guariti potrebbe avere problemi respiratori cronici

“Non abbiamo al momento dati certi sulle conseguenze a lungo termine da polmonite da Covid-19, è trascorso ancora troppo poco tempo dall’inizio dell’epidemia. Tuttavia le prime osservazioni rispecchiano da vicino i risultati di studi realizzati in Cina a seguito della polmonite da SARS del 2003, molto simile a quella da Covid-19, confermando il sospetto che anche Covid-19 possa comportare danni polmonari che non scompaiono alla risoluzione della polmonite”, spiega Luca Richeldi, membro del Cts e presidente della Società Italiana di Pneumologia.

Il Covid-19 lascia danni nei polmoni per almeno 6 mesi. E in ogni caso il 30% dei guariti avrà problemi respiratori cronici. E’ quanto emerge dal confronto tra i dati osservati dopo la polmonite da SARS del 2003, “cugina” di quella da Covid-19, e i primi dati osservazionali di follow-up dei sopravvissuti al coronavirus. Lo scenario arriva dal meeting digitale organizzato dalla Società Italiana di Pneumologia (SIP) con StemNet, la Federazione delle Associazioni di Ricerca sulle Cellule Staminali e il Gruppo Italiano Staminali Mesenchimali (GISM): gli esiti fibrotici, cioè la cicatrice lasciata sul polmone da Covid-19, possono comportare un danno respiratorio permanente e irreversibile e costituiranno la nuova patologia respiratoria di domani e una nuova emergenza sanitaria, per la quale sarà necessario attrezzarsi per tempo, rinforzando le Pneumologie.

C’è convinzione tra gli pneumologi che nei pazienti rimasti molto a lungo negli ospedali e soprattutto nelle Unità di Terapia Intensiva, il recupero della “funzionalità respiratoria sia a lungo termine e, nei casi più gravi, potrebbe non essere completo”. Gli esperti perciò mettono in guardia: “È necessario prevedere percorsi di riabilitazione respiratoria e adeguati follow-up per capire quali pazienti rischiano danni permanenti. Già attivo a Pavia dal 27 aprile scorso il primo ambulatorio post-Covid che traccia la strada per lo specifico follow-up dei pazienti”.

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  • Italia

Von Der Leyen sta per scoprire le carte sul Recovery Fund

  • AGI
  • 26 Maggio 2020

Nella giornata di mercoledì sarà svelato il piano con il quale la Commissione Europea intende affrontare il duro impatto sull'economia dell'epidemia di coronavirus. La complessa partita politica è ancora aperta ed entrerà nel vivo subito dopo, quando i 27 dovranno trovare l'unanimità sulla proposta di Bruxelles. E le distanze tra Nord e Sud rimangono sensibili

Un piano per la ripresa dell'economia europea 'scioccata' dalla gigantesca crisi del coronavirus, all'interno di un bilancio pluriennale che dal 2021 disegnerà il volto finanziario e politico dell'Europa per i prossimi sette anni. La presidente della Commissione europea presenterà nella giornata di mercoledì la proposta dell'esecutivo europeo sul Recovery Instrument integrato nel Quadro finanziario pluriennale dell'Unione, con l'intenzione di dare una risposta massiccia alla più devastante recessione economica della storia europea.

Una partita tecnica molto complessa che sul piano politico rimane ancora aperta e che inizierà a giocarsi davvero solo dopo che palazzo Berlaymont avrà messo tutte le sue carte sul tavolo. Il piano von der Leyen infatti dovrà essere approvato all'unanimità dai 27 e dovrà avere il via libera del parlamento europeo. Un accordo tra gli Stati membri (che già a febbraio non avevano trovato l'intesa sul bilancio) al momento è lontano ed è difficile che si riesca a chiudere al vertice europeo del 18 giugno.

La 'potenza di fuoco' del Recovery Instrument non è stata ancora nota e sarà svelata soltanto mercoledì mattina da von der Leyen, ma è assai probabile che la cifra complessiva si aggiri attorno ai mille miliardi di euro da investire, in un mix di contributi a favore delle aree e dei settori più colpiti dalla crisi e di prestiti agevolati a tassi bassi e scadenze temporalmente molto lunghe.

Nella proposta sul bilancio dovrebbe essere più chiaro inoltre quante risorse fresche saranno aggiunte al bilancio e anche, come chiede l'Italia, se i finanziamenti potranno essere utilizzati già quest'anno, visto che il Quadro pluriennale entrerà di fatto in vigore solo nel 2021. Con il Recovery Fund il bilancio 2021-27 dell'Unione Europea sarà "adattato alla nuova realtà economica e avrà una potenza di fuoco aggiuntiva per finanziare investimenti massicci", ha detto il vicepresidente della Commissione, Maros Sefcovic dopo una riunione con i ministri per gli Affari europei dell'Ue.

Ma lo stesso Sefcovic ha parlato di "negoziati complessi" e ha lasciato chiaramente intendere che le posizioni dei paesi membri restano ancora distanti anche su come e se anticipare una parte dei finanziamenti: "Abbiamo bisogno di un accordo politico rapido. Per lanciare i nuovi programmi non c'è tempo da perdere. Abbiamo bisogno di un accordo a giugno sui programmi", ha aggiunto definendo la proposta della Commissione "la più ambiziosa mai messa sul tavolo".

Quello che sembra chiaro dalle parole che la stessa von der Leyen e diversi commissari hanno anticipato nelle settimane scorse, è che il piano verrà finanziato a debito ma non graverà sui bilanci dei Paesi, ma sarà garantito dalla Commissione europea, che emetterà obbligazioni e raccoglierà sul mercato finanziamenti ai Paesi sotto forma di trasferimenti e prestiti a scadenza molto lunga e tassi molto bassi.

Il Recovery Instrument, quarto pilastro che si aggiunge alle tre 'gambe' della risposta europea alla crisi, ovvero Mes, fondo Sure e piano Bei, si baserà su tre pilastri: un primo pilastro con cui finanziare direttamente investimenti all'interno delle regole del semestre europeo; un secondo pilastro che punta a facilitare gli investimenti privati in settori strategici che vanno dal 5G alle rinnovabili, con delle particolari attenzioni ai settori più delicati come l'industria farmaceutica (Margrethe Vestager ha anche annunciato nei giorni scorsi uno strumento che aiutera' a ricapitalizzare le imprese colpite dal lockdown), un terzo pilastro sarà dedicato a rafforzare le 'riserve' europee che all'inzio della crisi si sono rivelate insufficienti sul piano sanitario e medico e punterà a migliorare il meccanismo di protezione civile della Ue (il programma RescUe) e la ricerca attraverso finanziamenti al programma Horizon.

La partita che inizia ora è complessa e molto politica e si giocherà sia sul modo in cui il Recovery Isntrument sarà strutturato e finanziato sia sulla composizione del bilancio pluriennale.

Da una parte i paesi del Sud, i più colpiti dalla crisi, a partire da Italia e Spagna, chiedono sovvenzioni e in tempi brevi per rispondere al devastante tsunami scatenato dalla pandemia, dall'altro i cosiddetti 'frugali', Austria, Olanda, Danimarca e Svezia escludono ogni possibilità di mutualizzare il debito e chiedono che ai paesi colpiti vengano concessi solo prestiti in cambio di riforme.

In mezzo il blocco di paesi dell'Est, beneficiari netti di fondi europei, che si batteranno affinché dal bilancio non vengano tagliate risorse all'agricoltura o alla coesione a scapito di altre voci. Sullo sfondo la potenza politica della proposta francotedesca: Parigi e Berlino, con la presa di posizione della Merkel che ha di fatto depotenziato l'asse dei frugali, propongono un fondo da 500 miliardi di euro, la meta' dei quali composta solo di trasferimenti.

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  • Italia

Movida e aperitivi. Cosa rischiano i nostri giovani, al di là del Covid

Finito il lockdown i più giovani cercano ancor di più un’individuazione, uno spazio per sé e per i propri coetanei in un processo di socializzazione che deve fare i conti con un vuoto di alternative. Proprio in presenza di questo vuoto per i giovanissimi, però, può andare delineandosi un rischio: il passaggio dal bere conviviale, tutto sommato accettato e non soggetto a biasimo sociale, a quello dell’eccesso

È indubbio come la situazione che stiamo vivendo e la paura di ciò che ancora non è pienamente sotto controllo renda le persone più fragili e vulnerabili. Se da una parte si va consolidando la razionalità scientifica che si nutre dell’analisi probabilistica degli eventi in stretta relazione con la valutazione di rischi e benefici, dall’altra va corroborandosi la razionalità sociale, ossia il rifiuto da parte dei cittadini di considerare la propria vita come variabile da inserire nel calcolo delle probabilità. Per il sociologo tedesco Ulrich Beck questo si traduce in una serie di reazioni messe in atto dagli attori sociali nei confronti dei rischi al fine di contrastarli, spesso sfidandoli.

Nel corso delle ultime settimane ci siamo chiesti come sarebbero cambiati la sanità e il lavoro sociale, come le persone avrebbero risposto all’emergenza, all’idea della malattia, dell’incertezza. Se l’aperitivo risultava tra i giovani una sorta di rito di liberazione da regole e contesti imposti dal mondo adulto e dell’istituzione, davvero ci meravigliamo della massimizzazione concettuale che sta assumendo nel dopo allentamento delle limitazioni da pandemia?

L’alcol è la sostanza psicotropa legale per eccellenza, dalle tante facce e dai molteplici significati sociali e culturali. È stato e continua ad essere spesso anche un rifugio di facile reperibilità nei frangenti difficili, nelle contingenze di crisi. L’incertezza apre, poi, alla possibilità-rifugio di accedere ad esperienze nuove.

Se la diffusione di sostanze psicotrope illegali ha dovuto fare i conti con la difficoltà di spostamenti (dal macro al micro), sopperendo con il ricorso all’approvvigionamento online o alla consegna a domicilio (utilizzando corrieri spesso inconsapevoli), l’alcol è stato sempre facilmente reperibile tanto che da più parti è stato ventilato l’accentuarsi dei consumi durante le settimane di confinamento imposte dalla pandemia. Birra artigianale, incremento dell’e-commerce, eventi, video-party e degustazioni online.

Bere alcolici è un comportamento che si perde nella notte dei tempi e sebbene lo stesso sia stato associato a lungo agli uomini, già da diverso tempo il consumo e l’uso problematico coinvolgono anche le donne e i giovanissimi.

L’alcol ha un’azione bifasica sul sistema nervoso centrale: da una parte si comporta come uno stimolante dall’altra presenta una funzione sedativa. Centrale in questa duplice valenza resta il rilascio di dopamina con la conseguente registrazione di sensazioni positive di piacere in due aree del cervello: striato ventrale e nucleus accumbens.

Il consumo di alcol, dunque, non uccide il virus nell’aria inalata, non disinfetta la bocca e la gola- al più la cute in una concentrazione di almeno il 60% in volume - e non dà alcun tipo di protezione contro il COVID-19 ma certamente a molti garantisce sensazioni piacevoli.

Lo stesso, non stimolando alcuna immunità ma abbassando la resistenza al virus: "Indebolisce il sistema immunitario per cui, indipendentemente dalla quantità assunta ogni volta chi ha una problematica alcol-correlata è di per sé più vulnerabile al contagio da COVID-19.”

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  • Italia

Sono stati pubblicati i codici sorgente della app Immuni

  • AGI
  • 25 Maggio 2020

Immuni, si conferma in questa nuova serie di documenti pubblicati, seguirà il modello decentralizzato di Google e Apple

Il ministero dell'Innovazione ha pubblicato i codici dell'app Immuni. Nella notte su Github, la piattaforma dove gli sviluppatori da ogni parte del mondo possono confrontarsi su progetti specifici, sono stati caricati i documenti sul funzionamento del software dell'app per il contact tracing scelta dal governo. Il codice sorgente dell'applicazione era l'ultima parte ancora non pubblicata di Immuni.

Lo scorso 16 maggio uno dei fondatori di Bending Spoons, Luca Ferrari, sempre su Github aveva pubblicato una serie di specifiche tecniche sul funzionamento dell'app, dove si descriveva il funzionamento. Il 20 maggio invece Google e Apple hanno rilasciato l'aggiornamento del loro software per facilitare la comunicazione tra dispositivi Android e iOS tramite Bluethoot, dando di fatto il via libera allo sviluppo delle applicazioni nazionali autorizzate dai sistemi sanitari di ogni Paese.

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  • Italia

“Positivo il clima in famiglia, fiducia al massimo per medici e infermieri. Per il 90% le indicazioni per prevenire contagio sono state chiare”. Prima indagine Istat sul lockdown degli italiani

La survey è stata condotta nella Fase 1 dell’emergenza Covid-19 ovvero nel periodo dal 5 al 21 aprile 2020 e ha misurato i comportamenti e le percezioni dei cittadini in pieno lockdown. Mani lavate in media quasi 12 volte al giorno, 9 cittadini su dieci hanno fatto uso di mascherine, rispettata la distanza di almeno un metro e uscite ridotte al minimo durante la giornata.IL DOCUMENTO

Sono 3 su 4 i cittadini che hanno usato parole di significato positivo per descrivere il clima familiare vissuto nella Fase 1 dell’emergenza Covid-19. Alta la fiducia espressa verso il personale medico e paramedico del Servizio Sanitario Nazionale con un punteggio medio pari a 9 (in una scala da 0 a 10) e verso la Protezione civile (8,7). Inoltre, il l 91,2% dei cittadini ha considerato utili le regole imposte per contrastare l’evoluzione della pandemia. L’89,5% ha percepito come “chiare” le indicazioni su come comportarsi per contenere il contagio. Sono solo alcuni dei risultati dell’indagine Istat condotta nella Fase 1 dell’emergenza Covid-19 ovvero nel periodo dal 5 al 21 aprile 2020, in cui sono stati misurati comportamenti e percezioni dei cittadini in pieno lockdown.

Positivo il clima familiare
Nonostante le restrizioni, il lockdown è stato vissuto all’insegna della serenità e di un clima familiare coeso e positivo. Alla richiesta di definire il clima familiare vissuto nel primo periodo dell’emergenza, tre cittadini su quattro hanno usato parole di significato positivo. Meno del 15% ha scelto parole a cui non è stato possibile attribuire un significato univocamente positivo o negativo. Solo l’8% ha utilizzato termini di significato negativo. Per descrivere il clima familiare, un cittadino su due ha spontaneamente scelto una delle seguenti parole: “buono” (14,4%), “sereno” (12,6%), “tranquillo” (10,4%), ottimo” (8,7%), “amorevole” (3,8%). Tra le parole di difficile classificazione, quella più frequentemente utilizzata è “normale” (9,9% dei cittadini). “Teso” è invece il termine negativo più usato, ma solo dallo 0,7% degli intervistati. La forte propensione all’interpretazione positiva della esperienza di lockdown è trasversale alle varie fasce di popolazione e all’area geografica. Tuttavia, a livello territoriale, nell’area 2 la percentuale di parole positive è più bassa rispetto alle altre del Paese pur restando fortemente maggioritaria (70%).

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  • Italia

Al via i test sierologici per 150mila italiani in 2mila Comuni

  • AGI
  • 25 Maggio 2020

Le persone da sottoporre all'esame saranno contattate dalla Croce Rossa. Partecipare non è obbligatorio. A chi lo farà sarà assegnato un numero d’identificazione anonimo per l'acquisizione dell’esito del test

Al via da oggi l’indagine di sieroprevalenza ​dell’infezione da virus SarsCoV2, predisposta da Ministero della Salute e Istat, con la collaborazione della Croce Rossa Italiana, per capire quante persone nel nostro Paese abbiano sviluppato gli anticorpi al nuovo Coronavirus, anche in assenza di sintomi.

Il test verrà eseguito su un campione di 150mila persone residenti in duemila Comuni, distribuite per sesso, attività e sei classi di età. Gli esiti dell’indagine, diffusi in forma anonima e aggregata, potranno essere utilizzati anche per altri studi scientifici e per l’analisi comparata con altri Paesi europei.

Per ottenere risultati affidabili e utili è fondamentale che le persone selezionate per il campione aderiscano. "Partecipare non è obbligatorio - sottolinea la Croce Rossa - ma conoscere la situazione epidemiologica nel nostro Paese serve a ognuno di noi". Le persone selezionate saranno contattate al telefono dai centri regionali della Croce Rossa Italiana (sono circa 700 i volontari) per fissare, in uno dei laboratori selezionati, un appuntamento per il prelievo del sangue.

Il prelievo potrà essere eseguito anche a domicilio se il soggetto è fragile o vulnerabile. Al momento del contatto verrà anche chiesto di rispondere a uno specifico questionario predisposto da Istat, in accordo con il Comitato tecnico scientifico. La Regione comunicherà l’esito dell’esame a ciascun partecipante residente nel territorio.

In caso di diagnosi positiva, l’interessato verrà messo in temporaneo isolamento domiciliare e contattato dal proprio Servizio sanitario regionale o Asl per fare un tampone naso-faringeo che verifichi l’eventuale stato di contagiosità. La riservatezza dei partecipanti sarà mantenuta per tutta la durata dell'indagine.

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  • Italia

Palazzo Chigi: ok ad assistenti civici, non avranno compiti di polizia

Secondo l'accordo raggiunto tra il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e il presidente dell'Anci Antonio Decaro, 60mila volontari saranno recrutati con un bando della Protezione civile per aiutare a far rispettare le norme sul distanziamento sociale

Si apre qualche crepa vistosa nella maggioranza sugli assistenti civici ingaggiati per accompagnare il post lockdown, figure a cui il governo pensa per supportare i Comuni nell’attività di controllo del distanziamento sociale nei parchi, nelle spiagge e nei locali ed anche per sostenere la parte più debole della popolazione. Per Matteo Renzi «sono una follia». E marcato scetticismo circola tra i Cinque Stelle, che chiedono un passo indietro sulla proposta per discutere preventivamente il tema.

L’annuncio del bando per il reclutamento
Volontari maggiorenni, purché siano disoccupati, percettori di reddito di cittadinanza o di ammortizzatori sociali. Queste le caratteristiche in base alle quali saranno scelte con un bando (annunciato già in settimana) 60mila persone coordinate dalla Protezione civile che indicherà alle Regioni le disponibilità su tutto il territorio nazionale. Secondo l'accordo raggiunto tra il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e il presidente dell'Anci Antonio Decaro, gli assistenti civici presteranno il loro “supporto” a titolo gratuito sino ad un massimo di tre giorni a settimana, e per non più di 16 ore settimanali, sulla base delle indicazioni fornite da ciascun Comune nel quale operano. Saranno “coperti” dall'Inail in caso di infortuni e avranno una polizza assicurativa di responsabilità civile verso terzi in caso di eventi che lo richiedano.

M5S e Italia Viva chiedono un ripensamento
«La fuga in avanti di Francesco Boccia sui 60mila #assistenticivici non mi convince. E non convince il #M5S», scrive in un tweet il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Gianluca Castaldi. « Per noi i cittadini devono controllare quello che fanno i politici, non quello che fanno altri cittadini: auspico passo indietro del ministro e confronto con tutta la maggioranza». Uguale contrarietà nutre il leader di Italia Viva. «Un ministro ha annunciato la creazione di un corpo di 60.000 assistenti civici. Boh, solo a me sembra una follia finalizzata ad avere visibilità? Come spesso accade la penso come Matteo Orfini. Non sarebbe meglio valorizzare di più il terzo settore e il servizio civile?», taglia corto l’ex premier.

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  • Italia

Coronavirus: 300 contagi in 24 ore, il dato migliore dal 29 febbraio

  • ANSA
  • 25 Maggio 2020

Quattro regioni, Umbria, Calabria, Molise e Basilicata e la provincia di Bolzano senza nuovi casi

Continua la tendenza positiva nell'andamento dell'epidemia di Covid-19 in Italia e i dati della Protezione civile confermano la tendenza a una riduzione di casi, decessi e ricoveri in terapia intensiva osservata ormai da qualche giorno. L'attenzione continua a essere puntata sulla Lombardia: all'indomani delle polemiche relative a zero decessi segnalati domenica 24, la Regione ha confermato il dato sulla base dei flussi della rete ospedaliera e delle anagrafi comunali. Oggi però si segnalano 34 morti: una situazione che "va indagata", ha osservato il fisico Enzo Marinari, dell'Università Sapienza di Roma. È infatti difficile attribuire il passaggio da zero a 34 a una semplice fluttuazione statistica. In generale i numeri dell'epidemia in Italia sono decisamente positivi, come ha rilevato su Facebook il ministro della Salute Roberto Speranza: "In Italia la curva continua a piegarsi dal lato giusto, ma serve cautela e non dobbiamo mai dimenticare che il virus si sconfigge solo con un approccio globale". "Nel fine settimana - ha aggiunto - siamo arrivati a 100.000 nuovi casi al giorno nel mondo e 5 milioni e mezzo in totale. Sono numeri impressionanti. Mai così alti".

Sono 230.158 i contagiati totali per il coronavirus in Italia, 300 più di ieri. Il dato comprende attualmente positivi, vittime e guariti. In Lombardia sono quasi il 50%, 148 in più. Ieri l'incremento nazionale era stato di 531. Il dato è stato reso noto dalla protezione civile. Quattro regioni - Umbria, Calabria, Molise e Basilicata - e la provincia autonoma di Bolzano registrano zero nuovi contagiati. Solo 300 nuovi positivi al coronavirus trovati in Italia nelle ultime 24 ore: è il dato più basso dal 29 febbraio, praticamente dall'inizio dell'emergenza, pur tenendo conto che si riferisce alla domenica e che come sempre nel weekend sono stati effettuati pochi tamponi, 35.241. La percentuale di positivi rispetto ai tamponi è dello 0,85%, la più bassa da sempre, come del resto quella dei positivi sui nuovi casi testati (escludendo i tamponi di controllo), all'1,4%. In sostanza ogni mille tamponi si trovano 14 positivi. Sono 92 le vittime del coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia. I morti salgono così a 32.877. Domenica l'aumento era stato di 50 vittime, con la Lombardia che non aveva segnalato deceduti. Oggi la regione ne comunica 34. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile.

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  • Italia

Coronavirus, raccolti e produzioni in crisi: aumenti a raffica nell’alimentare

Manca la manodopera, la verdura resta nei campi e le aziende agricole sono senza soldi. Istat e Coldiretti: siamo solo all’inizio, quest’estate​​​​​​​ andrà peggio

TORINO. Scordatevi le pesche, le ciliegie e le albicocche. Tra un mese, o poco più, dai banconi dei mercati italiani potrebbero essere già sparite. Anche carote, finocchi, zucchine e melanzane cominciano a scarseggiare. E quelle che al momento sono ancora disponibili si trovano a prezzi molto più alti del consueto. Questo non è il solito allarme, bensì una stima precisa: Istat e Coldiretti misurano insieme i rincari e la carenza di prodotti che arrivano dalle campagne. Gli effetti collaterali della pandemia influenzano anche i consumi. Perché se è vero che ancora non è sparito del tutto il rischio contagio, allo stesso tempo si prolungano anche gli effetti del forte rallentamento che ha interessato le produzioni. E ad aggravare la situazione ci sono le difficoltà economiche delle aziende che fanno parte della filiera alimentare.

I prezzi
I rincari sui prodotti alimentari sono scattati quasi subito, già nelle prime settimane del lockdown, stando ai dati che emergono dal monitoraggio curato da Coldiretti. Durante l’estate potrebbero addirittura appesantirsi. Per il momento l’aumento maggiore, che è già pari all’8,4%, è quello che riguarda la frutta. La verdura segue col 5%, ma l’elenco è abbastanza lungo. C’è il pesce surgelato con un +4,2% e c’è il latte che aumenta del 4,1%. I salumi subiscono un rincaro del 3,4%, la pasta del 3,7%, il burro del 2,5%. Le carni, infine, subiscono un incremento pari al 2,5% e i formaggi del 2,4%. «A pesare – spiega la Coldiretti - è anche la situazione climatica avversa che ha tagliato le produzioni, sulle quali gravano anche le preoccupazioni per la carenza di lavoratori per la raccolta. Tutto questo potrebbe comportare ulteriori perdite a carico dell’offerta nazionale. Per gli agricoltori italiani oltre al danno si aggiunge la beffa, quella di essere costretti a lasciare i già scarsi raccolti nei campi per la mancanza di manodopera. È l’effetto della chiusura delle frontiere decisa nel corso dell’emergenza Covid, che ha tenuto a casa loro i lavoratori stranieri che ogni anno arrivano nei nostri campi per poi tornare nel proprio Paese». Il risultato è che 1 frutto su 5, tra quelli che durante l’estate risultano i più venduti, spariranno dalle nostre tavole.

I produttori in crisi
A stravolgere i mercati, riducendo l’assortimento e facendo gonfiare i prezzi, si sommano più fattori. La carenza di braccianti nelle principali zone di produzione, ma anche le difficoltà delle aziende che sono state costrette a fronteggiare un calo di consumi (specie per la prolungata chiusura di bar e ristoranti) e che ora si ritrovano a fare i conti con l’ulteriore difficoltà nell’ottenere i contributi previsti dal governo e i prestiti garantiti dallo Stato. In molti hanno anche anticipato i fondi della cassa integrazione ai dipendenti. Il mix, alla fine, lo pagano i consumatori. E mentre circolano scontrini che includono un’improbabile tassa Covid, c’è chi approfitta della situazione per applicare rincari che sfuggono persino alle statistiche dell’Istat.

Banconi vuoti
La carenza di frutta e verdura, già nelle prossime settimane, potrebbe arrivare quasi al 30 per cento. Coldiretti, che monitora quotidianamente l’andamento della raccolta, ha già la lista dei prodotti introvabili: albicocche, ciliegie, pesche, meloni, limoni, arance, clementine, ma anche fragole, mandorle e castagne. Situazione più o meno analoga anche per molti ortaggi: dalla lattuga ai cavolfiori, dai broccoli agli spinaci, ma anche per zucchine, aglio, ceci, lenticchie e legumi freschi.

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  • Italia

Perché l'Oms non è stata all'altezza. L'accusa dell'epidemiologo Pasini

  • AGI
  • 24 Maggio 2020

La critica dell'epidemiologo: "Troppo appiattita sulle posizioni cinesi, rivedere il suo ruolo"

"È necessario rivedere il ruolo dell'Organizzazione mondiale della sanità, fare un'analisi serena e oggettiva di tutti gli errori. Perché bisogna pensare all'Oms come ad un'agenzia da potenziare e anche da rendere indipendente dall'influenza cinese che ora è potentissima. Non ha senso che sia così appiattita sulle posizioni cinesi". Lo sostiene in un'intervista all'AGI l'epidemiologo Walter Pasini.

"Sull'Organizzazione mondiale della sanità rimangono tante perplessità - osserva - non sempre è stata all'altezza perché non ha dato indicazioni chiare. E' stata un po' tardiva, accodandosi alle posizioni della Cina".

Pasini punta il dito contro l'Oms per quello che definisce "un errore fondamentale, non aver capito che i viaggiatori internazionali avrebbe portato dappertutto il contagio e così non aver dato indicazioni del blocco dei voli. Era evidente invece - insiste - che nessuno doveva entrare e uscire dalla Cina, la tempistica dell'Oms non è stata all'altezza" ripete.

Concorda invece con l'invito di Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell'Oms, a fare vacanze italiane, sia per un senso di sicurezza sia per un motivo etico. "Ha un senso - dice Pasini - mi sembra un'indicazione giustificata dalla situazione internazionale, non conosciamo in modo sufficiente la situazione negli altri paesi, e siamo ormai a giugno".

Anche se avverte sul rischio legato agli spostamenti da Regione a Regione, probabilmente dal prossimo 3 giugno. "Temo molto di più questi spostamenti rispetto alla movida, che certo può essere un rischio e nasce dal fatto che i giovani si sentono invincibili e minimizzano".

Ma il via libera dovrà essere tra Regioni con dati simili di contagio o valido per tutte? "Sarà difficile che lo Stato adotti misure diverse - risponde l'epidemiologo - certo la Lombardia ha avuto un'epidemia nettamente molto più diffusa e in teoria potrebbe essere data un'indicazione diversa. Ma trovo difficile che il governo faccia queste distinzioni".

"Bisognerà vedere, dipende molto anche dalla responsabilità dei cittadini. E bisogna - prosegue ancora - avere a disposizione la possibilità di identificare presto i nuovi casi e tracciare i nuovi contatti, cosa che finora è stata fatta molto poco. Se c'è stata una mancanza, è di non aver effettuato diagnosi in modo tempestivo".

"Il sequestro domiciliare di un intero paese - sottolinea - è una misura mai prima adottata nella storia e da nessun paese, e i risultati di adesso" della curva dei contagi finalmente in discesa, sono il "frutto di una misura straordinaria con costi sociali e umani molto alta".

Fiducioso? "Sono assolutamente fiducioso - risponde - è stato un enorme sacrificio al quale il paese ha risposto in modo sorprendente, e adesso abbiamo a disposizione tante cose, capacità diagnostiche da potenziare, test sierologici per avere un'idea della dimensione del contagio, strumenti in più. E sappiamo anche contro chi combattiamo".

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  • Italia

Scuola, cantieri e Autostrade: le tre questioni che agitano il governo

  • AGI
  • 24 Maggio 2020

Nel 'fronte progressista', ovvero quelle forze nel Pd e nel Movimento 5 stelle che hanno dato vita al Conte II e anzi auspicavano inizialmente anche un patto più stretto in prospettiva tra i due principali azionisti, si alza l'allarme. E non solo per le continue fibrillazioni

Il nodo più urgente da sciogliere è quello sulla scuola, ma nel governo e nella maggioranza è alta tensione anche sul dossier Autostrade e su quello dei cantieri.

Nel 'fronte progressista', ovvero quelle forze nel Pd e nel Movimento 5 stelle che hanno dato vita al Conte II e anzi auspicavano inizialmente anche un patto più stretto in prospettiva tra i due principali azionisti, si alza l'allarme. E non solo per le continue fibrillazioni.

Anche per quei messaggi che arrivano dall'ala pentastellata più ostile in un primo momento alla formazione del governo sul fatto che non c'è alcun automatismo che porti al voto qualora l'esecutivo dovesse andare in difficoltà.

Finora il premier è riuscito a trovare sempre una mediazione ma le tensioni aumentano ogni giorno. "Camminiamo su un crinale pericoloso", dicono nel Pd. Sotto osservazione le mosse dell'ala che fa riferimento a Di Maio.

E l'attacco arrivato oggi dal vice ministro Cancelleri su Atlantia, con il ministro De Micheli già nel mirino di Italia viva sul tema dei cantieri. Il timore di un incidente dietro l'angolo o che il governo possa incagliarsi su qualche scoglio in estate è ben presente nelle forze che sostengono l'esecutivo che ha superato la prova dell'emergenza sanitaria ma ora si troverà ad affrontare l'emergenza economica.

L'assedio a Conte viene portato avanti tra sospetti e spinte contrapposte. Sul dossier della scuola, per esempio, non è facile trovare un punto di caduta. Ieri lo stesso presidente del Consiglio ha preso atto delle posizioni inconciliabili e ha spiegato di voler fare un'ulteriore valutazione con il ministro.

Ma nella premessa del vertice il premier ha spiegato che i concorsi sulla scuola si devono fare, ricordando come il decreto scuola sia già stato votato da Pd e Leu a dicembre (al dicastero dell'Istruzione c'era il ministro Fioramonti) e che ad aprile, quando il ministro Azzolina ha varato le regole per i concorsi, non c'è stata una vera sollevazione da parte degli altri partiti della maggioranza. Ditemi che cosa e' cambiato, la richiesta del Capo dell'esecutivo ai partecipanti all'incontro in video conferenza. E se il Movimento 5 stelle ha preso la difesa del ministro è perché - questa la tesi - si rischia di delegittimare la sua azione, il Pd ha ricordato come sia cambiato il mondo con il Coronavirus e che, anche per non arrivare a uno scontro con i sindacati e le famiglie, l'unica strada è quella del reclutamento in base ad una semplice graduatoria per titoli.

Rilanciando - al pari di Leu - l'exit strategy: niente concorso ad agosto con 70 mila persone ma 'partenza' di 40 mila (in realtà sarebbero 32 mila) insegnanti a tempo determinato e poi una prova - orale o scritta - da tenersi al termine dell'anno scolastico per l'immissione in ruolo, allargando anche la platea. Ma M5s - e sul tema dei concorsi ha la sponda di Italia viva - tiene il punto e chiede al presidente del Consiglio di non arretrare. La parola 'mediazione' ieri al vertice non è stata pronunciata ma Pd e Leu si aspettano che arrivi una soluzione che vada anche al di là degli equilibri politici.

A pesare in ogni caso sono i numeri con l'asse Pd-Leu-centrodestra che potrebbe far passare gli emendamenti sulle assunzioni per titoli già lunedì in Commissione a palazzo Madama. E anche se poi giungesse un maxi emendamento al dl, la partita sul voto di fiducia si giocherebbe sul filo di lana. Il sentiero è stretto e ancora più stretti sono i tempi: i termini del decreto scadono il 7 giugno e il rischio è che pure alla Camera nel passaggio successivo possano riscontrarsi rallentamenti.

I dem non vogliono far cadere il governo "ma noi - ha avvertito Orlando - abbiamo solo due guance". Un ragionamento che, al di là delle istanze di Delrio - che in realtà sono anche quelle di Zingaretti, ovvero la necessità di dare "un'anima politica" ai provvedimenti economici e una visione futura - vale anche per gli altri nodi, ovvero quello sui cantieri (con il rebus 'modello Genova' o no e le distanze tra Pd e Iv) e su Autostrade.

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  • Italia

Pressing della maggioranza su Conte. È scontro su scuola e cantieri

  • AGI
  • 23 Maggio 2020

Trattative bloccate all'interno del governo. E i temi sul tavolo sono tanti: dai concorsi per stabilizzare gli insegnanti al codice degli appalti. Nelle ultime ore è scoppiato anche il dossier Atlantia che era rimasto in freezer e oggi è nuovamente oggetto di frizioni

Pressing dei partiti della maggioranza sul presidente del Consiglio Conte su tutti i dossier sul tavolo. A partire da quello sulla scuola. Per ora nessun accordo sul tema dei concorsi. Il vertice di maggioranza di venerdì sera. durato quasi tre ore - si è tenuto in video conferenza - non ha fatto registrare, viene riferito da fonti presenti all'incontro, alcun passo avanti.

Da una parte Pd e Leu che hanno alzato il muro e dicono no anche alla clausola di emergenza pensata dal ministro Azzolina (se si rialzano i contagi niente selezione in presenza) e puntano sul reclutamento dei professori in base ad una semplice graduatoria per titoli, dall'altra il responsabile dell'Istruzione e il Movimento 5 stelle.

Le stesse fonti riferiscono che la trattativa è bloccata e che il premier avrebbe perorato la causa del ministro pentastellato, spiegando ai capigruppo della maggioranza che occorre una mediazione che non può non tener conto del piano portato avanti dalla Azzolina. Il tempo stringe però, perché lunedì si dovrebbe cominciare a votare in commissione al Senato gli emendamenti al decreto sulla scuola e il governo - sottolineano fonti parlamentari dem e Leu - potrebbe andare sotto. "Senza un'intesa il voto di fiducia è altamente a rischio", spiegano più fonti.

Il braccio di ferro continua, anche sul piano della ripartenza a settembre, con Italia viva che avrebbe già voluto riaprire. "Anzi sembra che non Conte e M5s non vogliano neanche la clausola di salvaguardia...", osserva una fonte parlamentare dem.

Il premier intanto è al lavoro sul dl semplificazione. E non sarà - ha chiarito piu' volte - solo un via libera ai grandi cantieri. Il presidente del Consiglio ha avocato a sé il dossier. Ci sarà un intervento sul codice degli appalti per rendere più veloci le procedure, rafforzando allo stesso tempo i presidi di legalità, ma anche norme legate ai comuni, per 'sburocratizzare' le regole di piccole opere.

Tuttavia nella maggioranza sul cosiddetto 'modello Genova' si continuano a registrare distanze. Italia viva vorrebbe replicarlo, ma il Pd con il ministro De Micheli alza il muro. Si deve partire - questa la linea - dal piano messo a punto da tempo per realizzare infrastrutture per i prossimi 15 anni, attraverso procedure negoziate sotto la soglia europea dei cinque milioni di euro. I renziani insistono: "Genova, Expo, chiamatelo come vi pare - osserva il ministro Bellanova - il problema non è il nome. Il problema è dare all'Italia un modello agile e veloce per costruire le infrastrutture che servono al Paese".

Sembra risolto, invece, il nodo sulle risorse negate in un primo momento alle zone rosse. Il presidente del Consiglio Conte ha comunque rassicurato che la norma verrà corretta con un emendamento al dl rilancio. I fondi andranno a tutti i comuni più colpiti e la cifra sarà superiore ai 200 milioni previsti, mentre le regioni da tempo sono in pressing per avere maggiori risorse nel provvedimento che approderà alla Camera.

I fari sono sempre puntati sui dati del contagio. La conferenza Stato regioni ha approvato oggi le linee guida sulle riaperture ma resta il paletto sugli spostamenti. I casi sono in calo ma "e' evidente che non si apre una regione ad alto rischio", ha spiegato il ministro per gli Affari regionali, Boccia. Sotto esame sempre la regione Lombardia, anche se registra mille guariti in un giorno.

Ma nel governo intanto è scoppiato il dossier Atlantia che era rimasto in freezer. La società dei Benetton ha deciso di confermare il piano di investimenti straordinari in autostrada e di passa alle vie legali. Il governo non accetta diktat ma tra i rosso-gialli il tema resta divisivo. Mentre Iv e' intenzionata a portare a casa il 'piano shock' sulle infrastrutture i pentastellati su Autostrade tengono il punto. E il presidente del Consiglio aspetta anche il rush finale della proposta della Commissione Ue sul Recovery Fund.

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  • Italia

L'obiettivo di Ascani: consentire a studenti di celebrare ultimo giorno

  • AGI
  • 23 Maggio 2020

La proposta della viceministra all'istruzione: "Vorrei dare la possibilità agli studenti delle ultime classi dei singoli cicli, la quinta elementare, la terza media, le quinte superiori, di potersi incontrare a scuola, se possibile anche nella loro aula, per celebrare l'ultimo giorno dell'anno scolastico 2019-2020"

"Vorrei dare la possibilità agli studenti delle ultime classi dei singoli cicli, la quinta elementare, la terza media, le quinte superiori, di potersi incontrare a scuola, se possibile anche nella loro aula, per celebrare l'ultimo giorno dell'anno scolastico 2019-2020".

È la proposta della viceministra Pd all'Istruzione Anna Ascani, che in un'intervista a 'la Repubblica, spiega: "Se proprio non si potrà dare il via libera per un incontro a scuola, immaginiamo allora un museo: l'ultima visita di istruzione nell'anno in cui gite e mostre sono saltate per l'emergenza".

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  • Italia

Vaccino antifluenzale. Presto la nuova circolare del ministero: per ora niente obbligo per gli anziani ma si pensa a raccomandazione per gli over 60 e per i bambini fino a 6 anni

Il Ministero della Salute sta limando la circolare con le indicazioni per la prossima stagione di cui abbiamo già parlato un mese fa. Alcune Regioni hanno chiesto di introdurre l’obbligo (il Lazio lo ha fatto per gli over 65) ma per ora dal Ministero si punta sulla raccomandazione. L’obiettivo, è quello di fare in modo che in autunno quando si ripresenterà l’influenza si possano distinguere i soggetti affetti da influenza con i malati di Covid visto che la sintomatologia iniziale è molto simile.

È in arrivo la nuova circolare del Ministero della Salute con le indicazioni per la prossima stagione influenzale. Rispetto alla bozza che abbiamo pubblicato il mese scorso le novità principale dovrebbero essere rappresentate dal fatto che viene estesa la raccomandazione alla popolazione over 60 (fino ad oggi era raccomandata e gratuita per gli over 65) e poi viene esplicitamente raccomandata per i bimbi fino ai 6 anni. Chiaramente per tutte queste fasce di età la vaccinazione dovrebbe essere gratuita.

L’obiettivo, è quello di fare in modo che in autunno quando si ripresenterà l’influenza si possano distinguere i soggetti affetti da influenza con i malati di Covid 19 dato che la sintomatologia iniziale è molto simile.

Sembra dunque tramontare l’idea di rendere obbligatorio il vaccino contro l’influenza perlomeno per gli anziani anche se alcune Regioni (Lazio in testa che ha fatto proprio un’ordinanza in tal senso) lo avevano chiesto così come per esempio anche Forza Italia che ha presentato una mozione in Parlamento nei gioni scorsi.

Queste le categorie per le quali si sta valutando la raccomandazione alla vaccinazione antinfluenzale:
1. Persone ad alto rischio di complicanze o ricoveri correlati all'influenza:
- Donne che all’inizio della stagione epidemica si trovano in gravidanza e nel periodo “postpartum”.
- Soggetti dai 6 mesi ai 65 anni di età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza:
a) malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio (inclusa l’asma grave, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica e la broncopatia cronico ostruttiva-BPCO);
b) malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite;
c) diabete mellito e altre malattie metaboliche (inclusi gli obesi con indice di massa corporea BMI >30);
d) insufficienza renale/surrenale cronica;
e) malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie;
f) tumori e in corso di trattamento chemioterapico;
g) malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV;
h) malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali;
i) patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici;
j) patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari);
k) epatopatie croniche.

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  • Italia

Il traffico Internet in Italia è aumentato fino al 70%. Gli operatori: "La rete ha retto bene"

  • AGI
  • 22 Maggio 2020

In mattinata, riuniti in una tavola rotonda organizzata da Cisco, i direttori dei reparti di Information technology di Fastweb, Tim, Vodafone e Windtre hanno raccontato cosa è successo durante durante il lockdown e come hanno reagito le reti

Durante il lockdown, nonostante l'aumento esponenziale del traffico dati, la rete ha tenuto. In Italia si è registrato un incremento di consumo di Internet pari al 33% solo nella prima settimana, una percentuale di crescita che gli analisti generalmente stimano in un anno solare. Ma tutti i dati dei principali operatori italiani raccontano lo stesso quadro: negli ultimi tre mesi si è avuto un aumento del consumo di Internet da record, ma la struttura ha retto.

In mattinata, riuniti in una tavola rotonda organizzata da Cisco, i direttori dei reparti di Information technology di Fastweb, Tim, Vodafone e Windtre hanno raccontato cosa è successo durante durante il lockdown e come hanno reagito le reti.

Per quanto riguarda il traffico dati, Michele Gamberini, Chief Technology & Information Officer (Cto) di Tim ha evidenziato soprattutto un cambiamento nella distribuzione oraria: "Nella fascia 9 -13 si è arrivati al raddoppio dei volumi di traffico normalmente gestiti dalla rete di Tim". L'aumento di traffico si è riversato, in generale, "maggiormente sulla rete fissa rispetto alla rete mobile": però in aree suburbane e residenziali "si è visto invece un aumento maggiore di richiesta sulla rete mobile rispetto alle grandi città". Riguardo alle applicazioni Tim evidenzia un incremento significativo di "streaming video, gaming, browsing oltre che di uso di applicazioni di collaborazione e comunicazione", che vedono un traffico cresciuto di 11 volte rispetto al pre lock down.

È soprattutto il gaming ad aver avuto un impatto maggiore sul traffico. Marco Arioli, responsabile dell'ingegneria di rete di Fastweb, ha stimato che il traffico generato dal gaming sia aumentato del 300%. In generale, l'aumento del traffico medio è stato stimato in circa il 50-60%. Ma, "mentre prima del lockdown il picco della rete avveniva nelle ore serali, ora è aumentato notevolmente il traffico diurno, che non ha però generato un impatto consistente sulle reti che già possono gestire questi picchi", ha spiegato Arioli, che però ha evidenziato come l'uso delle reti Vpn (reti private virtuali), specie per lo smartworking, possono aver generato delle momentanee micro interruzioni.

Anche Benoit Hanssen, Cto di Windtre, ha registrato un aumento dell'uso di Internet, che ancora adesso per circa il 60/70% viene dal mondo dell'intrattenimento, quindi da piattaforme come YouTube, Facebook e Netflix: "La situazione straordinaria delle ultime settimane ha sottoposto le reti di telecomunicazione a picchi di traffico inattesi", ha detto Hansen, "ma grazie al nostro nuovo network possiamo confermare di essere riusciti a garantire con continuità servizi di elevata qualità e affidabilità". Per fronteggiare l'aumento di traffico, ha poi concluso, "abbiamo agito costantemente sulla nostra rete, con interventi mirati a sostenerla e ora è molto importante continuare a investire per evolvere e modernizzare ulteriormente infrastrutture e sistemi, in modo da rispondere alla necessità crescente degli italiani di lavorare e studiare da remoto".

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  • Italia

Lo sfogo di Giorgetti: "Chiedono collaborazione e provocano sui morti"

  • AGI
  • 22 Maggio 2020

Il leghista: Fico mi è sembrato molto in imbarazzo. Il governo lombardo? Tutti possono sbagliare ma attaccare in questo modo proprio non ha senso

“In questo momento secondo me c’è da dare da mangiare alla gente, poi si vedrà. Però dico anche che se uno si sforza di portare la discussione su un tono civile e l’esito è questo qua... Io non capisco davvero a che pro, a che cosa serva”.

Il vicesegretario leghista, Giancarlo Giorgetti, in un'intervista al Corriere della Sera, esprime tutto il proprio disappunto per l’intervento in Aula del deputato 5Stelle Ricciardi, che ha attaccato il modello lombardo della Sanità e tutto il centrodestra che lo sostiene. Tanto che adesso viene da chiedersi: che ne sarà adesso della richiesta di collaborazione tra governo e opposizione, che tanto sta a cuore al presidente Mattarella?

E alla domanda Giorgetti risponde così: "non è tanto l’attacco alla Regione Lombardia. È che un intervento come quello” di Ricicardi “è contro chi gli ha chiesto di avere un altro tipo di atteggiamento”. Per poi aggiungere: “Questi attacchi non aiutano nessuno. Io sono uno che si è speso e non voglio fare processi al governo regionale, perché tutti possono sbagliare. Però farlo in quel modo, in una situazione di questo tipo, proprio non ha senso”.

E in una seconda intervista, questa volta a La Stampa, sempre Giorgetti avverte: “In giro c’è tanta gente davvero disperata e i politici dovrebbero dare l’esempio invece di soffiare sul fuoco. Devono stare attenti, il paese esplode. Fare critiche, ma con equilibrio, evitando le pagliacciate”.

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  • Italia

L’Inps “scopre” che i morti per Covid potrebbero essere più di quelli ufficiali. Ma lo sapevamo già

Anche l’Inps, dopo Istat e Iss ha effettuato un’analisi della mortalità generale riscontrando una crescita superiore alle attese imputabile in gran parte al Covid, sottolineando però che i morti potrebbero essere quasi 19mila in più di quelli ufficiali. La notizia ha fatto scalpore sui media ma in realtà che vi fossero più morti per Covid lo avevano già rilevato tre settimane fa proprio Istat e Iss.IL DOSSIER INPS.

Secondo l’Inps il calcolo dei decessi per Covid basato solo sui dati della Protezione Civile non è attendibile perché la loro quantificazione “è influenzata non solo dalla modalità di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus”.

E’ quanto sottolinea un documento appena pubblicato dall’Inps contenente un’analisi della mortalità per Covid rispetto all’andamento generale della mortalità soffermandosi in particolare su due periodi distinti che vanno dal 1° gennaio al 28 febbraio 2020 e dal 1° marzo al 30 aprile, in modo - si legge nel rapporto - "da evidenziare gli effetti sulla mortalità della pandemia da Covid-19 che si è diffusa prepotentemente a partire dalla fine di febbraio".

Il documento dell’Inps rileva inoltre che “anche il luogo in cui avviene il decesso è rilevante poiché, mentre è molto probabile che il test venga effettuato in ambito ospedaliero è molto difficile che questo venga effettuato se il decesso avviene in casa”.

Fatte queste premesse l’Inps rileva, nel periodo che va dal 1° gennaio al 28 febbraio 2020, un numero di decessi inferiore di 10.148 rispetto ai 124.662 attesi, mentre nel periodo dal 1° marzo al 30 aprile 2020, registra un aumento di 46.909 decessi rispetto ai 109.520 attesi.

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  • Italia

Aggressioni operatori sanitari e socio-sanitari. Via libera dalla Camera.

Inoltre, l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie che verrà istituito presso il Ministero della Salute dovrà essere costituito, per la sua metà, da rappresentanti donne. Queste le principali novità introdotte nel corso dell'esame del provvedimento in Aula. In caso di aggressioni, restano le pene di reclusione fino a 16 anni e sanzioni fino a 5.000 euro. Previsti protocolli operativi con le forze di polizia per garantire interventi tempestivi. Il Ddl torna ora in terza lettura all'esame del Senato.

L'Assemblea della Camera ha approvato all'unanimità (427 sì su 427 votanti) il Ddl recante disposizioni per la tutela della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Il testo, già licenziato dal Senato il 25 settembre 2019, è stato ampiamente modificato, prima dalle Commissioni Giustizia e Affari sociali nel corso dell'esame in sede referente, poi dall'Assembla di Montecitorio. Ora tornerà in terza lettura al Senato.

Tra le maggiori novità introdotte dall'Aula, con un emendamento di FdI accolto dal Governo è stato soppresso l'articolo 7 con il quale si prevedeva l'obbligo per le aziende sanitarie, per le pubbliche amministrazioni e per le strutture e servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici, privati o del privato sociale, di costituirsi parte civile nei processi di aggressione nei confronti dei propri esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni.

La ragione di questa scelta è stata così spiegata in Aula dal relatore per la Commissione Giustizia, Michele Bordo (Pd): "La volontà politica permane; anche se ci siamo resi conto che prevedere un obbligo di costituzione di parte civile per le aziende, sia pubbliche che private, obiettivamente sarebbe stata una forzatura incompatibile, o difficilmente compatibile con quanto previsto in materia dal nostro ordinamento. Siccome con questa legge noi intendiamo tutelare sia gli operatori sanitari pubblici che quelli privati, non ci è sembrato giusto prevedere un obbligo differente a seconda che l'operatore sia un dipendente della struttura pubblica piuttosto che un dipendente privato".

  • Italia

Zero contagi in Veneto. "Il modello funziona"

  • AGI
  • 21 Maggio 2020

Ad annunciare il risultato è stato il professor Andrea Crisanti, consulente della regione. Dal focolaio di Vo', dove si registrò il primo morto italiano per coronavirus, si è arrivati a un modello vincente basato su una "sorveglianza attiva"

Il Veneto ha raggiunto oggi il livello zero contagi: ad annunciare il risultato, ottenuto in netto anticipo rispetto alle previsioni, è stato il professor Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia dell'Università di Padova e consulente scientifico della regione. "Questo è il risultato di un lavoro che ha visto in prima linea la Regione, l'Università di Padova e l'Azienda Ospedale di Padova", ha spiegato Crisanti, "va a tutte le persone che hanno lavorato giorno e notte per aggiungere questo risultato, e alla fine l'intuizione di cercare gli asintomatici ha pagato".

"Il modello Veneto funziona", ha sottolineato Crisanti, "lo zero è un bene prezioso da conservare con un comportamento virtuoso". Il virologo ha ringraziato "tutti quelli che ci hanno creduto, a chi ha rispettato le regole spesso dure delle precauzioni messe in atto per il contenimento dei contagi, confidando che questo importante traguardo non vada perso".

Dal bollettino del Veneto emerge che sono in totale 19.038 i casi di tamponi positivi, appena due in più di ieri: ma dalle 8 alle 17 di oggi i contagi sono stati zero. Gli attualmente positivi sono 3247 (-259), 13.938 i negativizzati (+240). In isolamento domiciliare ci sono 3210 cittadini (-240). Nelle ultime 24 ore ci sono stati cinque morti, due all'ospedale di Treviso, due in quello di Villafranca veronese. Prosegue il calo nelle terapie intensive, dove si trovano 40 pazienti (-6), dei quali 27 già negativizzati, su un totale 550 pazienti ricoverati (-21).

Per il Veneto il traguardo degli zero contagi rappresenta un grande salto rispetto a tre mesi fa, quando si scoprì il focolaio di Vo', il piccolo comune in provincia di Padova dove viveva la prima persona morta ufficialmente di COVID-19 in Italia. Insieme a Codogno, quello di Vo' fu identificato come il focolaio italiano dell'epidemia, e per giorni la preoccupazione per la situazione in Veneto fu molto alta, al pari di quella per la Lombardia e l'Emilia-Romagna, le regioni che da subito sembrarono più coinvolte.

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  • Italia

Arrestato per corruzione il 'capo' dell'emergenza Covid in Sicilia

  • AGI
  • 21 Maggio 2020

Antinino Candela avrebbe intascato mazzette per 260 mila euro. L'operazione "Sorella sanità" che ha fatto luce su un vasto sistema di mazzette e appalti pilotati nella sanità ha fatto scattare 12 misure cautelari personali, sequestri di imprese e disponibilità finanziarie. Le tangenti promesse ai pubblici ufficiali raggiungono una cifra stimata in almeno 1.800.000 euro

Corruzione e appalti pilotati nella sanità siciliana: otto persone sono finite agli arresti domiciliari tra cui Antonino Candela, 55 anni, attuale coordinatore della struttura regionale per l'emergenza Covid-19, già commissario straordinario e direttore generale dell'Asp di Palermo. L'operazione "Sorella sanità" che ha fatto luce su un vasto sistema di mazzette e appalti pilotati nella sanità ha portato a 12 misure cautelari personali, sequestri di imprese e disponibilità finanziarie. Su delega della procura della Repubblica di Palermo, i finanzieri del Comando Provinciale hanno dato esecuzione ad un'ordinanza del gip nei confronti di 12 persone, a vario titolo indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti.

Nel pieno dell'emergenza coronavirus il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, il 12 marzo scorso aveva nominato Antonino Candela, coordinatore della struttura regionale per l'emergenza coronavirus in Sicilia. A Candela era affidato il compito di fare da collegamento fra l'assessore alla Salute Ruggero Razza e le strutture pubbliche, avendo come interfaccia anche la Protezione civile. Nel 2016 aveva ricevuto la Medaglia d'argento al merito della Sanità pubblica che andava a premiare l'impegno per il funzionamento, per la legalità e l'anti-corruzione nel settore. Aveva spiegato l'allora ministro della Salute che si intendeva in questo modo dare un riconoscimento a "veri e propri 'eroi del nostro tempo', persone che hanno compiuto straordinari e generosi atti di coraggio per proteggere e aiutare chi soffre, nonché eminenti studiosi che con il loro costante lavoro e il loro impegno consentono il progresso della conoscenza e della scienza medica".

"Ricordati che la sanità è un condominio e io sempre capo condominio rimango", diceva invece, non sapendo di essere intercettato, Candela, che, sottolinea il gip "si atteggiava a strenuo paladino della legalità", ma che è ritenuto a capo di uno dei centri di influenza in grado di condizionare e pilotare gli appalti, intascando mazzette per 260 mila euro.

Tra gli altri destinatari di custodia cautelare in carcere: Fabio Damiani, 55enne di Palermo, attuale direttore generale dell'Asp di Trapani, e Salvatore Manganaro, 44 anni, di Agrigento, 'faccendiere' di riferimento per Damiani. Otto sottoposti agli arresti domiciliari tra cui Antonino Candela, 55 anni, attuale coordinatore della struttura regionale per l'emergenza Covid-19, già commissario straordinario e direttore generale dell'Asp di Palermo.

Ai domiciliari pure Giuseppe Taibbi, 47 anni, di Palermo, 'faccendiere' di riferimento per Candela; Francesco Zanzi, 56 anni, di Roma, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie Spa; Roberto Satta, 50 anni, di Cagliari, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie spa; Angelo Montisanti, 51 anni, di Palermo, responsabile operativo per la Sicilia di Siram spa e amministratore delegato di Sei Energia scarl; Crescenzo De Stasio, 49 anni, di Napoli, direttore unità business centro sud di Siram spa, Ivan Turola, 40 anni, di Milano, "referente occulto" di Fer.co. srl; Salvatore Navarra, 47 anni, di Caltanissetta, presidente del consiglio di amministrazione di Pfe spa. Nei confronti di Giovanni Tranquillo, 61 anni, di Catania, referente occulto di Euro&promos Spa e di Pfe spa, di Giuseppe Di Martino, 63 anni, di Polizzi Generosa, ingegnere e membro di commissione di gara, e' stata invece applicata la misura del divieto temporaneo di esercitare attività professionali, imprenditoriale e pubblici uffici. Con il medesimo provvedimento il gip ha disposto il sequestro preventivo di 7 società, con sede in Sicilia e Lombardia, nonché di disponibilità finanziarie per 160 mila euro.

Le tangenti promesse ai pubblici ufficiali raggiungono una cifra stimata in almeno 1.800.000 euro. Le indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Economico - Finanziaria delle fiamme gialle palermitane - svolte con l'ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami documentali e dei flussi finanziari - hanno consentito di ipotizzare l'esistenza di quello che viene definito "un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli che avrebbero asservito la funzione pubblica agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica".

Le fasi del sistema corruttivo ruotavano intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall'Asp 6 di Palermo, svelando "le trame sottese all'accaparramento di appalti milionari del settore sanitario siciliano". Nello specifico sono state analizzate 4 procedure ad evidenza pubblica interessate da turbative, aggiudicate a partire dal 2016, il cui valore complessivo sfiora i 600 milioni di euro, relativa alla gestione e manutenzione apparecchiature elettromedicali, bandita dall'Asp 6 del valore di 17.635.000 euro; servizi integrati manutenzione apparecchiature elettromedicali - bandita dalla Centrale unica di committenza del valore di 202.400.000 euro; fornitura vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici - bandita dal Asp 6 del valore di 126.490.000 euro; servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale - bandita dalla Cuc del valore di 227.686.423 euro.

Le "spregiudicate condotte illecite", sottolineano le Fiamme gialle, garantivano "l'arricchimento personale dei pubblici ufficiali infedeli e dei loro intermediari", mediante l'applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5% del valore della commessa aggiudicata. Gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società di livello nazionale, per gli inquirenti erano "consapevoli e partecipi delle dinamiche criminali", dalle quali "traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti".

Lo schema illecito, ricostruito dagli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia Economico - Finanziaria, appariva consolidato: l'imprenditore interessato all'appalto avvicina il faccendiere, noto interfaccia del pubblico ufficiale corrotto; il faccendiere, d'intesa con il pubblico ufficiale, concorda con l'impresa corruttrice le strategie criminali per favorire l'aggiudicazione della gara; la società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presenta la propria "offerta guidata", che sarà poi adeguatamente seguita fino all'ottenimento del risultato illecito ricercato.

Le condotte scorrette emerse nel corso dello svolgimento delle procedure turbate riguardano: l'attribuzione di punteggi discrezionali, non riflettenti il merito del progetto presentato; la sostituzione delle buste contenenti le offerte economiche; il pagamento di stati avanzamenti lavoro anche in mancanza della documentazione giustificativa necessaria; la diffusione di informazioni riservate, coperte da segreto di ufficio. I pagamenti delle tangenti in alcuni casi avvenivano con la classica consegna di denaro contante nel corso di incontri riservati, ma molto più spesso venivano invece mimetizzati attraverso complesse operazioni contabili instaurate tra le società aggiudicatarie dell'appalto e una galassia di altre imprese, intestate a prestanomi, ma di fatto riconducibili ai faccendieri di riferimento per i pubblici ufficiali corrotti.

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  • Italia

Mattarella ha firmato il Decreto rilancio

  • AGI
  • 20 Maggio 2020

Il provvedimento era stato varato dal Cdm all'inizio della scorsa settimana. Gualtieri: pagamento diretto di 600 euro a tutti i 4 milioni di lavoratori autonomi e collaboratori che li hanno già avuti: "Da domani le domande per i 1.200 euro per bonus babysitter o per i centri estivi".

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto rilancio varato all'inizio della scorsa settimana dal Consiglio dei ministri.

Il testo bollinato del decreto rilancio contiene 266 articoli in 323 pagine che mettono nero su bianco le misure messe in campo dal governo per la ripresa dell'economia italiana dopo l'emergenza Covid-19.

L'annuncio della "bollinatura", come si dice in gergo, era già arrivato dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, il quale ne aveva anticipato l'approdo in Gazzetta ufficiale avvenuto nella notte e ponendo l'accento sul fatto che "da domani le risorse saranno immediatamente utilizzabili".

A partire da mercoledì quindi, ha spiegato il ministro, "ci sarà il pagamento diretto dei 600 euro a tutti i 4 milioni di lavoratori autonomi, di collaboratori che li hanno già avuti e questo pagamento avverrà nell'arco di 2-3 giorni al massimo".

Inoltre, "sarà possibile fare domanda per i 1.200 euro per il bonus per la baby sitter e i centri estivi e poi giugno ci saranno i contributi a fondo perduto per le imprese e la terza tranche fino a 1.000 euro per i lavoratori autonomi".

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  • Italia

Sala: “Conte riveda la squadra dei ministri”

Il sindaco di Milano: “Oggi non vedo alternative a questo governo. Ma la collaborazione tra tecnici e politici funziona solo per un breve periodo per questo. La mia preoccupazione è per ottobre».

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala lo dice in maniera chiara e diretta. Senza troppi giri di parole: «Se dovessi dare un consiglio al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – afferma il primo cittadino di Milano in collegamento a Radio24 – posto che oggi non vedo alternative a questo governo, è che deve rafforzare il suo sistema».

«La collaborazione tra tecnici e politici funziona per un breve periodo - aggiunge -. Non voglio apparire irrispettoso ma non è che la compagine ministeriale non possa essere rivista». Insomma, Sala chiede cambiamenti anche se, specifica che non lo chiamerebbe «rimpasto», ma comunque invita il premier «a fare una una riflessione quando il vento diventerà forte, le difficoltà saranno enormi, se non avrà bisogno di avere davvero i migliori italiani al suo fianco».

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​Il Papa celebra i cento anni di Wojtyla

  • AGI
  • 18 Maggio 2020

Bergoglio: "Un uomo di Dio perché pregava tanto". La messa del Pontefice a San Pietro riaperta ai fedeli per ricordare Giovanni Paolo II. Nelle chiese obbligo della distanza di un metro e mezzo

Papa Francesco è arrivato nella Basilica di San Pietro, per celebrare all'altare della tomba di San Giovanni Paolo II la messa per il centenario della nascita di Wojtyla. Alla cerimonia, secondo quanto riferisce Vatican News, sono presenti circa 30 fedeli.

Da oggi, la Basilica di San Pietro è aperta a tutti. Sarà la Guardia svizzera del Vaticano a limitare l'accesso alla Basilica, con l'aiuto di volontari dell'Ordine di Malta.

La preghiera, la vicinanza al popolo e l'amore per la giustizia". Sono i tre tratti, indicati da Papa Francesco, che hanno caratterizzato San Giovanni Paolo II. Wojtyla, ha detto Bergoglio, "era un uomo di Dio perché pregava e pregava tanto. Ma come mai un uomo che aveva tanto lavoro per guidare la Chiesa pregava tanto? Lui sapeva bene - ha sottolineato - che il primo compito di un vescovo e' pregare. Non lo ha detto Vaticano II ma San Pietro", il "primo compito di un vescovo è pregare e lui lo faceva e ci ha insegnato che quando un vescovo fa l'esame di coscienza la sera deve domandarsi quante ore ha pregato". Wojtyla era "un uomo di preghiera".

Secondo tratto di Giovanni Paolo II: era "un uomo di vicinanza". "Non era un uomo distaccato dal popolo anzi, andava a trovare il suo popolo e giro' il mondo intero trovando, cercando il suo popolo, facendosi vicino", ha detto Francesco precisando che "la vicinanza e' uno dei tratti di Dio con il suo popolo", vicinanza che si fa forte in Gesù. "Un pastore e' vicino al popolo - ha poi continuato - al contrario non e' pastore e' un gerarca, un amministratore, forse buono, ma non è pastore".

"Giovanni Paolo II ci ha dato l'esempio di questa vicinanza, ai grandi e ai piccoli, ai vicini e ai lontani. Si faceva vicino". Wojtyla era un uomo che "amava la giustizia, ma la giustizia piena. Un uomo - ha sottolineato il Papa - che voleva la giustizia sociale, dei popoli", la giustizia "che caccia via le guerre", la "giustizia piena".

E Giovanni Paolo II "era l'uomo della misericordia, perché giustizia e misericordia vanno insieme, non si possono distinguere - ha precisato -. L'una senza l'altra non si trova". Wojtyla "ha fatto tanto perché la gente capisse la Misericordia di Dio, ha portato avanti la devozione a Santa Faustina". Giovanni Paolo II "aveva sentito che la giustizia di Dio aveva la faccia di misericordia e questo - ha proseguito - e' un dono che ci ha lasciato: la giustizia misericordia e la misericordia giustizia".

"Preghiamolo oggi - è la sua preghiera finale - che dia a tutti noi, soprattutto ai pastori della Chiesa, la grazia della preghiera, la grazia della vicinanza e la grazia della giustizia che e' misericordia e della misericordia che è giustizia"

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Covid. Dagli antivirali al plasma. Ecco tutte le 30 sperimentazioni in corso autorizzate da Aifa

L’11 marzo è stato approvato il primo trial clinico su pazienti Covid in Italia e da allora, in soli due mesi, l’Aifa ha approvato ben 30 sperimentazioni cliniche, condotte in tutta Italia, che analizzano l’efficacia e la sicurezza di 16 molecole diverse. Tra le ultime approvate quella relativa a uno studio nazionale comparativo randomizzato per valutare efficacia e ruolo del plasma dei pazienti convalescenti da Covid. Ecco un riepilogo dei farmaci testati e di cosa ci si aspetta da loro per la cura della malattia

Come è stato detto e ripetuto, al momento non esistono farmaci per il Covid-19. Le molecole attualmente testate negli studi clinici o somministrate ad uso compassionevole, per trattare i malati, in particolare modo i pazienti gravi, sono farmaci cosiddetti “riposizionati”, che in passato erano stati messi a punto (e in alcuni casi approvati ed usati) per altre patologie.
Si tratta principalmente di antivirali, che dovrebbero contrastare l’azione di Sars-Cov-2, di anti-infiammatori, che hanno l’obiettivo di placare la reazione eccessiva del sistema immunitario in risposta all’infezione e di anticoagulanti, che tendono ad evitare gli effetti trombociti causati dall’infiammazione.
Sono tutti trattamenti, come già ribadito più volte, che vanno testati in ampi studi clinici randomizzati per poterne valutare la sicurezza e l’efficacia nei pazienti. L’11 marzo è stato approvato il primo studio di questo tipo in Italia, per valutare gli effetti sui pazienti del farmaco antivirale remdesivir. Da allora, in soli due mesi, l’Aifa ha approvato ben 30 sperimentazioni cliniche, condotte in tutta Italia, che analizzano in totale l’efficacia e la sicurezza di 16 molecole diverse (vai al sito Aifa alla pagina dedicata). Quali sono questi farmaci e cosa ci si aspetta dai trial in corso?
Gli antivirali
I trial clinici condotti nel Paese sugli antivirali sono quattro. Uno valuta l’uso di favipiravir, il farmaco antinfluenzale giapponese che a marzo è stato oggetto di un ampio dibattito per quanto riguarda la sua efficacia sui pazienti Covid. Questo studio, in cui il farmaco viene testato sui pazienti gravi, viene condotto interamente in Italia, prevede l’arruolamento di 100 pazienti e dovrebbe concludersi a luglio.

A marzo Gilead ha dato poi il via a due studi su remdesivir, uno valuta il farmaco nei pazienti affetti da Covid moderata, l’altro nei pazienti da Covid grave. Gli studi sono ampi e condotti su scala internazionale, l’intenzione è di reclutare quasi 8.000 pazienti. L’Italia fa parte dei circa 200 Paesi coinvolti, con una quindicina di centri partecipanti allo studio. I risultati sarebbero attesi entro maggio, nel frattempo i primi dati di altri studi condotti negli Stati Uniti e in Cina su questo farmaco sembrano promettenti.

In questi casi si interviene su pazienti affetti da una forma moderata o grave, ospedalizzati. È stato approvato il 7 maggio uno studio che valuta invece l’efficacia della somministrazione precoce, orale, a domicilio, di diversi antivirali: darunavir-cobicistat, lopinavir-ritonavir, favipiravir e idrossiclorochina. L’intento è capire se un intervento precoce possa prevenire la progressione dell’infezione verso forme cliniche gravi o critiche con necessità di ricorso a cure ospedaliere o all’intubazione. Il trial, condotto in diversi centri italiani, coinvolgerà tra i 175 e i 435 pazienti e finirà ad agosto.

L’Italia, partecipa poi, insieme ad altri 100 e più Paesi in tutto il mondo, allo studio Solidarity, promosso dall’Oms, con una procedura facilitata per valutare i risultati dei trattamenti con remdesivir; lopinavir-ritonavir; lopinavir-ritonavir in combinazione con l’interferone beta1a e clorochina o idrossiclorochina.

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  • Italia

Riapre San Pietro. La potenza taumaturgica della bellezza

  • AGI
  • 18 Maggio 2020

Finisce l'era dello streaming. Domenica prossima chi vorrà potrà prendere messa nei luoghi sacri. E dell'arte che, nelle parole di Bergoglio, "ci porta a Dio"

Per capire cosa accade, in questo Vaticano che va riaprendo le porte all'uomo come Giovanni Paolo II chiedeva all'uomo di riaprirle al Redentore, conviene partire non dalla Basilica, ma dal Gianicolo. Dalla chiesa di San Pietro in Montorio: monte d'oro che si tinse di rosso nel sangue dell'Apostolo, qui sospeso ad una croce ma a testa in giù, ché al normale sarebbe stato troppo onore.

Il cancello è legato con una catena, la porta della chiesa annuncia: a mezzogiorno in punto di domenica prossima chi vorrà potrà finalmente prendere la messa. Il Tempietto, invece, chi vuole se lo guardi da lontano, dall'alto di otto gradini di travertino che lo dividono dalla piazzola sottostante, tutta polvere e sterpaglie e vista su Roma.

Non importa la distanza: è comunque bellezza pura, grande, micidiale, tale e quale a quella descritta da Sorrentino. È la bellezza che oggi viene riproposta come cura, dopo settanta giorni di chiusura e isolamento, a chi si era asserragliato in casa dall'inizio di una incerta primavera, e ne emerge che fa caldo come fosse piena estate.

Trenta gradi segna il termometro alla fine della mattinata, e scendere verso valle diventa fatica spossante per via della passata imposta inazione. Stamane, giù a San Pietro, un Papa Francesco solo quasi quanto lo era stato all'inizio, quando chiese a Dio di liberarci dal Male in un sagrato vuoto e malinconico, ha ricordato Karol Wojtyla. Santo e artista. "Gli artisti ci fanno capire cosa è la bellezza. E senza il bello, il Vangelo non si può capire", ha detto Bergoglio anche in una delle sue omelie da Santa Marta, che ora non ci saranno più.

Finisce lo streaming, riapre la Basilica, e con il dischiudersi dei sacri portoni alla luce si torna pian piano alla normalità. Ma la normalità vuol dire innanzitutto curare l'anima, e per curarla ci vuole il bello. Ecco allora, per l'appunto, che se il Tempietto del Bramante, cioè il bello allo stato puro, ancora si nega, è San Pietro che assolve alla missione taumaturgica. Gente in fila non molta: pesa la giornata calda e infrasettimanale, ma anche una certa ritrosia ad ammettere che le cose non marciano male. I virologi continuano a tenere alto l'allerta. Controlli come previsto, nè trascurati nè soffocanti: in fondo gli stessi per entrare nei palazzi del potere laico romano.

Dentro invece vince la frescura e quel silenzio che sa di chiostro medievale, perché di sottofondo ha voci indistinte che pare ripetano incessantemente la parola "rabarbaro", come si faceva nei doppiaggi di una volta. Suore e guardie svizzere in mascherina, turisti pochi o punti. Si aspetta con una certa ansia la riapertura dei Musei Vaticani, ma non ci si fanno illusioni: prima che riprenda il flusso vero, sarà già Natale.

Venticinque anni fa Josè Saramago immaginava, forse non a caso, la cecità come la nuova peste, e ne descriveva l'epidemia. Solo in una chiesa si ha la visione (meglio: l'unica persona non colpita dal male conduce gli altri in una chiesa, e qui sbalordisce): "Un uomo inchiodato alla croce con una benda bianca a tappargli gli occhi, e, li' accanto, una donna col cuore trafitto da sette spade e gli occhi tappati anch'essi con una benda bianca, e non c'erano soltanto quest'uomo e questa donna in simili condizioni, tutte le immagini della chiesa avevano gli occhi bendati, le sculture con una striscia di tessuto bianco legata intorno alla testa, i dipinti con una spessa pennellata di pittura bianca".

San Pietro è il contrario esatto: nessun bianco lattice a coprire la vista in una benda luminosa, ma colori semmai nascosti nella penombra, da scoprire senza far caso all'altrui scalpiccio. Le preghiere nelle cappelle hanno il sapore di una riappropriazione del territorio, e del tempo.

Soprattutto domina l'arte, chiamata oggi a portare, nelle parole di Bergoglio, "bellezza; una bellezza che sempre eleva il cuore, ci porta alla bontà, ci porta a Dio". Lo disse, una volta, Francesco in un'udienza: "L''arte, nella storia, è stata seconda solo alla vita nel testimoniare il Signore. È stata, ed è, una via maestra che permette di accedere alla fede più di tante parole e idee, perché con la fede condivide il medesimo sentiero, quello della bellezza".

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È il giorno delle riaperture. Cosa possiamo fare in sicurezza

  • AGI
  • 18 Maggio 2020

A partire da oggi drastico allentamento del lockdown. Le misure contenute nel nuovo dpcm. saremo liberi di spostarci all'interno della nostra Regione, continuando però a mantenere il distanziamento sociale di almeno un metro. Obbligo di mascherina nei luoghi chiusi

Il premier Conte ha firmato il nuovo dpcm, dopo l'intesa con le Regioni che concede loro più autonomia e responsabilità. A partire da oggi drastico allentamento del lockdown: saremo liberi di spostarci all'interno della nostra Regione, continuando però a mantenere il distanziamento sociale di almeno un metro. Obbligo di mascherina ove ciò non fosse possibile o nei luoghi chiusi. Divieto di uscire di casa con febbre superiore a 37,5. Dal 25 maggio via libera a palestre e centri sportivi, dal 3 giugno riapertura delle frontiere Ue.

Qui il testo del decreto:
Scarica l'allegato

obbligo di mascherina nei luoghi chiusi eccetto gli under 6. Vanno bene anche le mascherine autoprodotte, purché multistrato;
i soggetti con febbre superiore ai 37,5 gradi devono restare a casa;
distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro;
dal 15 giugno possibili i centri estivi per i bambini anche nei luoghi chiusi, rispettando i protocolli (ad esempio un adulto ogni 5 bambini sotto i 5 anni di eta');
è consentita l'attività motoria ma con almeno due metri di distanza;
gli eventi sportivi sono ancora sospesi, gli allenamenti consentiti ma a porte chiuse;
dal 25 maggio riaprono palestre, piscine, circoli sportivi;

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Superbonus 110% anche per le seconde case (ville escluse)

Fino a sei anni di carcere per chi chiede l'indennizzo a fondo perduto con l'autocertificazione antimafia falsa. Il Quirinale ancora in attesa del testo della maxi manovra

L'esclusione delle seconde case dal superbonus al 110% per gli immobili non è un'esclusione assoluta. Sono fuori gioco, per esplicita previsione della norma inserita nel decreto legge Rilancio, gli edifici unifamiliari che non siano abitazione principale: per ville e villette unifamiliari che non siano prima casa, per esempio, nulla da fare. È solo una delle tante precisazioni che sta accompagnando il lungo lavoro di messa punto della maxi-manovra da 155 miliardi che ne stanzia 55 per sostenere famiglie, lavoratori e imprese. Lavoro che rischia di diventare troppo lungo per un decreto che in larga parte punta a prolungare misure del “Cura Italia”.

Anche sul fronte fiscale sono molti i ritocchi allo schema di decreto approvato “salvo intese” mercoledì scorso e atteso nelle prossime ore alla firma del Capo dello Stato e subito dopo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Primo fra tutti quello invocato da imprese e professionisti sulla cancellazione dell'acconto 2020 dell'Irap: l'importo del versamento non dovuto è comunque escluso dal calcolo dell'imposta da versare a saldo per l'anno d'imposta 2019. Non solo. Con l'attività di restyling finale del testo novità in arrivo anche sui ristori a fondo perduto: si rischiano fino a 6 anni di carcere se con l'autocertificazione inviata alle entrate si dichiara il falso per potere incassare il ristoro dello Stato.

Tornando all'ecobonus potenziato al 110% rientreranno e nel beneficio al massimo livello le seconde case che fanno parte di un condominio. Sicuramente nel senso che potranno accedere all'agevolazione per le spese sostenute dal condominio. Da chiarire - ma questo è un dubbio più generale - se nella detrazione al 110% rientrino anche i lavori previsti dall'ecobonus tradizionale fatti nella singola unità abitativa e agganciati al lavoro condominiale “trainante” su cappotto termico o sostituzione della caldaia. Questa è, appunto, una questione che aspetta di essere chiarita dalla norma di legge e poi eventualmente da atti interpretativi: se i lavori della singola unità immobiliare (anche prime case) rientrino nella massima agevolazione quando sono “agganciati” (come prevede il meccanismo generale) a quelli trainanti. Dall'attuale testo si evince una risposta positiva: le agevolazioni si applicano, infatti, «agli interventi effettuati dai condomini, nonché, sulle singole unità immobiliari adibite ad abitazione principale». Ma la questione è delicata e qui pesano anche le virgole.

Chi invece bara sugli indennizzi a fondo perduto, come detto, dovrà fare i conti sul controllo incrociato Fisco-Viminale sui dati dell'autocertificazione rilasciata all'amministrazione finanziaria ai fini antimafia e che dovrà essere allagata alla domanda di accesso al beneficio.
Un esempio degli effetti paradossali che possono essere prodotti da questa lunga gestazione è quello della sospensione dei licenziamenti, finita alla mezzanotte di venerdì sera. In teoria quindi da sabato sono possibili licenziamenti individuali che, poi si scontrerebbero con il bis della sospensione prevista ex post dal decreto Rilancio.

Anche sul fronte fiscale sono molti i ritocchi allo schema di decreto approvato “salvo intese” mercoledì scorso e atteso nelle prossime ore alla firma del Capo dello Stato e subito dopo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Primo fra tutti quello invocato da imprese e professionisti sulla cancellazione dell'acconto 2020 dell'Irap: l'importo del versamento non dovuto è comunque escluso dal calcolo dell'imposta da versare a saldo per l'anno d'imposta 2019. Non solo. Con l'attività di restyling finale del testo novità in arrivo anche sui ristori a fondo perduto: si rischiano fino a 6 anni di carcere se con l'autocertificazione inviata alle entrate si dichiara il falso per potere incassare il ristoro dello Stato.

Tornando all'ecobonus potenziato al 110% rientreranno e nel beneficio al massimo livello le seconde case che fanno parte di un condominio. Sicuramente nel senso che potranno accedere all'agevolazione per le spese sostenute dal condominio. Da chiarire - ma questo è un dubbio più generale - se nella detrazione al 110% rientrino anche i lavori previsti dall'ecobonus tradizionale fatti nella singola unità abitativa e agganciati al lavoro condominiale “trainante” su cappotto termico o sostituzione della caldaia. Questa è, appunto, una questione che aspetta di essere chiarita dalla norma di legge e poi eventualmente da atti interpretativi: se i lavori della singola unità immobiliare (anche prime case) rientrino nella massima agevolazione quando sono “agganciati” (come prevede il meccanismo generale) a quelli trainanti. Dall'attuale testo si evince una risposta positiva: le agevolazioni si applicano, infatti, «agli interventi effettuati dai condomini, nonché, sulle singole unità immobiliari adibite ad abitazione principale». Ma la questione è delicata e qui pesano anche le virgole.

Chi invece bara sugli indennizzi a fondo perduto, come detto, dovrà fare i conti sul controllo incrociato Fisco-Viminale sui dati dell'autocertificazione rilasciata all'amministrazione finanziaria ai fini antimafia e che dovrà essere allagata alla domanda di accesso al beneficio.

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Scontro nella notte e rivolta delle Regioni contro Conte, poi l’accordo. De Luca: non ho firmato l’intesa, la Campania non riapre

I presidenti lamentavano l’ambiguità del Dpcm, alla fine l’intesa. Ma Bonaccini sfida il premier: «Ora voglio vedere chi rinuncerà ai 35 miliardi del Mes»

Ennesimo scontro nella notte sul decreto di Conte per riaprire l’Italia. I governatori hanno bruscamente frenato sul testo del decreto, accusando l'esecutivo di non aver rispettato l'intesa raggiunta nella tarda serata di ieri. E così è cominciata all’una di notte una nuova maratona, che si è protratta fino alle tre di notte. Al tavolo, per il governo, erano presenti il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. Alla fine un accordo è stato trovato, ma i momenti di tensione sono stati seri. Il punto chiave della protesta era la responsabilità dei protocolli di sicurezza fissati dall’Inail. Conte non aveva allegato al decreto il testo dell’intesa tra le Regioni, e questo – secondo i governatori – generava ulteriore ambiguità normativa.

Il premier aveva subito presentato una riformulazione del Dpcm, per placare la rabbia dei presidenti di regione, inserendo nelle premesse un riferimento alle linee guida unitarie delle Regioni. La cosa non era bastata e il decreto veniva considerato ancora vago. La soluzione sulla quale si è iniziato a convergere, intorno alle tre di notte, prevede un richiamo ai protocolli regionali sia nel testo del Dpcm sia negli allegati, dopo che la prima riformulazione del testo avanzata dal governo era stata rinviata al mittente dal fronte dei presidenti delle Regioni.

Ma le acque della protesta non erano del tutto placate, se è vero che il governatore della Liguria, Giovanni Toti, a caldo su Facebook si riservava di valutare ancora la scrittura finale del testo, oggi: «Ore 3 e 20 del mattino. Finito ora il confronto tra Regioni e Governo sul Decreto che dovrà riaprire l'Italia a partire da lunedì. Nell'accordo le linee guida delle Regioni saranno recepite nel Decreto, in modo da dare sicurezza a tutti gli operatori economici con regole certe e applicabili. Al Paese serve semplicità e chiarezza. Domani [oggi, ndr.] vedremo la stesura finale del Decreto. Buonanotte amici».

Il ministro Boccia ha invece provato subito a dare tutto per risolto, spegnendo ogni residua critica: «Lavoro intenso e molto utile per far ripartire il Paese in sicurezza», ha spiegato il ministro degli Affari regionali,al termine della riunione con il premier Giuseppe Conte e i governatori sul Dpcm. «Legittime le richieste delle Regioni. L'accordo che riprende le linee guida delle Regioni per le ordinanze sancisce ancora una volta la leale collaborazione tra regioni e governo. Ora ci sarà maggiore autonomia e responsabilità per le Regioni. Più i contagi vanno giù e più possono aprire, più vanno su e più dovranno chiudere. Sarà tutto trasparente, anche le responsabilità saranno chiare».

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  • Italia

Governo e Regioni hanno raggiunto all'alba l'accordo sulla Fase 2

  • AGI
  • 17 Maggio 2020

I governatori, secondo quanto ha riferito il presidente della Liguria, Giovanni Toti, hanno ottenuto che le loro linee guida siano inserite nel testo del decreto

Confronto durato fino a notte fonda tra il governo e le Regioni sul tema delle riaperture. Dopo l'intesa raggiunta venerdi' ieri sera erano ritornate le distanze. "Troppi cavilli", sono insorti il governatore ligure Toti e altri presidenti di regione. "Il Dpcm - questa la protesta - non faceva neanche riferimento al protocollo unitario firmato dalle Regioni".

Solo al termine di un lungo braccio di ferro l'accordo con la mediazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte: il documento dei presidenti delle regioni sarà allegato al Dpcm. Ma nelle lunghe ore di trattativa ci sono stati momenti di forte contrasto.

Alcuni governatori raccontano che lo stesso premier ha spiegato ai suoi interlocutori di non essere un'autorità scientifica o un organo tecnico. Ne è nata una disputa tra 'avvocati'. A cui, tra gli altri, hanno preso parte il governatore lombardo Attilio Fontana, il vicepresidente della Giunta campana Bonavitacola e il presidente pugliese e magistrato Michele Emiliano.

Altro punto su cui si sarebbe discusso - viene riferito - è la necessità di una preventiva indagine epidemiologica sul tema delle riaperture, poi l'intesa sull'obbligatorieta' di fare riferimento al monitoraggio del ministero della Salute.

"Il nostro obiettivo è sempre stato quello di dare regole certe alle attivita' che da lunedi' potranno riaprire e sicurezza a lavoratori e cittadini", ha osservato il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini.

Boccia: "Soluzione nell'interesse del Paese"
"Inizia questa nuova normalità in cui dovremo convivere col virus. Ora ci sarà maggiore autonomia e responsabilità per le Regioni. Piu' i contagi vanno giù e più possono aprire, più vanno su e più dovranno chiudere. Sarà tutto trasparente, anche le responsabilità saranno chiare". Lo afferma il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, intervistato dal 'Fatto quotidiano'. "Abbiamo lavorato confrontandoci e mediano con le Regioni e rivendico il metodo", afferma ancora Boccia, che sottolinea: "Si riapre e si controllano i dati. Se superiamo i livelli di guardia, i presidenti saranno obbligati a chiudere, e se non lo fanno dovremo farlo noi. Non inviare dati secondo il decreto ministeriale è come superare i velli di guardia”.

“Nel corso della riunione di questa notte abbiamo svolto un lavoro intenso e molto utile per far ripartire il Paese in sicurezza. L'accordo, che riprende le linee guida delle Regioni per le ordinanze, sancisce ancora una volta la leale collaborazione tra regioni e governo, ha aggiunto.

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  • Italia

Studio Italia-Usa-Canada. Selezionati tre anticorpi capaci di neutralizzare il Sars-Cov-2. Intervista a Giuseppe Novelli

I ricercatori del centro Trac, in Canada, in collaborazione con l'Università di Boston e di Roma Tor Vergata, hanno selezionato tre anticorpi altamente neutralizzanti contro Sars-Cov-2. I primi risultati in vitro e sugli animali sono incoraggianti, forse in pochi mesi si passerà alle sperimentazioni cliniche di quello che potrebbe essere un farmaco altamente specifico per la Covid-19. “Se venisse prodotto questo sarebbe un farmaco specifico contro il virus, e per ora non ne esistono”

La risposta è negli anticorpi. Gli anticorpi sono le molecole, specifiche, che il nostro sistema immunitario produce per combattere un patogeno nel corso della malattia, sono le proteine che, a lungo andare, anche dopo la guarigione, proteggono da una seconda infezione e sono le stesse che i vaccini fanno produrre al sistema immunitario a scopo preventivo per proteggere dai virus. In questo periodo abbiamo sentito parlare tanto di anticorpi, proprio ieri l’Aifa ha autorizzato uno studio per valutare l’efficacia della somministrazione, ai pazienti affetti da Covid-19, del plasma contenente gli anticorpi di coloro che sono guariti dall’infezione. La plasmaferesi non è una novità, è in sostanza una trasfusione, ed è un approccio adottato da decine di anni.

Le più moderne tecnologie consentono perfino di produrre immunoglobuline in modo sintetico e di selezionare in modo altamente specifico quelle più efficaci contro un patogeno. Ed è ciò che hanno fatto i ricercatori dell'Università di Toronto, nel laboratorio di Sachdev Sidhu.

Le ricerche vengono condotte in collaborazione con l’Università di Boston negli Stati Uniti e con l’Università di Roma Tor Vergata e presto, l’Italia, l’India e il Canada vorrebbero passare alle sperimentazioni cliniche. Ne parliamo con Giuseppe Novelli, Genetista dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e dell’Università del Nevada (USA).

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  • Italia

Nella Fase 2 riapriranno solo 6 attività su 10. L'allarme di Confesercenti

  • AGI
  • 16 Maggio 2020

Circa 6 attività su 10, tra negozi, bar e ristoranti, sono intenzionati a riaprire lunedì 18 maggio, data prevista per la ripartenza. A trattenere le imprese è soprattutto il timore di lavorare in perdita, ma anche il rebus delle regole di sicurezza e la paura del Coronavirus

Solo 6 attività su 10, tra negozi, bar e ristoranti, sono pronti a riaprire lunedì 18 maggio, data prevista della ripartenza. A trattenere le imprese è soprattutto il timore di lavorare in perdita, ma anche il rebus delle regole di sicurezza e la paura del Coronavirus.

A lanciare l'allarme è un sondaggio condotto da Swg per Confesercenti su un campione di imprenditori del commercio al dettaglio e della somministrazione. Gli imprenditori intenzionati ad aprire lunedì sono il 62%, contro un 27% che ha invece già deciso di rimanere chiuso.

È ancora incerto l'11%, e deciderà durante il fine settimana. Tra chi rimarrà sicuramente chiuso, il 68% indica come motivazione la mancata convenienza dell'apertura. Ma c'e' anche un 13% che comunque continua ad avere timori legati alla sicurezza, anche per la lunga incertezza sulla normativa.

Un caso emblematico e quello dei mercati: ogni comune sta provvedendo al proprio protocollo, spesso contrastante con gli altri, gettando nell'incertezza gli imprenditori.

La poca chiarezza incide anche per il 13% di operatori che non ha ancora adeguato il locale e/o l'organizzazione del lavoro alle nuove disposizioni. Un compito aggravato dall'onerosità dell'adeguamento, tra sanificazione e dispositivi di protezione per i lavoratori e i clienti: 8 negozi e pubblici esercizi su 10 certificano di non essere riusciti a procurarsi le mascherine a prezzo calmierato.

Cresce, in generale, la paura di non riuscire a superare la fase difficile: il 36% degli imprenditori teme di chiudere l'attività, e un ulteriore 41% ritiene di essere a rischio in caso di inattesi prolungamenti dell'emergenza. Entrambi i dati sono in crescita, rispettivamente del 4 e del 6%, in confronto alla rilevazione precedente, condotta lo scorso 14 aprile.

Quasi tutti (l'82%) sono comunque preoccupati per il futuro. "Per le imprese la riapertura è una corsa ad ostacoli e contro il tempo.

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  • Italia

Come funzioneranno gli spostamenti, le fabbriche e i negozi nella Fase 2

  • AGI
  • 16 Maggio 2020

Riprende l'attivitaà di negozi, centri commerciali e musei, ma solo su prenotazione. Spostamenti senza autocertificazione all'interno della propria regione, ma i confini regionali si potranno varcare solo dal 3 giugno. Conte: poderosa collaborazione istituzionale

È stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto-legge che regola gli spostamenti e lo svolgimento delle attività economiche a partire da lunedì 18 maggio e fino al 31 luglio. Ecco cosa prevede.

Spostamenti
A partire dal 18 maggio 2020, gli spostamenti delle persone all'interno del territorio della stessa regione non saranno soggetti ad alcuna limitazione. Lo Stato o le Regioni, in base a quanto previsto dal decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, potranno adottare o reiterare misure limitative della circolazione all'interno del territorio regionale relativamente a specifiche aree interessate da un particolare aggravamento della situazione epidemiologica.

Fino al 2 giugno 2020 restano vietati gli spostamenti, con mezzi di trasporto pubblici e privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente ci si trova, così come quelli da e per l'estero, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute; resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

A decorrere dal 3 giugno 2020, gli spostamenti tra regioni diverse potranno essere limitati solo con provvedimenti statali nel caso in cui in specifiche aree ci sia un elevato epidemiologico. Queste norme varranno anche per gli spostamenti da e per l'estero nel rispetto dei vincoli dell'Unione europea e degli obblighi internazionali.

Non potranno comunque lasciare a propria abitazione le persone in quarantena perché positive al Covid-19. La quarantena precauzionale è applicata con provvedimento dell'autorità sanitaria ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di soggetti positivi

Resta vietato, l'assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Le funzioni religiose con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni per prevenire il rischio di contagio.(

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  • Italia

Coronavirus e Fase 2: carta bianca alle Regioni per ripartire, il 3 giugno riaprono anche le frontiere

Da lunedì via libera a negozi, bar, ristoranti e parrucchieri. Solo Piemonte e Toscana rimandano di 7 giorni

ROMA. «È una fase delicata e non possiamo sbagliare, per questo vi chiedo spirito di collaborazione istituzionale, da parte del governo c’è la disponibilità a concedere alle regioni di procedere alle riaperture con propri protocolli. Ma dovete assumervi la responsabilità che sarà una ripresa in sicurezza». Le parole del premier Giuseppe Conte sono il via libera che i governatori attendevano per dare un’ampia sforbiciata a metri di distanziamento e regole a volte un po’ cervellotiche delle linee guida di Inail e Iss. Ma a dettare la cornice del secondo step della fase 2 è il decreto legge che a sua volta rimanda a un Dpcm per i dettagli.

Prima di tutto da lunedì prossimo non sarà più necessaria l’autocertificazione per uscire di casa, salvo che non si debbano varcare i confini della propria regione. Cosa possibile solo a partire dal 3 giugno. E dalla stessa data sarà possibile entrare in Italia dai paesi Ue dell’aera Schengen, compresi Svizzera e Monaco, senza l’obbligo della quarantena di 14 giorni. Una boccata d’ossigeno per la nostra stremata industria turistica. Il pressing dei governatori su Conte ha poi fatto saltare la parte del decreto che lasciava si alle regioni la possibilità di riaprire sulla base di propri protocolli, ma «nel rispetto delle linee guida nazionali».

«Sono troppo stringenti, dovete lasciarci liberi di applicare i nostri», tuona il governatore veneto Luca Zaia, sostenuto però anche dall’Anci e dalla quasi totalità dei suoi colleghi. Così il governo fa un passo indietro, ma a quel punto è lo stesso Conte a invitare le regioni a mettere da parte la babele di delibere regionali, ciascuna con le sue regole. «Sono disponibile ad accogliere un testo unitario conforme alle linee generali previste dal governo», dice lasciando le regioni a riscrivere fino a sera le regole messe a punto da Inail e Iss che alla fine ne usciranno semplificate. Per essere poi fatte proprie dal governo dopo un consiglio dei ministri fiume, terminato a notte fonda, fissando anche le date delle riaperture: il 18 per negozi e parrucchieri, il 25 per bar, ristoranti e spiagge.

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  • Italia

Covid. Al 12 maggio positivo lo 0,13% degli Italiani. Ma con si passa dallo 0,30% di Lombardia e Piemonte allo 0,01 dell’Umbria

Lo rivela il settimo report Altems delle Cattolica. Tutte le Regioni del sud si attestano su valori di prevalenza puntuale dei positivi tra lo 0,01% (Umbria) e lo 0,06% della Puglia (5 volte in meno del Piemonte e della Lombardia), passando per una prevalenza di positivi dello 0,03% in Campania. Valori intermedi nelle Regioni del centro. Per quanto riguarda la letalità si osservano ancora in Lombardia i valori maggiori; nella classe di età 80-89 il picco massimo (37%).

IL RAPPORTO

Al momento le Regioni sui test sierologici si sono mosse in ordine sparso. Sono 6 le Regioni ad aver avviato test sierologici nell’ambito di programmi che vedono diverse strategie di campionatura e diverse tecnologie (Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Veneto). La prima Regione in ordine di tempo ad avviare l’attività di test è stata il Veneto (31/3), l’ultima il Lazio (11/4). A queste dall’11 maggio si è aggiunto lo studio nazionale promosso dall’Istituto Superiore di Sanità. Tutte le Regioni hanno individuato negli operatori sanitari il target primario in questa prima fase; altri target sono forze dell’ordine, lavoratori in azienda o popolazione generale campionata. È quanto riporta il settimo Instant Report #7 COVID-19 dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari della Facoltà di Economia in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica (Sezione di Igiene) della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma.

Il quadro epidemiologico. In merito agli aspetti epidemiologici si confermano le differenze importanti in termini di incidenza della diffusione del Covid-19 nelle diverse Regioni che proseguono anche nella Fase 2. I dati (al 12 maggio) mostrano che la percentuale di casi attualmente positivi (n = 81.266) sulla popolazione nazionale è pari allo 0,13% (era lo 0,15% il 5/5). La percentuale di casi (n= 221.216) sulla popolazione italiana è arrivata a 0,37%. Il primato per la prevalenza periodale sulla popolazione si registra ancora in Valle d’Aosta (0,92%) ma è in Piemonte e Lombardia che oggi abbiamo la maggiore prevalenza puntuale di positivi (0,30%). Ancora alto il dato nella Regione Marche (0,21%) e Liguria (0,18%) ed Emilia-Romagna (0,15%). In Veneto il dato di prevalenza puntuale si ferma allo 0,11%.

Nel Lazio arriva allo 0,07%, stabile da diversi giorni. Tutte le Regioni del sud si attestano su valori di prevalenza puntuale dei positivi tra lo 0,01% (Umbria) e lo 0,06% della Puglia (5 volte in meno del Piemonte e della Lombardia), passando per una prevalenza di positivi dello 0,03% in Campania. Valori intermedi nelle Regioni del centro, in un chiaro gradiente nord-sud. Per quanto riguarda la letalità si osservano ancora in Lombardia i valori maggiori; nella classe di età 80-89 il picco massimo (37%). La distribuzione della letalità nelle classi tra 70 e > 90, è analoga tra Piemonte, Veneto e Marche. Significativamente diversa in Lombardia.

Analizzando i dati sulla letalità del 2020 con quelli del 2015-2019 prodotti da ISS e Istat si nota come l’incremento dei decessi non correlati al Covid-19 aumenta solo del 13% nel centro sud, e arriva al 47,5% al nord. Questo rende plausibile il fatto che molti di questi casi in realtà debbano essere addebitati all’epidemia, pur rimanendo “sommersi”. L’analisi settimanale mostra come la variazione settimanale degli attualmente positivi mostra un decremento anche della Regione Lombardia, che fino alla scorsa settimana era in costante crescita. Nelle prossime settimane questo sarà un indicatore chiave per comprendere in nuovi focolai.

Le Regioni continuano a differenziarsi in termini di strategia di ricerca del virus attraverso i tamponi, anche se il trend nazionale è in crescita: rispetto alla settimana scorsa, in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 6,52 a 7,07. Il tasso settimanale più basso si registra in Sicilia (è di 2,74 tamponi per mille abitanti nell’ultima settimana); il tasso più alto si registra nella PA di Trento (23,03 per mille abitanti) subito dopo la Valle d’Aosta con 15,37 per mille abitanti. Il Lazio si ferma a 4,72, sotto la media nazionale (7,07 tamponi per mille abitanti). Osservando il dato dall’inizio dell’epidemia a livello nazionale il 2,89% ha ricevuto il tampone. Il valore massimo in Valle d’Aosta con il 6,33%, il minimo in Campania (0,95%). I grafici a dispersione, implementati nel Rapporto#7, mettono in evidenza che la Regione con maggiore incidenza settimanale è la Lombardia (42 casi ogni 100.000 abitanti), ma effettua un numero di tamponi per 1000 abitanti pari a quelli della Toscana in cui l’incidenza è di 5 casi ogni 100.000).

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  • Italia

Plasma iperimmune. Negli Usa i pazienti guariti da Covid-19 sono già una “merce”, in Italia no

A differenza degli Usa dove vige un sistema sangue basato sulla donazione remunerata e dove le aziende che lavorano il plasma stanno conducendo campagne aggressive per l’approvvigionamento, in Italia si sta lavorando affinché la risorsa del plasma dei guariti da Covid-19 venga resa disponibile secondo criteri etici e improntati alla solidarietà

L’epidemia da Covid ha messo in luce, ancora una volta, le forti differenze tra un sistema sangue basato sulla donazione volontaria e non remunerata come quello italiano e uno invece che segue altri criteri. Negli Usa i pazienti guariti dal virus sono già diventati una ‘merce’, con le aziende interessate all’utilizzo del plasma iperimmune che li contattano per il prelievo, ovviamente a pagamento, mentre in Italia si sta lavorando perché questa risorsa venga resa disponibile secondo criteri etici e improntati alla solidarietà.

Questi criteri, in conformità alle norme vigenti, prevedono che l’autosufficienza di sangue e suoi prodotti è sovra-aziendale, sovra-regionale e non frazionabile. Anche il plasma dei guariti da Covid-19, che già in questi giorni viene raccolto nell’ambito delle sperimentazioni che sono state avviate a livello locale in diverse regioni, è donato volontariamente e gratuitamente e può essere ceduto a ospedali situati in regioni diverse da quelle nelle quali è stato donato.

I media statunitensi, quando ancora l’epidemia è in piena fase di emergenza, raccontano di campagne aggressive da parte delle aziende che lavorano il plasma, che già pagano 50 dollari a donazione, per accaparrarsi il plasma dei guariti. Nello Utah ad esempio due passeggeri della nave Diamond Princess hanno ricevuto un buono regalo da 800 dollari per aver fatto due donazioni. Diverse aziende hanno aggiunto dei benefit aggiuntivi a quelli già previsti per i donatori di plasma per attirare persone positive al Covid-19.

Oltre alle considerazioni etiche che si possono fare in generale sul prevedere un pagamento per un atto come la donazione di plasma, anche gli aspetti di sicurezza non sono da sottovalutare. Ci sono report di persone che ‘vendono’ negli Usa il proprio plasma per pagare l’affitto o la spesa, e questo tipo di motivazioni può far sì che anche chi non ha i requisiti doni ugualmente.

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  • Italia

Dal 3 giugno possibile l'ingresso in Italia da altri paesi europei

  • AGI
  • 15 Maggio 2020

Intesa tra governo e regioni sulle linee guida della Fase 2. Conte: "Poderosa collaborazione istituzionale". Cdm sulle riaperture. Il Dpcm dopo la pubblicazione in Gazzetta. Spostamenti tra regioni possibili dal prossimo mese

Dal 3 giugno non sarà solo possibile spostarsi tra le diverse Regioni italiane ma si potrà anche entrare da altri paesi europei senza obbligo di quarantena. Una decisione che potrebbe salvare, almeno in parte, la stagione turistica ed è uno dei dati più importanti di una giornata che vede il Consiglio dei ministri impegnato con le norme per le riaperture dopo il confronto con le regioni sulle linee guida, concluso con un accordo di massima.

Anche la Germania abolisce le regole sull'isolamento ma l'Austria non apre all'Italia. Il cancelliere di Vienna, Sebastian Kurz, ha chiarito che "non ci sono prospettive" di normalizzazione. Lunedì la riunione dei ministri europei a Bruxelles sulla riapertura delle frontiere.

I governatori chiedono uno "scudo" Fa ancora paura il Covid-19. Innanzitutto preoccupa le imprese - soprattutto quelle medio piccole - che dovranno riaprire da lunedì. E anche le regioni. Perché il timore è legato al fatto che nella casistica degli infortuni del lavoro possa rientrare anche il contagio da coronavirus. E al di là delle rassicurazioni dell'Inail che ha circoscritto il 'perimetro' di una eventuale 'responsabilità penale' ("Solo per dolo e colpa") i governatori hanno chiesto di avere in sostanza uno 'scudo'.

La richiesta - partita sia da Zaia che da Emiliano e dal vicepresidente della Campania Bonavitacola - è stata quella di avere copertura su questo punto. Garanzie che sono arrivate dal governo che ha poi aperto alla possibilità di rivedere il comma 6 dell'articolo 1 del decreto all'esame del Consiglio dei ministri.

Per il Dpcm, invece, occorrerà aspettare che il decreto entri in Gazzetta ufficiale. Poi il presidente del Consiglio martedì terrà un'informativa alla Camera e al Senato sulle nuove misure di allentamento.

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  • Italia

Fase 2. Regioni e Governo trovano accordo su come riaprire ristoranti, bar, stabilimenti, parrucchieri, alberghi, negozi, piscine, palestre, musei, biblioteche, uffici e manutenzione verde. Ecco il documento delle Regioni

Ecco tutte le disposizioni per la riapertura delle attività fino ad oggi chiuse, contenute nel documento messo a punto dalle Regioni e sul quale in serata è arrivato anche il via libera del Governo.IL DOCUMENTO

Ristorazione, attività turistiche (balneazione), strutture ricettive, servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti), commercio al dettaglio, commercio al dettaglio su aree pubbliche (mercati, fiere e mercatini degli hobbisti), uffici aperti al pubblico, musei, palestre, piscine, biblioteche e musei, manutenzione aree verdi. Ecco le linee guida messe a punto dalle Regioni e presentate al Governo che in serata, ha dato il suo ok come confermato dallo stesso premier Conte che ha sottolineato come ci sia stata "una portentosa collaborazione tra istituzioni".

“Accordo pieno con il Governo sulla fase di partenza che prende il via il 18 maggio. Il Presidente del Consiglio, nelle more del Consiglio dei Ministri impegnato nell'approvazione del decreto legge che disciplinerà il regime delle nuove aperture dal prossimo lunedì, ha espresso un primo orientamento positivo sulla proposta avanzata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che coniuga responsabilità, sicurezza, flessibilità e autonomia”. Ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: “La collaborazione istituzionale sta portando a costruire un decreto legge che risponde alle esigenze dei territori e a un accordo che si basa sull’applicazione delle linee guida omogenee formulate dalle Regioni per una riapertura sicura delle attività economiche fin qui sospese".

Il Governo stabilirà l’apertura già preannunciata di alcune attività (servizi alla persona, vendite al dettaglio) e saranno le Regioni a stabilire quali altre attività aprire a partire dal nuovo provvedimento del Governo, sulla base dei dati tecnici quotidianamente raccolti, sulla base di protocolli regionali discendenti da linee guida nazionali omogenee e condivise. "L’obiettivo è quello di dare certezza agli operatori e ai consumatori, assicurando allo stesso tempo un’applicazione il più possibile omogenea su tutto il territorio nazionale", ha chiarito il presidente Bonaccini.

Queste linee di indirizzo comuni riguarderanno: la ristorazione; le attività turistiche (balneazione); le strutture ricettive; i servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti); il commercio al dettaglio; le piscine; le palestre; gli uffici aperti al pubblico; la manutenzione del verde; musei archivi e biblioteche.

"E’ un documento che verrà richiamato o recepito negli stessi provvedimenti che il Governo si appresta a varare, riconoscendone la coerenza con i criteri fissati dall'Istituto superiore di sanità e da Inail. Un contributo – ha concluso il Presidente della Conferenza delle Regioni - che testimonia il grande senso di responsabilità ed il pragmatismo con cui le Regioni hanno impostato il confronto con il Governo, consentendo ora la riapertura sicura di tante attività sospese”.

“Le schede tecniche – si legge nel documento delle Regioni - contengono indirizzi operativi specifici validi per i singoli settori di attività, finalizzati a fornire uno strumento sintetico e immediato di applicazione delle misure di prevenzione e contenimento di carattere generale, per sostenere un modello di ripresa delle attività economiche e produttive compatibile con la tutela della salute di utenti e lavoratori. In particolare, in ogni scheda sono integrate le diverse misure di prevenzione e contenimento riconosciute a livello scientifico per contrastare la diffusione del contagio, tra le quali: norme comportamentali, distanziamento sociale e contact tracing”.

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  • Italia

Effetto lockdown sullo smog: emissioni ridotte del 75 per cento nelle città Ue

  • AGI
  • 15 Maggio 2020

I livelli di Co2 osservati da Europea Icos in sette città europee. La riduzione più consistente è stata registrata nella città di Heraklion in Grecia, zona caratterizzata da alto traffico commerciale. La più bassa a Berlino, area urbana ricca di vegetazione.

Emissioni ridotte fino al 75% nelle città caratterizzate da alta densità di attività commerciali e traffico intenso. Gli effetti del lockdown per il contenimento del Covid-19 sulle emissioni di CO2 in sette città europee sono stati osservati dall'infrastruttura Europea Icos - Integrated Carbon Observation System. Lo studio, condotto da un team internazionale e coordinato dalla Fondazione Cmcc e dall'Universita' della Tuscia, rileva una chiara connessione tra le restrizioni e la riduzione delle emissioni, la cui entita' dipende dalle caratteristiche delle aree campionate e dalla rigidità delle restrizioni messe in atto.

Le restrizioni relative al Covid-19 hanno costretto molti a rimanere a casa. Ciò ha fortemente ridotto il traffico stradale e le attività economiche, in particolare nelle città e nelle aree urbane ad alta densità abitativa, riducendo di conseguenza le emissioni di anidride carbonica (CO2) in atmosfera indotte dall'uomo. Sebbene questa riduzione non sia abbastanza forte da essere visibile a livello globale nell'atmosfera, è invece osservabile su scala locale. Lo studio, che è attualmente in fase di preparazione per essere sottoposto ad una revisione da parte di esperti indipendenti, dimostra come il lockdown abbia finora ridotto le emissioni di anidride carbonica in tutte le città analizzate.

"Le riduzioni vanno dall'8% di Berlino, in Germania - un'area urbana ricca di vegetazione - al 75% nel centro della città di Heraklion in Grecia", afferma Dario Papale, direttore dell'Icos Ecosystem Thematic Centre e responsabile scientifico per le attività Icos alla Fondazione Cmcc - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, dove lavora nell'ambito della divisione dedicata allo studio degli impatti dei cambiamenti climatici sull'agricoltura, sulle foreste e sui servizi ecosistemici.

Le città europee incluse nello studio sono Basilea in Svizzera, Berlino in Germania, Firenze e Pesaro in Italia, Helsinki in Finlandia, Heraklion in Grecia e Londra nel Regno Unito. In tutte le città si è rilevata una chiara connessione temporale tra le restrizioni e la riduzione delle emissioni, la cui entita' varia in base alle caratteristiche delle aree campionate e alla rigidità delle restrizioni messe in atto.

Per le osservazioni locali, gli scienziati usano in tutto il mondo una tecnica chiamata eddy covariance, in cui lo scambio di anidride carbonica tra l'atmosfera e un particolare ecosistema viene misurato da apparecchiature installate in torri che sovrastano l'area interessata e la sua vegetazione. Cio' consente di vedere i cambiamenti nelle emissioni quasi in tempo reale.

La torre di Heraklion ha registrato la più grande riduzione, trovandosi in una zona caratterizzata da fitte attività commerciali e intenso traffico stradale, entrambi completamente fermi durante il blocco.

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  • Italia

È morto Ezio Bosso, il pianista che sapeva volare

Aveva 48 anni, conviveva dal 2011 con una malattia neurodegenerativa

Ezio Bosso è la persona più rock’n’roll che abbia mai conosciuto. Non c’entra la musica, c’entrano lo spirito di contraddizione, la passione, la lotta contro giudizi e pregiudizi, la libertà intellettuale. Ezio Bosso era un uomo libero, era riuscito a liberarsi anche dal nemico più insidioso, che non era la malattia neurovegetativa di cui soffriva da quasi dieci anni, ma il successo. Quello grande, di massa, quello di Sanremo. Ezio se ne è andato ieri nella sua casa di Bologna a 48 anni.

Ci eravamo visti in una piola dalle parti di Palazzo Barolo, la sua casa torinese dove teneva lezioni di musica che chiamava «Studi aperti», in cui suonava e condivideva il pianoforte con studenti, musicisti, appassionati. Sarebbe partito per il Festival 2016 il giorno dopo e l’idea di salire su quel palcoscenico come un malato lo preoccupava più di ogni altra cosa. «Non mi lascerò strumentalizzare - mi aveva detto - non permetterò a Carlo Conti di spingere la carrozzina, le domande sulla malattia le rispedirò al mittente». Tutti ricordano come andò a finire, l’ascolto alle stelle, milioni di italiani che improvvisamente interrompevano il salto continuo da un canale all’altro, si fermavano su Sanremo e si dimenticavano perfino di twittare (questo era il dato che lo rendeva più orgoglioso, aveva fermato i social network!) per ascoltare una persona che non avevano mai ascoltato prima, una musica che non si era mai sentita in televisione.

Ricordo anche il primo incontro, avvenuto nel 2013. Due anni prima era stato operato al cervello e aveva scoperto di soffrire di una malattia neurodegenerativa che non era Sla (lo precisava sempre). Era piombato nel buio, come diceva, aveva dovuto reimparare a parlare, perfino a suonare. E così - mi disse allora - aveva scoperto come siamo belli, noi uomini. Tutti. «Noi esseri umani siamo bellissimi, ma spesso, chissà perché, tendiamo a dimenticarcene.

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  • Italia

Riaperture, convocato il Cdm ma è caos Governo-Regioni su pagelle sanitarie e linee guida

Cdm slitatto alle ore 21. All’ordine il decreto con le nuove regole per le riaperture

Dopo il via libera del governo, il 18 maggio potranno alzare le saracinesche negozi, bar, ristoranti e parrucchieri. Le Regioni si preparano a decidere in autonomia cosa riaprire, in base all’accordo raggiunto con l’esecutivo, pronto a varare un decreto legge che serve a restituire alle Regioni i poteri per riaprire le attività dopo il lockdown: a patto che i dati siano in linea con il monitoraggio del ministero della Salute. Il decreto è all’ordine del giorno del Cdm convocato per venerdì 15 maggio alle 12 e poi slitatto alle 21.

Mancano le pagelle regionali
Esiste però un doppio problema. Le prime pagelle, attese per giovedì 14 marzo, per fotografare l’indice di rischio di ciascuna regione non sono ancora arrivate. Alcune regioni hanno mandato dati parziali e incompleti che impediscono la misurazione dell’andamento dell’epidemia e la capacità del sistema sanitario di reagire all’esplodere di nuovi focolai. La cabina di regia che si è insediata presso il ministero della Salute il 4 maggio ha il compito di esaminare 21 indicatori che devono soddisfare tre requisiti per ciascuna regione: capacità di monitoraggio; capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti;  risultati relativi alla tenuta dei servizi sanitari.

Come anticipato dal Sole 24 Ore, in una lettera inviata dal ministro per gli Affari regionali Fracesco Boccia e dal ministro della Salute Roberto Speranza al presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini si evidenziano «segnali di criticità nella disponibilità di dati per gli indicatori che misurano la “resilienza dei servizi sanitari preposti nel caso di una recrudescenza dell'epidemia da COVID-19”». Di qui la richiesta di «porre in essere ogni opportuna azione per completare con la dovuta sollecitudine l'implementazione dei dati come richiesti». Senza pagelle regionali, infatti, manca un parametro fondamentale per decidere cosa e quando riaprire. Le critiche alle linee guida ufficiali A ciò si aggiunge un altro problema. Le linee guida stilate da Istituto superiore della sanità e Inail per ristoranti, balneari e parrucchieri sono considerate troppo restrittive dai settori produttivi - balneari e ristoratori in primis - e anche le Regioni hanno cominciato a mettere le mani avanti spiegando che le linee guida saranno reinterpretate a livello locale con flessibilità. Lo schema di decreto legge sulle riaperture prevede attualmente che le singole regioni possano adottare propri protocolli (anche sulle distanze dunque, ndr) ma nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali.

Governatori divisi
Ma nel corso dell’incontro in corso con tra presidenti di Regione e governo (presenti i ministri della Salute Roberto Speranza e degli affari Regionali Francesco Boccia) c’è Da registrate la spaccatura del fronte delle Regioni. Il braccio di ferro sarebbe sorto dopo che il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha preso la parola chiedendo linee guida uguali per tutti, ovvero un quadro che accomuni l'Italia da Nord a Sud. Con lui, il presidente dell'Anci Antonio Decaro, che ha raccolto l'appello di Fontana, «altrimenti qui diventa una Babele», le parole del rappresentante dei sindaci italiani. Fermamente contrari a linee guida uniche, vale a dire uguali per tutti, i presidenti del Veneto Luca Zaia - tra i più agguerriti - lo stesso Bonaccini, il governatore Michele Emiliano, Massimiliano Fedriga, nonché il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola.

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  • Italia

Le mascherine tornano nelle farmacie

  • AGI
  • 14 Maggio 2020

Da lunedì disponibili 9 milioni di quelle chirurgiche al prezzo massimo fissato a 0,50 euro più Iva. Trovato l'accordo tra il commissario straordinario per l'emergenza Domenico Arcuri e l'associazione dei distributori di farmaci

Le mascherine tornano nelle farmacie. E' la conseguenza di un accordo raggiunto tra il commissario straordinario per l'emergenza Domenico Arcuri e l'associazione dei distributori di farmaci.

"Dopo svariate riunioni tenute a ritmo serrato negli ultimi giorni - si legge in una nota di Invitalia - sono state concordate le modalità per le quali le farmacie e le parafarmacie italiane torneranno ad essere costantemente approvvigionate di mascherine chirurgiche al prezzo massimo fissato dal commissario di 0,50 euro più Iva".

In particolare, le associazioni dei distributori si sono impegnate ad approvvigionare le farmacie con una fornitura di 9 milioni di mascherine nel mese di maggio a partire dal prossimo lunedì e di 20 milioni di mascherine la settimana a partire dal mese di giugno. Il commissario si è impegnato a continuare ad integrare gli approvvigionamenti delle farmacie con 10 milioni di mascherine nel mese di maggio, a partire da domani.

Le parti, viene spiegato ancora, "hanno altresì convenuto che i distributori lavoreranno per ricercare ulteriori approvvigionamenti e il commissario a provvedere ad ulteriori integrazioni, entrambi con l'obiettivo di soddisfare il fabbisogno di farmacie e parafarmacie nell'interesse dei cittadini che potranno acquistare questi importanti dispositivi al prezzo di 0,50 più Iva".

Il suddetto accordo prevede inoltre che il commissario continui a compensare l'eventuale maggior costo che i distributori dovessero sostenere, avendo tutti "quale fondamentale obiettivo il garantire ai cittadini l'acquisto delle mascherine chirurgiche al prezzo massimo definito dal commissario".

Arcuri nel ringraziare le associazioni dei distributori, delle farmacie (Federfarma e Assofarm) e delle parafarmacie, "ne apprezza l'impegno e la responsabilità dimostrati nella interazione con le Istituzioni e saluta con soddisfazione la ripresa degli approvvigionamenti da parte dei distributori che, che con l'integrazione predisposta dal commissario, possono finalmente soddisfare le esigenze dei cittadini".

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  • Italia

Coronavirus, il bollettino del 14 maggio: torna a crescere il numero di morti, sono 262

Recrudescenza dell'epidemia registrata nel dato delle vittime, ma il rapporto tra nuovi positivi e tamponi effettuati fa segnare un nuovo minimo: 1,4%, un positivo ogni 73 tamponi fatti. Sempre il 52% dei nuovi casi è in Lombardia

ROMA - Torna ad aumentare il numero quotidiano di vittime con coronavirus in Italia: dopo giorni in cui il valore era rimasto sotto i 200, torna a salire nettamente sopra questa soglia. Un dato che si accompagna però a un nuovo minimo storico del rapporto tra nuovi positivi e tamponi effettuati, con un calo della platea totale dei malati di oltre duemila unità. Resta la Lombardia la regione centro dell'epidemia, con un nuovo caso su due.

Dei 992 tamponi positivi rilevati oggi, la maggior parte sono in Lombardia, con 522 nuovi positivi (il 52,6% dei nuovi contagi). Tra le altre regioni più colpite dal coronavirus, l'incremento di casi è di 151 in Piemonte, 77 in Emilia Romagna, di 32 in Veneto, di 30 in Toscana, di 65 in Liguria e di 41 nel Lazio (in cu vengono però conteggiate anche 19 vittime degli scorsi giorni).

Il bollettino del 14 maggio: tutti i dati
I dati del nuovo bollettino della Protezione Civile riportano un calo delle persone ricoverate. In terapia intensiva si trovano oggi 855 persone, 38 meno di ieri. Sono ancora ricoverate con sintomi 11453 persone, 719 meno di ieri. In isolamento domiciliare 64132 persone (-1260 rispetto a ieri).

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  • Italia

Dl Rilancio: bonus vacanze da 2,4 mld. Imprese: tax credit sia per tutti

  • Ansa
  • 14 Maggio 2020

Nella manovra stanziati 5 miliardi per cultura e turismo
Il ministro Dario Franceschini parte dal provvedimento punta di diamante dedicato al turismo nel Dl Rilancio e cioè il bonus vacanze che vale 2,4 miliardi: "La misura - spiega in una video conferenza - prevede un contributo fino a 500 euro per le spese sostenute per soggiorni in ambito nazionale in alberghi, campeggi, villaggi, bed and breakfast. Possono chiedere il contributo le famiglie con un reddito Isee fino a 40 mila euro. L'importo è modulato in base alla numerosità del nucleo familiare: 500 euro per le famiglie composte da 3 o più soggetti, 300 per le famiglie di due persone e 150 per le famiglie di 1 persona. Il contributo potrà essere speso dal 1 luglio al 31 dicembre 2020. L'80% sarà uno sconto sul corrispettivo dovuto alla struttura, il restante 20% come detrazione dall'imposta sul reddito".

"Sommando le misure per i due settori possiamo parlare di 5 miliardi di interventi, 4 per il turismo (uno dei settori più colpiti) e uno per la cultura e che finalmente dimostrano che c'è la consapevolezza dell'importanza strategica di questi due settori che sono nel ministero che guido che caratterizza il sistema Paese".

"Corridoi privilegiati? In questi giorni è un fiorire di notizie infondate. Abbiamo posto ormai da più di un mese con iniziative singole dell'Italia, con diversi colloqui bilaterali che ho avuto con il commissario europeo al turismo e con vari ministri dei singoli stati, con documenti scritti per chiedere che ci siano regole uniformi a livello europeo per il passaggio delle frontiere dei turisti, ma non solo, proprio per evitare che ci siano accordi bilaterali tra i Paesi. Questo è l'impegno dell'Unione europea e quello che noi dobbiamo sostenere". Lo dice il ministro rispondendo a una domanda dell'ANSA sull'argomento. "E' chiaro - aggiunge - che poi ci sarà il monitoraggio totale del dato epidemiologico nelle singole regioni e nei singoli Paesi ma mi pare che l'Unione vada in questa direzione e cioè di regole comuni e non di una malsana concorrenza tra i singoli Paesi".

Airbnb, no esclusione piattaforme da bonus vacanze - Il tax credit per le vacanze delle famiglie "pare escludere l'utilizzo delle piattaforme digitali per il pagamento e quindi per beneficiare di questa misura. Esprimiamo il nostro dissenso a riguardo". Così il country manager di Airbnb, Italy and South East Europe, Giacomo Trovato, in audizione in commissione Industria al Senato. "Auspichiamo che l'esclusione delle piattaforme dalla misura possa essere eliminata", dice con riferimento al dl Rilancio. Inoltre, aggiunge, "la distribuzione di voucher vacanza alle famiglie da utilizzare in tutte le strutture ricettive ed alloggi ad uso turistico, sarebbe una misura più semplice".

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  • Italia

La nuova sanità: infermieri di territorio, ambulanze Covid e terapie intensive

Ci sono 3,25 miliardi sul Decreto rilancio. Per prevenire a casa e rendere più sicuri ed efficaci gli ospedali

ROMA - L'intero investimento sulla sanità del Decreto rilancio, approvato ieri in Consiglio dei ministri, è pari a 3,25 miliardi di euro. Il potenziamento della sanità territoriale è la prima voce di quiesto "Rilancio salute" che ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell'emergenza coronavirus.

Per il territorio l'investimento complessivo è pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro e finanzierà assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali.

Assistenza domiciliare
Questi 1,325 miliardi serviranno per far crescere sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari. L'assistenza ai pazienti ultra 65 enni passerà dagli attuali 610.741, pari al 4 per cento della popolazione over 65, a 923.500, pari al 6,7 per cento. Un tasso che porta l'Italia al di sopra della media Ocse, attualmente del 6 per cento. Sono raddoppiati i servizi per la popolazione minore di 65 anni: si andrà dagli attuali 69.882 assistiti a domicilio, pari allo 0,15 per cento della popolazione under 65, a 139.728, pari allo 0,3 per cento. Le risorse stanziate per il personale e i servizi sono di 733.969.086 euro.

Rete territoriale e Usca
In tutte le Regioni e le Province autonome verrà potenziata l'attività di sorveglianza attiva a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l'incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti. Sul territorio sarà aumentata la funzionalità delle Usca, deputate al supporto dei servizi di assistenza domiciliare, anche reclutando al loro interno medici specialisti ambulatoriali convenzionati. Risorse stanziate per personale e servizi: 61 milioni di euro. L'infermiere di quartiere E' previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l'assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai malati cronici, disabili, persone con disturbi mentali o in situazioni di fragilità. Con questo obiettivo viene introdotta la figura dell'infermiere di quartiere, 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti, anche a supporto delle Usca. Risorse stanziate per le nuove assunzioni: 332.640.000 euro. Si aumenta inoltre, con 10 milioni di euro, la disponibilità del personale infermieristico a supporto degli studi di medicina generale, per fronteggiare l'emergenza.

Monitoraggio domiciliare
Per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare sarà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l'uso di App di telefonia mobile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi d'assistenza necessari ai pazienti, che riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione, e di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione. A questo scopo saranno attivate centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il telemonitoraggio e la telemedicina. Sono state stanziate risorse per personale, infrastrutture e strumentazioni pari a 72.271.204 euro.

Assistenti sociali
Per la valutazione complessiva dei bisogni dei pazienti e l'integrazione con i servizi socio-sanitari, le Usca saranno integrate dalla figura degli assistenti sociali regolarmente iscritti all'Albo professionale. Risorse stanziate: 14.256.000 di euro. Strutture territoriali di isolamento Laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, Regioni e Province autonome potranno stipulare contratti d'affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga. Verranno stanziati fondi per infermieri, operatori tecnici assistenziali, sanificazione, formazione del personale alberghiero, lavanderia, manutenzione delle strutture per un totale di 32.497.693 euro.

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  • Italia

Varato il decreto Rilancio da 55 miliardi. Conte: "Aiutiamo famiglie e imprese"

  • AGI
  • 14 Maggio 2020

Approvata la manovra per la ripartenza. Ci saranno 15-16 miliardi per le aziende, 3,25 miliardi alla sanità, 1,4 miliardi a Università e ricerca, 2 miliardi per il turismo. Taglio delle tasse per 4 miliardi. Bellanova si commuove annunciando la regolarizzazione per 6 mesi di braccianti, colf e badanti

Il Consiglio dei Ministri approva il decreto legge Rilancio da 55 miliardi: 25,6 andranno ai lavoratori, 14-16 alle imprese, 4 saranno di tagli alle tasse per le imprese fino a 250 milioni di fatturato, 3 per la sanità. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, annuncia le misure per contrastare l'ipotesi di un crollo del pil a due cifre nel 2020 e preannuncia per la vita degli italiani "una ripartenza pressochè completa, ma è bene evitare che ci siano troppi spostamenti interregionali che potrebbero condizionare la curva epidemiologica".

Le novità dal 18 maggio verranno comunque introdotte con un decreto legge e non con un Dpcm. Sul dl rilancio Conte chiede all'opposizione "un contributo in Parlamento". Sulle tasse abrogato il saldo-acconto per l'Irap di giugno, i bar e i ristoranti non pagheranno la Tosap, ma, soprattutto, spariscono le clausole di salvaguardia che prevedevano l'aumento dell'Iva dal 2021. Via l'Iva da subito per alberghi e stabilimenti balneari.

Le misure per i lavoratori riguardano la proroga delle varie forme di cassa integrazione, Naspi, ammortizzatori sociali, blocco dei licenziamenti. Ai lavoratori autonomi subito una seconda tranche di 600 euro, che potrebbero aumentare a mille. Sui ritardi nell'erogazione della Cig, Conte assicura: "Abbiamo pagato l'85% di cassa integrazione, quasi l'80% di bonus autonomi, misure per 4,6 milioni di lavoratori. Abbiamo lavorato per rendere meno farraginosi i passaggi e confidiamo di recuperare il tempo perduto, avendo snellito la procedura".

All'Europa Conte lancia un messaggio preciso: no ad accordi bilaterali che escluderebbero l'Italia dai flussi turistici. "Non accettiamo - dice Conte - accordi bilaterali all'interno dell'UE per dei percorsi turistici privilegiati. Sarebbe la distruzione del mercato unico, saremmo fuori dalla Ue e non lo permetteremmo mai".

Il premier ringrazia la ministra ed ex bracciante Bellanova "per la passione" (e le lacrime) mostrate sulla regolarizzazione dei migranti occupati in agricoltura. A Patuanelli riserva una battuta 'politica': "È Patuanelli il ministro a favore della collettivizzazione dei mezzi di produzione...". Lo spunto viene da una domanda de 'Il Sole 24 ore' sul ruolo che Cassa depositi e prestiti avrà nel capitale delle imprese, a fronte delle garanzie e dei prestiti erogati.

  • Italia

Le conseguenze del coronavirus sui bambini

  • AGI
  • 13 Maggio 2020

Uno studio conferma: anche per i bambini sono possibili complicazioni gravi. Per i pediatri Usa la situazione è da non sottovalutare: i più piccoli non sono immuni

Anche i bambini, gli adolescenti e giovani adulti possono ritrovarsi ad affrontare gravi complicazioni a causa del Covid-19. E anche per loro, avere malattie pregresse comporta un rischio maggiore, proprio come avviene negli adulti e anziani.

Lo ha ribadito un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Pediatria presso la Rutgers Robert Wood Johnson Medical School (Usa) in uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Pediatrics.

"L'idea che i bambini siano meno soggetti all'infezione è semplicemente scorretta. Come gli adulti, i più piccoli possono sperimentare complicazioni se sono già debilitati a causa di altre patologie, obesità compresa, ma il rischio esiste anche per chi è in salute. Non possiamo sottovalutare la situazione", dichiara Lawrence C. Kleinman del Dipartimento di Pediatria presso la Rutgers Robert Wood Johnson Medical School.

Il team ha seguito 48 bambini e giovani adulti ricoverati in terapia intensiva negli ospedali americani e canadesi. "Più dell'80 per cento dei soggetti presentava patologie croniche pregresse, come difficoltà immunitarie, obesità, diabete, convulsioni o malattie polmonari. Per oltre il 20 per cento abbiamo registrato il collasso di due o più sistemi di organi, e il 33 per cento dei bambini si trovava ancora in ospedale dopo il periodo di follow-up, due di loro non sono riusciti a sopravvivere", spiega l'esperto.

"Questo studio fornisce una comprensione di base del carico patologico precoce di Covid-19 nei pazienti pediatrici, e i risultati confermano che questa malattia è pericolosa per i bambini tanto quanto lo è per gli adulti, se non di più", commenta Hariprem Rajasekhar, coautore dello studio.

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  • Italia

Coronavirus e plasma iperimmune. “Terapia ancora sperimentale, servono certezze e una strategia su larga scala”. Intervista a Gianpietro Briola, presidente di Avis

L’utilizzo del plasma iperimmune per i pazienti affetti da Covid 19 necessita di approfondimenti e l’ultima parola spetta alla scienza. L’ideale per il presidente Avis è produrre delle immunoglobuline, attraverso la lavorazione industriale che possano essere somministrate in quantità standardizzate, a tutti, sia a scopo terapeutico o anche in via profilattica e sull’intero territorio nazionale

“Se finora abbiamo dimostrato di essere utili al sistema salute, a maggior ragione continueremo a garantire la generosità e la disponibilità dei nostri associati in questa difficile fase emergenziale e per il futuro. Ma sempre in ottemperanza alle indicazioni dettate dalla comunità scientifica e dalla Legge e non in base a strategie o indicazioni terapeutiche ancora solo sperimentali. Quindi, per quanto riguarda la donazione e l’utilizzo del plasma iperimmune agiremo con le dovute cautele in attesa degli esiti della ricerca e di certezze sulla possibilità di un’applicazione clinica di questa metodica”.

Parla chiaro Gianpietro Briola, presidente di Avis e coordinatore Civis (Coordinamento delle Associazioni nazionali dei donatori di sangue): l’Avis non si tira indietro sulla terapia anti Covid-19 basata sull’utilizzo del plasma iperimmune, ma servono più certezze. In sostanza è una “terapia efficace ma sperimentale ed emergenziale che necessita di approfondimenti”. Soprattutto, come ci ha spiegato in questa intervista, sarebbe più utile seguire altre strategie. In primis, produrre delle immunoglobuline, attraverso la lavorazione industriale che possano essere somministrate in quantità standardizzate, a tutti, sia a scopo terapeutico o anche in via profilattica e sull’intero territorio nazionale.

Presidente Briola, negli ultimi giorni non sono mancate polemiche sui media che vi hanno chiamato in causa ventilando una vostra possibile resistenza nei confronti dell’utilizzo del plasma iperimmune per i pazienti affetti da Covid 19. Facciamo chiarezza?
L’Avis non si è mai tirata indietro. Non mi sono mai opposto, né ho mai avanzato critiche sia sull’utilizzo di questa metodica “sperimentale”, né sulla conservazione del plasma. Tuttavia continuo a considerarla una terapia temporanea e non definitiva almeno fino a quando non avremo dal mondo scientifico delle certezze. L’Avis si sta muovendo portando avanti un’indagine di incidenza e prevalenza tra i nostri donatori per capire chi ha gli anticorpi e quindi chi potenzialmente potrebbe diventare donatore di plasma iperimmune. Non solo, per dare un contributo fattivo al sistema stiamo anche cercando di capire come utilizzare e mettere a disposizione le nostre strutture, il nostro know how, la rete di conoscenze e la nostra capacità di sensibilizzazione sul territorio, ricordo che abbiamo 3.400 sedi in tutta Italia attraverso le quali possiamo fare un’opera di proselitismo.

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  • Italia

Dalla mascherina al distanziamento, tutte le regole per andare in spiaggia

  • AGI
  • 12 Maggio 2020

Gli stabilimenti balneari - come prevedono le indicazioni, per limitare al massimo il rischio di contagio, date al settore della balneazione da un documento Inail che li ha realizzati in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità (Iss) - dovranno tener conto di alcuni precisi criteri, nell'ottica della prevenzione dell'affollamento, con la finalità di mantenere il distanziamento sociale in tutte le attività sia in acqua che sull'arenile. Si potrà quindi nuotare ma stando attenti a rispettare la distanza di almeno un metro dall'altro.

ACCESSO La direttiva suggerisce che si istituzionalizzi la prenotazione, anche per fasce orarie, "preferibilmente obbligatoria".

PAGAMENTO Sarà favorito l'utilizzo di sistemi di pagamento veloci (card contactless) o con carte prepagate o attraverso portali/app web in fase di prenotazione.

PERCORSI Quelli di entrata e uscita dovrebbero, ove possibile, essere differenziati prevedendo una chiara segnaletica.

OMBRELLONI Vanno numerate le postazioni/ombrelloni e occorre registrare per ogni postazione gli utenti. L'assegnazione degli ombrelloni e dell'attrezzatura come sdraio o lettini dovrebbe privilegiare l'assegnazione dello stesso ombrellone agli occupanti che soggiornano per più giorni. In ogni caso è necessaria l'igienizzazione delle superfici prima dell'assegnazione della stessa attrezzatura ad un altro utente anche nella stessa giornata. La novità è che l'utente andrà accompagnato alla postazione/ombrellone dal personale dello stabilimento adeguatamente formato, che lo informerà sulle misure da rispettare.

MASCHERINA Chi scende in spiaggia dovrà indossarla fino al raggiungimento della postazione assegnata e analogamente all'uscita dallo stabilimento. In altri termini, se si è distesi sul lettino a prendere il sole, la si potrà togliere.

GEL E SANIFICAZIONE Vanno installati dispenser per l'igiene delle mani a disposizione dei bagnanti in luoghi facilmente accessibili nelle diverse aree dello stabilimento. Bisognerà garantire una pulizia regolare almeno giornaliera, con i comuni detergenti delle varie superfici e arredi di cabine e aree comuni. Andrà svolta una sanificazione regolare e frequente di attrezzature (sedie, sdraio, lettini, incluse attrezzature galleggianti e natanti), materiali, oggetti e servizi igienici, limitando l'utilizzo di strutture (es., cabine docce singole, spogliatoi) per le quali non sia possibile assicurare una disinfezione intermedia tra un utilizzo e l'altro.

BAGNI Bisognerà provvedere alla pulizia dei servizi igienici più volte durante la giornata e disinfezione a fine giornata, dopo la chiusura; all'interno del servizio dovranno essere disponibili, oltre al sapone per le mani, prodotti detergenti e strumenti usa e getta per la pulizia che ciascun cliente potrà fare in autonomia.

  • Italia

Mascherine anche dai tabaccai. Arcuri: prezzo resta e resterà 61 centesimi

  • Ansa
  • 12 Maggio 2020

Il commissario: 'Critiche sì ma le accetto solo dai cittadini. Non sono io a dover rifornire le farmacie'. Tensione con farmacisti

Mascherine chirurgiche a prezzo calmierato presto in vendita anche dai tabaccai, in confezioni da venti, come le sigarette. E ora si aggiunge l'interesse di cartolerie e ferramenta, con i supermercati che annunciano nuovi arrivi e già 19 milioni di dispositivi venduti.

Dopo lo scontro tra il Commissario per l'Emergenza e le categorie dei distributori di prodotti medici e i farmacisti sulla carenza di mascherine nei propri negozi, si aprono scenari alternativi per uscire da questa empasse.

Per Arcuri, Federfarma, Asf e Federfarma Servizi, è stata un'altra giornata di trattative. Ma il prezzo delle chirurgiche non cambia. "E' 50 centesimi + Iva, ovvero 61 centesimi, e resterà quello. Purtroppo gli speculatori e altre categorie simili se ne dovranno fare una ragione", ha tuonato il Commissario.

Nella conferenza stampa settimanale, Arcuri ha sottolineato che per una distribuzione, quella dei supermercati, la rete funziona ma per l'altra, quella che approvvigiona i farmacisti, non funziona. "I cittadini vanno al supermercato e le mascherine le trovano - ha precisato il Commissario respingendo ancora le accuse delle ultime ore - Non sono io a dover rifornire i farmacisti né i loro distributori. Qualche volta faccio degli errori, per i quali mi aspetto critiche e se serve reprimende, ma solo dai cittadini. Certo non posso togliere le mascherine dagli ospedali per darle ai farmacisti", spiega Arcuri ricordando di essere riuscito a creare un 'tesoretto' di 55 milioni di mascherine nei magazzini delle regioni, un surplus rispetto al fabbisogno che garantisce al momento una certa serenità sulle disponibilità di enti e strutture sanitarie.

Ma in serata arriva la replica dei farmacisti. "In questa crisi - dice il presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti Andrea Mandelli - abbiamo pagato un pesante tributo in termini di colleghi contagiati e uccisi dalla COVID-19, mentre lavoravamo per i pazienti, e voglio credere sia stata messa la parola fine a illazioni e sospetti assolutamente intollerabili sul nostro operato". Mandelli evidenzia di "prendere atto della precisazione del Commissario Arcuri, che ha confermato come la responsabilità della emergenza mascherine non possa essere in alcun modo attribuita ai farmacisti".

Con i farmacisti ancora a secco, penalizzati dalle difficoltà per i loro distributori di reperire i dispositivi sul mercato, si fanno avanti i tabaccai, che vantano una diffusione capillare in tutto il Paese, presenti con 50mila negozi in oltre il 90% dei Comuni italiani. L'accordo - annunci Arcuri - potrebbe essere perfezionato nelle prossime settimane. Per la Federazione Italiana Tabaccai "l'idea è quella di vendere le mascherine a prezzo calmierato in pacchi da dieci o venti, come si fa con le sigarette. Contiamo di affidarci ai distributori di tabacco". Ma ora l'interesse arriva anche da cartolerie e ferramenta, che si rivolgono alle associazioni come Confcommercio per entrare nella vendita.

Speranza, da agosto produrremo 30 mln mascherine - "Da agosto avremo una produzione nostra di 30 milioni di mascherine e questo ci renderà autonomi". Lo ha detto il ministro della salute Roberto Speranza a Di Martedì su La7. Il fatto di "avere una produzione nostra va nella direzione giusta". Speranza ha poi rilevato che "è giusto avere un prezzo congruo" e che con il dl Rilancio "verrà azzerata l'Iva". "Arcuri sta facendo un lavoro difficilissimo- ha concluso- oggi le compravamo perche' l'Europa aveva lasciato la produzione ad altri paesi".

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  • Italia

Fase 2: Inail-Iss, ecco come staremo in spiaggia e come ceneremo al ristorante. Imprese: linee guida insostenibili

  • Ansa
  • 12 Maggio 2020

Distanza lettini sulla battigia due metri, negli stabilimenti con prenotazione, 4 metri a cliente in ristoranti, no a buffet

Protocolli "insostenibili", che ridurrebbero di un terzo i posti al ristorante e ancora di più negli stabilimenti balneari, provocando "gravi danni" a tutto il settore. E' questo, secondo quanto si apprende, il messaggio che stanno dando le associazioni delle imprese al governo, nel corso dell'incontro con il ministro Stefano Patuanelli. Se si volesse davvero riaprire seguendo le indicazioni Inail-Iss, è il messaggio, sarebbe indispensabile sostenere economicamente le imprese nella ripartenza. Inail e Iss hanno pubblicato due documenti tecnici, uno sulla balneazione, l'altro sulla ristorazione. Nel primo caso si tratta di un'analisi di rischio e presenta le misure di contenimento del contagio nelle attività ricreative di balneazione e in spiaggia. L'altro è un'ipotesi di rimodulazione delle misure nel settore della ristorazione.

ECCO NEL DETTAGLIO:
Piscine chiuse negli stabilimenti - Sarà vietato l'uso delle piscine negli stabilimenti. "Per garantire il corretto distanziamento sociale in spiaggia, si legge, la distanza minima consigliata tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri e quella tra gli ombrelloni della stessa fila a quattro metri e mezzo. È da evitare, inoltre, la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo e, per lo stesso motivo, deve essere inibito l'utilizzo di piscine eventualmente presenti all'interno dello stabilimento".

Negli stabilimenti con prenotazione - Stabilimenti aperti con entrata su prenotazione , ombrelloni distanziati di almeno cinque metri, piscine chiuse e igienizzazione dei lettini se si danno a un nuovo utente. "Per consentire un accesso contingentato agli stabilimenti balneari e alle spiagge attrezzate si legge in una nota dell'Inail - viene suggerita la prenotazione obbligatoria, anche per fasce orarie. Si raccomanda, inoltre, di favorire l'utilizzo di sistemi di pagamento veloci con carte contactless o attraverso portali/app web. Vanno inoltre differenziati, ove possibile, i percorsi di entrata e uscita, prevedendo una segnaletica chiara. Per garantire il corretto distanziamento sociale in spiaggia - prosegue - la distanza minima consigliata tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri e quella tra gli ombrelloni della stessa fila a quattro metri e mezzo. È opportuno anche privilegiare l'assegnazione dello stesso ombrellone ai medesimi occupanti che soggiornano per più giorni. In ogni caso è necessaria l'igienizzazione delle superfici prima dell'assegnazione della stessa attrezzatura a un altro utente, anche nel corso della stessa giornata. È da evitare, inoltre, la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo e, per lo stesso motivo, deve essere inibito l'utilizzo di piscine eventualmente presenti all'interno dello stabilimento".

Distanza lettini sulla battigia due metri - Per lettini e sdraie non posizionati sotto l'ombrellone dovrà essere garantita la distanza di almeno due metri. La distanza minima tra le file degli ombrelloni sarà pari a cinque metri mentre sarà di 4,5 metri sulla stessa fila. Sdraio e lettini dovranno essere distanti di almeno due metri e le distanze potranno "essere derogate per i soli membri del medesimo nucleo familiare o co-abitante". Per le cabine, va vietato l'uso promiscuo ad eccezione dei membri del medesimo nucleo familiare o per soggetti che condividano la medesima unità abitativa. E' da vietare - si legge nel documento - l'attività ludico sportiva, i giochi di gruppo, le feste e gli eventi. Saranno chiuse le piscine e per la fruizione di servizi igienici e docce andrà rispettato il distanziamento sociale di almeno 2 metri, a meno che non siano previste barriere separatorie fra le postazioni.

Prenotazione mare anche per fasce orarie - Per favorire un accesso contingentato negli stabilimenti "la prenotazione, anche per fasce orarie, preferibilmente obbligatoria, può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti, favorendo altresì un'agevole registrazione degli utenti, anche allo scopo di rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi".

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  • Italia

Tavolini all’aperto e suolo pubblico gratis, da Torino a Bari ecco i piani delle città per bar e ristoranti

Sono molti i Comuni che si stanno già attrezzando per affrontare la Fase 2 nel rispetto delle prescrizioni anti Covid che impongono un congruo distanziamento tra i tavoli, con inevitabile drastica riduzione dei posti al coperto

Il governo lavora nel Decreto Rilancio all’abolizione della tassa per l'occupazione di suolo pubblico fino al 1° novembre per tutti gli spazi aggiuntivi che baristi, ristoratori e titolari di pubblici esercizi in genere dovranno utilizzare, in vista della riapertura il 18 maggio, per garantire il distanziamento sociale. E, sempre per questi esercizi, cadrebbe fino al 31 ottobre 2020 l'obbligo di autorizzazione per l'installazione temporanea su strade e piazze di strutture facilmente amovibili quali dehors, tavoli e ombrelloni. Non è un caso se i Comuni si stanno già organizzando in tal senso.

A Roma ok a tavolini in 24 ore, +35% spazi esterni
Nella capitale il piano della sindaca Virginia Raggi prevede più spazio per i tavolini e un iter più veloce per ottenere l'occupazione di suolo pubblico. Misure per permettere di affrontare la riapertura nella fase 2 in maniera efficiente, rapida e nel rispetto delle prescrizioni anti Covid che impongono un congruo distanziamento tra i tavolini delle attività di ristorazione, con inevitabile drastica riduzione dei posti al coperto. L'iter superveloce al quale stanno lavorando gli uffici del Campidoglio prevede la concessione di occupazione di suolo pubblico massimo in 24 ore e un aumento del 35% degli spazi esterni in concessione. Il Campidoglio ha già messo in campo la sospensione del canone per la stessa occupazione di spazi e aree pubbliche (Cosap).

A Torino pacchetto di agevolazioni per i dehors
A Torino la giunta è pronta a varare un pacchetto di agevolazioni per i dehors, con esenzione fino al 30 novembre della Cosap. Per i ristoranti, ma anche per le altre attività commerciali. L'obiettivo è infatti quello di consentire, in via straordinaria e temporanea, che quante più possibili attività economiche abbiano la possibilità di ampliare la superficie destinata alla clientela sul suolo pubblico antistante il proprio esercizio commerciale.

A Milano tavoli bar anche al posto dei parcheggi
Bar e ristoranti a Milano non pagheranno l'occupazione del suolo pubblico per tavolini, ombrelloni e tutte le strutture mobili leggere. Il Comune si è impegnato poi ad autorizzare la posa dei tavolini entro 15 giorni dalla domanda. L’assessore all'Urbanistica del Comune, Pierfrancesco Maran, ha spiegato nei giorni scorsi che «i tavolini oggi si possono mettere solo davanti al proprio bar e ristorante, ma potranno stare anche togliendo i posteggi davanti».

Sindaco Bari: ok a più tavolini fuori bar e ristoranti
Nella stessa direzione si muovono alcune città del sud. Una delibera firmata dal sindaco di Bari, Antonio Decaro, prevede la possibilità per gli esercenti di fare richiesta di un ampliamento dello spazio di occupazione di suolo pubblico, già concesso, per una superficie maggiore fino al 50% per la zona davanti al locale esistente. L'occupazione potrà vedere la presenza esclusivamente di sedie e tavolini e ombrelloni, posizionati in maniera tale da garantire le norme sul distanziamento sociale previste nell'ambito delle misure di contrasto alla diffusione del contagio da coronavirus. L'amministrazione comunale ha inoltre previsto procedure estremamente semplificate per l'accesso a questa agevolazione, che potrà avvenire attraverso una semplice comunicazione con e-mail all'ufficio del Municipio. L'autorizzazione sarà valida per il periodo strettamente legato all'emergenza coronavirus.

  • Italia

Coronavirus: Tornano a salire i contagiati I guariti sono quasi 110mila

  • Ansa
  • 12 Maggio 2020

Continuano a diminuire i ricoverati in terapia intensiva

Dopo giorni in calo, torna a crescere l'incremento dei contagiati totali dal coronavirus in Italia, vale a dire gli attualmente positivi, le vittime e i guariti. Attualmente sono 221.216, con un incremento rispetto a ieri di 1.402.

Ieri l'aumento era stato di 744. Nell'aumento vanno però considerati 419 casi della Lombardia che, sottolinea il Dipartimento della Protezione Civile, "ha comunicato che si tratta di casi riferiti alle settimane precedenti e non alle ultime 24 ore".

Sono 81.266 i malati di coronavirus in Italia, in calo rispetto a ieri di 1.222. Nella giornata di ieri la diminuzione era stata di 836.

I pazienti guariti dal Covid 19 in Italia sono 109.039, con un incremento di 2.452 rispetto a ieri. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile. Ieri l'incremento era stato di 1.401.

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  • Italia

Fase 2, Boccia frena sulla mobilità tra regioni. Ma da lunedì forse via libera ad amici e seconde case

Si valuta di allargare, dal 18 maggio, le visite anche ai non congiunti e la possibilità di andare nelle seconde residenze, purché nella stessa regione. Le imprese protestano sulle linee-guida della riapertura: "Insostenibile per balneari e ristoranti"

Fase 2, si fa strada l'ipotesi di riaprire la mobilità fra le regioni già dal primo di giugno. E dal 18 maggio il governo potrebbe eliminare il vincolo che consente gli spostamenti solo per far visita ai congiunti (oltre che per necessità, lavoro e motivi di salute). Sulla questione, che consentirebbe di fatto agli amici di poter andare al ristorante o al bar, non c'è ancora un accordo con la maggioranza e, stando a quanto riportato dall'Ansa, alcuni ministri spingerebbero affinché il vincolo rimanga.

E in serata il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha convocato le imprese per una riunione, in videoconferenza, per discutere le lineee guide Inail-Iss su ristorazione e commercio in vista delle riaperture a partire dal 18 maggio. Protocolli che le imprese definiscono però "insostenibili" perchè ridurrebero di un terzo i posti negli stabilimenti balneari e nei ristoranti.

Il governo sta infine valutando, nel Dcpm sulle riaperture, la possibiità (sempre a partire da lunedì 18) di andare nelle seconde case, purché siano nella regione di residenza.

Gli spostamenti tra Regioni Per quanto riguarda gli spostamenti tra regioni, il meccanismo sarà complesso e il governo sta finendo di metterlo a punto con le amministrazioni regionali. Si fonderà sempre sul monitoraggio costante della curva dei contagi. Se due regioni limitrofe sono entrambe a basso rischio potranno riaprire i confini e consentire la libera circolazione dei cittadini. In caso contrario scatta il blocco automatico imposto dal governo.

A riferire questa novità è il governatore della Liguria Giovanni Toti, interprendando in tal senso una valutazione fatta dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia durante la videoconferenza di ieri con i presidenti delle Regioni. "Sulla riapertura della mobilità interregionale - riferisce Toti a Radio24 - il ministro Boccia ci ha detto 'prendiamoci ancora una settimana prima di cominciare una valutazione', certamente non riaprirà il 18 maggio, forse il 25 maggio, più probabile il primo giugno".

Boccia preferisce però mantenere la cautela e a Repubblica.it precisa: "Dipenderà dai dati del monitoraggio delle singole regioni che a partire da giovedì vedremo ogni settimana e saranno sempre pubblici. Due regioni a basso rischio, a maggior ragione se limitrofe, sarà naturale che potranno avere mobilità interregionale. Ma se una regione è ad alto rischio e una a basso rischio ci saranno inevitabili limitazioni automatiche. Questo meccanismo non è stato ancora definito perché è il più complesso e andrà deciso insieme".

  • Italia

Valutazione da coronavirus, il Collegio docenti dovrà integrare criteri e comunicare le modifiche alle famiglie

E’ quanto previsto dalla bozza di ordinanza ministeriale relativa alla valutazione degli studenti a seguito delle modifiche alla didattica causate dall’emergenza sanitaria.

Delibera collegio
Secondo quanto previsto dall’articolo 2, sarà necessario riunire un collegio dei docenti (ovviamente in versione “a distanza”) al fine di integrare, qualora fosse necessario, i criteri di valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli alunni già approvati nel piano triennale dell’offerta formativa sulla base delle indicazioni contenute nell’ordinanza stessa.

Inoltre, sarà cura dell’istituzione scolastica avvertire le famiglie dei cambiamenti attraverso la pubblicazione sul sito che è da considerarsi quale integrazione pro tempore al Piano triennale dell’offerta formativa.

Ricordiamo le principali novità contenute nella bozza Possibilità di promozione anche in presenza di voti inferiori a sei decimi in una o più discipline.

Predisposizione di un piano di recupero individualizzato per il recupero degli apprendimenti

  • Italia

Elon Musk sfida la California: "Riapro la fabbrica"

  • AGI
  • 11 Maggio 2020

Il patron di Tesla ha affermato che sarà alla catena di montaggio con tutti gli altri e che, se arriverà la polizia, solo lui dovrà essere arrestato

Il numero uno di Tesla, Elon Musk, ha annunciato su Twitter il riavvio della produzione presso la fabbrica di Fremont, in California, in violazione del lockdown e in una sfida aperta alle autorità locali. "Tesla sta riprendendo la produzione oggi contro le regole della Contea di Alameda", ha scritto l'imprenditore. "Sarò alla catena di montaggio con tutti gli altri. Se qualcuno dovrà essere arrestato, chiedo che sia solamente io", ha aggiunto.

In una giornata non proprio positiva per il costruttore di auto elettriche, che ha registrato un crollo delle vendite in Cina in controtendenza rispetto al mercato, Musk ha quindi alzato ulteriormente il livello dello scontro: poche ore prima aveva fatto causa all'amministrazione della Contea per ottenere l'annullamento degli ordini esecutivi che lo hanno costretto a chiudere la fabbrica.

Vistosi negato il permesso di riaprire, ieri l'imprenditore aveva inoltre minacciato di spostare gli uffici amministrativi e il suo unico stabilimento statunitense in Texas o in Nevada. "Se manterremo un'attività a Fremont dipenderà dal modo in cui verremo trattati in futuro", aveva chiosato.

Musk, non nuovo a exploit eccentrici, si è scagliato piu' volte in maniera durissima contro il lockdown e alcuni giorni fa, durante la conference call con gli azionisti sui risultati trimestrali, si era lanciato in una lunga invettiva nella quale aveva definito "fasciste" le misure di contenimento della pandemia da coronavirus.

  • Italia

Le mascherine chirurgiche sono ancora irreperibili nelle farmacie

  • AGI
  • 11 Maggio 2020

Federfarma spiega perché non ci sono e perché i cittadini non trovano quelle da 61 centesimi

"Le mascherine chirurgiche sono irreperibili o quasi nelle farmacie". Lo riferisce all'AGI il segretario nazionale di Federfarma, Roberto Tobia.

"Circa 3 milioni sono in distribuzione tra Roma, Milano e Torino, un numero insufficiente per far fronte al fabbisogno" spiega. "Al Sud non ce ne sono proprio ed è davvero assurdo considerato che siamo ormai entrati nella Fase 2" prosegue Tobia che parla di promesse non mantenute.

"Non c'è alcuna traccia delle 12 milioni di mascherine a settimana promesse - sostiene - e non abbiamo alcuna notizia della produzione che sarebbe invece dovuta partire a fine mese".

Le farmacie italiane sono quindi impossibilitate a mettere a disposizione del pubblico le mascherine chirurgiche, oggetto dell'ordinanza introdotta dal Governo, al costo di 0,61 centesimi. "Mediamente ogni farmacia italiana riceve 80-90 mascherine che finiscono in un batter di ciglia" continua Tobia.

In alcune farmacie non arrivano proprio. "Nella mia farmacia - racconta ad AGI Andrea Cicconetti, segretario di Federfarma Roma e titolare di una farmacia ad Anzio - oggi ne sono arrivate 30 e sono finite nel giro di un quarto d'ora".

  • Italia

Via libera del governo alle regioni: dal 18 maggio riaperture per ristoranti, bar e parrucchieri

Tra giovedì 14 e venerdì 15, sulla base dei dati del monitoraggio del ministero della Salute, arriveranno le linee guida per consentire alle Regioni di riaprire.

Accordo fatto sulle riaperture dei negozi. L’esecutivo darà spazio ad «aperture su misura» nella Fase 2, così come chiesto dai governatori delle regioni. Tra giovedì 14 e venerdì 15, sulla base dei dati del monitoraggio del ministero della Salute, arriveranno le linee guida per consentire alle Regioni di riaprire dal 18 maggio commercio al dettaglio, bar e ristoranti, estetisti e parrucchieri. L'accordo è arrivato al termine della videoconferenza tra i governatori e l'esecutivo, con al tavolo anche il premier Giuseppe Conte oltre ai ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia. Le linee guida e i protocolli di sicurezza saranno indicati per ogni attività, viene spiegato, perché possano riaprire nella massima sicurezza. Cantano vittoria i presidenti, soprattutto quelli di centrodestra che da una settimana erano in pressing sul governo.

Zaia: da 18 voglio riaprire tutto possibile
«È passata la linea che io e altri colleghi abbiamo proposto: il Governo per il 18 faccia scelte di base, standard per tutti, poi deleghi alle Regioni» ha detto il governatore del Veneto Luca Zaia che ha aggiunto: «La nostra idea, se ci saranno i presupposti sanitari, è aprire da lunedì tutto quello che è possibile aprire».

Autonomia Regioni su aperture, ma governo potrà bloccare
Il governo avrà comunque la possibilità di intervenire nel caso in cui, in base all'andamento dei dati sulla curva del contagio e dei criteri definiti dalla circolare del ministero della Salute, fosse necessario bloccare una nuova diffusione del virus. Nel caso dovessero esserci nuovi focolai, in sostanza, si attiveranno immediatamente le zone rosse dove varranno le regole già sperimentate durante il lockdown. Interventi che, spiegano fonti di governo, saranno tempestivi e attuati in stretto contatto tra l'esecutivo e le Regioni.

Pagelle regionali da giovedì
Entro giovedì 14 maggio il ministero della Salute renderà pubblici i dati delle Regioni: si valuteranno per ognuna il numero di contagiati quotidiani, R con 0 (indice di contagiosità, sceso in Italia sotto la soglia di allarme di 1) e posti di terapia intensiva occupati, tra gli altri parametri. Giovedì infatti saranno passati 10 giorni dal 4 maggio, avvio delle prime riaperture e del ritorno a una parziale libertà dei cittadini. Un lasso di tempo già sufficiente per stimare i nuovi casi positivi, tenendo conto dell'incubazione media del Covid-19.

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  • Italia

Prendere o lasciare? Il dilemma dei presidenti di regione davanti al Mes

  • AGI
  • 11 Maggio 2020

Esigenze di allineamento sulle posizioni dei partiti che saranno chiamati a votarlo in parlamento e il reale bisogno di aggiustare una macchina sanitaria messa durissima prova dall'emergenza. Cosa finirà per prevalere?

Mes, prendere o lasciare i 37 miliardi che l'Europa è disposta a prestare? Il dilemma delle Regioni, reale contropotere del governo centrale nei mesi in cui quest'ultimo si è trovato ad affrontare la crisi determinata dall'epidemia da coronavirus, resta intatto tra esigenze di allineamento sulle posizioni dei partiti che saranno chiamati a votarlo in parlamento e il reale bisogno di aggiustare una macchina sanitaria messa durissima prova dall'emergenza.

Il fronte delle Regioni a guida leghista vede qualche apertura, sebbene Matteo Salvini abbia confermato ancora oggi il 'no' allo strumento. "Siccome al mio paese si dice piuttosto che niente, meglio piuttosto, io sono per prenderlo il Mes, ma chiedo al governo e al Parlamento di accettare il Mes accanto ad una legge che ci consenta di spenderlo", ha detto il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, aprendo le danze nel centrodestra. "Se il governo deciderà di prendere il Mes - ha aggiunto - deve condizionarlo alla capacità di spesa nei prossimi 12-24 mesi, anche a costo di prenderci qualche rischi".

Se quella di Toti è un'apertura netta quanto quella di Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, che vuole lo strumento sottolineando la necessità di liberare la spesa da ostacoli burocratici, altri si schierano nella trincea delle 'condizioni' del Mes, anche dopo la lettera in cui la Commissione europea fa presente di aver sgravato lo strumento da vincoli eccessivi per i singoli Paesi che vogliano adottarlo.

Esu questa linea sembrano voler restare in attesa che sul tema decida il parlamento, dove anche all'interno della maggioranza affiorano divergenze, e preferendo, probabilmente, esercitare pressioni in via informale. Così, è Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, a dire: "Bisogna vedere quali sono le condizioni: se non ci sono condizioni, e ribadisco questo se, nessuno si può lamentare se vengono date delle risorse. Ma bisogna essere cauti, non voglio dare un giudizio, voglio vedere prima se non ci sono le condizioni", mentre Massimiliano Fedriga, alla guida del Friuli Venezia Giulia, premette: "Io non parlerei di trappola: oggettivamente pero' mi sembra che certezze non ce ne siano. Anzi".

"Prima - spiega all'AGI - dicevano che non c'erano vincoli, poi che ci voleva una norma per una vigilanza maggiore sui bilanci dei paese chiedono l'attivazione del Mes, adesso invece sembra di nuovo che non ci siano piu' vincoli. Ecco io ho paura - conclude - che all'interno di questa poca chiarezza si possa nascondere una fregatura". Luca Zaia, dal canto suo, sembra non voler smentire Salvini, ed è attento a non apparire un competitor per la guida della Lega. La sua posizione non e' mutata: "Non siamo i mezzadri d'Europa", disse tempo fa, ostentando disinteresse per il tema.

Prende corpo, in buona parte dei presidenti di Regione, un approccio pragmatico che li vede, di fatto, avvicinarsi sempre più ad altri del centrosinistra. La Commissione europea sembra essere venuta incontro all'emiliano Stefano Bonaccini, che "Dall'Europa mi aspetto davvero che vengano messe a disposizione risorse senza condizionalità. In queste settimane stiamo facendo un dibattito ideologico abbastanza surreale: se ci danno risorse senza condizionalità io le avrei prese ieri, non domani, perché ne abbiamo bisogno a partire dalla sanità".

Quanto a Vincenzo De Luca, il capo della giunta regionale campana, ha spesso premesso che quelli del Mes "sono soldi che nessuno ci regala, sono prestiti", ma la "battaglia va fatta sul fatto che non ci chiedano interessi su questi fondi, e che il rimborso sia dilazionato nel lungo termine. Altre cose mi sembrano cervellotiche o imbarazzanti dal punto di vista della non plausibilità".

Sulla stessa lunghezza d'onda è Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, che già a inizio del mese aveva avuto modo di affermare: "Nel dibattito sugli Eurobond e sul MES serve pragmatismo. L'emissione di bond europei potrebbe avvenire anche con garanzie del bilancio Ue e della Banca europea di investimenti. Ma quello che può davvero sostenere la crescita e' un piano di investimenti coordinato a livello europeo, il cosiddetto Recovery plan, annunciato durante l'ultimo Consiglio europeo".

  • Italia

“Non è vero che dove si fanno più tamponi si muore di meno, è un falso mito. Quello che conta è la tempestività delle cure e per farlo basta un esame clinico”.

"Per fare la diagnosi Covid non si può puntare solo sul tampone. Sarebbe come aspettare l’esito di tutti gli esami di laboratorio per avviare la terapia di un infartuato. Per il Covid si è perso di vista quello che è il ragionamento clinico del medico. Il medico può lavorare lo stesso anche senza il supporto diagnostico". "Anche per questo immaginare uno standard quantitativo minimo di tamponi uguale per tutte le Regioni è sbagliato, quello che serve è un criterio unico sul metodo per effettuate i tamponi". Parla l'epidemiologo alla guida del team scientifico di supporto alla Regione Puglia

Non ha senso imporre uno standard minimo di tamponi giornalieri, quello che serve è piuttosto un criterio condiviso sulla politica di utilizzo dei tamponi. L’importante non è il test in sé, ma se io curo o no precocemente i pazienti. Con il Covid-19 ci si è dimenticati che il medico può lavorare lo stesso anche senza il supporto diagnostico.

Così Pier Luigi Lopalco, Professore d’igiene all’università di Pisa e parte della Task Force per le emergenze epidemiche in Puglia, fa il punto della situazione a Quotidiano Sanità, ribadendo l'importanza di farsi trovare pronti per il prossimo autunno, quando oltre al Covid-19 arriverà la nuova stagione influenzale e sarà necessario poter contare su una capacità di laboratorio molto robusta.

Professor Lopalco, a livello nazionale partirà un’indagine con test sierologici su un campione rappresentativo di 150.000 persone, contestualmente, però, ogni regione sembra muoversi per proprio conto. La Toscana ha annunciato i dati di una sua prima indagine sulle categorie più esposte che verrà ora ampliata, il Lazio ha avviato un’altra indagine su 300.000 persone, il doppio del campione nazionale. Sono utili o si rischia di generare solo confusione?

L’indagine nazionale è sicuramente utile in quanto fatta con un criterio scientifico preciso e con un campionamento realizzato dall’Istat rappresentativo di ogni regione, per fascia d’età, sesso e attività lavorativa. La forza di questo studio, inoltre, è che questo verrà eseguito con un unico test a livello nazionale. E questo è fondamentale. Perché, ad esempio, io non posso sapere ad oggi di quanto la Toscana abbia sovrastimato o sottostimato i casi rispetto all’indagine condotta nel Lazio. Grazie ai dati nazionali potremo invece avere una fotografia della situazione. Ormai in ogni Regione abbiamo una curva epidemica che piano piano si sta spegnendo. Quindi sappiamo cosa i sistemi di sorveglianza sono andati a ‘pescare’ in tutte le Regioni. Se ora, grazie all’indagine nazionale di sieroprevalenza, si avrà una fotografia che mi permetterà di sapere quante persone hanno incontrato il virus nei due mesi precedenti, riuscirò anche a capire come hanno funzionato i vari sistemi di sorveglianza.

  • Italia

Gli italiani riscoprono i negozi di quartiere

  • AGI
  • 10 Maggio 2020

Sono più di 8,6 milioni le persone che hanno riscoperto le piccoli botteghe sotto casa

​Il lockdown ha costretto milioni di italiani a stare in casa e di conseguenza a cambiare le proprie abitudini, non solo di consumo ma anche di acquisto, tanto che sono più di 8,6 milioni coloro che hanno riscoperto i piccoli negozi sotto casa. È quanto rileva un'indagine che Facile.it ha commissionato all’istituto di ricerca mUp Research in collaborazione con Norstat.

Negozi di quartiere contro grandi supermercati
Il 19,7% degli italiani, corrispondenti a 8.655.000 persone, ha modificato le proprie abitudini di acquisto, riscoprendo i piccoli negozi di quartiere, preferendoli alle grandi catene; a scegliere i market sotto casa anziché spostarsi verso centri commerciali o grandi supermercati sono stati soprattutto i residenti nei grandi comuni (23,6% fra chi vive nelle città con oltre 250.000 abitanti), i rispondenti del Sud e delle Isole (24%) e quelli con età compresa tra i 55 e i 64 anni (24,3%).

Nello specifico, quasi uno su 5 (18,3%), pari a più di 8 milioni di individui, ha cercato di sostenere i negozi del proprio quartiere attraverso le consegne a domicilio, percentuale che sale al 24% fra i rispondenti con età superiore ai 54 anni, cioè una fetta della popolazione corrispondente a poco meno di 3.150.000 individui.

Boom di donazioni e volontariato L’indagine ha messo poi in evidenza come gli italiani si siano dedicati a sostenere chi era in difficoltà e lo abbiano fatto in molti modi diversi. Tra le attività cui gli italiani si sono dedicati maggiormente per aiutare le persone in difficoltà ci sono proprio libere donazioni e volontariato; il 17% dei nostri connazionali (7.450.000 individui circa) ha contribuito economicamente a raccolte fondi promosse da enti pubblici o soggetti privati. Ad averlo fatto sono soprattutto i giovani appartenenti alla fascia d’età 18-24 anni (21,3%) e le donne (18,8% vs 15% fra gli uomini).

Le donazioni, tuttavia, non sono state solo economiche, ma anche di beni di prima necessità dati direttamente a persone in difficoltà. Hanno scelto questa via il 13,6% degli intervistati, pari a 5.945.000 individui, percentuale che sale al 19,1% fra i rispondenti con un’età compresa tra i 65 e i 74 anni, fino a raggiungere il 20,2% nel Sud e nelle Isole.

Secondo l’indagine, poi, il 14,8% degli italiani (6.500.000 persone) si è offerto di fare personalmente la spesa al posto di anziani, di chi si trovava in situazione di bisogno o, anche, non poteva uscire di casa; ad averlo fatto sono state soprattutto le donne (17,9% vs 11,6% fra gli uomini) e i rispondenti appartenenti alla fascia di età 45-54 anni (18,3%).

"Bello notare - commenta Facile.it - come l’emergenza coronavirus abbia dato nuova linfa anche al volontariato". Sono quasi 1,4 milioni (3,2%) - sottolinea l'analisi - gli italiani che hanno cominciato a farlo presso enti o associazioni impegnate nell’emergenza, valore che raggiunge il 5,2% fra i rispondenti con un’età compresa tra i 45 e i 54 anni.

"Altrettanto bello vedere come ci sia, poi, un modo tutto nuovo di aiutare": il 10,5% dei rispondenti, dato equivalente a più di 4,6 milioni di individui, ha dichiarato di aver contribuito a rendere più leggera la situazione mettendo gratuitamente a disposizione del prossimo le proprie competenze personali o professionali.

  • Italia

Mascherine. Tutto quello che bisogna sapere per utilizzarle correttamente nell’uso quotidiano. Il vademecum dell’Istituto superiore di sanità

L'ultimo Dpcm in vigore prevede l'obbligo di indossare le mascherine negli spazi chiusi o all'aperto quando non è possibile mantenere la distanza di sicurezza. Possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte. Ma come vanno usate? Come conservarle e smaltirle? Come lavarle? Ecco tutti i consigli degli esperti dell'Iss per garantire il corretto utilizzo di questo prezioso strumento di prevenzione.

Le mascherine, in base al DPCM del 26 Aprile scorso sono divenute obbligatorie negli spazi confinati o all’aperto in cui non è possibile o garantita la possibilità di mantenere il distanziamento fisico. L’obbligatorietà dell’uso in alcune Regioni è stata estesa anche ad altri contesti.

In base al comma 2 dell’articolo 3 dello stesso DPCM “possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”.

Le mascherine rappresentano una misura complementare  per il contenimento della trasmissione del virus e non possono in alcun modo sostituire il distanziamento fisico, l'igiene delle mani e l’attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca.

Di seguito ecco alcune FAQ sul corretto utilizzo e le funzioni delle mascherine in questa fase epidemica.

1) Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche?
Le mascherine chirurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione.

Le mascherine di comunità, come previsto dall’articolo 16 comma 2 del DL del 17 marzo 2020, hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2.

2) Quali sono le caratteristiche che devono avere le mascherine di comunità?
Esse devono garantire una adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo confort.

3) La mascherina è obbligatoria anche per i bambini?
Dai sei anni in su anche i bambini devono portare la mascherina e per loro va posta attenzione alla forma evitando di usare mascherine troppo grandi e scomode per il loro viso.

4) È possibile lavare le mascherine di comunità?
È possibile lavare le mascherine di comunità se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi. Le mascherine di comunità commerciali sono monouso o sono lavabili se sulla confezione si riportano indicazioni che possono includere anche il numero di lavaggi consentito senza che questo diminuisca la loro performance.

5) Quali mascherine devo usare nel caso in cui compaiano sintomi di infezione respiratoria? Nel caso in cui compaiano sintomi è necessario l’utilizzo di mascherine certificate come dispositivi medici.
6) Come smaltire le mascherine?
• Se è stata utilizzata una mascherina monouso, smaltirla con i rifiuti indifferenziati;
   • se è stata indossata una mascherina riutilizzabile, metterla in una busta e seguire le regole per il suo riutilizzo dopo apposito lavaggio.

  • Italia

La mortalità per infarto si è triplicata durante l'emergenza Covid

  • AGI
  • 9 Maggio 2020

Una ricerca della Società Italiana di Cardiologia indica le cause: "La sanità si è concentrata sulla pandemia e i cardiopatici hanno evitato gli ospedali per paura del contagio"

È triplicata la mortalità per infarto in Italia, secondo uno studio condotto dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC), illustrato da Ciro Indolfi Ordinario di Cardiologia Università Magna Graecia di Catanzaro, condoto in 54 ospedali italiani e in corso di pubblicazione sulla prestigiosa rivista European Heart Journal.

La mortalità, tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019, è passata al 13.7% dal 4.1 %. Gli esperti avvertono: abbassare la guardia sulle malattie cardiovascolari, responsabili di circa 260 mila decessi ogni anno, e non ricostruire la rete dell’emergenza cardiologica, potrebbe causare più morti che per Covid-19.

Secondo Indolfi, “l’attenzione della sanità su Covid-19 e la paura del contagio rischiano di vanificare i risultati ottenuti in Italia con le terapie più innovative per l’infarto e gli sforzi per la prevenzione degli ultimi 20 anni".

Il cattedratico sottolinea che "l’organizzazione degli Ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 e molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi. Inoltre, per timore del contagio i pazienti ritardano l’accesso al pronto soccorso e arrivano in ospedale in condizioni sempre più gravi, spesso con complicazioni aritmiche o funzionali, che rendono molto meno efficaci le terapie che hanno dimostrato di essere salvavita come l’angioplastica primaria".

Inolfi avverte che "se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19”.

Lo studio multicentrico nazionale, è stato condotto per valutare i pazienti acuti ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC), nella settimana 12/19 marzo, durante la pandemia di Covid-19, confrontandola con quella dello stesso periodo dello scorso anno.

La ricerca, durante il periodo Covid, ha registrato una mortalità tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019: è passata al 13.7% dal 4.1 %. Carmen Spaccarotella, coautrice dello studio, sotiene che l'aumento è "dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente. Infatti, il tempo tra l’inizio dei sintomi e la riapertura della coronaria durante il periodo Covid è aumentato del 39%".

"Questo ritardo è spesso fatale perché nel trattamento dell’infarto il tempo è un fattore cruciale", sottolinea Spaccarotella. L’età media di questi pazienti infartuati è stata di 65 anni. All’aumento della mortalità è associata una "sorprendente" riduzione dei ricoveri per infarto superiore al 60%.

"Il calo più evidente ha riguardato gli infarti con occlusione parziale della coronaria ma è stato osservato anche in ben il 26,5% dei pazienti con una forma più grave d’infarto – afferma Salvatore De Rosa, coautore dello studio –. La riduzione dei ricoveri per infarto è stata maggiore nelle donne rispetto agli uomini e non solo i pazienti con infarto si sono ricoverati meno ma quelli che lo hanno fatto si sono ricoverati più tardi”.

Nonostante la pandemia Covid 19 si sia concentrata nel Nord Italia, la riduzione dei ricoveri per infarto è stata registrata in modo omogeneo in tutto il Paese: Nord e Sud 52,1% e 59,3% al Centro. “Questo dato ci colpisce perché mentre al Nord era logico attendersi una riduzione dei ricoveri, al Sud, dove la percentuale dei contagi è stata significativamente più bassa, la paura di accedere ai servizi sanitari risulta meno coerente in quanto i letti erano disponibili e rimasti non utilizzati”, aggiunge De Rosa.

Una riduzione simile a quella dei ricoveri per infarto è stata registrata anche per lo scompenso cardiaco, con un calo del 47% nel periodo Covid rispetto al precedente anno. Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto della SIC, sottolinea che "la riduzione dei ricoveri per scompenso cardiaco è stata simile tra gli uomini e le donne. Una riduzione sostanziale dei ricoveri - prosegue filardi - è stata osservata anche per la fibrillazione atriale con una diminuzione di oltre il 53 % rispetto alla settimana equivalente del 2019, così come è stata registrata una riduzione del 29,4% di ricoveri per malfunzione di pace-makers, defibrillatori impiantabili e per embolia polmonare”.

  • Italia

Per tre milioni di mamme il ritorno al lavoro sarà un problema

  • AGI
  • 9 Maggio 2020

Secondo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, nella Fase 2 si acuiscono ancora di più i disagi connessi alla doppia gestione di impegno lavorativo e famiglia.

Una festa della mamma faticosa quella che le lavoratrici italiane festeggeranno domani: nel momento in cui la fase di rientro al lavoro si avvia verso il completamento, si acuiscono ancora di più i disagi connessi alla doppia gestione "lavoro e famiglia".

Specie per i 3 milioni di donne con almeno un figlio piccolo (con meno di 15 anni), circa il 30% delle occupate totali (9 milioni e 872 mila), che saranno il segmento più in affanno nei mesi futuri, considerato che lo scenario di riapertura delle scuole, ma anche dei tanti servizi dedicati alla gestione del tempo libero dei giovanissimi, sarà fortemente condizionato dall'emergenza Covid-19. E'questo lo scenario che emerge dal nuovo report della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro "Mamme e lavoro al tempo dell'emergenza Covid-19".

Lo studio testimonia che in questi due mesi di sospensioni e lockdown, le donne con figli hanno lavorato più dei papà. Un fattore collegabile al differente livello di occupazione tra uomini e donne nei settori industriali e nei servizi essenziali, laddove la presenza femminile risulta più bassa nei primi e più alta nei secondi.

Su 100 occupate con almeno un figlio con meno di 15 anni, 74 hanno lavorato ininterrottamente (contro 66 uomini nella stessa condizione), il 12,5% ha ripreso il lavoro dallo scorso 4 maggio, mentre il 13,5% dovrebbe ritornare alla propria attività entro la fine del mese.

Se si guarda poi allo smart working, si scopre che sono le lavoratrici meno qualificate quelle che dovrebbero necessariamente recarsi in sede per lavorare e parallelamente accudire in prima persona i figli con meno di 15 anni. Si tratta di 1 milione 426 mila lavoratrici (il 48,9% delle lavoratrici mamme), di queste circa 710 mila percepiscono uno stipendio netto inferiore ai 1.000 euro.

​Gli interventi finalizzati a sostenere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle numerose mamme lavoratrici, come il bonus baby-sitting o i congedi parentali straordinari, possono essere uno strumento utile in fase d’emergenza, ma difficilmente “strutturabile” nel lungo periodo, soprattutto in termini di costi.

  • Italia

Fase 2. Altems: “Tra tamponi, test sierologici e Usca le Regioni vanno in ordine sparso”

Nuovo report dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Servizi Sanitari dell’Università Cattolica di Roma che rimarca come tra le varie Regioni si proceda a macchia di leopardo anche nella Fase di parziale rimozione del lockdown. IL RAPPORTO

Dai tamponi ai test sierologici fino alle Usca, anche nella Fase 2 le Regioni continuano ad andare in ordine sparso. È quanto emerge dalla lettura della sesta puntata dell’Instant Report ALTEMS Covid-19, la prima nella fase 2 e che si basa sull’utilizzo di un set di indicatori per misurare le performance nell’affrontare questa crisi senza precedenti.

Tamponi a macchia di leopardo.
A macchia di leopardo in Italia il ricorso ai tamponi per scovare i positivi a Covid-19 nelle varie Regioni italiana: Il tasso settimanale più basso si registra in Puglia (è di 2,64 tamponi per 1000 abitanti nell’ultima settimana); il tasso più alto si registra nella Provincia Autonoma di Trento (14,14*1000 abitanti) subito dopo il Veneto con 12,78*1000 abitanti. Il Lazio si ferma a 4,87%, sotto la media nazionale (6,62*1000). Osservando il dato dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus a livello nazionale il 2,59% della popolazione ha eseguito il tampone. Il valore massimo in Veneto con il 4,64%, il minimo in Campania (0,84%).

Test sierologici per verificare chi ha avuto l’infezione
Ulteriore strumento essenziale per la Fase 2 sono i test sierologici. Al momento le Regioni si sono mosse in ordine sparso. Sono 6 le Regioni ad aver avviato test sierologici nell’ambito di programmi che vedono diverse strategie di campionatura e diverse tecnologie. La prima Regione in ordine di tempo ad avviare l’attività di test è stata il Veneto (31/3), l’ultima il Lazio che lo attiverà l’11 maggio. Tutte le Regioni hanno individuato negli operatori sanitari il target primario in questa prima fase; altri target sono forze dell’ordine, lavoratori in azienda o popolazione generale campionata.

Preparazione delle Regioni alla Fase 2
Assume estrema rilevanza l’analisi della “readiness” delle Regioni per la Fase 2. L’analisi delle delibere regionali mostra che se per la Fase 1 ben 16 Regioni hanno predisposto un provvedimento di “Programmazione Sanitaria Regionale”, al momento solo Toscana ed Emilia Romagna hanno deliberato un documento di programmazione sanitaria a supporto della gestione nella fase 2. In totale sono 8 le Regioni ad aver dato delle “Linee di indirizzo per la ripresa delle attività ospedaliere e ambulatoriali” non legate all’emergenza Covid-19: tra queste Toscana ed Emilia Romagna, insieme a Veneto, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

  • Italia

Come cambierà la mobilità condivisa

  • AGI
  • 9 Maggio 2020

Negli ultimi anni, è scoppiato il fenomeno della sharing mobility: auto in condivisione, bici e monopattini elettrici da noleggiare per pochi minuti, lunghi viaggi con perfetti sconosciuti. La pandemia di Covid-19, però, ha ribaltato la situazione: le parole d’ordine sono distanziamento fisico e sanificazione. Come cambierà la sharing mobility? Lo abbiamo chiesto alle principali realtà italiane, da Enjoy a Share Now (l’ex Car2go), da Blablacar alle società di micromobilità attive nelle principali città del nostro Paese. A cura di Marco Gritti

L’emergenza Covid-19 potrebbe avere serie conseguenze sulla mobilità, modificando le abitudini di ciascuno di noi per quanto riguarda il modo in cui ci spostiamo: lo scrive Deloitte in uno studio intitolato “From now on. Mobility Boost, si apre una nuova fase”.

Secondo gli autori, la pandemia sortirà un duplice effetto: da un lato potrebbe accelerare lo sviluppo di alcune forme di sharing mobility fino ad oggi in uno stato embrionale, come ad esempio l’utilizzo in condivisione di monopattini, scooter e biciclette (nella Cina post contagio l’utilizzo del bike sharing è aumentato del +150%), che potrebbero affermarsi come mezzi sicuri e convenienti per muoversi all’interno delle città; dall’altro rimette in discussione le forme di sharing mobility fino a oggi più diffuse, dal car pooling al noleggio delle auto, passando per il car sharing. Quest’ultimo settore, in particolare, dovrà secondo Deloitte posticipare al 2022-2023 il raggiungimento dell’equilibrio economico (il cosiddetto break even point) che era invece atteso nel corso del biennio 2020-21.

“Per il settore della nuova mobilità, la fase che stiamo attraversando impone una riflessione che permetta di gestire l’emergenza e di impostare la ripresa coerentemente con il nuovo contesto sociale ed economico che si andrà a delineare”, sostiene Luigi Onorato, Senior Partner di Deloitte Italia. “Anche in questo delicato momento, la nuova mobilità rimane un ambito strategico per tutti i settori coinvolti, centrale per mantenere una relazione forte con i clienti e si inserisce in un contesto in cui l’offerta degli operatori rimane ricca, innovativa e in grado di rispondere ai bisogni dei consumatori. Lo sviluppo e il successo dei singoli modelli dipenderà̀ dalla capacità degli operatori di intercettare i nuovi bisogni della collettività e dagli stimoli, quanto mai ora necessari, che le istituzioni sapranno mettere in atto per ripensare l’intero ecosistema della mobilità”.

La risposta delle aziende di sharing mobility
In questo longform abbiamo raccolto il modo in cui diversi attori della sharing mobility che operano in Italia hanno vissuto il periodo di lockdown, e le idee con cui intendono far ripartire i propri business in futuro. Dall’estero, intanto, arrivano le storie e gli esempi di altre aziende: fino allo scorso 30 aprile, in alcune città degli Stati Uniti, Lyft ha offerto viaggi in monopattini elettrici gratuiti per il personale sanitario, gli operatori di primo soccorso e i lavoratori nel settore dei trasporti.
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  • Italia

Conte cauto sul Mes, "deciderà il Parlamento". Mattarella: unità sulle misure anti-crisi

  • AGI
  • 9 Maggio 2020

Il premier dopo il via libera dell'Eurogruppo: rafforzare le garanzie di Bei e accelerare sullo schema di assicurazione europeo.

L'Italia resta "prudente" su un eventuale impiego del Mes per l'emergenza coronavirus e a decidere "se convenga attivare o meno tale linea sarà il Parlamento": lo ha assicurato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un'intervista a Euractiv.it all'indomani del via libera dell'Eurogruppo a questo strumento. "Il pacchetto comprensivo di Bei, Sure e Mes è un passo importante verso una condivisione dei costi della pandemia tra Paesi Ue e per una strategia di rilancio comune", ha osservato il premier. "Tuttavia", ga aggiunto, "è ancora insufficiente. Il rafforzamento delle garanzie di Bei e l’introduzione di Sure – uno schema di assicurazione europeo contro la disoccupazione – proposto e sostenuto in passato dall’Italia sono decisioni che sosteniamo con convinzione".

Sulla nuova linea di credito collegata al Mes, come ho più volte ripetuto, manteniamo un atteggiamento molto prudente", ha insistito Conte, "lo strumento è stato pensato per shock asimmetrici ed è inserito in un quadro di regole che riflette questa sua origine. L’Eurogruppo ha chiarito che il regime di sorveglianza normalmente associato alle linee di credito del Mes non dovrà essere applicato nel caso della pandemic support line. Resta il fatto che in ogni caso a decidere se all’Italia convenga attivare o meno tale linea sarà il Parlamento italiano".

Sul tema è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha auspicato unità rispetto alle misure anti-crisi dell'Ue: "Solo piu' Europa permetterà di affrontare in modo piu' efficace la pandemia sul piano della ricerca, della difesa della salute e della ripresa economica.

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  • Italia

Covid. Aifa autorizza altri tre nuovi studi clinici randomizzati

Il primo studio è uno studio di fase 2/3, coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che valuta efficacia e sicurezza di Pamrevlumab. Il secondo studio autorizzato è coordinato dall’ Università del Piemonte Orientale (UPO) per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’associazione di idrossiclorochina più azitromicina. Mentre il terzo è uno studio di fase 3, multicentrico, randomizzato, in doppio-cieco, controllato verso placebo per valutare l’efficacia e la sicurezza di canakinumab

Sono tre gli studi clinici randomizzati che sono stati autorizzati per il trattamento della malattia COVID-19.

Il primo studio è uno studio di fase 2/3, coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che valuta efficacia e sicurezza di Pamrevlumab. Si tratta di un anticorpo monoclonale ricombinante umano della classe IgG1 diretto contro il Connective tissue growth factor (CTGF), non ancora autorizzato, e proposto nello studio quale agente terapeutico sperimentale per il trattamento della polmonite interstiziale secondaria a infezione da SARS-COV-2.

Il secondo studio autorizzato è coordinato dall’ Università del Piemonte Orientale (UPO). Si tratta di studio clinico randomizzato controllato, in aperto, per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’associazione di idrossiclorochina più azitromicina versus idrossiclorochina in pazienti affetti da polmonite da COVID-19. Nello studio saranno reclutati pazienti ricoverati con polmonite da COVID-19 di recente insorgenza, di gravità lieve/moderata e che non necessitino di procedure di ventilazione meccanica invasiva o semi-invasiva.

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  • Italia

L'Alto Adige riapre tutto: approvata la legge provinciale

  • AGI
  • 8 Maggio 2020

La Provincia Autonoma di Bolzano si stacca, quindi, da quanto previsto dal Governo nazionale in merito alle riaperture delle attività dopo la fase emergenziale legata alla pandemia di coronavirus

In Alto Adige da venerdì 8 maggio nel pomeriggio, al più tardi da sabato mattina, entrerà in vigore la legge provinciale sulla 'fase 2', "ovvero la ripresa graduale delle libertà di movimento delle cittadine e dei cittadini, delle attività economiche e delle relazioni sociali".

La Provincia Autonoma di Bolzano si stacca, quindi, da quanto previsto dal Governo nazionale in merito alle riaperture delle attività dopo la fase emergenziale legata alla pandemia di coronavirus.

Il disegno di legge 52/20 è stato approvato dal Consiglio provinciale altoatesino nel cuore della notte dopo una lunga maratona con 28 voti a favore, un voto contrario e 6 astensioni. Prima riaperture da oggi pomeriggio dopo gli adempimenti ma la Provincia consiglia di riaprire le attività da domani.

In attesa degli adempimenti, dal bilinguismo del documento fino alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale, la legge provinciale approvata nella notte prevede dall'entrata in vigore l'immediata ripresa delle attività economiche con la riapertura delle attività commerciali, produttive industriali e artigianali.

Nei giorni scorsi era arrivato a Bolzano il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia che aveva consigliato di attendere il 18 maggio, ma l'Alto Adige, dopo la presa di posizione della Suedtiroler Volkspartei (partito di maggioranza in Consiglio) di togliere l'appoggio al Governo Conte II, ha proseguito per la sua strada.

Da lunedì 11 maggio, sempre nel rispetto delle norme del distanziamento e precauzioni sanitarie, riapriranno le attività di servizi alla persona (parrucchieri, barbieri, estetisti, centri estetici), servizi di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), e musei, istituzioni culturali comprese biblioteche e centri giovanili.

Nei ristoranti e nei bar non sono ammessi più ospiti di quanti siano i posti a sedere e i tavoli dovranno essere disposti in modo che la distanza tra le persone sia di due metri. Solo a tavola si può fare a meno della protezione respiratoria. Il personale di servizio deve utilizzare maschere di tipo FFP2.

Dal 18 maggio, sempre seguendo dettagliati protocolli di sicurezza, torneranno ad essere offerti i servizi per l'infanzia con gruppi ridotti. Il 25 maggio riapriranno tutte le strutture ricettive presenti sul territorio provinciale e gli impianti a fune. Per quanto riguarda gli spostamenti verso il resto del Paese, le lezioni scolastiche e universitarie, le manifestazioni sportive, restano in vigore le normative nazionali.

  • Italia

Covid. Parte la sperimentazione del farmaco giapponese “Avigan”.

L'annuncio del sì alla sperimentazione, seguito al clamore suscitato da un video amatoriale che ne lodava le doti terapeutiche, risale addirittuta allo scorso 23 marzo. Ma in realtà l'ok formale di Aifa al protocollo è arrivato solo l'altro ieri. Il medicinale è un antivirale autorizzato in Giappone dal marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci.

Il farmaco giapponese Avigan, principio attivo Favipiravir, sarà oggetto di uno studio multicentrico e multinazionale, di fase 3, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, per valutarne l'efficacia e la sicurezza nel trattamento di pazienti adulti con COVID-19.

Lo ha deciso il 5 maggio scorso Aifa che ha affidato il coordinamento della sperimentazione all’Azienda SocioSanitaria Territoriale (ASST) Fatebenefratelli-Sacco di Milano. Non sono stati invece resi noti gli altri centri coinvolti anche se nelle settimane scorse avevano già annunciato la volontà di sperimentarlo sia i il Veneto che la Sardegna.

Favipiravir è un antivirale autorizzato in Giappone dal marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci.

Se ne è cominciato a parlare in Italia soprattutto dopo un video amatoriale postato su facebook da un 42 enne romano con studi in farmacia il 21 marzo scorso e visualizzato in poco tempo da migliaia di persone. Il video ne decantava le doti terapeutiche palesando che in Italia non se ne volesse tener conto per ragioni poco chiare.

Da qui polemiche e interventi anche della politica e delle Regioni, il Veneto in testa che il 22 marzo si diceva subito pronto a partire con la sperimentazione. In un primo momento sembrava però che non se ne sarebbe fatto nulla dopo che Aifa, lo stesso giorno dell'annuncio del Veneto, diramava una nota dove si affermava che "l'uso Avigan non era autorizzato in Europa e USA e che erano scarse le evidenze scientifiche sull’efficacia per COVID-19", informando tuttavia che il dossier per avviare la sperimentazione era sul tavolo dell'Agenzia.

Ma il 23 marzo, quindi solo 24 ore dopo l'annuncio di Zaia e la nota di Aifa, arriva a sorpresa il semaforo verde alla sperimentazione e la notiza la darà lo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza: “Il direttore generale di AIFA, Nicola Magrini, mi ha comunicato che la riunione del Comitato Tecnico–Scientifico di questa mattina, dopo una prima analisi sui dati disponibili relativi ad Avigan, sta sviluppando un programma di sperimentazione e ricerca per valutare l’impatto del farmaco nelle fasi iniziali della malattia. Nei prossimi giorni i protocolli saranno resi operativi, come già avvenuto per le altre sperimentazioni in corso”.

  • Italia

Fase 2. Regioni al Governo: “Nuovo Dpcm dia possibilità di regolare aperture autonomamente”

I governatori hanno consegnato un documento al premier con le loro richieste: “Entro il 17 maggio venga adottato un nuovo DPCM con il coinvolgimento delle Regioni per consentire alle Regioni stesse di procedere autonomamente, sulla base delle valutazioni delle strutture tecniche e scientifiche dei rispettivi territori, a regolare le riaperture delle attività”.

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduta da Stefano Bonaccini, ha approvato un ordine del giorno sulla cosiddetta “Fase 2” dell’emergenza Covid-19. Il documento è stato illustrato e consegnato al Governo nel corso dell’odierna Conferenza Stato-Regioni dal Presidente Bonaccini.

“Si sta assistendo positivamente in questi giorni – si legge nel documento - alla ripresa graduale delle attività produttive che in forza di precedenti decreti avevano sospeso le attività”.

Ma “Il DPCM 26 aprile 2020 nonostante le prime indicazioni per la riapertura non ha previsto un cronoprogramma relativamente alle numerose attività ancora sospese o chiuse”.

Secondo le Regioni c’è “il rischio” che “una sospensione prolungata” delle “attività economiche non contemplate nel decreto mette fortemente a rischio la sopravvivenza di migliaia di attività economiche, determinanti per le diverse economie regionali e per la tenuta del tessuto sociale del Paese”.

“I dati epidemiologici sono in costante diminuzione in tutto il territorio nazionale ed è stato attivato un sistema di monitoraggio da parte del Ministero della Salute per verificare eventuali recrudescenze dell’epidemia e monitorare il rischio contagio” e “il livello di saturazione delle strutture ospedaliere è in costante diminuzione” ed è in corso “anche col sostegno del Governo attraverso ulteriori ed imminenti provvedimenti, il potenziamento strutturale della rete sanitaria”.

Inoltre “sono stati sottoscritti e sono in corso di sottoscrizione i Protocolli per l’individuazione delle misure di sicurezza con le parti sociali a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici in tutti i settori economici”.

Per questi motivi le Regioni chiedono che “entro il 17 maggio venga adottato un nuovo DPCM con il coinvolgimento delle Regioni per consentire alle Regioni stesse di procedere autonomamente, sulla base delle valutazioni delle strutture tecniche e scientifiche dei rispettivi territori, a regolare le riaperture delle attività previa adozione da parte delle imprese di tutte le misure per la tutela dei lavoratori ed il contenimento del contagio come definiti dagli specifici protocolli di sicurezza, fermo restando che la competenza sulla mobilità interregionale è di competenza nazionale”.

  • Italia

A Roma e Milano 9.000 attività rischiano di non riaprire mai più

  • AGI
  • 7 Maggio 2020

L'allarme di Fiepet Confesercenti e Confcommercio: "Situazione drammatica". C'è perplessità per i mancati aiuti da parte del governo: il 92% delle imprese nel capoluogo lombardo sta ancora aspettando i soldi. Il sindaco Sala non farà pagare tasse per i tavolini all'aperto. Nella capitale monta la protesta: "Riaprire costerà più dei due mesi di chiusura".

Lo spettro della crisi si allunga sul settore del commercio tra Milano e Roma, in vista della sperata totale riapertura delle prossime settimane. In totale nelle due città si calcola che siano poco meno di 9000 gli esercizi che potrebbero non riaprire i battenti oppure chiudere definitivamente nei primi mesi della fase 2. Di questi circa 5000 sono a Roma, secondo la stima della Fiepet Confesercenti che sottolinea come le cose potrebbero addirittura peggiorare con il passare del tempo, mentre altri 3700 sono quelli a rischio a Milano, secondo un'indagine di Confcommercio. Al momento, secondo quanto si apprende, c'è perplessità per i mancati aiuti da parte del governo.

Il segretario generale di Confcommercio Milano, Marco Barbieri, definisce "drammatica" la situazione. "Abbiamo fatto - sottolinea - un'indagine su 2 mila imprese. Il 92% sta aspettando ancora i soldi, sia sotto forma di finanziamenti bancari sia di ammortizzatori sociali, e ormai a quasi 3 mesi dal lockdown. L'82% delle attività commerciali vorrebbe riaprire, di questo 82%, oltre il 70% dice di riaprire consapevole che i ricavi saranno minori dei costi. Insomma, ripartiamo col freno a mano tirato".

Delle circa 22.700 imprese milanesi coinvolte nel lockdown, "probabilmente circa 3.700 non ce la fanno a riaprire". Barbieri aggiunge che "in una logica di svantaggio generalizzato, coloro che hanno avuto perdite inferiori sono state le attività che potevano stare aperte, principalmente il settore alimentare". Mentre i più svantaggiati "settore alberghiero e tour operator in primis, assieme a quello dell'intrattenimento, discoteche, cinema, teatri; subito dopo il settore dell'abbigliamento e delle calzature; e poi il settore della somministrazione e ristorazione, che comunque poteva fare le consegne a domicilio e a cui dal 4 maggio è stato concesso l'asporto".

A Roma intanto monta la protesta con uno sciopero indetto per il 18 maggio. Ai commercianti che in quella data, per un solo giorno, non riapriranno i loro negozi aderendo allo sciopero "Io non riapro" indetto dall'associazione Roma Produttiva, che riunisce le associazioni di strada, si sono appena uniti quelli dell'Associazione San Pietro (fondata venti anni fa, oggi conta 70 esercizi dislocati tra via della Conciliazione, piazza San Pietro, Borgo Pio e Porta Angelica).

Confcommercio dal canto suo non aderisce allo sciopero del 18 maggio indetto da Roma produttiva, ma le preoccupazioni non mancano: "I costi di riapertura saranno superiori a quelli affrontati in questi due mesi di chiusura - afferma il presidente David Sermoneta - e sono parecchi quelli che, in crisi di liquidità, il 18 maggio decideranno di non riaprire, per aspettare l'erogazione degli aiuti. Ma ci fa più paura il fatto che, tra quelli che riscenderanno in campo, molti saranno in fretta costretti a fallire. Perché tirare su le serrande non significa certo tornare agli incassi medi pre-Covid, abbiamo bisogno di essere accompagnati fino al ritorno alla normalità".

Sul fronte della norme relative all'igienizzazione si ritiene però soddisfatto: "Ci siamo battuti contro chi ventilava la necessità di igienizzare i capi di abbigliamento ogni volta che venivano provati - spiega - e invece secondo le indicazioni di Confcommercio nazionale basterà procedere due volte al giorno a quella dei locali". I dipendenti, spiega, indosseranno la mascherina, così come i clienti che non saranno però obbligati a mettere i guanti ("devono poter toccare i tessuti della merce che comprano") ma dovranno detergersi le mani attraverso i dispenser posizionati all'ingresso dei locali. "E i camerini di prova verrano igienizzati all'uscita di ogni cliente".

  • Italia

Le riaperture dopo l'emergenza Covid-19 in Italia, regione per regione

  • AGI
  • 7 Maggio 2020

Dai parrucchieri ai ristoranti, ecco come si stanno muovendo, in ordine sparso, e cosa potrebbe accadere già dall'11 maggio in 15 regioni italiane dove esistono regole e ordinanze differenti

Le Regioni procedono in ordine sparso sul tema delle riaperture, programmando alcuni allentamenti delle misure di chiusura già da lunedì 11 maggio e in seguito da lunedì 18 maggio, in un quadro che appare nel complesso assai confuso. La situazione d’altronde sembra in evoluzione anche a livello centrale, con una continua interlocuzione tra governo e regioni: queste ultime chiedono per bocca di Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, che da Roma si anticipino alcune riaperture. Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, non ha escluso che vi siano prima di giugno. Ecco la situazione nelle singole regioni.

Piemonte
C'è prudenza in Piemonte per quanto riguarda le possibili riaperture da programmare nelle prossime settimane. "La ripartenza può e deve convivere con la prudenza", ha ribadito, infatti, il governatore del Piemonte Alberto Cirio in questi giorni di avvio della fase 2 nella regione. I numeri del contagio sono tenuti sotto stretta osservazione e questo determina una certa cautela nell'affrontare il tema delle riaperture. Proprio per questo, ad esempio, dal 4 maggio è ammessa l'attività di take away in tutta la regione ma nel capoluogo piemontese se ne parlerà soltanto dal prossimo 9 maggio.

È stato avviato un Comitato istituzionale che, in coordinamento con le prefetture che si confronterà con il territorio per acquisire le informazioni sugli effetti dell'attenuazione del lockdown. Il Gruppo predisporrà dei report settimanali e il primo incontro è in programma oggi. "L'obiettivo è riaprire tutte le attività - afferma il presidente Cirio - ma riaprirle per sempre", ossia non rischiando un ritorno indietro. Per quanto riguarda, quindi, le date dell'11 e del 18 maggio e delle attività che potranno aprire "si sta osservando la situazione. A secondo dell'evoluzione, si deciderà".

Liguria
Possibile anticipazione di una settimana - rispetto a quanto previsto dal governo - per la riapertura dei ristoranti, anche senza ricorrere esclusivamente alla consegna a domicilio o al take away. Ma anche attenta valutazione dei dati epidemiologici delle prime due settimane di maggio per ragionare con estrema attenzione e prudenza in merito alla possibile ripresa delle attività per parrucchieri, e altri servizi alla persona, in anticipo rispetto a giugno, ovviamente applicando rigide norme di sicurezza.

È il lavoro su cui si sta concentrando in questi giorni Regione Liguria, a quanto si apprende da fonti vicine all'ente. Cautela, grande attenzione ai dati sanitari, alle richieste delle categorie e "grande realismo" sono le direttrici su cui si sta muovendo la squadra guidata dal presidente Giovanni Toti e dalla task force impegnata nel gestire la fase 2 nella regione. Per quanto riguarda le attività di ristorazione, oltre alle barriere in plexiglass e all'aumento di spazi esterni, una delle ipotesi al vaglio e' la possibilita' di realizzare delle piazze aperte dedicate al "food". L'idea, in particolare, e' allo studio del Comune di Genova.

  • Italia

Tensioni nel governo sul "decreto maggio". Conte media e prende tempo

  • AGI
  • 6 Maggio 2020

Molti i nodi da sciogliere sul provvedimento da 55 miliardi, a partire dalla sanatoria dei lavoratori stranieri irregolari, con il ministro Bellanova che stima 600 mila possibili beneficiari

Non dovrebbe arrivare oggi né giovedì, secondo quanto apprende l'AGI, il dl imprese sul tavolo del Consiglio dei ministri. L'orientamento, secondo quanto riferiscono fonti ben informate, è prendere ancora qualche giorno. Cercare di valutare bene ogni provvedimento. E così non si esclude che il decreto da 55 miliardi possa essere esaminato direttamente nel week end.

Del resto sono tanti i nodi da sciogliere. Tra questi il tema alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri irregolari. Il ministro dell'Agricoltura Bellanova ha stimato in 600 mila il numero dei beneficiari, ma il tentativo in corso è quello di raggiungere l'intesa intorno ad una cifra inferiore (400 mila). L'esponente renziana propone di inserire nel dl un permesso di soggiorno di sei mesi rinnovabili.

Pd e Iv puntano ad estendere la platea anche a colf e badanti ma il Movimento 5 stelle fa resistenza. Da qui il tentativo di mediare del presidente del Consiglio Conte. Anche sulle norme legate alla ricapitalizzazione delle imprese. Il premier ha ascoltato le riserve di Italia viva e anche sulle sollecitazioni arrivate dal presidente di Confindustria Bonomi ha deciso di approfondire meglio il 'dossier'.

Passi avanti, invece, sul Rem, con il Pd e Iv disponibili ad 'aprire' solo ad un sussidio 'una tantum'. Il compromesso dovrebbe far sì che la misura possa essere temporanea, erogata già da maggio e sotto la supervisione dell'Inps (battaglia M5s) mentre Iv vorrebbe che siano i comuni ad occuparsi del Rem (o 'contributo di emergenza').

In ogni caso il presidente del Consiglio intende portare avanti una linea di dialogo e di confronto. Soprattutto con i sindacati a cui il premier ha chiesto "un patto sociale" e promesso che "non verrà lasciato nessuno indietro". "Il dl non è panacea ma limita i danni", la tesi del presidente del Consiglio.

Sono tantissime le misure che entreranno nel decreto legge. C'e' anche l'ipotesi di tagliare l'orario di lavoro, puntando maggiormente sulla formazione. Già il Pd aveva depositato nelle scorse settimane, in epoca pre-coronavirus, una proposta di legge ad hoc. Il tema potrebbe essere rilanciato, senza che ci siano conseguenze sulla busta paga. La 'rete' del presidente del Consiglio in questa fase due serve a trovare il massimo della convergenza possibile, spiega un ministro.

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  • Italia

Mascherine FFp2 e FFp3. Assosistema Confindustria definisce i prezzi massimi

L’Associazione: “Ci sembra doveroso perseguire anche in questa fase 2 con indicazioni puntuali per orientare al meglio l’attività di controllo degli organi preposti ma anche quella normativa alla quale chiedo uno sforzo, ovvero ascoltare chi si occupa di DPI non solo in questa fase di emergenza ma tutto l’anno”. A seconda del modello i prezzi vanno da 5,75 euro fino a 9,50 euro.

“In questa Fase 2 appena cominciata è necessario mantenere alta l’attenzione sul corretto utilizzo e sulla qualità dei Dpi, i Dispositivi di protezione individuali indispensabili per la protezione dal Covid-19 – dichiara Claudio Galbiati, Presidente della sezione Safety di Assosistema Confindustria – da parte di tutti: imprese e cittadini. I tentativi di immettere dispositivi di protezione individuale non conformi nel mercato è aumentata e un ruolo chiave lo esercitano tutti gli organi preposti al controllo, dalle dogane alle forze dell’ordine che stanno intensificando i controlli per garantire a cittadini, lavoratori ed imprese l’approvvigionamento di prodotti a norma e conformi per il loro utilizzo”.

“Assosistema Confindustria fin dall’inizio dell’emergenza dettata dal Coronavirus – aggiunge Matteo Nevi, Segretario Generale di Assosistema Confindustria – ha fornito un contributo per aiutare le istituzioni e gli organi amministrativi di controllo per identificare prodotti non a norma eseguendo controlli documentali approfonditi. Nonostante ciò – continua Nevi- riscontriamo ancora provvedimenti normativi fatti dal governo e ministeri dove i DPI vengono confusi con Dispositivi Medici senza nessun motivo ingenerando anche problemi di attribuzione di competenza tra Ministeri”.

“Le aziende di Assosistema Safety, al fine di garantire un comportamento etico nel mercato, hanno aderito ad un codice di condotta, sottoscritto durante l’attuale stato di emergenza legato al Covid-19 – prosegue Galbiati - che prevede l’impegno da parte di tutte le aziende produttrici, distributrici ed importatrici di DPI, a contenere il più possibile i prezzi dei Dpi, condannando qualsiasi forma di speculazione e cercando di mantenere dei valori di mercato quanto più possibili congrui”.

“Al tempo stesso – aggiunge Nevi - l’Associazione ha ritenuto utile effettuare una ricognizione con i propri associati e calcolare dei prezzi massimi di riferimento per i DPI per le vie respiratorie (facciali filtranti FFP2 e FFP3) che siano rappresentativi del contesto attuale, tenuto conto che il costo delle materie prime e la reperibilità delle stesse può rappresentare un fattore di modificazione degli attuali prezzi di mercato. Per questo è necessario che venga fatta un’analisi attenta del mercato analizzando tutti i fattori che influenzano il prezzo e anche a questa esigenza come Associazione cerchiamo di dare una risposta fornendo informazioni puntuali come il prezzo massimo che abbiamo individuato oggi nella tabella qui sotto”.

  • Italia

Fase 2, dalle mascherine a 50 centesimi a dove fare tamponi e test: 5 cose da sapere

In cinque domande e risposte le cose principali da sapere su mascherine, tamponi e test sierologici: i tre strumenti principali (distanziamento a parte) della fase 2, in attesa della app per tracciare i positivi, che si vedrà solo a fine maggio

In attesa della app per tracciare i positivi, che si vedrà solo a fine maggio, sono tre gli strumenti principali (distanziamento a parte) a cui fare ricorso nella fase 2 di convivenza con il coronavirus, iniziata lunedì 4 maggio: mascherine, tamponi e test sierologici. Ecco le cose più importanti da sapere su questi tre fronti.

1) Dove si trovano le mascherine chirurgiche a 50 centesimi?
Dopo gli accordi siglati dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, sono circa 20mila i punti vendita della grande distribuzione e 30mila le farmacie e parafarmacie dove le mascherine chirurgiche possono essere acquistate a 0,50 centesimi (grazie alla garanzia di un ristoro a quei negozianti che hanno già provveduto a rifornirsi a prezzi più alti), al netto dell’Iva. Il prezzo di vendita al pubblico è in generale perciò di 61 centesimi. L’azzeramento di quest’ultima dovrebbe arrivare con il “decreto maggio” atteso in settimana. Con la formalizzazione dell’intesa raggiunta con i tabaccai si arriva in teoria a 100mila punti vendita. La realtà però è diversa, perché al terzo giorno della Fase 2 le mascherine chirurgiche a prezzo calmierato sono ancora difficili da trovare. A Milano sono di fatto ancora attese nelle farmacie. A Torino le scorte sono spesso esaurite. A Roma, lì dove sono disponibili, sono in vendita a stock di 5, 10 e 50 pezzi, con un costo che varia dai 3 ai 30 euro.

2) Cosa rischio se non metto la mascherina?
A partire dal 4 maggio è diventato obbligatorio l'uso della mascherina nei luoghi chiusi accessibili al pubblico (quali mezzi di trasporto pubblico ed esercizi commerciali) e comunque in tutte le situazioni in cui «non sia possibile garantire continuativamente la distanza di sicurezza». Al di là del fatto che alcune regioni come Lombardia e Veneto la prescrivono sempre fuori casa e altre come il Lazio anche in strada per chi si ferma a parlare con qualcuno, nell’ultimo Dpcm non sono state previste sanzioni per chi non usa la mascherina. Ma le ordinanze di alcune regioni come Toscana e Campania, fanno riferimento in caso di mancato rispetto delle misure di prevenzione del rischio di contagio (tra cui l’obbligo di utilizzo della mascherina nei luoghi pubblici) alle sanzioni da 400 a 3mila euro previste dall'art.4 del decreto-legge 25 marzo 2020, n.19, per i trasgressori dei provvedimenti presi per l'emergenza coronavirus (dai limiti agli spostamenti al divieto di uscire per chi è in quarantena). A Pisa si registrano multe a persone che non indossavano la mascherina in luoghi pubblici. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca lo ha detto espressamente: «C'è obbligo di indossare mascherina altrimenti ci sono le sanzioni». E a Roma il 4 maggio un autista di un bus di linea che non indossava la mascherina ha ricevuto una sanzione di 400 euro dalla polizia municipale.

3) A chi mi rivolgo per fare un tampone?
Se ho timore di essere positivo al coronavirus non posso muovermi in maniera autonoma e rivolgermi per esempio a un laboratorio privato. Tutto passa attraverso le Asl e la sanità pubblica. Per il tampone serve la prescrizione medica od ospedaliera. In Italia sono stati effettuati finora oltre 2,2 milioni di tamponi a oltre 1,5 milioni di persone. E il governo si propone di effettuarne 5 milioni nei primi due mesi della Fase 2. È una circolare del 3 aprile del ministero della Salute che fissa i criteri di priorità per i tamponi, a partire dai sintomatici, dai pazienti ospedalizzati con infezione acuta respiratoria grave, operatori sanitari esposti a maggior rischio, soggetti fragili a causa di patologie croniche o comunque gravi come il cancro e soggetti con infezione respiratoria ricoverati nelle Rsa (residenze sanitarie assistenziali).

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  • Italia

Coronavirus, i guariti superano i malati, è la prima volta

  • Ansa
  • 6 Maggio 2020

Per i dati della Protezione civile è record di malati e guariti. Ci sono però 369 vittime in 24 ore. Fase 2: esperto, 15 giorni per vedere i primi effetti. I dati attuali registrano ancora il lockdown.

Doppio record oggi tra calo dei malati e aumento dei guariti secondo i dati della Protezione civile. Sono quasi 7mila i malati in meno in 24 ore: sono infatti 91.528 gli attualmente positivi in Italia, con un calo rispetto a ieri di 6.939. Sono invece 93.245 i guariti dal coronavirus in Italia, con un incremento di 8.014 rispetto a ieri. E' l'aumento più alto di persone guarite dall'inizio dell'emergenza. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile. Sempre alto il dato delle cittime: sono salite a 29.684 le vittime per coronavirus in Italia, con un incremento di 369 in un giorno. Ieri l'aumento era stato di 236. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile. Continua il calo dei ricoverati in terapia intensiva per coronavirus: sono 1.333 i pazienti ad oggi nei reparti, 94 in meno rispetto a ieri. In Lombardia sono 480, 29 meno di ieri. Le persone ricoverate con sintomi sono invece 15.769, con un decremento di 501 rispetto a ieri. Infine, sono 74.426 le persone in isolamento domiciliare, 6.344 in meno rispetto a ieri. I dati sono stati resi noti dalla Protezione civile. I contagiati totali dal coronavirus in Italia, vale a dire gli attualmente positivi, le vittime e i guariti, sono 214.457 con un incremento rispetto a ieri di 1.444. Ieri l'aumento era stato di 1.075. Per la prima volta dall'inizio dell'emergenza coronavirus, il numero dei dimessi e dei guariti supera quello dei malati: i primi sono infatti 93.245 mentre gli attualmente positivi sono 91.528. Il numero così alto di pazienti guariti nelle ultime 24 ore (oltre 8mila), sottolinea la Protezione Civile, "è dovuto ad un aggiornamento dei dati della Regione Lombardia riferiti anche ai giorni precedenti".

Nel dettaglio - secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile -, i dati attualmente positivi sono 31.753 in Lombardia (-5.345), 14.858 in Piemonte (-465), 8.391 in Emilia-Romagna (-290), 6.789 in Veneto (-327), 5.088 in Toscana (-102), 3.306 in Liguria (-121), 4.433 nel Lazio (+63), 3.236 nelle Marche (+17), 2.340 in Campania (-190), 982 nella Provincia autonoma di Trento (-59), 2.903 in Puglia (-36), 2.201 in Sicilia (-1), 962 in Friuli Venezia Giulia (-22), 1.791 in Abruzzo (-18), 579 nella Provincia autonoma di Bolzano (-33), 171 in Umbria (-5), 623 in Sardegna (-19), 127 in Valle d'Aosta (+17), 644 in Calabria (-6), 172 in Basilicata (-5), 179 in Molise (+2). Quanto alle vittime, sono in Lombardia 14.611 (+222), Piemonte 3.247 (+31), Emilia Romagna 3.737 (+32), Veneto 1.568 (+23), Toscana 899 (+10), Liguria 1.243 (+11), Lazio 538 (+4), Marche 943 (+7), Campania 376 (+7), Provincia autonoma di Trento 437 (+4), Puglia 438 (+5), Sicilia 250 (+3), Friuli Venezia Giulia 306 (+3), Abruzzo 341 (+6), Provincia autonoma di Bolzano 286 (+0), Umbria 70 (+0), Sardegna 119 (+0), Valle d'Aosta 139 (+0), Calabria 89 (+1), Basilicata 25 (+0), Molise 22 (+0). I tamponi effettuati sono 2.310.929, con un incremento di 86.263 rispetto a ieri. Le persone sottoposte a tampone sono 1.549.892

Soltanto fra 15 giorni si potranno vedere gli effetti della fase 2: i numeri incoraggianti di questi giorni sull'andamento dell'epidemia di Covid-19 in Italia costituiscono infatti una fotografia del passato. "Quello che registriamo oggi è il frutto di quello che abbiamo visto durante il lockdown", ha detto all'ANSA il fisico Giorgio Sestili, fondatore e fra i curatori della pagina Facebook "Coronavirus-Dati e analisi scientifiche".
"Se in questi primi giorni della fase 2 i contagi stanno ripartendo lo sapremo solo fra 15 giorni", ha aggiunto, riferendosi al tempo medio che trascorre dall'inizio dell'infezione alla comparsa dei sintomi. "È molto probabile che ancora oggi i dati indichino che decessi e contagi sono meno di cento, ma non è il caso di festeggiare né di abbassare la guardia perché si tratta di risultati del passato".

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  • Italia

Brusaferro (Iss) al Senato: “Contact tracing essenziale per Fase 2. Numero tamponi crescerà in prossime settimane”

Per il contract tracing, "servono risorse e formazione per il tracciamento sul territorio. In questa fase di aperture sarà fondamentale intervenire tempestivamente per individuare precocemente i nuovi casi. Abbiamo già attivato un corso di formazione a distanza all'Iss su questo tema". Così il presidente dell'Iss in audizione alla Commissione Sanità del Senato sulle strategie anti e post Covid-19.

"Il contact tracing è uno strumento chiave per governare l'epidemia. In una fase in cui il numero di positivi con sintomatologia impegnativa si va riducendo sarà più semplice agire rapidamente per individuare e porre in isolamento le persone positive". Così il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, in audizione alla Commissione Sanità del Senato sul tema strategie anti e post Covid-19.

"Il tracciamento - ha spiegato - deve allargarsi ai contatti stretti casuali delle precedenti 48 ore. Contatto stretto è chi vive all'interno di uno stesso luogo ed è stato, senza protezioni, per più di 15 minuti faccia a faccia con una persona positiva al virus. Contatto casuale è, invece, chi ha anche semplicemente incrociato un positivo".

Per il contract tracing, "servono risorse e formazione per il tracciamento sul territorio. In questa fase di aperture sarà fondamentale intervenire tempestivamente per individuare precocemente i nuovi casi. Abbiamo già attivato un corso di formazione a distanza all'Iss su questo tema", ha aggiunto Brusaferro, chiarendo come il ruolo della applicazioni digitali "è importante ma non sostituiscono l'azione dell'uomo".

"L'applicazione per tracciare i contatti, per quello che mi è dato sapere ad oggi, è ancora nel corso di un iter per smarcare alcuni aspetti normativi necessari per poterla adottare".

  • Italia

"I danni psicologici? Li vedremo col tempo"

  • AGI
  • 5 Maggio 2020

In questo periodo ci muoveremo tra paura e speranza però anche con una sensazione di confusione. Il problema è che abbiamo subito non solo un isolamento, ma una sorta di bombardamento psichico costante e continuativo che ci ha fatto navigare nell'incertezza

I danni causati da questo lungo isolamento si vedranno con il tempo. Ora siamo tutti proiettati a uscire, ma la nostra mente, dopo aver subito il bombardamento di questi mesi “teme che le bombe continuino a cadere e il problema più difficile da gestire sarà quello del distanziamento sociale".

Questi mesi di isolamento sociale forzato, hanno indubbiamente impattato in maniera molto forte da un punto di vista psicologico familiare sociale e lavorativo. Gli esiti non li vediamo adesso in questa prima fase in cui la reattività e l'istinto di sopravvivenza che porta un iniziale riadattamento e cambiamento prende il sopravvento, ma li vedremo soprattutto a lungo termine.

Il problema è che abbiamo subito non solo un isolamento, ma una sorta di bombardamento psichico costante e continuativo che ci ha fatto navigare nell'incertezza. Questa incertezza è andata ad alimentare e in maniera negativa anche le emozioni creando e favorendo ansie paure preoccupazioni e, nello stesso momento, anche rabbia e frustrazione.

Da un lato abbiamo dovuto o cercare di accettare e riadattarci a una condizione di isolamento forzato per la nostra tutela e la tutela degli altri, dall'altro lato è stato difficile accettare per il semplice motivo che e non c'è stato un contenitore che fosse in grado di contenere. E come dopo il bombardamento, le persone hanno immediatamente voglia di ricostruire e di partire, come nel dopoguerra: è anche un istinto umano. Quello che rimane dentro è però il vero problema perché anche se sappiamo che il bombardamento è finito, la nostra mente continua a d'aver paura che possono arrivare le bombe. Dovremmo imparare a convivere con la paura, quella che tanto temiamo erroneamente, perché è la paura che ci porta a mettere in atto dei comportamenti più responsabili, una paura sana ovviamente quella che non deve guidare la nostra vita e il nostro comportamento, non quella irrazionale.

In questo periodo ci muoveremo tra paura e speranza però anche con una sensazione di confusione tante persone stanno provando una sorta di estraniazione dall'ambiente che li circonda perché ci siamo comunque creati un nostro microcosmo fatto abbastanza su misura di sicurezza in cui abbiamo anche ricreato un equilibro e nel momento in cui ci siamo adattati a questo nuovo modo di vivere nell'isolamento adesso dobbiamo affrontare il problema più importante e più difficile da affrontare che è quello del distanziamento sociale.

La connessione sociale con l'altro è quella che ci rende umani e quello che rinforza non solo i legami, ma anche ci dà sicurezza: basti pensare a quando siamo tristi o quando siamo felici che abbiamo bisogno di toccare l'altro di abbracciarlo. Questo impatto col distanziamento sociale avrà delle ripercussioni. Intanto perché approcceremo alle attività che svolgevamo prima aspettandoci di trovare quello che c'era prima e non lo troveremo quindi già questo crea una sorta di conflitto interno, poi anche rivedere gli affetti stabili a distanza, i colleghi sarà difficile da accettare perché istintivamente ci verrà da avvicinarci all'altro e quindi ci muoveremo tra la paura del contagio rischiando di vedere l'altro anche come potenziale pericolo e il bisogno e la voglia di avere una relazione sociale: questo contrasto sarà difficile da gestire.

Ovviamente non esiste una categoria più colpita di un'altra non dobbiamo fare una gara perché tutte le categorie sono colpite a modo loro perché ognuno di noi ha dovuto fare delle rinunce e degli sforzi mentali e tutti ci muoveremo e dovremo fare i conti con una profonda incertezza con la paura di una eventuale nuova chiusura, una minaccia per cui viviamo terrorizzati.

Questa paura che ora ripartiamo e domani ci rimettono in prigione crea anche molta stanchezza mentale per cui ci muoviamo tra forza che dobbiamo tirar fuori per essere resilienti chiedendo al nostro corpo e alla nostra mente un un consumo di energia piuttosto ampio.

Gli esiti più gravi derivano da fattori legati soprattutto al come una persona è arrivata ad affrontare questa pandemia per cui se c'era già un un terremoto in corso o comunque una fragilità psichica è ovvio che questo evento ha creato una devastazione. Ci dimentichiamo che la perdita del lavoro è anche la perdita di un sogno dell'identità di ciò in cui abbiamo creduto e non sappiamo se e quando ripartiamo e l'incertezza devasta da un punto di vista psicologico.

  • Italia

Uno studio cinese mette in guardia l'Italia: "Prematura la riapertura"

  • AGI
  • 5 Maggio 2020

Per i ricercatori dall'ospedale generale cinese di Pechino (PLA) la riapertura è avvenuta ben tre mesi prima di quanto consiglia il modello matematico standard

È troppo presto per la fase 2: c'è il rischio di una seconda ondata di contagi in Italia. Questa è una delle conclusioni emerse da uno studio condotto dall'ospedale generale cinese di Pechino (PLA) che aveva come obiettivo quello di capire perché in Italia contagi e morti per Covid-19 sono stati più numerosi rispetti alla provincia di Hunan. La risposta, pubblicata sulla rivista Frontiers in Medicine, sarebbe secondo i ricercatori nelle diversa modalità di un intervento governativo che dovrebbe essere tempestivo e rigoroso.

"Sebbene le due zone (provincia di Hunan e Italia) abbiano una popolazione simile, di circa 60-70 milioni di persone, la diffusione del virus è avvenuta in maniera nettamente diversa: la penisola italiana si colloca al terzo posto tra le aree più colpite e in quanto al numero di decessi è seconda solo agli Stati Uniti, mentre a Hunan sono stati confermati poco piu' di mille casi", secondo il Coronavirus Resource Center dell'Università Johns Hopkins. Per spiegarne il perché i ricercatori cinesi hanno modificato il SIR, un modello matematico standard. In questo modo hanno mappato i diversi effetti a seconda delle misure di prevenzione adottate nelle varie zone.

"È importante sottolineare che nelle situazioni reali la velocità di trasmissione può essere influenzata da diversi fattori, come la protezione personale, l'isolamento sociale e il blocco delle città", commenta Wangping Jia del PLA di Pechino, autore principale dell'articolo. "Secondo il modello esteso SIR, a Hunan dovrebbero essere 3.369 i casi totali, e i contagi a zero sarebbero avvenuti il 3 marzo, mentre in Italia sarebbero circa 182.051 le infezioni attese, con una data di fine epidemia intorno al 6 agosto. Le ragioni di tale disparità potrebbero essere dovute a diversi fattori, primo tra tutti la mancata tempestività nell'attuazione delle misure di prevenzione in Italia", spiegano i ricercatori.

"Il Governo italiano ha annunciato che le misure di quarantena saranno allentate dal 4 maggio, ben tre mesi prima di quanto consiglia il modello SIR. Siamo convinti che sia troppo presto", dichiara Jia, aggiungendo che esiste una probabilità che si verifichi una seconda ondata di contagi, dato che il Paese non è ancora uscito dal periodo di epidemia.

  • Italia

Contro il coronavirus speranze dal plasma. Ecco come funziona

  • AGI
  • 5 Maggio 2020

È la parte piu' 'liquida' del nostro sangue e contiene una quota di anticorpi che si sono formati dopo la battaglia vinta contro il virus, i cosiddetti anticorpi neutralizzanti, che si legano all'agente patogeno e lo marcano.

Potrebbe essere nel sangue dei guariti la chiave per curare, almeno nei casi più seri, i malati di Covid-19. La terapia con il plasma, ricco degli anticorpi sviluppati dal guarito, è una delle strade che si stanno percorrendo per trovare una cura a un virus per il quale al momento non esistono soluzioni definitive. In Italia si sta sperimentando al San Matteo di Pavia, insieme all'ospedale Carlo Poma di Mantova, e i primi risultati, a detta dei ricercatori, sono incoraggianti.

La tecnica è complessa ma nota agli scienziati da molti anni: "Noi alla Emory University - spiega il virologo Guido Silvestri - lo abbiamo usato già nel 2015 in pazienti con Ebola". E anche nel caso del coronavirus, ci sono studi internazionali pubblicati ormai da mesi, quando il plasma è stato testato sui pazienti in Cina durante la prima fase della pandemia. In America il trattamento è approvato dalla FDA a marzo, e a oggi negli Usa sono state fatte 4.400 infusioni con plasma donato da oltre 8mila convalescenti.

Ma di cosa si tratta?
Il plasma, ovvero la parte piu' 'liquida' del nostro sangue, è composto da acqua, proteine, nutrienti, ormoni, quindi senza elementi corpuscolati (ossia globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Per questo e' di colore chiaro e non più rosso. Ma soprattutto, contiene una quota di anticorpi che si sono formati dopo la battaglia vinta contro il virus, i cosiddetti anticorpi neutralizzanti, che si legano all'agente patogeno e lo marcano.

Sui risultati dei vari studi, sottolinea Silvestri in un suo intervento sul portale Medicalfacts, "l'impressione preliminare è che si tratti di un approccio molto promettente. Tra i vantaggi, oltre al precedente di Ebola e al razionale fisio-patologico, citerei l'entusiasmo dei donatori (noi ne abbiamo davvero tantissimi, anche se non tutti hanno un titolo alto di anticorpi anti-SARS-CoV-2), il basso costo, e la minima tossicità. Lo svantaggio principale, non insormontabile, è la virtuale impossibilità di standardizzare vista la variabilità da donatore a donatore".

In effetti, anche se i risultati sono buoni, non bisogna dimenticare i due problemi principali: la disponibilità appunto, e il fatto che il plasma, e le proteine che contiene, deve essere compatibile con l'individuo a cui si fa l'infusione. Per questo all'Istituto Mario Negri si sta testando un'altra strada, come spiega all'AGI il fondatore Silvio Garattini: "Si sta cercando di non somministrare tutto il plasma, ma di estrarre solo gli anticorpi neutralizzanti, proprio per evitare problemi di incompatibilita'. In tempi non lunghissimi, entro la fine di maggio, dovremmo avere le prime risposte".

  • Italia

Mortalità. I primi dati Istat-Iss post Covid.

“Dal 20 febbraio al 31 marzo 25.354 morti in più rispetto alla media, di questi 13.710 per Covid. Ma ci sono altri 11.600 morti forse correlati all’emergenza. Bergamo shock: decessi +598%".
Ma l'Italia è divisa in due: al centro sud in molte città la mortalità è addirittura in calo. Il 52,7% dei casi è di sesso femminile. L’età mediana è di 62 anni. La letalità è più elevata nei maschi tranne che nella fascia 0-19 anni. Nel 34,7% dei casi almeno una co-morbidità. Il 91% dell’eccesso di mortalità si concentra in 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. Oltre ai 13.710 decessi imputati con certezza al Covid, ce ne sono altri 11.600 "sospetti" o perché non è stato eseguito il tampone, o per disfunzione organica correlata all'infezione o per mortalità indiretta ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale.IL REPORT

“Considerando il mese di marzo, si osserva a livello medio nazionale una crescita dei decessi per il complesso delle cause del 49,4%. Se si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di Sorveglianza Integrata (20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020. L’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710). È quanto riporta l’ultimo studio curato da Istat e Istituto superiore della sanità elaborato in base ai dati dell’86% della popolazione italiana (il dato riguarda 6.866 comuni, l’87 % dei 7.904 complessivi) per valutare gli effetti dell’impatto della diffusione di Covid-19 sulla mortalità per genere ed età nel periodo iniziale e di più rapida diffusione del contagio: marzo 2020.

Ma non solo, lo studio evidenzia pure che “esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale possiamo, con i dati oggi a disposizione solo ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni probabili conseguenza della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza), e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette”.

L’analisi ribadisce poi come il Covid abbia colpito duramente il Nord: il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale nel mese di marzo 2020 si concentra nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia: 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. “Nell’insieme di queste province i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo. Se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133); poco più della metà di questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati al Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 (12.156)”.

A Bergamo decessi aumentati del 598%. All’interno di questo raggruppamento le province più colpite dall’epidemia hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020 rispetto al marzo 2015-2019 a tre cifre: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (371%), Brescia (291%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro e Urbino (120%).

Per quanto riguarda le aree a media diffusione dell’epidemia (1.778 comuni, 35 province prevalentemente del Centro-Nord) l’incremento dei decessi per il complesso delle cause nel periodo 20 febbraio-31 marzo è invece molto più contenuto, da 17.317 a 19.743 (2.426 in più rispetto alla media 2025-2019); il 47% è attribuibile ai morti positivi al Covid-19 (1.151).

Ma a Roma la mortalità cala del 9,4%. Infine nelle aree a bassa diffusione (1.817 comuni, 34 province per lo più del Centro e del Mezzogiorno) i decessi del mese di marzo 2020 sono mediamente inferiori dell’1,8% alla media del quinquennio precedente, con punte del - 11,3 a Matera e del - 9,4 a Roma.

Negli uomini over 70 mortalità raddoppiata. L’eccesso di mortalità più consistente si riscontra per gli uomini di 70-79 anni per i quali i decessi aumentano di circa 2,3 volte tra il 20 febbraio e il 31 marzo, segue la classe di età 80-89 (quasi 2,2 volte di aumento). L’incremento della mortalità nelle donne è invece più contenuto per tutte le classi di età. Raggiunge il 20% in più della media degli anni 2015-2019 alla fine di marzo tanto per la classe di età 70-79 che per la 90 e più.

SINTESI DEI PRINCIPALI RISULTATI
Il primo caso italiano di Covid-19 viene segnalato in Lombardia il 20 febbraio 2020. L’intera epidemia è stata caratterizzata da una trasmissione locale, a parte i primi 3 casi importati dalla Cina a fine gennaio 2020. Per il contenimento dell’epidemia sono state prese misure preventive di sanità pubblica di “distanziamento sociale” inizialmente localizzate in alcune aree ristrette e via via estese a tutta l’Italia dall’11 marzo 2020 (lockdown).

La diffusione geografica dell’epidemia di Covid-19 si presenta eterogenea: è stata molto contenuta nelle Regioni del Sud e nelle Isole, mediamente più elevata in quelle del Centro rispetto al Mezzogiorno e molto elevata nelle regioni del Nord.

Nonostante il calo dei contagi dovuto alle misure di “distanziamento sociale” intraprese dai primi giorni di marzo, le curve nazionali dei casi diagnosticati e dei decessi hanno iniziato a decrescere solo negli ultimi giorni di marzo.

  • Italia

Coronavirus. Buoni risultati dai primi test sul vaccino italiano: “Gli anticorpi bloccano il virus”

"Per la prima volta al mondo un candidato vaccino contro il nuovo coronavirus ha neutralizzato il virus nelle cellule umane". A spiegarlo all'Ansa è stato Luigi Aurisicchio, amministratore delegato della Takis di Pomezia che ha messo a punto il vaccino. "I risultati ottenuti ad oggi sono incoraggianti e ben oltre le aspettative. Il prossimo passo è capire quanto tempo dura la risposta immunitaria". I test sull'uomo sono previsti comunque dopo l'estate.

Funzionano gli anticorpi generati nei topi dal vaccino italiano dell'azienda Takis: lo indicano i test eseguiti nel laboratorio di Virologia dell'istituto Spallanzani. "Per la prima volta al mondo un candidato vaccino contro il nuovo coronavirus ha neutralizzato il virus nelle cellule umane".

Lo ha detto all'Ansa Luigi Aurisicchio, amministratore delegato della Takis di Pomezia che ha messo a punto il vaccino, spiegando che il test fatto allo Spallanzani è stato possibile grazie all'esperienza dell'istituto, che dopo avere isolato il virus ha messo a punto un metodo per verificare l'efficacia di vaccini e molecole direttamente sul virus. I test sull'uomo sono previsti comunque dopo l'estate.

"Grazie alle competenze dello Spallanzani, per quanto ne sappiamo, siamo i primi al mondo ad aver dimostrato la neutralizzazione del coronavirus da parte di un vaccino. Ci aspettiamo che questo accada anche nell'uomo - ha detto ancora all'Ansa Aurisicchio -. Stiamo anche esplorando altre interessanti piattaforme tecnologiche in collaborazione con la LineaRx, un'azienda americana. Alcuni vaccini hanno ricevuto importanti finanziamenti e hanno già iniziato la fase clinica in altri Paesi. Noi ce la stiamo mettendo tutta perché un vaccino che nasce dalla ricerca italiana, con una tecnologia tutta italiana e innovativa, venga sperimentato in Italia e messo a disposizione di tutti. Per fare questo - ha rilevato - abbiamo bisogno del supporto delle istituzioni e di partner che ci aiutino ad accelerare il processo: questa non è una gara e insieme possiamo vincere tutti contro il coronavirus".

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  • Italia

Fase 2: prove di normalità, runner e bici nei parchi, primi funerali

  • Ansa
  • 4 Maggio 2020

La cronaca nel primo giorno di allentamento delle misure del lockdown
Al via la Fase 2 dell'emergenza virus, con un allentamento dei divieti dopo due mesi di lockdown. Città alla prova delle nuove misure, con il ritorno al lavoro di alcuni milioni di cittadini e il permesso di circolazione all'interno delle Regioni e anche fuori per rientrare alla propria residenza. Traffico più intenso un po' ovunque, ma in tutti i centri sono scattate anche le nuove misure di sicurezza, con controlli nei principali snodi ferroviari, alle fermate di bus e metro e nei parchi, anche con l'ausilio di droni. Da Milano partiti i primi treni per il Sud.

La cronaca dalle città - LA FOTODIRETTA

Giunto a Napoli il treno da Milano (LE FOTO) - È arrivato alla stazione centrale di Napoli il treno Frecciarossa da Milano. I passeggeri sono scesi ordinatamente e hanno seguito il percorso indicato dalle forze dell'ordine, mettendosi in fila per la misurazione della temperatura con il termoscanner. Sulla banchina della stazione, un addetto con il megafono ricorda a chi scende di mantenere la distanza sociale prevista.

A Napoli traffico sostenuto (LE FOTO) - Traffico sostenuto, gente in strada, attese alle fermate dei bus. La 'ripartenza' a Napoli non ha visto orari sfalsati nè movimenti differenziati. Oggi non è sembrato di essere ancora nel pieno di un'emergenza ma una giornata come una di quelle pre lockdown. L'unica differenza l'hanno fatta le mascherine indossate in strada dalle persone sia a piedi, che sui mezzi pubblici che in auto. E probabilmente non c'è stato caos perchè le scuole e le Università sono rimaste chiuse. Dalla Regione Campania è comunque arrivato un contributo per cercare di evitare affollamenti. L'ingresso negli uffici regionali è stato infatti regolato dall'ordine alfabetico del cognome dei dipendenti entrati secondo fasce orarie diverse.

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  • Italia

Coronavirus, ultimi dati: malati sotto quota 100mila

I guariti crescono dell’1,5% in 24 ore. Scendono del 2,43% i ricoverati con sintomi e dell’1,46% i pazienti in terapia intensiva

Sono 211.938 i casi totali di coronavirus alle 17 del 4 maggio, in crescita di 1.221 unità rispetto a domenica (+0,57%). Gli attualmente positivi calano di altre 199 unità (-0,19%) attestandosi a quota 99.980, i guariti salgono a 82.879, ossia 1.225 in più su domenica (+1,5%). I morti dall’inizio dell’epidemia a oggi sono 29.079, cioè 195 in più rispetto a 24 ore prima (+0,67%). Questo il quadro che emerge dai dati forniti dalla Protezione civile.
A livello nazionale, al momento, si contano 16.823 ricoverati con sintomi, il 2,43% in meno rispetto a domenica. Tra questi, i ricoverati in terapia intensiva sono 1.479 (-1,46% a fronte delle 24 ore precedenti). I tamponi effettuati nelle ultime 24 ore sono stati 37.631 (+1,74% di incremento rispetto a domenica).

In Lombardia ancora 63 decessi
La regione al centro della crisi è ovviamente sempre la Lombardia, dove nelle ultime 24 ore altri 577 casi di contagio e 63 decessi, mentre i guariti sono 697. I ricoveri scendono di 195 unità e il numero di pazienti in terapia intensiva resta stabile a quota 532 unità. Seguono Piemonte (altri 192 casi) ed Emilia Romagna (159), quindi Veneto (+55) e Liguria (+53), ma in tutte le altre regioni si registrano meno di 50 casi.

Il quadro in Veneto
Nelle terapie intensive del Veneto si è scesi sotto quota 100 posti occupati, per la prima volta dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, il 21 febbraio. Il numero fornito stamane dalla regione è di 99 ricoverati, due pazienti in meno rispetto a domani sera, trasferiti in normali reparti. «Questa è una giornata da segnare», ha commentato il governatore Luca Zaia.

Lazio, il 37,4% dei malati nella Capitale
In Lazio, invece, il 37,4% per cento dei casi di coronavirus è localizzato nella città di Roma, il 32,2% nella provincia della Capitale, il 9% a Frosinone, il 4,9% a Rieti, il 6,2% a Viterbo e l’8% a Latina. Mentre il 2,3% proviene da fuori regione. È quanto emerge dai dati resi noti dalla regione sulla distribuzione dei casi di Covid-19 nel Lazio. Del totale dei casi registrati attualmente il 44% è in isolamento domiciliare e il 20% è ricoverato in una struttura sanitaria. L’1% è in terapia intensiva. I guariti sono il 27% dei casi. L’età media dei positivi - secondo quanto emerge dai dati - è di 57 anni. Il 52% sono donne e il 48% uomini.

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  • Italia

Niente visite ad amici o seconde case. Parte la 'Fase due'

  • AGI
  • 4 Maggio 2020

Quasi quattro milioni e mezzo di italiani tornano a lavoro ma siamo ben lontani da un "liberi tutti". Conte chiede ai cittadini "buon senso": "Ora è tutto nelle nostre mani". Lockdown selettivo se i contagi risalgono

Quasi quattro milioni e mezzo di italiani torneranno al lavoro oggi. Parte la 'fase due', quella dell'allentamento dal lockdown. Sabato le correzioni del Dpcm da parte di palazzo Chigi, domenica la circolare del Viminale. La 'ripartenza' dovrà avvenire nella massima cautela, ripetono nel governo. "Serve il buon senso di tutti", il 'refrain' del premier Giuseppe Conte, "ora è tutto nelle nostre mani".

Nell'esecutivo c'è apprensione per il via libera che "non deve essere un 'liberi tutti'". No a riunioni di famiglia, niente visite agli amici, nessun ritrovo soprattutto tra i giovani, tutela per gli anziani, no assembramenti di alcun tipo. Non sarà possibile recarsi nelle seconde case, neanche all'interno della propria regione, a meno che non si tratti di urgenze legate alla manutenzione dell'abitazione. Insomma niente week end al mare o in montagna. Sì all'attività motoria nei parchi e anche sulla spiaggia ma occorrerà mantenere la distanza di sicurezza e rispettare tutte le regole.

Si apre una fase in cui il governo punta a superare la 'ratio' dei dpcm, passare dalla logica dei divieti alla necessità che gli italiani portino avanti comportamenti responsabili per preservare la propria salute e quella dei propri cari.

"Guai a pensare che è finito tutto"
Restano le restrizioni ma qualora i dati dovessero evidenziare ancora una discesa della curva epidemiologica si agirà con gradualità. Anche sulle riaperture di quegli esercizi commerciali - tra questi bar, ristoranti, centri estetici - che in teoria dovrebbero alzare le saracinesche a giugno.

La prossima dead line è quella del 18 maggio. Anche per l'ok alle cerimonie religiose. Sabato il comitato scientifico, il governo e la Cei hanno lavorato ad una bozza d'intesa. Intanto è arrivato l'ok ai funerali, si monitorerà la situazione per due settimane e poi - se i dati lo dovessero permettere - arriverà l'ok alle messe sulla base di un protocollo di sicurezza 'ad hoc'. È - ripete il presidente del Consiglio - la fase più delicata. Qualora i contagi e le vittime dovessero risalire l'esecutivo è pronto ad un lockdown selettivo.

"Non sperperiamo quello che abbiamo faticosamente guadagnato", l'appello del premier. "Siamo ancora dentro la crisi, guai a pensare che è finito tutto" ma "noi vogliamo accelerare il più possibile ed il metodo di monitoraggio che abbiamo costruito sulle regioni ci consentirà anche di differenziare" le misure, ha osservato il ministro della Salute Speranza.

  • Italia

Ora la Cei frena sulla Fase 2: "Inopportune corse in avanti"

  • AGI
  • 3 Maggio 2020

Per la Fase 2 dell'emergenza coronavirus "sarebbe inopportuno fare corse in avanti, perché il bene comune, che è il bene di tutti, ci invita a camminare insieme a tutte le Chiese sorelle d'Italia, che vivono la pandemia in condizioni differenti": lo ha detto il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, celebrando la messa nella cattedrale di Perugia, della quale è arcivescovo. "Purtroppo", ha spiegato il cardinale secondo quanto riferisce la diocesi, "ci dicono le statistiche che non siamo ancora usciti da questo forte momento di crisi. Anche il Santo Padre ci raccomanda prudenza".

Il presidente della Cei ha spiegato che per "le modalità delle celebrazioni consentite in chiesa, per i battesimi e i matrimoni, valgono le norme già stabilite durante la Fase 1; per quanto concerne il rito delle esequie, da lunedì 4 maggio, è consentita la presenza di 15 fedeli, senza che questi debbano essere sottoposti alla misurazione della temperatura corporea.

  • Italia

Dalla distanza di sicurezza alle mascherine, come cambieranno i trasporti

  • AGI
  • 3 Maggio 2020

Da lunedì scatta la Fase 2 per i trasporti: cambierà totalmente il nostro modo di viaggiare. Arriva l'obbligo della mascherina e del rispetto della distanza di sicurezza. Queste tutte le novità, dal trasporto pubblico alle Fs

l sistema dei trasporti si prepara alla fase 2 di lunedì prossimo, 4 maggio, quando la maggior parte degli oltre 4 milioni di italiani che riprendono a lavorare uscirà di casa per recarsi in ufficio, in fabbrica, in negozio. Quanti useranno la macchina o lo scooter? Quanti opteranno per la bici? E quanti ancora prenderanno la metro o il bus? Se tutti prendessero la macchina, soprattutto nelle grandi città, il rischio di code e imbottigliamenti potrebbe complicare la situazione del trasporto pubblico, che si appresta ad affrontare la sfida più difficile.

Bus e metro: obbligo di mascherina e distanza di un metro
Proprio stamani c'è stata l'ultima riunione telefonica (delle tante che si sono susseguite nei giorni scorsi) tra la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, e le associazioni del trasporto pubblico locale Anav Astra e Agens ​per discutere le linee guida sul Tpl dal 4 maggio. ​Le interlocuzioni sono continue - hanno riferito fonti vicine alle associazioni del Tpl - continueranno a esserlo per l’analisi costante dei flussi nelle diverse regioni e nelle diverse città. ​Distanza di sicurezza di un metro e obbligo di mascherina (anche di stoffa) su bus e metro sono 'i pilastri'. Per aiutare i flussi di persone a terra nelle stazioni arriveranno poi i volontari della protezione civile, visto e considerato che con l'obbligo della distanza di sicurezza la capienza di bus e metro sarà di fatto dimezzata o quasi.

Più frequenza dei mezzi, sanificazione e mobilità alternativa
La frequenza delle linee sarà comunque incrementata, soprattutto nelle ore di punta, a cominciare dalla fascia oraria 7,30-9,00. Inoltre su bus e tram si devono prevedere la salita da una porta e la discesa dall’altra porta e in metro differenti flussi di entrata e di uscita, così da garantire ai passeggeri adeguata informazione per l’individuazione delle banchine e dell’uscita e il corretto distanziamento sulle banchine e sulle scale mobili anche prima del superamento dei varchi.

La ministra De Micheli ha anche annunciato una prossima ordinanza d'intesa tra Mit e Mise per la riapertura dei negozi che vendono biciclette e altri mezzi di mobilità alternativa come monopattini e bici a pedalata assistita, così da alleggerire i flussi sul trasporto pubblico locale.

Altra priorità è la sanificazione. Le aziende responsabili del servizio devono assicurare l’igienizzazione e la disinfezione dei treni e dei mezzi pubblici, effettuando le ultime due almeno una volta al giorno e la sanificazione in relazione alle specifiche realtà aziendali. ​​Inoltre dovranno esserci dispenser gel igienizzante presso le biglietterie automatiche e occorre prevedere l'isolamento del conducente.

  • Italia

Abbracci e amici vietati, ma via libera ai fidanzati

  • AGI
  • 3 Maggio 2020

Per Palazzo Chigi "congiunti" sono i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo nonché i parenti fino al sesto grado e gli affini fino al quarto grado. Le Faq del governo, spiegate

Abbracci e baci sono vietati, ma via libera ai fidanzati che da lunedì potranno rivedersi: per evitare una nuova ondata di contagi, la parola d'ordine resta "distanziamento" sociale. E, quindi, la mascherina diventa obbligatoria nei negozi o nei mezzi pubblici.

La priorità resta quella di evitare, in qualsiasi occasione, assembramenti, sia al parco pubblico sia al funerale e nemmeno in un incontro tra parenti. Al punto che si potrà prendere il caffè al bar ma non consumare al bancone: lo si dovrà bere fuori, e nemmeno in prossimità del locale. Sarà poi consentito uscire per fare una corsa anche col proprio convivente, restando però lontani almeno un metro. Sono queste alcune delle indicazioni del Governo che risponde alle Faq, ossia alle domande più frequenti di chiarimento in vista del 4 maggio, quando entrerà in vigore il Dpcm sulla Fase 2.

NO ALLE PASSEGGIATE, USCIRE SOLO PER NECESSITA'. Il via libera viene dato solo agli spostamenti giustificati per necessità, che rientrano appunto in questi quattro ambiti: lavoro, spesa, congiunti o sport all'aperto. In altri termini, non si potrà uscire per prendere semplicemente una "boccata d'aria" o per andare a zonzo. Pertanto, le passeggiate sono ammesse solo se strettamente necessarie a realizzare uno spostamento giustificato da ragioni di necessità.

SI POTRANNO RIVEDERE (MA NON RIABBRACCIARE) I CONGIUNTI, AMICI ESCLUSI. Per congiunti vanno intesi i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo come ad esempio i fidanzati. E, ovviamente, i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge).

Se sono persone non conviventi, il Governo si raccomanda di limitare "al massimo" gli incontri. Non sono invece "congiunti" i semplici amici e conoscenti. Ad ogni modo, i "congiunti" non potranno essere riabbracciati: in occasione di questi incontri, bisognerà infatti rispettare la distanza di almeno un metro, e indossare la mascherina.

MASCHERINA E DISTANZA DI ALMENO UN METRO, I DUE OBBLIGHI DA RISPETTARE In caso di incontro con un "congiunto", o se si entra in un luogo chiuso accessibile al pubblico (quali mezzo di trasporto pubblico o negozi), bisogna osservare due obblighi: l'uso della mascherina, e la distanza di "almeno" un metro tra le persone. L'obiettivo è quello di evitare rischi di contagio: per questo motivo, il Governo afferma che bisogna assolutamente evitare assembramenti.

Sì AGLI SPOSTAMENTI TRA LE REGIONI, MA SOLO LIMITATISSIMI Non è consentito lo spostamento fra Regioni diverse a meno che non esistano comprovate esigenze lavorative o assoluta urgenza o motivi di salute. Quindi, da lunedì si potrà rientrare presso il proprio domicilio o residenza o abitazione anche provenendo da un'altra Regione ma poi una volta rientrato, non saranno consentiti spostamenti al di fuori della Regione a meno che non esistano appunto motivi di urgenza.

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  • Italia

“Vietati i rientri sulle isole”. De Luca chiude Capri, Ischia e Procida. E Musumeci blinda la Sicilia

  • AGI
  • 2 Maggio 2020

Il governatore campano estende il lockdown per i non residenti: «Le strutture ospedaliere sono limitate». Il presidente siciliano: «Non faccio entrare nessuno»

Vietato rientrare da altre regioni italiane o dall'estero nei luoghi di residenza, domicilio o dimora situati nelle isole di Capri, Ischia e Procida. Lo prevede un'ordinanza firmata ieri sera dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che prevede diverse misure valide dal 4 al 10 maggio, in vista quindi della fase 2.

Le eccezioni
Il divieto di rientro non si applica «ai soggetti stabilmente risiedenti» nelle tre isole campane. Restano invece consentiti «gli arrivi nel territorio regionale e sulle isole del golfo di Napoli da altre regioni italiane e dall'estero, dove consentito dalle vigenti disposizioni statali, che siano motivati da comprovate esigenze di lavoro (spostamenti da e per il luogo di lavoro), di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute».

Controlli alle partenze
Il governatore De Luca ha invocato controlli alle partenze: «Noi, - ha detto - manterremo ferme le disposizioni che sono ancora vigenti: chi torna deve segnalarlo all'Asl, deve andare in autoisolamento, faremo di tutto per controlli rapidi». «Il rischio è alto», ha sottolineato, per realtà come Capri, Ischia e Procida «perché lì la situazione è delicata in quanto ci sono strutture ospedaliere limitate. Speriamo che le forze dell'ordine ci diano una mano perché è il momento è decisivo».

Sicilia blindata
In Sicilia, invece, i confini regionali saranno tecnicamente chiusi anche nella Fase 2. «Da lunedì prossimo non faccio entrare nessuno in Sicilia, come ho fatto in queste 5 settimane», ha detto il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci a Omnibus La7.

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  • Italia

I giganti dell'hi tech sono immuni al coronavirus

  • AGI
  • 2 Maggio 2020

Se gli altri listini crollano, il tecnologico Nasdaq ha già recuperato tutte le perdite. Lo smart working e il boom dello streaming fanno correre le azioni di colossi come Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google

Il settore high tech sembra essere immune dal Coronavirus. Lo dimostra il Nasdaq, il listino americano delle società più innovative, che ha recuperato tutte le perdite dall'inizio del 2020 e continua a crescere più delle altre piazze azionarie, grazie alle società anti-coronavirus e ai lockdown che, costringendo la gente a casa, hanno incrementato le presenze su Internet, le vendite di prodotti tecnologici, specie quelli per lo smart working, gli acquisti online e quelli di streaming video-musicali. Ma come si posizionano nell'emergenza coronavirus i big dell'high-tech?

Le 'Faang' volano nel primo trimestre
A spingere il Nasdaq sono soprattutto le 'Faang', i big della tecnologia e di Internet, e cioè Facebook, Amazon, Apple, Netlifix e Google. Tutti i marchi dell'alta tecnologia americana hanno sorpreso positivamente, sfornando nei primi tre mesi dell'anno dei bilanci che reggono, almeno per ora, al contagio del coronavirus.

Facebook, il re dei social network, ha potuto contare un rialzo del 10% degli utenti e del 15% degli utili. Microsoft, il colosso del software e di internet ha retto bene con la sua diversificazione anzitutto nei servizi cloud. Amazon, poi, sembra fatta apposta per rifornire tutti quelli costretti a rintanarsi in casa, tanto che, per far fronte all'ondata di ordini dovuta ai lockdown e alle carenze di personale, sta riorganizzando il suo sito web facendo il contrario di quello che l'ha resa una delle aziende più grandi e potenti del mondo: vendere meno articoli e convincere i suoi clienti a mettere meno articoli nei loro carrelli.

Anche Alphabet, la holding di Google, il gigante dei motori di ricerca, ha messo a segno una crescita delle entrate, del 13% nel primo trimestre a 41,2 miliardi di dollari: un segnale incoraggiante, che riequilibra il calo dei profitti, scesi a 6,8 miliardi da 8,3 miliardi, sotto le previsioni. Perfino Tesla, il gigante delle auto elettriche, nonostante i lockdown, ha messo a segno un profitto a sorpresa.

Per non parlare di Netflix, la regina dello streaming tv, che è una delle aziende che più si è avvantaggiata dai lockdown: nel primo trimestre del 2020 ha raggiunto un totale di 15,77 milioni di nuovi abbonati, segnando il record di guadagni trimestrali. L'azienda ha ora 182,9 milioni di abbonati paganti a livello globale, in crescita del 22,8% rispetto all'anno precedente. Insomma, tutti i big di Internet e dell'high tech hanno risposto 'strabene' al boom di domanda di servizi digitali nell'era dei lockdown e del social distancing.

  • Italia

Mattarella: il Paese riparta dal lavoro, il governo dia indirizzi chiari e ragionevoli

Prudenza e collaborazione: è questo il cuore del messaggio del capo dello Stato Sergio Mattarella agli italiani in occasione della festa del primo maggio, ribadendo che «non può esservi - e non vi è - contrapposizione tra sicurezza, salute e lavoro»

«Finalmente si riparte» ma guai ad archiviare «l’angoscia delle settimane precedenti, sotto la violenta e veloce aggressione del virus o il fatto che abbiamo superato i duecentomila contagi e che ogni giorno dobbiamo piangere alcune centinaia di vittime». Prudenza e collaborazione: è questo il cuore del messaggio del capo dello Stato Sergio Mattarella agli italiani. Un messaggio lanciato non a caso il primo maggio, ribadendo che «non può esservi - e non vi è - contrapposizione tra sicurezza, salute e lavoro». L'uscita dal tunnel è possibile ma non è certo il momento di «vanificare i sacrifici fin qui fatti».

Mattarella: serve leale collaborazione tra istituzioni
Nella giornata in cui si celebra l'importanza del lavoro il presidente della Repubblica parla con chiarezza anche alla politica. E dalle sue parole si comprende come il tasso di litigiosità che ancora pervade i partiti - e, purtroppo anche le istituzioni - lo preoccupa non poco. Serve in questa situazione di grave emergenza «un responsabile clima di leale collaborazione tra le istituzioni e nelle istituzioni», avverte il capo dello Stato, mentre infuria lo scontro tra Regioni e governo centrale.

«Italiani continuino a comportarsi con prudenza»
Un senso civico che il capo dello Stato chiede anche agli italiani, che sembrano mostrarne ben di più. Di qui la convinzione: «So che possiamo fare affidamento sul senso di responsabilità dei nostri concittadini - manifestato, in questo periodo, in misura ammirevole dalla loro quasi totalità - perché nelle nuove condizioni ci si continui a comportare con la necessaria prudenza».

«Governo dia indirizzi chiari e ragionevoli»
Non manca poi un richiamo diretto alle responsabilità dell'esecutivo che in questa fase ha il dovere di rassicurare il Paese: «Sono necessarie indicazioni, ragionevoli e chiare, da parte delle istituzioni di governo». Una bacchettata e un monito all'esecutivo in vista della gestione della difficilissima fase 2.

«Paese è maturo e forte, riparta da lavoro»
Non mancano i toni di fiducia e ottimismo. Il presidente premette come l'Italia sia oggi un «Paese maturo e forte» e proprio per questo deve saper cogliere dalla sventura le opportunità. L'Italia «concorde e unita» deve saper «ridisegnare attraverso il lavoro» il futuro prossimo del Paese: «la battuta d'arresto che abbiamo subìto spinge - scrive Mattarella - ad accelerare verso un cambiamento che deve valorizzare e non subire fenomeni come la globalizzazione e la digitalizzazione dell'economia, con scelte lungimiranti».

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  • Italia

Mattarella: il Paese riparta dal lavoro, il governo dia indirizzi chiari e ragionevoli

Prudenza e collaborazione: è questo il cuore del messaggio del capo dello Stato Sergio Mattarella agli italiani in occasione della festa del primo maggio, ribadendo che «non può esservi - e non vi è - contrapposizione tra sicurezza, salute e lavoro»

«Finalmente si riparte» ma guai ad archiviare «l’angoscia delle settimane precedenti, sotto la violenta e veloce aggressione del virus o il fatto che abbiamo superato i duecentomila contagi e che ogni giorno dobbiamo piangere alcune centinaia di vittime». Prudenza e collaborazione: è questo il cuore del messaggio del capo dello Stato Sergio Mattarella agli italiani. Un messaggio lanciato non a caso il primo maggio, ribadendo che «non può esservi - e non vi è - contrapposizione tra sicurezza, salute e lavoro». L'uscita dal tunnel è possibile ma non è certo il momento di «vanificare i sacrifici fin qui fatti».

Mattarella: serve leale collaborazione tra istituzioni
Nella giornata in cui si celebra l'importanza del lavoro il presidente della Repubblica parla con chiarezza anche alla politica. E dalle sue parole si comprende come il tasso di litigiosità che ancora pervade i partiti - e, purtroppo anche le istituzioni - lo preoccupa non poco. Serve in questa situazione di grave emergenza «un responsabile clima di leale collaborazione tra le istituzioni e nelle istituzioni», avverte il capo dello Stato, mentre infuria lo scontro tra Regioni e governo centrale.

«Italiani continuino a comportarsi con prudenza»
Un senso civico che il capo dello Stato chiede anche agli italiani, che sembrano mostrarne ben di più. Di qui la convinzione: «So che possiamo fare affidamento sul senso di responsabilità dei nostri concittadini - manifestato, in questo periodo, in misura ammirevole dalla loro quasi totalità - perché nelle nuove condizioni ci si continui a comportare con la necessaria prudenza».

«Governo dia indirizzi chiari e ragionevoli»
Non manca poi un richiamo diretto alle responsabilità dell'esecutivo che in questa fase ha il dovere di rassicurare il Paese: «Sono necessarie indicazioni, ragionevoli e chiare, da parte delle istituzioni di governo». Una bacchettata e un monito all'esecutivo in vista della gestione della difficilissima fase 2.

«Paese è maturo e forte, riparta da lavoro»
Non mancano i toni di fiducia e ottimismo. Il presidente premette come l'Italia sia oggi un «Paese maturo e forte» e proprio per questo deve saper cogliere dalla sventura le opportunità. L'Italia «concorde e unita» deve saper «ridisegnare attraverso il lavoro» il futuro prossimo del Paese: «la battuta d'arresto che abbiamo subìto spinge - scrive Mattarella - ad accelerare verso un cambiamento che deve valorizzare e non subire fenomeni come la globalizzazione e la digitalizzazione dell'economia, con scelte lungimiranti».

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  • Italia

L’igiene delle mani è una priorità per la Fase 2.

Si celebra il 5 maggio la Giornata mondiale dell'igiene delle mani. A pochi giorni dalla ricorrenza, la Sub Area Rischio Clinico della Commissione Salute delle Regioni, coordinata dalla Regione Emilia-Romagna, produce un documento per ricordare il fondamentale ruolo di questo gesto per la salute delle persone, tanto più ora come arma di contrasto nell’epidemia Covid-19.IL DOCUMENTO

“Indossare una mascherina non è sufficiente a fornire un livello adeguato di protezione. Sia nel caso si usi o meno la mascherina, occorre rispettare al massimo le regole dell’igiene delle mani e del distanziamento fisico”. Il richiamo arriva dalla Sub Area Rischio Clinico della Commissione Salute delle Regioni, coordinata dalla Regione Emilia-Romagna, che a pochi giorni dalla Giornata mondiale dell'igiene delle mani, che si celebra il 5 maggio, ha prodotto un documento per ricordare il fondamentale ruolo di questo gesto per la salute delle persone e per il contrasto dell’epidemia Covid-19.

“L’igiene delle mani - si legge nel documento - rappresenta, insieme al distanziamento fisico e all’etiquette respiratoria (coprirsi naso e bocca in caso di starnuti o colpi di tosse), una delle principali misure di prevenzione e mitigazione del rischio di infezione. Si tratta quindi di un fattore di protezione “chiave” sia nel contesto sanitario che in comunità”. Ed “occorre avere piena consapevolezza di queste condizioni poiché, anche a livello comunitario, l’uso di mascherine, non accompagnato da misure di educazione sanitaria e di promozione dell’igiene delle mani, può anche creare un falso senso di sicurezza e aumentare il rischio di trascurare gli altri elementi essenziali di protezione”.

  • Italia

I guariti diventano immuni. La conferma da uno studio

  • AGI
  • 30 Aprile 2020

La ricerca di un'università cinese pubblicata su Nature: il 100% dei pazienti sviluppa anticorpi, il vaccino può funzionare.

"Il 100% dei pazienti è risultato positivo all'immunoglobulina G (IgG) antivirale". Sono questi i risultati messi nero su bianco su Nature Medicine da un gruppo di ricercatori cinesi che hanno esaminato un campione di 285 pazienti affetti da Covid-19.

Si tratta di un risultato molto importante perché dimostra, al di là di qualsiasi dubbio, che l'infezione da Sars-Cov2 produce una reazione da parte del nostro sistema immunitario che porta a una immunizzazione. Questo significa che si può pensare che un eventuale vaccino possa essere efficace e che in ogni caso si possa contare anche sulla cosiddetta immunità di gregge per rallentare la pandemia in atto. Inoltre lo studio dimostra che i test sierologici sono uno strumento molto utile per comprendere la diffusione del virus nella popolazione e per gestire la fase di ritorno alle attivitaà. Lo studio è stato condotto da un'equipe di ricercatori del Laboratory of Molecular Biology on Infectious Diseases, Ministry of Education, Chongqing Medical University, di Chongqing.

"La sieroconversione per IgG e IgM - si legge nell'articolo - si è verificata contemporaneamente o in sequenza. Entrambi i titoli di IgG e IgM hanno raggiunto il plateau entro 6 giorni dalla sieroconversione.

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  • Italia

Ecco chi decide le chiusure se aumenteranno i contagi dopo il 4 maggio

Gli «indicatori» per l’allerta sono di tre tipi:  capacità di monitoraggio dei casi; capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti; stabilità di trasmissione e tenuta dei servizi sanitari

Siamo alla vigilia dell’inizio della Fase due, quella di convivenza con il virus. Che potrà sempre rialzare la testa facendo schizzare di nuovo in alto la curva dei contagi. Un effetto riaperture con un aumento dei casi se lo aspettano gli stessi esperti e i virologi, visto che si muoveranno milioni di lavoratori. E allora cosa accadrà? Sicuramente non si tornerà a un lockdown totale, piuttosto se sarà necessario si parla di nuove zone rosse, mini lockdown mirati a livello locale per chiudere le attività produttive. Con l’avvertenza che in caso di boom di contagi si tornerebbe alla casella iniziale: la Fase uno, con il lockdown generalizzato per area o regione.

La circolare del ministero della Salute
Ma come decidere le nuove misure restrittive? Il ministero della Salute sta per pubblicare una circolare messa a punto con le Regioni con i criteri che faranno scattare l’allarme rosso. Secondo la bozza in possesso del Sole 24 ore gli «indicatori» , con tanto di algoritmi, sono di tre tipi. Innanzitutto la «capacità di monitoraggio» dei casi: sotto la lente l’andamento dei i nuovi casi notificati alla Protezione civile con un occhio particolare ai casi delle Residenze sanitarie per anziani (per evitare allerte il 60% dei dati deve essere in miglioramento). Poi si valuterà la «capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti»: dalla percentuale di tamponi effettuati alla disponibilità di risorse umane e di test per tracciare i contatti dei positivi (il contact tracing) e di strutture per quarantene e isolamento.

Infine ci sono gli indicatori di «risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari»: qui peserà il famigerato l’R-t, il parametro che misura la velocità di trasmissione del virus che non dovrà superare 1, la presenza di focolai di trasmissione ma anche gli accessi ai pronto soccorso di pazienti Covid e i tassi di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica (per i ricoveri ordinari). Qui l’allerta scatterà a esempio se ci sono casi in aumento negli ultimi 5 giorni anche se avverte la bozza della circolare «nei primi 15-20 giorni dopo la riapertura è atteso un aumento nel numero dei casi». per cui in questa fase le allerte andranno valutate in base agli altri indicatori a ivello regionale.

  • Italia

Record di guariti, sono più del doppio dei nuovi casi

  • AGI
  • 30 Aprile 2020

Dati incoraggianti dall'ultimo bollettino della Protezione Civile, nonostante un numero di tamponi mai così elevato. I decessi scendono a 285 contro i 323 di ieri. Rallenta il contagio a Milano. "L'emergenza non è finita", avverte Borrelli nel suo (ultimo) briefing con la stampa

Sale a 205.463 il numero di casi totali di coronavirus in Italia dall'inizio dell'epidemia, +1.872 rispetto a ieri (quando l'incremento era stato di 2.086). Dato particolarmente incoraggiante in virtù dei tamponi eseguiti, 68.456, record assoluto, con il tasso positivi/tamponi che scende al 2,7%. È quanto emerge dal bollettino quotidiano della Protezione Civile.

In calo i decessi, 285 oggi contro i 323 di ieri, per un totale di 27.967 vittime. Ma soprattutto nuovo record di guariti, oggi ben 4.693, più del doppio dei nuovi casi, che porta il totale a 75.945.

Per effetto di questi dati il numero delle persone attualmente positive cala in maniera più sostanziale: -3.106 (ieri -548), per un totale che scende a 101.551. Di questi, a conferma del costante calo della pressione sugli ospedali, 18.149 sono ricoverati (-1.061 su ieri) e 1.694 sono in terapia intensiva (-101), mentre in 81.708 sono in isolamento domiciliare.

Milano inverte la rotta
Rallentano i contagi da coronavirus a Milano. Il capoluogo lombardo, che nei giorni scorsi aveva fatto segnare numeri preoccupanti, sembra aver imboccato la strada in discesa. I nuovi positivi sono stati oggi 216 in tutta la provincia (che tocca quasi quota 20mila) e 56 in città. Bene l'andamento nelle province più colpite all'inizio della pandemia: Lodi (+7) e Cremona (+14). Il maggior numero dei nuovi positivi a Pavia (+69).

Ieri i nuovi contagi erano stati 284 nella provincia e 86 nel capoluogo. L'altro ieri rispettivamente +278 e +149. Tra le altre province ancora in calo anche a Brescia (+55 contro i +115 di ieri), Bergamo +22 contro +95 e ancora Monza-Brianza +30 contro +37. In crescita invece a Sondrio, da sempre con dati molto bassi: +37 (+2 ieri).

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  • Italia

Ecco come si monitorerà la Fase 2.

Come previsto dal Dpcm del 26 aprile il ministero della Salute ha predisposto i criteri per il monitoraggio del rischio sanitario con tutti gli indicatori che le Regioni dovranno rispettare per tenere sotto controllo l’epidemia. Monitoraggio ogni due settimane per valutare il trend dei casi, attenzione a nuovi focolai e a capacità di fare test e contact tracing. E se si sgarra scatta l’alert e lockdown. LA BOZZA DI CIRCOLARE

Indice di trasmissione del virus Rt sotto 1, capacità di fare test entro 3 giorni dai sintomi, personale adeguato agli standard, tasso occupazione terapie intensive e Area Medica, nonché ovviamente trend in calo e assenza di focolai (anche nelle Rsa). Sono solo alcuni degli indicatori che il Ministero della Salute è pronto a inviare alle Regioni attraverso una circolare, di cui pubblichiamo una bozza, e che serviranno per monitorare l’andamento dell’epidemia in modo da poter intervenire per tempo qualora il numero dei casi dovesse tornare a salire. Le indicazioni ministeriali erano previste dal Dpcm del 26 aprile al cui interno era già prevista la road map sanitaria per uscire dalla pandemia.

Ma il Ministero, nella bozza di circolare che qui anticipiamo, entra più nello specifico e dettaglia punto per punto cosa le Regioni devono tenere d’occhio. E qualora gli indicatori sforassero i parametri, attraverso un complicato meccanismo basato su due algoritmi, potranno scattare gli alert con il rischio di nuovi lockdown.

Gli indicatori.
Il primo set riguarda la capacità di monitoraggio stessa delle Regioni. Esse dovranno essere in grado per esempio di monitorare almeno il 60% dei casi sintomatici notificati, di quelli ricoverati in ospedale e terapia intensiva e anche minimo il 50% delle checklist somministrate settimanalmente alle Rsa.

Il secondo gruppo di indicatori riguarda la capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti.

Per esempio tra l’inizio dei sintomi e il tampone dovranno passare al massimo 3 giorni. Poi ci dovrà essere un numero adeguato di personale per il servizio territoriale dedicato al contact-tracing, e di quelli dei laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.

Il terzo gruppo di indicatori riguarda invece la stabilità di trasmissione e la tenuta dei servizi sanitari. Tra questi si prevede che il numero di casi negli ultimi 14 giorni sia con un trend settimanale in diminuzione o stabile.

  • Italia

Il Cdm vara le regole sulla privacy ​per l'app Immuni e sulle scarcerazioni

  • AGI
  • 30 Aprile 2020

Via libera del Consigli dei Ministri al decreto Bonafede: nuove misure sull'ordinamento penitenziario e norme sulla tutela della riservatezza. Rinviata a settembre la riforma delle intercettazioni

Il Consiglio dei Ministri ha approvato nella notte il decreto Bonafede e ha approvato le regole sulla privacy relative all'utilizzo dell'app Immuni. Nessuna conseguenza per che decidere di non utilizzare l'app, da installare su base volontaria. La piattaforma sarà realizzata esclusivamente con infrastrutture italiane. Il database verrà cancellato alla fine dell'emergenza Covid e comunque entro il 31 dicembre 2020. Tutela della privacy e no alla geolocalizzazione.

Nel pacchetto giustizia c'è il giro di vite su scarcerazioni e processi penali da remoto. Misure già annunciate nei giorni scorsi, sia dal Guardasigilli Alfonso Bonafede, dopo le polemiche sull'uscita dal carcere di alcuni esponenti della criminalità organizzata, sia da un ordine del giorno approvato alla Camera dopo l'approvazione definitiva della legge di conversione 'Cura Italia' con cui il Governo si era impegnato a limitare le previsioni sull'estensione delle udienze online, tanto contestate dagli avvocati penalisti.

Previsto, infine, il rinvio, al primo settembre, della riforma delle intercettazioni, che sarebbe dovuta entrare in vigore il primo maggio, per permettere l'adeguamento delle strutture negli uffici giudiziari - impossibile in questa fase di emergenza sanitaria - per l'attuazione delle nuove misure.

L'app Immuni
"Al solo fine di rintracciare le persone che siano entrate in contatto con soggetti risultati positivi e tutelarne la salute attraverso le previste misure di profilassi nell'ambito delle misure di sanita' pubblica legate all'emergenza Covid-19", prevede il decreto, "presso il ministero della Salute e' istituita una piattaforma per il tracciamento dei contatti stretti tra i soggetti che, a tal fine, hanno installato, su base volontaria, un'apposita applicazione sui dispositivi di telefonia mobile". La piattaforma sara' realizzata "esclusivamente con infrastrutture localizzate sul territorio nazionale e gestite da amministrazioni o enti pubblici o in controllo pubblico".

Solo dati necessari su contatti con positivi a Covid​
Per "impostazione predefinita", i dati personali raccolti dall'applicazione saranno "esclusivamente quelli necessari ad avvisare gli utenti dell'applicazione di rientrare tra i contatti stretti di altri utenti accertati positivi al Covid-19, individuati secondo criteri stabiliti dal ministero della Salute", nonché ad "agevolare l'eventuale adozione di misure di assistenza sanitaria in favore degli stessi soggetti". I dati raccolti non potranno essere utilizzati per "finalità diverse", salva "la possibilità di utilizzo in forma aggregata o comunque anonima, per soli fini statistici o di ricerca scientifica".

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  • Italia

Conte alle Regioni: “Ci vuole cautela, no a iniziative improvvide e illegittime”

Nell’informativa alla Camera il premier ribadisce la strategia prudente del governo e legittimi i Dpcm. E avverte: un approccio incauto porterebbe alla recrudescenza del contagio

ROMA. Preceduto da un discutibile numero a beneficio delle telecamere, con rumori e proteste da parte dei leghisti mentre si accingeva a prendere la parola, il presidente del Consiglio nel corso della sua informativa alla Camera ha ribadito la sua fiducia nella strategia dei piccoli passi per la riapertura del Paese. Ha motivato la legittimità, in un quadro di evidente eccezionalità, del ricorso a strumenti amministrativi come i Dpcm. E soprattutto ha chiuso con decisione alla possibilità che singole Regioni o altri enti locali adottino scelte autonome più «aperturiste» per fronteggiare l’emergenza Covid19. «Non ci sarà un piano rimesso a iniziative improvvide di singoli enti locali, ma uno basato su rilevazioni scientifiche. Iniziative che comportino misure meno restrittive non sono possibili, perché in contrasto con le norme nazionali, quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti illegittime». Perché è troppo alto il rischio «di danni irreparabili da atteggiamenti ondivaghi». Dunque, nulla da fare per l’ordinanza già varata dalla Calabria o altre progettate da altre Regioni.

Insomma, il governo non ha nessuna intenzione di cambiare rotta: quello messo in campo «è un modo per far ripartire al meglio la nostra economia senza battute di arresto in futuro. Un approccio non graduale e incauto porterebbe ad una recrudescenza del contagio. Si riapre dal lavoro ma non dalla scuola e dalla socialità», ha detto Conte.

Lo scontro sulla mascherina
L’inizio dell’informativa sull'emergenza coronavirus è slittata di qualche minuto. L'opposizione ha iniziato infatti a protestare perché Conte - che parlava, da solo, dai banchi del governo - non indossava la mascherina. Il presidente della Camera Roberto Fico ha ricordato la decisione dei capigruppo, secondo i quali dai banchi del governo è rispettata la distanza di sicurezza, e quindi si può non mettere la mascherina a differenza di quanto deciso nel caso in cui si parli dai banchi dei deputati. Spiegazione ritenuta insoddisfacente dai membri dell’opposizione che hanno continuato a protestare, costringendo Fico alla sospensione dei lavori.

L’importanza della gradualità
Il presidente del Consiglio ha sottolineato l'importanza della gradualità: "Nessun Paese ha riaperto tutto insieme. Non possiamo permettere che gli sforzi compiuti risultino vani per imprudenze compiute in questa fase così delicata. Qualsiasi atteggiamento ondivago, come passare dalla politica del "chiudiamo tutto" al "riapriamo tutto", rischierebbe di compromettere in maniera irreversibile questi sforzi». E ha affermato: «Lo dico in maniera chiara, a costo di apparire impopolare. Il governo non può assicurare in modo immediato il ritorno alla normalità». Questo perché «siamo ancora dentro la pandemia, non ne siamo usciti», e la fase che comincia il 4 maggio «sarà di convivenza con il virus, e non di liberazione dal virus».

  • Italia

La Calabria riapre bar, ristoranti e attività commerciali

  • AGI
  • 30 Aprile 2020

Lo prevede un'ordinanza del presidente della Regione Santelli. I clienti dovranno però essere serviti su tavolini all'aperto. Consentiti anche gli spostamenti su tutto il territorio regionale e le attività sportive individuali. Critiche dall'opposizione: "Invitiamo i cittadini calabresi ad essere molto cauti"

Da domani in Calabria "è consentita la ripresa delle attività di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all'aperto".

Lo prevede l'ordinanza adottata questa sera dal presidente della Regione, Jole Santelli, per la fase 2 di ripartenza. "L'ordinanza - spiega Santelli in una nota - prevede misure nuove, al pari di altre regioni e alcune uniche sul territorio nazionale; tutte parlano il linguaggio della fiducia. Poiché in queste settimane i calabresi hanno dimostrato senso civico e rispetto delle regole, è giusto che oggi la Regione ponga in loro fiducia. Sapranno dimostrare buon senso nel gestire i nuovi spazi di apertura che - prosegue il presidente della Regione - la Regione ha deciso di consentire, anche oltre il dettato del Governo".

Con l'ordinanza di Santelli, a partire dal 30 aprile, "è consentita la ripresa delle attività di ristoranti, pizzerie, rosticcerie per la preparazione dei relativi prodotti da effettuarsi a mezzo asporto", inoltre - si legge nel provvedimento - "è consentita la ripresa delle attività di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all'aperto".

Queste attività - specifica inoltre l'ordinanza - "possono essere riattivate presso gli esercizi che rispettano le misure minime 'anti-contagio'" previste in un allegato al provvedimento e "ferma restando la normativa di settore".

Da domani in Calabria sarà inoltre "consentita l'attività di commercio di generi alimentari presso i mercati all'aperto, inclusa la vendita ambulante anche fuori dal proprio Comune, fermo restando il rispetto delle distanze interpersonali e l'uso delle mascherine e guanti". Con l'ordinanza, inoltre, si dispone che, da domani 30 aprile, "è consentita l'attività di commercio al dettaglio, anche in forma ambulante di fiori, piante, semi e fertilizzanti".

"A partire da domani 30 aprile sono consentiti gli spostamenti all'interno del proprio Comune o verso altro Comune per lo svolgimento di sport individuali", dispone inoltre l'ordinanza del presidente Santelli, che consente inoltre a partire da domani 30 aprile, "gli spostamenti per raggiungere le imbarcazioni di proprietà da sottoporre a manutenzione e riparazione, per una sola volta al giorno".

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  • Italia

I punti fermi sul coronavirus, i dubbi, gli errori

  • AGI
  • 28 Aprile 2020

Con Marco Cattaneo - direttore di Le Scienze - l'AGI ha provato a fare un punto su quello che sappiamo (e non sappiamo) del Covid-19, ma anche a capire se siamo pronti per la fase 2

Le modalità del contagio, le possibili terapie, i vaccini, i tempi di incubazione e di contagiosità, il ruolo dello smog e la speranza del caldo: sono tutti aspetti su cui ancora non c'è una parola definitiva della scienza e su cui, purtroppo, arrivano informazioni spesso confuse se non contraddittorie. Con Marco Cattaneo - direttore di Le Scienze, una delle più prestigiose riviste scientifiche italiane, edizione italiana di Scientific American, di cui è stata la prima edizione internazionale - l'AGI ha provato a fare un punto su quello che sappiamo (e non sappiamo) del Covid-19, ma anche a capire se siamo pronti per la fase 2. E a stabilire anche gli errori che in qualche caso sono stati commessi, in modo da evitarli in futuro.

COME CI SI CONTAGIA "Sappiamo - spiega Cattaneo - che Sars-Cov-2 è un virus respiratorio e quindi si trasmette essenzialmente con il respiro, il colpo di tosse, lo starnuto, e questo complica le cose: l'Aids, come sappiamo, si trasmette per via sessuale, ed è quindi più facile da controllare. È più pericoloso stare in luoghi chiusi e bisogna mantenere la distanza di almeno un metro secondo l'Oms, ma direi per essere sicuri almeno 2 metri".

Eppure i parchi sono chiusi, i supermercati no: "Sicuramente essere dentro un supermercato che, malgrado gli ingressi contingentati, ha comunque un numero discreto di persone all'interno è più pericoloso che stare al parco. Ma bisogna pur mangiare, e quanto ai parchi penso ci sia una scarsa fiducia reciproca tra le istituzioni e gli italiani: si sospetta che riaprendo una villa cittadina la gente inizi subito ad assieparsi con picnic e quant'altro, anche se in realtà gli italiani in questi due mesi hanno dimostrato un grandissimo buon senso, a parte un numero limitatissimo di casi".

CIRCOLA NELL'ARIA, E LO SMOG INFLUISCE? "Sul tema dello smog ci sono due studi ancora non conclusivi. Certo l'area della pianura Padana è una delle zone più inquinate, se non la più inquinata, d'Europa. Ma c'è anche un'altissima densità di popolazione, una grande mobilità. E sappiamo inoltre che il virus si è trasmesso soprattutto in luoghi chiusi, come ospedali e Rsa, quindi, anche se nemmeno qui abbiamo studi definitivi, credo sia più probabile che gli impianti di aerazione possano avere un ruolo nella diffusione del virus, facendo circolare l'aria con le particelle virali emesse da un malato ben più di 1-2 metri, come recentemente dimostrato da uno studio cinese. Questo sarà un problema specie d'estate, anche perché se la questione è il circolo dell'aria, sanificare gli impianti non servirebbe a granchè".

I TEMPI DI INCUBAZIONE "Siamo fermi alle indicazioni dell'Oms: 5-7 giorni di media, massimo 15 giorni. Su questo i dati empirici che sono arrivati in due mesi di pandemia mi pare possano confermare il dato. Certo fa riflettere che l'Oms prescriva, per esempio nel caso di Ebola che comunque è un virus molto più letale, due tempi completi di incubazione a contagio zero per poter riaprire: un mese di casi zero insomma. perché bastano pochi contagiati che vanno in giro liberamente a far nascere nuovi focolai".

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  • Italia

Il governo valuta l'ipotesi di riaperture per regioni dopo il 17 maggio

  • AGI
  • 28 Aprile 2020

L'esecutivo non ha ancora preso alcuna decisione in merito ma sul tavolo c'è l'ipotesi di valutare a secondo della curva epidemiologica che ci sarà nei vari territori

Per ora si va avanti sulla strada indicata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte domenica nell'illustrazione del Dpcm. Sulle riaperture aumenta il pressing nella maggioranza - soprattutto da parte di Italia viva - affinché si acceleri ma nel governo prevale ancora la linea della massima cautela, anche perché sulla fase due l'obiettivo è quello di non ricalcare l'esempio della Germania, dove l'allentamento della stretta ha portato ad un nuovo aumento del contagio.

Tuttavia il governo, secondo quanto si apprende, sta valutando l'opportunità di procedere per 'differenziazioni'. Dal 18 maggio, visto che le misure contenute nel Dpcm sono valide dal 4 al 17.

L'esecutivo - viene riferito - non ha ancora preso alcuna decisione in merito ma sul tavolo c'è l'ipotesi di valutare a secondo della curva epidemiologica che ci sarà nei vari territori. È un lavoro che il premier Conte potrebbe iniziare a partire già dal 4 maggio, monitorando giorno dopo giorno i dati che le regioni dovranno inviare secondo il piano prestabilito.

Ad oggi - questa la linea del governo - ci sono regole per tutti ed è fondamentale rispettarle. La situazione è in divenire, con il fermo convincimento del premier Conte che un 'liberi tutti' non sia possibile per ora.

L'obiettivo al momento è evitare il più possibile le fughe in avanti. Dipenderà, quindi, tutto dai contagi ma - spiega un ministro che finora ha portato avanti la strategia del 'rigore' - l'ipotesi delle 'differenziazioni' non va escluso a priori. Il ragionamento è semplice: se in una regione si arriverà ad una soglia minima di contagi la 'fase due' potrebbe anche non essere più 'nazionale'.

Sempre rispettando - per esempio pure sul tema delle cerimonie religiose - tutte le norme sulla sicurezza. Domani il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, riunirà in video conferenza le regioni. Spiegherà che dal 18 maggio sarà possibile - se la situazione lo permetterà - cambiare schema. Anche il Pd 'apre' a questa prospettiva. "Se esperimenti vanno iniziati, penso sia ragionevole avvengano in regioni che hanno un indice di contagio piu' basso", ha spiegato il vicesegretario del Pd Orlando. Sulla stessa lunghezza d'onda pure Italia viva.

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  • Italia

Per il vaccino abbiamo serie probabilità di successo ma non credo a un rallentamento del contagio con il caldo.

E poi test sierologici, uso delle mascherine, fumo, sport, inquinamento. Tutti temi sui quali cresce e si alimenta l'incertezza con opinioni spesso discordanti. Ma c'è una bussola cui affidarsi per non perdere continuamente la rotta? Per il vicedirettore generale dell'Oms per le iniziative strategiche, l'italiano Ranieri Guerra, c'è e sono le evidenze scientifiche maturate dall'esperienza di tutti coloro che in questi mesi stanno studiando il virus. Ed è sulla base di queste che bisogna analizzare ogni dubbio e ogni novità, senza rincorrere suggestioni o facili scorciatoie

Sono passati circa due mesi dall’inizio della crisi Covid in Italia e, diciamocelo, in questo periodo ne abbiamo sentite di tutti i colori. Tanti studi, tante ipotesi, tante opinioni a volte tra loro contraddittorie. Nel tempo è stato detto tutto e poi il contrario di tutto, il che potrebbe generare sfiducia nei confronti dell’informazione e della scienza, ma anche far riflettere su un aspetto: scienza e informazione hanno tempi diversi.

La scienza è lenta. Formula ipotesi, le verifica con rigore, sbaglia (per fortuna, perché sbagliando si impara), si riprende, sbaglia ancora, e poi, forse, arriva a conclusioni, che sono sempre parziali e mai verità assolute. Rappresentano un mattoncino di un edificio che può essere costruito solo mettendo insieme tanti studi, tante ricerche, in genere provenienti da tutto il mondo.

L’informazione invece ha fretta, vuole dare certezze e vuole darle subito, senza parlare di sbagli, di margini di errore e intervalli di confidenza, di risultati parziali e rischia a volte di cadere nel tranello di non sottolineare l'importante differenza che intercorre tra ipotesi, opinioni e fatti. Siamo poi di fronte ad una situazione inedita (quante volte lo abbiamo detto ormai?).

E questo spiega le incertezze e gli errori di valutazione, anche degli scienziati più rinomati al mondo, perché le domande sono molte, le certezze poche. Grazie a scambi di opinioni e ad un’enorme sforzo della ricerca internazionale, ad oggi abbiamo delle risposte su questo virus, che chiudono alcuni dei dibattiti a cui abbiamo assistito sui giornali e in televisione. Restano però moltissime cose che non sappiamo, bisogna ammetterlo, e che scopriremo solo con il tempo.

Ne abbiamo parlato con Ranieri Guerra, vicedirettore generale dell'Oms per le iniziative strategiche dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e membro del Comitato tecnico scientifico per l'emergenza Covid del Governo italiano.

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  • Italia

Quali sono i paesi che hanno riaperto o stanno per uscire dal lockdown

  • AGI
  • 28 Aprile 2020

I tentativi di ritorno alla normalità variano da paese a paese. Ecco un elenco delle diverse riaperture

In Norvegia riaprono le scuole, in Spagna si permette ai bambini di uscire a giocare e in Croazia riprendono le attività: la 'fase due' della pandemia di Covid-19 cambia da Paese a Paese. Tutti i governi hanno chiuso, più o meno, allo stesso modo ma ora fanno valutazioni diverse su come ripartire.

L'Italia, che in Europa ha avuto finora il confinamento più lungo, resta molto cauta verso il ritorno alla normalità con i provvedimenti annunciati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che varranno a partire dal 4 maggio. In Gran Bretagna, invece, il premier Boris Johnson, tornato in pubblico per la prima volta da quando era stato ricoverato dopo il contagio ha comunicato che "non ci saranno allentamenti al lockdown". Per ora non sono previsti allentamenti nemmeno nei Paesi Bassi ne' in Irlanda.

Albania
Negozi e tribunali saranno riaperti questa settimana e le persone potranno rimanere fuori per più degli attuali 90 minuti al giorno. Sulle scuole si deciderà la prossima settimana.

Austria
Grandi negozi, centri commerciali e parrucchieri riapriranno dal primo maggio. I ristoranti e gli hotel potrebbero riaprire da metà maggio se la curva dei contagi sarà confermata.

Belgio
Ha annunciato un piano per consentire l'apertura dei negozi dall'11 maggio, con la riapertura delle scuole la settimana successiva, ma con limiti al numero di alunni in ogni classe

Croazia
Sono stati riaperti quasi tutti i negozi. Sono tornati operativi anche i trasporti pubblici.

Francia
La strategia di allentamento sarà presentata domani al Parlamento. ​Sono state individuate diciassette priorità per far uscire il Paese dal blocco che dura fino all'11 maggio. Sono previsti la riapertura delle scuole, il ritorno al lavoro delle aziende e la ripartenza dei trasporti pubblici.

Germania
Alcune misure sono state allentate la scorsa settimana, portando ad un aumento dell'attività sociale che ha preoccupato alcune autorità sanitarie. Da oggi mascherine obbligatorie nei negozi e sui mezzi pubblici in quasi tutti i Laender

​ Grecia
Da oggi riaprono uffici comunali e tribunali. Seguiranno, in settimana, i negozi. Il lockdown dura fino al 4 maggio.

  • Italia

Fase 2. Trasporti pubblici in sicurezza. Linee guida Inail-Iss

In vista del prevedibile incremento del trasporto pubblico nell'imminente Fase 2 i due Istituti forniscono raccomandazioni differenziate per la gestione del trasporto ferroviario e locale, quali misure organizzative, di prevenzione e protezione, di sanificazione e igienizzazione. Tra queste, il controllo della temperatura corporea nelle stazioni ferroviarie, nuovi criteri di prenotazione dei biglietti e sospensione dei servizi di ristorazione a bordo

“La ripresa della mobilità dovuta al progressivo allentamento delle misure contenitive che hanno caratterizzato la fase di lockdown, necessita di una riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico terrestre in grado da un lato di sostenere la ripresa delle attività, dall’altro di garantire una efficace tutela della salute dei lavoratori del settore e dei passeggeri”. Parte da questa premessa un nuovo documento elaborato da Inail e Istituo superiore di sanità in vista della Fase 2 e del prevedibile incremento dell'uso del trasporto pubblico.

Un settore tra quelli considerati ad alto rischio, soprattutto nelle cosiddette “ore di punta”, mentre per il resto della giornata il rischio di aggregazione scende a medio-alto, senza però abbassare l’attenzione.

Ecco perché è necessario attuare ogni misura per ridurre i picchi di utilizzo di questo importante servizio collettivo, particolarmente nell’ottica della ripresa del pendolarismo nelle aree metropolitane ad alta urbanizzazione.

Non a caso nel documento le parole chiave, ripetute con insistenza, sono distanziamento e prudenza. L’obiettivo cui mirano queste vere e proprie Linee Guida elaborate appunto dall’Inail insieme all’Istituto Superiore di Sanità è quello di cambiare il concetto di ora di punta nella mobilità cittadina.

Per raggiungere tale obiettivo, viene tra l’altro sottolineato, è indispensabile l’attuazione di misure sinergiche che coinvolgano le istituzioni, le autorità di controllo dei trasporti e i singoli gestori dei servizi di mobilità e il mondo produttivo.

L’articolazione dell’orario di lavoro differenziato con ampie finestre di inizio e fine di attività lavorativa è importante per modulare la mobilità dei lavoratori e prevenire conseguentemente i rischi di aggregazione connessi alla mobilità dei cittadini.

Questo sarà comunque un elemento da analizzare, in quanto afferente agli aspetti organizzativi sociali per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nella futura rimodulazione del Documento di Valutazione dei rischi (VDR) da parte delle Aziende.

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  • Italia

Per Mattarella le scuole chiuse sono "una ferita per tutti"

  • AGI
  • 27 Aprile 2020

Videomessaggio alla trasmissione di Rai 3 #maestri. Agli studenti dice: "Non avreste mai immaginato che poter uscire per andare a scuola costituisse un esercizio di libertà”. E ai ragazzi della maturità manda un "in bocca al lupo!"

I ragazzi resteranno lontani dalle scuole “fino a quando il pericolo non sarà stato eliminato; e non sarà possibile riaprirle in sicurezza”. Ma da anche questa esperienza è possibile trarre un’occasione di crescita. Il Presidente della Repubblica invia un videomessaggio alla prima puntata della trasmissione di Rai Tre #maestri, e si rivolge agli studenti costretti a casa dall’epidemia coronavirus.

“Le scuole chiuse sono una ferita per tutti. Ma, anzitutto per voi; per i vostri insegnanti; per tutti coloro che, giorno per giorno, partecipano alla vita di queste comunità”, afferma Sergio Mattarella. Perché, spiega, “la scuola non è soltanto il luogo dell’apprendimento. È la vostra dimensione sociale fondamentale, nella quale, assieme al sapere e alla conoscenza, cresce e si sviluppa - anche nella relazione con gli altri, con i compagni, con i vostri insegnanti - la personalità di ognuno di voi. Cioè quel che sarete nella vostra vita futura”.

Il Capo dello Stato invita gli alunni che lo ascoltano attraverso la televisione a riflettere sui giorni presenti. “Avvertite – molti, forse, con sorpresa - che la scuola vi manca. Probabilmente, non avreste mai immaginato che poter uscire per andare a scuola costituisse un esercizio di libertà. Della vostra libertà”, dice.

Un’altra riflessione che suggerisce è “su ciò cui abbiamo dovuto, momentaneamente, rinunziare; e sul valore delle occasioni e dei gesti, apparentemente scontati, che in questo momento ci mancano. A cominciare dalle relazioni tra le persone”.

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  • Italia

Mascherine. Accordo tra Commissario Arcuri, Fofi, Federfarma e Assofarm su prezzo fisso a 0,50 euro.

L’intesa prevede che tutte le farmacie e le parafarmacie italiane saranno messe in condizione di vendere a tutti i cittadini le mascherine chirurgiche al prezzo massimo di 0,50 euro, al netto dell’IVA, che è stato fissato ieri da un’ordinanza del Commissario Arcuri.

"Tutte le farmacie e le parafarmacie italiane saranno messe in condizione, dal commissario Arcuri, di vendere a tutti i cittadini le mascherine chirurgiche al prezzo massimo di 0,50 €, al netto dell’IVA, che è stato fissato ieri con una sua ordinanza. Questo avverrà senza alcun danno economico per i farmacisti italiani”. È quanto prevede un accordo raggiunto dal Commissario per l’emergenza con Fofi, Federfarma e Assofarm di cui ha dato notizia lo stesso Commissario Arcuri in una nota.

“Alle farmacie – si legge una nota - che, negli ultimi giorni, hanno acquistato dispositivi di protezione ad un prezzo superiore ai 50 centesimi verrà garantito un ristoro ed assicurate forniture aggiuntive tali da riportare la spesa sostenuta, per ogni singola mascherina, al di sotto del prezzo massimo deciso dal Governo”.

Nelle prossime ore inoltre “verrà sottoscritto un ulteriore accordo che consentirà alle associazioni di farmacisti di negoziare, congiuntamente con il Commissario, l’acquisizione di importanti quantitativi di mascherine ad un prezzo inferiore a quello massimo fissato dall’ordinanza n. 11”.

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  • Italia

L'autodichiarazione e gli spostamenti dal 4 maggio in poi

  • AGI
  • 27 Aprile 2020

Il timore è che troppi possano vivere il 'passaggio' come un 'libera tutti' e che, almeno in certe zone, la curva del contagio possa tornare a salire. Un occhio alla Costituzione e alle libertà individuali compresse dall'emergenza e uno ai numeri dei report epidemiologici

L'autocertificazione sarà ancora necessaria se si uscirà dalla propria regione ma il modulo potrebbe cambiare. È quanto è stato sottolineato dal governo durante la cabina di regia tenutasi alla presenza del premier Conte, dei ministri Boccia e Speranza, delle Regioni e degli Enti locali. Per quanto riguarda le linee guida messe a punto dal Mit avranno - è stato sottolineato - valenza nazionale.

La 'fase due' "non è un liberi tutti. Ci sarà comunque sempre bisogno di un motivo di spostarsi" e quindi "dell'autocertificazione" ha detto il premier Giuseppe Conte, presentando il nuovo decreto.
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Il nuovo decreto della presidenza del Consiglio sulla fase 2 prevede misure "dal 4 maggio 2020" la cui efficacia è valida fino al 17 maggio 2020". Ecco cosa prevede

Gli spostamenti
"Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull'intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure: 'sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento e vengano utilizzate le mascherine; in ogni caso,è' fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; e' in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza".

Gli orari di lavoro
"L'articolazione dell'orario di lavoro differenziato con ampie finestre di inizio e fine di attività lavorativa è importante per modulare la mobilità dei lavoratori e prevenire conseguentemente i rischi di aggregazione connesse alla mobilità dei cittadini. Anche la differenziazione e il prolungamento degli orari di apertura degli uffici, degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici e delle scuole di ogni ordine e grado sono, altresì, un utile possibile approccio preventivo, incoraggiando al tempo stesso forme alternative di mobilità sostenibile".

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  • Italia

La questione della riapertura delle Chiese e della celebrazione delle Messe

  • AGI
  • 27 Aprile 2020

L'ira dei vescovi per il nuovo decreto di palazzo Chigi che impedisce la celebrazione di riti religiosi a eccezione dei funerali. "Inaccettabile" dicono i vescovi con un linguaggio insolitamente duro

"Inaccettabile", "esigiamo": di rado, nelle cronache della Repubblica, si erano registrate queste parole lanciate dall'altra sponda del Tevere. E si' che, dall'inizio della crisi dovuta alla pandemia di coronavirus, i segnali di una forte intesa tra la Roma della politica e quella della Chiesa erano stati forti. Tanto da far parlare di un Tevere mai così stretto.

Le indicazioni delle autorità italiane in materia di contrasto al contagio sono state recepite tutte, più o meno, con la decalcomania da parte vaticana: chiusi gli uffici, distanziamento rispettato, mascherine e soprattutto questo: chiese aperte, ma niente funzioni.

Primo a dare a vedere la precisione e la puntualità con cui le indicazioni venivano fatte proprie lo stesso Papa Francesco: solo nel pellegrinaggio alla Salus Populi Romani, solo sulla Piazza per la preghiera per la protezione contro il morbo, solo nella Basilica alla Domenica delle Palme e a Pasqua. Angelus trasmesso prima dai maxischermi, poi - come anche le udienze, i Regina Coeli e soprattutto la messa mattutina da Santa Marta - tutto via streaming.

Intesa perfetta, veniva da pensare, suggellata dal basso numero di casi di contagio dentro e attorno alle Mura Leonine: solo nove, puntualmente riferiti con nota della Sala Stampa Vaticana.

Infine la foto del Pontefice che riceve i presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel suo studio: aria informale, sorriso di entrambi seduti all'angolo della scrivania del padrone di casa. Visione plastica di un clima disteso.
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Ma una settimana fa, con il rallentare della curva dei contagi e i primi segnali di un allentamento dell'emergenza, una serie di prese di posizione, ad iniziare dal sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana Ivan Maffeis che da "Avvenire" chiedeva che si riprendesse l'esercizio pubblico dell'umana pietà per i morti, e dell'accoglienza alla vita per i neonati.

Funerali e battesimi, per ricominciare a vivere. Se non addirittura la ripresa, con modalità da approfondire, delle funzioni domenicali. Lo stesso Papa, il 17 aprile, è intervenuto a riguardo. Inutile dirlo: da una messa in streaming da Santa Marta. "Così non è Chiesa", ha messo in guardia. Anzi "è un pericolo" celebrare la messa senza popolo. Certo, per via del "momento difficile" si può accettare la misura di emergenza, ma guai a "viralizzare la Chiesa, i sacramenti, il popolo". Insomma, al momento va bene "per uscire dal tunnel, non per rimanere così".

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  • Italia

Dal 4 maggio inizia la Fase 2, ma siamo ancora lontani dalla fine del lockdown.

Confermate le indiscrezioni della mattinata: la cosiddetta Fase 2 parte dal 4 maggio ma a scartamento ridotto per le libertà di spostamento individuale. Per le attività produttive via libera a manifatture e costruzioni. Bar e ristoranti potranno vendere cibo e bevande da asporto. Sarà possibile anche fare sport individuale all'aria aperta nei parchi ma sempre a distanza di sicurezza. Saranno poi fissate soglie di sicurezza per le curve epidemiologiche superate le quali si potranno fare chiusure territoriali ad hoc. Ecco le novità del prossimo Dpcm annunciate dallo stesso premier in conferenza stampa questa sera.

Grande attesa per le comunicazioni del presidente del Consigio che questa sera alle 20,20 ha tenuto una conferenza stampa per anticipare le misure contenute nel nuovo Dpcm che programma l'avvio della cosiddetta Fase 2 a partire dal 4 maggio. Per chi si aspettava la fine del lockdown probabilmente è stata una delusione ma del resto tutte le voci che si erano rincorse durante questa Domenica fitta di incontri, prima in mattinata tra le forze di maggiornaza e poi nel pomeriggio in video conferenza con le delegazioni di Regioni, Anci e Upi, avevano fatto trapelare che in reltà dal 4 maggio, per quanto riguarda le misure di distanziamento sociale e isolamento, sarebbe cambiato poco.

Ma andiamo con ordine. Conte ha chiarito subito che i dati dell'epidemia, per quanto migliorati, non sono ancora tali da consentire l'apertura totale del Paese. Per quella, ha ribadito, dovremo probabilmente aspettare farmaci e vaccini. Ma certamente il Paese deve ripartire e quindi con una settimana di anticipo, per dar modo alle aziende e a tutti noi di prendere le misure con le nuove, norme ecco un nuovo Dpcm che detta le regole dal 4 al 17 maggio.

In questo periodo, rispetto ad oggi, per quanto riguarda gli spostamenti individuali, cambiano solo tre cose: potremo andare, sempre con autocertificazione, a trovare i congiunti "ma senza party privati in casa e sempre con la mascherina", ha detto il premier; potremo fare moto all'aria aperta in parchi e ville ma sempre a distanza minima di un metro se si cammina e di due metri se si fa attività più spinta e ci potrà spostare, sempre per queste ragioni, anche al di fuori del proprio Comune di residenza.

Un'altra novità, la possibilità per chi è rimasto bloccato lontano dal proprio domicilio di tornare a casa propria anche se fuori dalla Regione dove si è rimasti durante la precedente fase di lockdown.

A proposito di mascherine, Conte ha annunciato una ordinanza del Commissario Arcuri che fissa un prezzo massimo per le mascherine chirurgiche a 0,50 centesimi l'una e ha detto anche che è allo studio l'azzeramento dell'Iva per questi prodotti.

E sempre per le mascherine il Dpcm prevede l'obbligo di indossarle nei luoghi confinati aperti al pubblico inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento del distanziamento fisico. Non sono soggetti all’obbligo i bambini al di sotto dei sei anni e chi ha forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina.

Per quanto riguarda le attività commerciali e produttive, gli esercizi di ristorazione potranno vendere al dettaglio bevande e cibi da asporto (oggi potevano solo fare consegne a domicilio), mentre riapriranno manifatturiere e cantieristica.

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  • Italia

Verso la Fase 2. Sull’assistenza territoriale la metà delle Regioni sotto soglia Lea. E poi poca assistenza domiciliare e pochi infermieri. Senza risolvere queste carenze non ce la faremo

All’emergenza per i pazienti Covid, si aggiunge anche quella dei pazienti non-Covid con fragilità (cronici, non autosufficienti), che per circa 2 mesi hanno fatto i conti con un vero e proprio congelamento dei servizi socio-sanitari territoriali, già carenti, a partire da quelli domiciliari, che sono fondamentali per la prevenzione e gestione delle complicanze. La terapia per rilanciare i servizi sanitari territoriali è stata approvata da Governo e Regioni appena quattro mesi fa e si chiama Patto per la Salute 2019-2021. Basterebbe rispettare i “Patti”

Territorio e assistenza domiciliare, alcune delle parole magiche che con la FASE 2 di Covid-19 tornano alla ribalta in dichiarazioni e interviste di esponenti della politica. Parole oggetto negli anni di migliaia di convegni e norme, ma purtroppo di pochi fatti e solo in alcune realtà, e oggi ci viene presentato il conto… salato! Ecco perché servono ora risorse in più da mettere sul piatto del SSN per investimenti massicci sul personale sanitario, a partire da quello infermieristico, attuare il Patto per la Salute 2019-2021 con l’infermiere di famiglia/comunità e utilizzare l’emergenza per innovare strutturalmente il SSN.

Così all’emergenza per i pazienti Covid, oggi si aggiunge anche quella dei pazienti non-Covid con fragilità (cronici, non autosufficienti, …), i quali per circa 2 mesi hanno fatto i conti con un vero e proprio congelamento dei servizi socio-sanitari territoriali, già carenti, a partire da quelli domiciliari, che sono fondamentali per la prevenzione e gestione delle complicanze. E la prospettiva, in assenza di interventi immediati e massici, rischia decisamente di non essere all’altezza dei bisogni reali dei pazienti.

Ecco una breve istantanea di come siamo messi oggi su territorio e in particolare sull’assistenza domiciliare.
- 10 Regioni inadempienti nella capacità di garantire il livello di assistenza sanitaria distrettuale (territorio), praticamente mezza Italia. E’ quanto emerge dai dati della sperimentazione del Nuovo Sistema Nazionale di Garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza, svolta dal Ministero della Salute e dalle Regioni. (Ministero Salute)
- Solo il 3,5 per cento della popolazione italiana dichiara di aver utilizzato i servizi di assistenza domiciliare, contro il 4 per cento della media europea. Francia 9,3%, Paesi Bassi 6,9%. (UPB, Focus tematico n. 6, dicembre 2019)
- In Italia nel 2015 solo l’1,2% di anziani (over 65) ha usufruito dell’assistenza domiciliare integrata. Nel 2005 erano l’1,9 per cento. (Istat, 2019)
- A fronte di oltre 2,5 milioni di anziani non autosufficienti, nel 2017 sono stati assistiti al proprio domicilio 1.014.626 pazienti, di questi l’83,7% è rappresentato da assistibili di età maggiore o uguale a 65 anni e l’ 8,8% è rappresentato da pazienti terminali. (Annuario Statistico SSN, 2017)
- Carenza di 30.000 infermieri nei servizi sanitari territoriali. (Centro studi FNOPI)
- Profonde disuguaglianze regionali e territoriali nell’accesso all’ADI. Nel 2017 in Veneto oltre il 4% di anziani con più di 65 anni trattati in ADI, in Molise il 5,4%, mentre minore o uguale al 2% in Valle d’Aosta, Lazio, Campania, Puglia e Calabria. (Min. Salute 2019, Monitoraggio LEA anno 2017)
- Assistenza sanitaria a lungo termine e spesa delle famiglie: 15 miliardi di spesa complessiva, di cui 12 a carico della PA e 4 a carico delle famiglie. (Corte dei conti, Referto al Parlamento sulla gestione finanziaria dei servizi Sanitari regionali)
- Scarsa integrazione tra sanità e sociale. Solo lo 0,6% di anziani ha accesso simultaneamente e in forma integrata all’assistenza domiciliare erogata dai Comuni (SAD) e all’assistenza domiciliare integrata erogata dall’ASL (ADI). (Istat 2019).

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  • Italia

Quasi 200 mila aziende hanno comunicato la riapertura

  • AGI
  • 25 Aprile 2020

Il maggior numero di comunicazioni è stato presentato in Lombardia (23%), Veneto (16,4%) ed Emilia Romagna (16,4%). Seguono nel centro Italia Toscana (7,9%) e Lazio (4,5%), nelle regioni meridionali Puglia (3,7%) e Campania (2%).

Sono 192.443 le aziende che, al 24 aprile, hanno presentato la comunicazione alle prefetture per poter continuare a lavorare in quanto funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività non sospese oppure perché di rilevanza strategica per l'economia nazionale. A ieri le verifiche delle task force appositamente costituite in prefettura hanno riguardato 116.237 comunicazioni ed hanno portato all'adozione di 2.631 provvedimenti di sospensione (il 2,3%).

Il maggior numero di comunicazioni è stato presentato in Lombardia (23%), Veneto (16,4%) ed Emilia Romagna (16,4%). Seguono nel centro Italia Toscana (7,9%) e Lazio (4,5%), nelle regioni meridionali Puglia (3,7%) e Campania (2%).

"Per permettere la rapida ripresa delle attività economico-produttive - spiega il Viminale in una nota - è stata prevista una procedura semplificata, che fa affidamento sul senso di responsabilità dei singoli imprenditori e che consente l'immediato avvio dell'attività con la preventiva comunicazione al prefetto che e' chiamato a verificarne i presupposti.

Le verifiche non devono necessariamente concludersi con un provvedimento espresso, che viene adottato soltanto nel caso in cui dagli accertamenti emerga l'insussistenza delle condizioni che legittimano l'esercizio dell'attività".

Ultime limature al piano
La data fissata sul calendario degli italiani è quella del 4 maggio. Da quel momento, è la speranza, si potrà ricominciare a uscire di casa, a lavorare, a vedere i propri cari e i propri amici. Insomma, a vivere. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta lavorando di lima al piano che traduce le linee guida offerte dalla task force presieduta da Vittorio Colao. La presentazione del piano agli italiani dovrebbe arrivare non prima di lunedì perché, come spiegano fonti di governo, le linee guida devono essere vagliate dal Comitato Tecnico Scientifico, poi andranno sottoposte alle parti sociali, agli enti locali e alle Regioni e, infine, al dipartimento per gli affari giuridici e amministrativi.

Tra questi, gli occupati nelle aziende che producono macchinari per disabili, attrezzature agricole e per la silvicoltura (la cura dei boschi), che potrebbero tornare al lavoro la settimana da lunedì. Seguiranno, dal 4 maggio, le costruzioni e il manifatturiero. Incerto, al momento, il timing delle altre aperture: il comitato scientifico che affianca il governo consiglia di attendere ancora per il via libera alla riaperture delle attività commerciali. Si parla della metà del mese prossimo, ma anche queste date indicative sono variabili dipendenti dall'andamento del contagio. Perché occorre ricordare che task force, comitato e ministri lavorano sempre con un occhio ai diagrammi che descrivono contagi, decessi, ricoveri in terapia intensiva e guarigioni.

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  • Italia

"Dal plasma la via per combattere il Covid". La sperimentazione a Mantova

  • AGI
  • 25 Aprile 2020

Nell'ospedale della città lombarda la fase di test è già ben avviata e 20 pazienti hanno già avuto benefici

Non solo la giovane mamma guarita dal Covid-19 grazie al plasma iperimmune, di cui è stata data notizia qualche giorno fa, ma all’ospedale di Mantova sono già 20 le persone che hanno avuto un beneficio dalla trasfusione di quella parte di sangue che contiene anticorpi già sviluppati. A dirlo all’AGI è il dottor Massimo Franchini, ematologo e primario del centro trasfusioni dell’ospedale Poma.

Venti giorni fa, all’inizio della sperimentazione il dottore, ci aveva parlato di ‘speranza’, invece oggi abbiamo fatto “un passo in più”. E uno ulteriore potrebbe essere fatto se tutte le altre strutture della Lombardia che ne hanno fatto richiesta potranno aderire al trial clinico: “Si potrebbe arrivare ad almeno 500 pazienti”.

Nei 20 giorni di sperimentazione “si sono potute osservare molte cose - spiega Franchini - Prima di tutto il tipo di paziente su cui l’immunoterapia passiva funziona, ovvero colui che ha già una sindrome da distress respiratorio di grado medio-severo e ha avuto l’insorgenza della malattia da meno di 10 giorni”.

In molti casi i soggetti sono già aiutati a respirare con il casco C-pap. “Da quello che abbiamo potuto osservare la precocità dell’intervento sembra decisiva nella terapia col plasma”. E il miglioramento avviene con una velocità sorprendente: “Da poche ore a pochi giorni”.

Insieme al San Matteo di Pavia, l’ospedale Poma di Mantova è in prima linea nella sperimentazione della cura del Covid-19 con il plasma convalescente iperimmune. E i risultati hanno già fatto il giro del monod: “Ci arrivano telefonate da reparti di tutta Italia, perfino da Sassari, ma anche dall’estero: Inghilterra e Stati uniti ci chiedono informazioni”.

Dal plasma come cura ad un passo in più, che si potrebbe realizzare a breve: usarlo come profilassi per le persone più esposte al virus, come i sanitari. In Usa, ad esempio “sarà avviata una sperimentazione su 30 infermieri e medici a cui sarà infuso preventivamente il plasma iperimmune, per aiutare le loro difese nel caso in cui venissero infettati”, spiega Franchini; e precisa che comunque l’infusione ha “un’efficacia di massimo due o tre settimane; ma potrebbe essere ripetuta al bisogno”.

Non vanno dimenticati i vantaggi di questa procedura: è poco costosa e non ci sono problemi di reperibilità della materia, che - ricorda - “deriva dal sangue umano, debitamente trattato; il sangue di persone che sono guarite e che hanno sviluppato gli anticorpi nei confronti del coronavirus”.

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  • Italia

Cautela nelle aperture, tamponi e contact tracing. La fase 2 per l'Iss

  • AGI
  • 25 Aprile 2020

L'epidemia, hanno spiegato gli esperti, è parzialmente domata ma non sconfitta. L'indice di contagiosità (il famoso R con zero), "ci metterebbe poco, meno di due settimane, a tornare sopra 1 senza il rispetto rigoroso delle misure di sicurezza"

"Si potrà andare al parco, ma non fare feste". E' la sintesi più efficace usata dal presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro per tracciare le settimane che verranno, nel punto stampa all'Iss sull'andamento epidemiologico incentrato oggi, inevitabilmente, sulla fase 2 ormai alle porte.

Il miglioramento, ha spiegato Brusaferro, "è netto, ma dobbiamo tenere conto che il virus circola ancora, e seppur in modo diverso nelle varie zone del paese bisogna avere molta cautela". Sarà quindi un processo graduale, accompagnato costantemente dal monitoraggio della curva per evitare che torni ad impennarsi. ​"Noi ci immaginiamo che il Paese progressivamente riprenda delle attivita' - ha detto Brusaferro - secondo una logica di grande prudenza ma anche di inesorabilità.

L'idea è molto chiara: "Apriamo attività produttive, commerciali, una mobilità a supporto, e vediamo se riusciamo a mantenere questi numeri, e andiamo progressivamente ad articolare una nostra vita che certamente non sarà come prima, fino a quando non avremo terapie ma soprattutto il vaccino. Bisogna riorganizzarsi, anche nella vita quotidiana. Ci si puo' muovere ma rispettando rigorosamente alcune regole".

Perché l'epidemia, hanno spiegato gli esperti, è parzialmente domata ma non sconfitta, e l'indice di contagiosità (il famoso R con zero), sceso ormai tra 0,2 e 0,7 in tutta Italia, "ci metterebbe poco, meno di due settimane, a tornare sopra 1 senza il rispetto rigoroso delle misure di sicurezza".

Per gli epidemiologi insomma, ha ribadito il direttore del dipartimento malattie infettive dell'Iss Gianni Rezza, ripartire ora è una scelta dei decisori politici, che gli esperti affiancano per tenere la situazione sotto controllo quanto più possibile. "La soglia per riaprire? Per un epidemiologo dovrebbe essere zero - ha detto Rezza - ma e' chiaro che un paese non puo' reggere un lockdown per due o tre mesi. E' la politica che decide, sulla base dei dati".

Poi ci sono altri fattori, ha elencato Rezza: "La decongestione delle terapie intensive, che in questo momento è evidente anche in Lombardia, e questo permette di avere un certo margine nel momento in cui si dovesse verificare un nuovo aumento dei casi. Più si abbassa la curva più c'è margine. Si riaprono alcune attività produttive e commerciali ma va mantenuta alta la soglia di attenzione, mantenere il distanziamento sociale, anche piu' rigidamente di ora. E infine, conditio sine qua non, nel momento in cui si riapre dobbiamo svolgere attività lavorative o ricreative sempre in sicurezza, dovremo sapere che c'e' qualcuno che sta lavorando per noi nelle Asl, sul territorio, nei dipartimenti di prevenzione, su cui il ministro Speranza sta lavorando per implementarli, e che immediatamente sia in grado di identificare qualsiasi focolaio sul nascere. Quindi diagnosi precoce dei casi, tamponi ai casi sospetti e ai contatti, misure di isolamento e quarantena. Meglio se ci sarà anche la app".

Detto che per una ripartenza del calcio, al di là della risposta di prammatica "decide il governo", gli esperti nutrono forti dubbi - "​il distanziamento sociale mi sembra scarsamente applicabile, certo il rischio non e' zero", ha confermato Rezza - la chiave della (prudente) fase di riapertura deve insomma essere il mantenimento del distanziamento sociale quanto più possibile.

Accanto a più tamponi, che già ora, è stato sottolineato, "​sempre piu' si vanno a utilizzare sul territorio intercettando precocemente persone con pochi sintomi, e aumentano i pazienti paucisintomatici a conferma di questo".

Ma anche con il test sierologico per capire l'effettiva diffusione dell'epidemia (che sarà selezionato il 29 aprile, ha spiegato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli), e naturalmente il contact tracing anche tramite la app Immuni.

Intanto i risultati preliminari di uno studio dell'Iss, presentati sempre al punto stampa, rispondono a una delle domande più ricorrenti di queste settimane: questi due o tremila nuovi contagi al giorno chi sono, se siamo tutti chiusi in casa? "​Su circa 4.500 casi di Covid notificati tra l'1 e il 23 aprile - spiega l'Iss - il 44,1% delle infezioni si e' verificato in una Rsa, il 24,7% in ambito familiare, il 10,8% in ospedale o ambulatorio e il 4,2% sul luogo di lavoro".

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  • Italia

"Come allora uniti possiamo rinascere". Il 25 aprile di Mattarella, solo e in mascherina

  • AGI
  • 25 Aprile 2020

Nel messaggio del capo dello Stato per il 25 aprile nuovo richiamo all'unita': "Dopo la Liberazione il nostro popolo unito intorno a valori morali e civili di portata universale ha saputo costruire il proprio futuro". Oggi occorre "dedicarci al recupero di una piena sicurezza per la salute e a una azione di rilancio e di rinnovata capacita' di progettazione economica e sociale. A questa impresa siamo chiamati tutti"

Sergio Mattarella si è appena recato da solo - senza alcun seguito - all'altare della Patria. Il Presidente della Repubblica, che ha indossato la mascherina, ha voluto celebrare così il 25 aprile.

In cima alla scalinata Mattarella ha trovato due corazzieri con la mascherina che hanno portato una corona al sacello del milite ignoto. Un trombettiere dei Carabinieri ha suonato il silenzio. Anche la scorta è stata ridotta al minimo e non è salita con lui all'Altare della Patria ma lo ha aspettato a debita distanza ai piedi del monumento.

Al Paese, in un messaggio scritto, Mattarella ha chiesto di attingere a energie e valori comuni per superare la "dura prova" di queste settimane. L'unità del popolo italiano, che nulla è mai riuscita a incrinare, è la chiave di volta per ripartire dopo l'epidemia del coronavirus, come lo fu dopo la Seconda guerra mondiale. Il Capo dello Stato ha fatto presente che il virus ci costringe a celebrare la Festa della Liberazione "nelle nostre case".

Innanzitutto ha ribadito l'importanza di ricordare il 25 aprile, una ricorrenza che non si può archiviare o sostituire, come è stato chiesto anche quest'anno da alcuni, perché la Liberazione è la "data fondatrice della nostra esperienza democratica di cui la Repubblica è presidio con la sua Costituzione".

E anzi, proprio dalla sconfitta del nazifascismo e dell'"idea di sopraffazione di un popolo contro l'altro", nacque quella "cooperazione nella libertà e nella pace" che pochi anni dopo fece nascere la Comunità europea. Dunque il 25 aprile come festa di tutto il popolo italiano, perché ricordare la Resistenza e la lotta di Liberazione "significa ribadire i valori di libertà, giustizia e coesione sociale, che ne furono alla base, sentendoci uniti intorno al Tricolore".

In questi giorni di quarantena per l'intera nazione, Mattarella ha ricordato le vittime del coronavirus, i loro familiari e ringraziato tutti coloro che in prima linea hanno combattuto l'epidemia o lavorando hanno permesso che il Paese andasse avanti, con "uno spirito che onora la Repubblica e rafforza la solidarietà della nostra convivenza, nel segno della continuità dei valori che hanno reso straordinario il nostro Paese".

E quest'anno ancora più di altre volte, dal ricordo della nostra storia recente dobbiamo trarre ispirazione. Dopo la sofferenza della Guerra e dopo la Liberazione nacque una "nuova Italia", grazie a un popolo che "unito intorno a valori morali e civili di portata universale, ha saputo costruire il proprio futuro".

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  • Italia

Indice RT tra 0,2 e 0,7 in tutta Italia. Cala ancora crescita contagi e decessi. Ma Iss avverte: “Anche in fase 2 massima prudenza, se no contagi ripartono in 2-3 settimane”

L'indice di trasmissibilità della malattia infettiva è sceso abbondantemente sotto 1 già dal 6 aprile. Ma senza il mantenimento delle misure di sicurezza, a partire dal distanziamento sociale, anche in Fase 2 il rischio è quello di veder ripartire la curva dei contagi in poche settimane. Ad aprile Rsa, ambito familiare e ospedali rappresentano quasi 80% del totale dei nuovi contagi. I soggetti con sintomi lievi, e quelli pauci-sintomatici rappresentano da soli il 52,3% dei positivi al Covid-19.
LE SLIDE,IL RAPPORTO

Buone notizie dai nuovi dati dell'Iss che ogni settimana aggiorna le proprie rilevazioni epidemiologiche sull'andamento dell'epidemia.

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  • Italia

Verso riavvio cantieri scuole e carceri dal 27

  • Ansa
  • 24 Aprile 2020

Resta apertura edilizia privata e manifattura dal 4 maggio

Si va verso il riavvio dei cantieri di edilizia pubblica dal 27 aprile. E' quanto emerge dalla riunione dei capi delegazione con il premier Giuseppe Conte. Il riavvio di manifattura e cantieri privati dovrebbe essere confermato dal 4 maggio, mentre eccezioni dovrebbero scattare dal prossimo lunedì per l'edilizia residenziale pubblica, per i cantieri di scuole, carceri e per le opere contro il dissesto idrogeologico. Non si toccano comunque i codici Ateco. La decisione definitiva dovrebbe arrivare domani, dopo incontri con le parti sociali e gli enti locali.

Sindacati e imprese, dopo una maratona notturna al tavolo del governo, hanno siglato l'intesa per rafforzare protocolli di sicurezza, dalle mascherine allo smart working, e sanzioni per chi sgarra che potrebbero essere inserite nel nuovo dpcm, con la sospensione delle imprese che non rispettano le nuove norme. E' in coordinamento con tutti gli attori che vuole muoversi il governo e perciò sceglie di non entrare in conflitto con il presidente del Veneto Luca Zaia, che annuncia l'allentamento del lockdown in Veneto.

Il premier Giuseppe Conte si prende qualche ora in più per scrivere il piano nazionale (e il dpcm) che detterà le regole per la ripartenza dal 4 maggio. La pressione di imprese e governatori è fortissima e dunque nella giornata di sabato potrebbe arrivare un primo annuncio e lo sblocco, con decreto del ministro dello Sviluppo. I ministri ne discutono con il premier per ore, da posizioni diverse. Quanto alla ripartenza per tutti, il piano potrebbe arrivare domenica e il dpcm con tutte le norme entro l'inizio della prossima settimana. Prima di firmarlo, Conte tornerà a riunione la cabina di regia con gli enti locali. E un nuovo confronto potrebbe esserci anche con il comitato tecnico scientifico e con Vittorio Colao, che dovrebbe riunire la sua task force nelle prossime ore per proseguire il lavoro sulla fase 2.

L'idea resta quella di allentare il lockdown dal 4 maggio, eliminando anche l'autocertificazione per gli spostamenti se non al di fuori della propria Regione, e poi entro il mese scaglionare le aperture, con l'idea di aprire i negozi l'11, i bar e ristoranti il 18. Si studiano misure per permettere anche ai musei di riaprire e soluzioni per lo sport. La preoccupazione, in generale, è non riuscire più a contenere la stanchezza dei cittadini, che si somma alle difficoltà economiche: i ministri lo dicono nel confronto al tavolo del Cdm, che a tratti si fa vivace, in cui ognuno presenta le sue proposte, dall'apertura dei campi estivi sostenuta da Elena Bonetti, al grande tema dei trasporti, che è al momento forse quello che più impensierisce.

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  • Italia

Def, scostamento di 55 miliardi. Priorità a investimenti e Fisco

  • Ansa
  • 24 Aprile 2020

Piano fino al 2032. La strategia di rientro del rapporto debito/Pil sarà incentrata anche su contrasto all'evasione fiscale, riforma del sistema fiscale, revisione e riqualificazione della spesa pubblica

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza.
Con la relazione sullo scostamento di bilancio, sentita la Commissione europea, il governo richiede l'autorizzazione al Parlamento al ricorso all'indebitamento per l'anno 2020 di 55 miliardi di euro, 24,85 miliardi di euro nel 2021, 32,75 miliardi di euro nel 2022, 33,05 miliardi nel 2023, 33,15 miliardi di euro nel 2024, 33,25 miliardi di euro dal 2025 al 2031 e 29,2 miliardi di euro dal 2032. Lo si legge nel comunicato stampa del Cdm. "I principi generali della strategia di rientro" del rapporto debito/Pil "saranno, oltre al conseguimento di un adeguato surplus di bilancio primario: il rilancio degli investimenti, pubblici e privati, grazie anche alla semplificazione delle procedure amministrative; il contrasto all'evasione fiscale; la riforma del sistema fiscale, improntata alla semplificazione, all'equità e alla tutela ambientale; la revisione e la riqualificazione della spesa pubblica".

La pressione fiscale "una volta inclusi gli effetti del nuovo decreto" che cancellerà definitivamente gli aumenti dell'Iva scenderà dal "41,8%" del 2020 al "41,4% nel 2021, comprensivi del beneficio degli 80 euro mensili", che aumenteranno da luglio per effetto del taglio del cuneo fiscale. E' quanto si legge nel Def. Senza l'eliminazione delle clausole di salvaguardia la pressione fiscale sarebbe invece salita al 42,5%.

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  • Italia

Coronavirus. Per la prima volta i guariti superano i nuovi casi. Ma resta sempre elevato il numero dei morti. Locatelli: “Dati incoraggianti ma Fase 2 non sarà un liberi tutti”

I casi di nuovo Coronavirus in Italia sono saliti a 189.973 (+2.646 rispetto a ieri pari al +1%), tra cui 57.576 persone guarite (+3.033 rispetto a ieri pari al +6%) e 25.549 deceduti (+464 rispetto a ieri pari al +2%). Le persone attualmente positive sono quindi 106.848 (-851 rispetto a ieri pari al -0,8%). Complessivamente sono stati effettuati 1.579.909 tamponi (+66.658 rispetto a ieri). Nello specifico le persone sottoposte a tampone sono state 1.052.577.

Questi i dati principali dell’aggiornamento odierno forniti dalla Protezione Civile. Lieve diminuzione dei nuovi casi rispetto a ieri. Bene il numero dei guariti giornalieri che segna un nuovo record. Ancora alto il numero dei decessi che oggi sfiorano i 500 in un giorno. Non si vedano segnali di calo nelle Regioni del Nord, soprattutto la Lombardia che oggi registra quasi la metà dei nuovi casi totali.

Ad oggi il numero di persone tuttora positive (esclusi deceduti e guariti) nelle singole Regioni risulta il seguente: 33.873 i malati in Lombardia (-369 rispetto a ieri pari al -1%), 12.845 in Emilia Romagna (-239 pari al -2%), 9.925 in Veneto (-66 pari al -1%), 15.152 in Piemonte (+30 pari al +0,2%), 3.230 nelle Marche (+0), 2.978 in Campania (-20 pari al -1%), 3.466 in Liguria (-10 pari al -0,3%), 6.171 in Toscana (+4 pari al +0,1%), 4.486 nel Lazio (+23 pari al +1%), 1.135 in Friuli Venezia Giulia (-173 pari al -13%), 2.301 in Sicilia (+14 pari al +1%), 2.936 in Puglia (+62 pari al +2%), 2.100 in Abruzzo (-8 pari al -0,4%), 1.871 nella Pa di Trento (-3 pari al -0,2%), 198 in Molise (-7 pari al -3%), 355 in Umbria (-16 pari al -4%), 1.494 in provincia di Bolzano (-18 pari al -1%), 823 in Calabria (+2 pari al +0,2%), 817 in Sardegna (-16 pari al -2%), 463 in Valle d’Aosta (-38 pari al -8%) e 229 in Basilicata (-3 pari al -1%).

Le vittime sono 12.940 in Lombardia (200 in più di ieri pari al +2%), 3.269 in Emilia Romagna (+65 pari al +2%), 1.206 in Veneto (+25 pari al +2%), 857 nelle Marche (+12 pari al +1%), 2.630 in Piemonte (+71 pari al +3%), 1.047 in Liguria (+25 pari al +2%), 375 nel Lazio (+5 pari al +1%), 256 in Friuli Venezia Giulia (+10 pari al +4%), 280 in Abruzzo (+4 pari al +1%), 723 in Toscana (+18 pari al +3%), 332 in Campania (+5 pari al +2%), 127 in Valle d’Aosta (+0), 382 nella Pa di Trento (+1 pari al +0,3%), 261 nella Pa di Bolzano (+5 pari al +2%), 213 in Sicilia (+5 pari al +2%), 98 in Sardegna (+2 pari al +2%), 76 in Calabria (+0), 20 in Molise (+1 pari al +5%), 61 in Umbria (+0), 24 in Basilicata (+0) e 372 in Puglia (+10 pari al +3%).

Delle persone attualmente positive (106.848) sono ricoverate con sintomi 22.871 (-934 pari a -4% rispetto a ieri), 2.267 (-117 pari a -5%) sono in terapia intensiva, mentre 81.170 (+200 pari al +0,2%) si trovano in isolamento domiciliare. “I numeri sono particolarmente confortanti: il numero di dimessi e guariti supera il numero di nuovi casi nel paese”, ha detto il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli che poi ha annunciato come “si è conclusa la chiamata per operatori socio sanitari per istituti penitenziari, per residenze per disabili e case di cura per anziani. Le domande sono state 20.491 e si è chiusa la call per il personale medico. Abbiamo ricevuto 691 domande. Sono persone che avvieremo immediatamente dove ci sarà bisogno”.

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  • Italia

Perché il Dpcm sulla fine del lockdown potrebbe slittare

  • AGI
  • 23 Aprile 2020

Il tema delle riaperture trova posizioni e sensibilità diverse nei rosso-gialli. Dietro le quinte le forze della maggioranza si stanno confrontando anche sulla destinazione delle risorse da mettere in campo

Non è detto che arrivi entro questo fine settimana il Dpcm per dare il via libera ad alcuni comparti prima della data del 4 maggio. Nelle prossime ore si dovrebbe tornare a riunire la cabina di regia sulla fase due, alla presenza del premier Conte, delle regioni e dei comuni. E un nuovo incontro dovrebbe esserci pure con le parti sociali. Per il presidente del Consiglio la fine del 'lockdown' arriverà il 4 maggio ma edilizia, manifatturiero e attività commerciali collegate potrebbero partire prima e la platea potrebbe anche allargarsi.

Il fatto però è che occorrerà tradurre in concreto il lavoro portato avanti dalle varie task force. Ovvero dal comitato tecnico-scientifico e da quello economico guidato da Colao. E tener presente le osservazioni che arriveranno dalle altri parti in causa. Ecco il motivo per cui potrebbe essere necessario ancora un po' di tempo. Il Dpcm potrebbe slittare all'inizio della prossima settimana.

Le regioni premono: in primis il governatore del Veneto Luca Zaia che ha già decretato la fine del lockdown. Suscitando non poca irritazione nell'esecutivo. Il rischio - spiega un esponente dell'esecutivo - è che passi il messaggio sbagliato, che proprio in vista del 25 aprile e del primo maggio ci sia un 'liberi tutti'. Ed è proprio quello che il presidente del Consiglio non vuole. Da qui la cautela, anche se l'obiettivo di Conte è quello di rimettere in moto il Paese, riaccendere i motori.

Pure il mondo del pallone vorrebbe uscire dalla 'quarantena'. E' vero che la stagione 2019/2020 del calcio italiano potrà spingersi fino al 2 agosto (decisione arrivata dalla Figc, "il mondo del calcio merita rispetto", ha detto il presidente Gravina) ma l'esecutivo ancora non ha deciso il da farsi. È diviso. Al momento l'orientamento - secondo quanto si apprende - è quello di far tornare dal 4 maggio i calciatori ad allenarsi da soli e poi sulla base dei dati epidemiologici si deciderà se dare il via libera alla ripresa dell'attività.

"Dipenderà dal numero dei contagi. Soltanto se ci sarà un trend decrescente dei contagi allora il tema verrà preso in considerazione", spiega un esponente dell'esecutivo. Gli scienziati, non è un mistero, frenano. E lo stesso ministro dello Sport, Spadafora, mantiene i dubbi sull'eventualità di dare l'ok. Ma c'è chi vorrebbe accelerare. È il caso di Renzi per esempio: "Questa storia che ha detto il ministro dello Sport 'lo sport davanti a 25.000 morti non e' importante', trovo sia un discorso demagogico e populista", ha sottolineato il leader di Iv.

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  • Italia

Fase 2: i parchi resteranno chiusi, ma sarà possibile spostarsi tra comuni

  • AGI
  • 23 Aprile 2020

Cautela da parte del premier Conte: vietati invece gli spostamenti tra regioni. Dovrebbero restare ancora off limits i bar e i ristoranti che potrebbero riaprire dopo seconda metà maggio

Saranno possibili le passeggiate ma non si potrà correre nei parchi che rimarranno chiusi. Sarà possibile spostarsi tra i comuni ma non tra le regioni, andare a trovare i parenti o recarsi alle seconde case ma divieto assoluto di assembramenti.

Dovrebbero restare ancora off limits i bar e i ristoranti che potrebbero riaprire dopo seconda metà maggio. Potrebbero alzare prima le saracinesche i negozi al dettaglio, come quelli di abbigliamento ma sempre nel rispetto di regole ferree.

Per tutta la giornata il premier Giuseppe Conte ha avuto davanti a se il piano della task force guidata dall'ex ad di Vodafone Colao. Ne ha discusso con i ministri, con il comitato tecnico-scientifico, con le parti sociali e infine con le regioni e i comuni.

Frenata sulla possibiilità di riaperture già dal 27 aprile. Poche deroghe - con decreto dei ministri dello Sviluppo economico e dell'Economia - verranno concesse solo a chi ha il permesso dei prefetti sui protocolli di sicurezza. È dal 4 maggio che tra i 2,7 e i 2,8 milioni di lavoratori (ma c'è la possibilità di arrivare anche a 3,9 milioni) vedranno la fine del lockdown.

La priorità è far sì che anche le possibili riaperture delle fabbriche prima della data indicata - si ipotizzano i comparti del manifatturiero, il made in Italy, l'export, il settore edile, la produzione di macchinari per l'agricoltura - avvenga solo alla presenza di rigidi sistemi di sicurezza, come per esempio sta facendo la Ferrari. Ma i sindacati hanno frenato proprio per la difficoltà di reperire strumenti di protezione sanitaria per tutte le aziende.

Pure nel governo ci sono ministri che ritengono sbagliata la possibilità di 'differenziare' le aperture per settori. Gli scienziati sono stati molto cauti, hanno sconsigliato il presidente del Consiglio a dare un via libera totale. Ecco il motivo per il quale il premier - nonostante le insistenze soprattutto di Italia viva - ha scelto la linea della cautela massima.

Il piano della fase due verrà annunciato entro la fine della settimana con l'obiettivo di tenere sempre sotto controllo la curva epidemiologica "per non farsi trovare impreparati in caso di una possibile risalita". Si prevede dunque "un allentamento delle misure restrittive, ma non uno stravolgimento".

Il presidente del Consiglio ha chiesto sia alle parti sociali che alle regioni la massima collaborazione. Con l'obiettivo di evitare fughe in avanti. Particolare attenzione alla mobilità. Ecco il motivo per cui - ha spiegato il presidente del Consiglio - andranno presi tutti gli accorgimenti per consentire agli italiani gli spostamenti.

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  • Italia

La guerra dei prezzi sulle mascherine. Fofi: “Ora basta con discussioni e polemiche quotidiane con cittadini e autorità preposte ai controlli. Protezione civile le acquisti per tutti stabilendo prezzo e margine per la farmacia”

"Non è più sopportabile, il carico di discussioni con i cittadini, e di controlli delle autorità preposte, per un aspetto, quello delle caratteristiche, del prezzo e della disponibilità delle mascherine, che i farmacisti e le farmacie non possono risolvere con i propri mezzi. Torniamo quindi a chiedere che vi sia un intervento risolutivo su questa materia, in assenza del quale sarà sempre più difficile garantire la disponibilità nelle farmacie di questi presidi". Così in una nota la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani.

"Fin dall’inizio della pandemia, la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani ha denunciato la grave criticità dell’approvvigionamento e della distribuzione delle mascherine. Una situazione determinata dalla forte tensione sul mercato, causata dall’aumento improvviso della richiesta, con il conseguente aumento dei prezzi praticati da produttori e distributori, dai blocchi nelle dogane di questi materiali, stabiliti da diversi paesi, e da altri fattori ancora. Ciò ha comportato l’impossibilità per la rete delle farmacie di garantire la disponibilità delle mascherine nella quantità necessaria e a prezzi almeno paragonabili a quelli praticati prima dell’emergenza". A spiegarlo in una nota è la stessa Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani.

"La situazione non è migliorata significativamente e, anzi, è destinata ad aggravarsi con l’estensione dell’obbligo di indossare la mascherina all’aperto e nei luoghi pubblici e con la possibile ripresa, a breve, di molte attività economiche e della mobilità dei cittadini. Per ovviare a queste criticità, la Fofi chiede a Presidente del Consiglio, Ministro della Salute, Capo del Dipartimento della Protezione civile e Commissario Straordinario per l’emergenza che si metta mano a una soluzione radicale. Si propone infatti che sia la Protezione Civile ad acquisire sul mercato i dispositivi e a cederli a un prezzo prestabilito alle cooperative dei farmacisti per la distribuzione, stabilendo altresì quale ricarico debba essere applicato dalla farmacia".

"Solo la Protezione Civile, in questo momento, ha una forza contrattuale adeguata a contrattare caratteristiche, prezzi e condizioni di fornitura in un mercato letteralmente impazzito - spiega la Fofi -. Nelle farmacie di comunità i professionisti operano da settimane in condizioni critiche, facendosi carico delle innovazioni introdotte nelle procedure di prescrizione e dispensazione, assolvendo le necessità imposte dall’emergenza e quelle della normale assistenza farmaceutica – che non è certo venuta meno – con impegno e abnegazione, e stanno pagando un pesante tributo: sono 11 i farmacisti morti per la Covid-19 contratta in servizio e sono circa 1.000 i contagiati".

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  • Italia

Quanti italiani devono usare Immuni perché serva a qualcosa?

  • AGI
  • 22 Aprile 2020

Il virologo Bucci riferisce di aver parlato di questo con i creatori di Immuni, "per chiedere se avessero fatto questi calcoli. Mi hanno risposto di no, perché nessuno glielo aveva chiesto"

La app Immuni rischia già di essere inutilizzabile, prim'ancora della partenza. Ne è convinto Enrico Bucci, professore di Biologia alla Temple University di Philadelphia, che da settimane elabora i dati relativi all'epidemia da coronavirus, e che in un'intervista a Repubblica spiega che per essere davvero utile nel tracciare i contagi la app dovrebbe essere utilizzata almeno dal 70% degli italiani, di ogni fascia d'età e in ogni zona del Paese.

"Ma visto che, stando agli ultimi dati, solo il 66% degli italiani ha uno smartphone, sappiamo già che il traguardo è irraggiungibile. A meno che - aggiunge Bucci - lo Stato non distribuisca telefonini a chi non ne possiede".

E l''importanza della elevata penetrazione della app nella popolazione sta nel fatto che "ha a che fare con il famoso R0, l'indice di contagio, che nel caso di Covid-19 sappiamo essere 2,5: un contagiato infetta in media altre 2,5 persone" e immaginando la situazione ideale di un contagiato che frequentando una popolazione composta da 2,5 persone le infetta entrambe ma di "di questa popolazione solo il 50% usa la app e viene avvisata del contatto con il coronavirus. Questo significa che l'altra metà della popolazione (cioè 1,25 persone) non saprà di aver frequentato un contagiato e di essersi infettata. Dunque è come se avessimo abbassato l'R0 (tasso di contagiosità, ndr) da 2,5 a 1,25. Ma il suo valore è comunque maggiore di 1 e quindi l'epidemia non è affatto sotto controllo", spiega Bucci.

Il professore aggiunge che in un quadro più realistico "se il contagiato in questione ha frequentato 1000 persone e tra loro solo il 50% usa la app, la probabilità di trovare le 2,5 che hanno contratto il virus è bassissima. Per questo, sono arrivato alla conclusione che si deve puntare a una copertura di almeno il 70% degli italiani".

Bucci riferisce nell'intervista al quotidiano romano di aver parlato di questo con i creatori di Immuni, "per chiedere se avessero fatto questi calcoli. Mi hanno risposto di no, perché nessuno glielo aveva chiesto. Ecco, la cosa più preoccupante di questa vicenda è che nelle varie task-force governative non ci si sia posti la domanda più semplice: qual è il numero minimo di italiani che devono usare la app perché abbia senso?".

Una app che comunque "mi sembra molto ben fatta dal punto di vista tecnico: difficile immaginare una soluzione migliore per proteggere la privacy dei cittadini. Ma non so quanto possa essere utile se la userà una percentuale di popolazione inferiore al 70%"", aggiunge l'esperto. Il quale evidenzia anche un altro aspetto: se utilizzata a livello di singole regioni, anche qui "deve essere comunque molto alta la percentuale di utilizzatori e non ci devono essere scambi con aree esterne non controllate. Comunque persino in Corea del Sud, dove la penetrazione dei telefonini è ben più alta, alla app hanno affiancato carte di credito e telecamere di videosorveglianza".

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  • Italia

Arriva il piano di Colao. Alcune filiere pronte a riaprire il 27 aprile

  • AGI
  • 22 Aprile 2020

La task force guidata dll'ex ad di Vodafone sta definendo il programma per la riapertura ma spetterà a Conte stabilire la tabella di marcia. Previsto un piano omogeneo su base nazionale ma si terrà conto della situazione delle diverse Regioni

Dovrebbe arrivare oggi la relazione del comitato economico guidato dall'ex Ad di Vodafone Vittorio Colao che si è riunito anche martedì per definire il piano della cosiddetta 'fase due'. Verrà stilata sulla base dei dati Inail e dovrebbe suggerire la riapertura di alcune filiere già dal 27 aprile. Made in Italy e export in primis. Moda, settore dell'auto, mobilifici: tutti quei comparti dove il rischio di contagio è molto basso. Poi sarà Giuseppe Conte a produrre una sorta di 'cronoprogramma'. Possibili pochissime eccezioni, però, perché per il premier si può cominciare a pensare al dopo lockdown solo il 4 maggio.

La riunione della cabina di regia, alla presenza dei ministri competenti, delle regioni e dei comuni, si potrebbe tenere tra stasera e giovedì mattina. In ogni caso dovrebbe esserci prima della partita del Consiglio europeo. Il presidente del Consiglio punta a stringere sul dossier prima di concentrarsi sul Mes e sui 'Recovery bond'. E resta prudente: "Mi piacerebbe poter dire: riapriamo tutto. Subito. Ripartiamo domattina. Ma sarebbe irresponsabile. Farebbe risalire la curva del contagio. Non possiamo permetterci di agire affidandoci all'improvvisazione", ha scritto martedì di primo mattino su Facebook.

Mascherine e distanziamento fino a una cura o a un vaccino
Il pressing affinché si alzino le saracinesche arriva da più parti, soprattutto dalle regione del Nord. Ma Conte - e lo ha spiegato anche nell'informativa al Senato e alla Camera - mantiene la massima cautela. "Il governo prenderà decisioni sulla fase 2 nell'esclusivo interesse di tutto il Paese", la premessa, "non permetterò mai che si creino divisioni".
E dunque l'allentamento delle misure deve avvenire "sulla base di un piano ben strutturato e articolato", sarà graduale. Mascherine e distanziamento sociale "fino a quando non saranno disponibili una terapia e un vaccino".

Un piano omogeneo su base nazionale
Rafforzamento delle reti sanitarie; intensificazione della presenza di Covid hospital, uso corretto dei test e rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti sospetti: queste le direttrici indicate dal presidente del Consiglio. Per "un programma di progressive riaperture", omogeneo su base nazionale e "che ci consentirà di riaprire buona parte delle attività produttive e anche commerciali tenendo sotto controllo la curva del contagio". Si terranno comunque - ha rimarcato il premier - in considerazione le differenze tra le regioni sul contagio da coronavirus.
Il Pd ha chiesto chiarezza sulle regole per fabbriche e lavoratori in in tempi celeri. La preoccupazione è legata alla necessità di tenere unito il tessuto del Paese. Far partire alcuni settori produttivi e non altri potrebbe creare una lacerazione controproducente, il ragionamento. Da qui la frenata sull'eventualità di dare via libera solo ad alcuni comparti e la possibilità che si partirà in maniera omogenea. Escludendo però ristoranti, bar e quelle attività maggiormente più a rischio.

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Coronavirus. Conte in Parlamento: “App Immuni non sarà obbligatoria. Ora bisogna potenziare sanità territoriale”. E poi annuncia: “In arrivo 50 miliardi con nuovo decreto”

Il Presidente del Consiglio nel corso della sua informativa al Senato chiarisce che l’applicazione per il contact tracing non sarà obbligatoria e delinea i punti della strategia sanitaria per affrontare la Fase 2. E poi anticipa che nel nuovo decreto legge saranno stanziati 50 mld anche per assunzioni di nuovo personale. Infine sul Mes ribadisce la sua posizione di cautela.

“Mantenere e far rispettare a tutti i livelli le misure per il distanziamento sociale, promuovere l'utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale fino a quando non saranno disponibili una specifica terapia ed un vaccino. E poi rafforzare le reti sanitarie del territorio come arma principale per combattere il virus e intensificare in tutto il territorio la presenza di Covid hospital come strumento fondamentale della gestione ospedaliera dei pazienti”. E ancora servirà “l'uso corretto dei test, sia quelli molecolari - banalmente, il tampone - che oggi sono l'unico strumento certo di identificazione del virus, sia quelli sierologici, per intenderci ad esempio l'analisi del sangue, utile strumento di indagine e conoscenza epidemiologica, anche al fine di predisporre un piano nazionale che potrà fotografare efficacemente lo stato epidemiologico del nostro Paese”.

Sono questi i capisaldi della strategia sanitaria del Governo per la Fase annunciati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte nella sua informativa al Senato.

Conte ha poi parlato della app Immuni per il contact tracing. “Questa applicazione - lo dico chiaramente - sarà offerta su base volontaria e non su base obbligatoria. Faremo in modo che chi non vorrà scaricarla non subirà limitazione dei movimenti o altri pregiudizi”.

Il presidente del Consiglio ha poi anticipato che “il Governo invierà a brevissimo al Parlamento un'ulteriore relazione contenente una richiesta di scostamento dagli obiettivi di bilancio programmati per il 2020 pari a una cifra ben superiore a quella stanziata a marzo. Una cifra davvero consistente, non inferiore a 50 miliardi di euro, che si aggiungeranno ai 25 miliardi già stanziati, per un intervento complessivo non inferiore a 75 miliardi di euro. Quest'ulteriore ricorso al disavanzo servirà a finanziare varie misure, destinate, tra le altre, al rafforzamento del personale sanitario, della protezione civile e delle forze di sicurezza; alla proroga del rafforzamento degli ammortizzatori sociali, in particolare cassa integrazione e indennizzi per autonomi e partite IVA; al sostegno di coloro che non sono coperti da cassa integrazione; a misure di sostegno alle piccole e medie imprese; a fondi aggiuntivi per Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni; agli interventi di sostegno dei settori particolarmente colpiti da misure di contenimento del virus”.

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  • Italia

Coronavirus. Conte detta i tempi per la Fase 2: “Entro questa settimana presenterò il Piano nazionale. Pronti a partire dal 4 maggio ma con cautela e senza affidarci all’improvvisazione”

Il presidente del Consiglio su facebook fa il punto della situazione e annuncia come imminente la presentazione del piano per l’allentamento del lockdown. “In questa fase non possiamo permetterci di agire affidandoci all’improvvisazione. Non possiamo abbandonare la linea della massima cautela, anche nella prospettiva della ripartenza”.

“Mi piacerebbe poter dire: riapriamo tutto. Subito. Ripartiamo domattina. Questo Governo ha messo al primo posto la tutela della salute dei cittadini, ma certo non è affatto insensibile all’obiettivo di preservare l’efficienza del sistema produttivo. Ma una decisione del genere sarebbe irresponsabile. Farebbe risalire la curva del contagio in modo incontrollato e vanificherebbe tutti gli sforzi che abbiamo fatto sin qui. Tutti insieme”. È quanto afferma su facebook il presidente del Cosnsiglio Giuseppe Conte.

“In questa fase – sottolinea - non possiamo permetterci di agire affidandoci all’improvvisazione. Non possiamo abbandonare la linea della massima cautela, anche nella prospettiva della ripartenza. Non possiamo affidarci a decisioni estemporanee pur di assecondare una parte dell’opinione pubblica o di soddisfare le richieste di alcune categorie produttive, di singole aziende o di specifiche Regioni. L’allentamento delle misure deve avvenire sulla base di un piano ben strutturato e articolato. Dobbiamo riaprire sulla base di un programma che prenda in considerazione tutti i dettagli e incroci tutti i dati”.

Per questo il presidente del Consiglio precisa che è necessario “un programma serio, scientifico. Non possiamo permetterci di tralasciare nessun particolare, perché l’allentamento porta con sé il rischio concreto di un deciso innalzamento della curva dei contagi e dobbiamo essere preparati a contenere questa risalita ai minimi livelli, in modo che il rischio del contagio risulti “tollerabile” soprattutto in considerazione della recettività delle nostre strutture ospedaliere”.

Conte fa anche un esempio: “Non possiamo limitarci a pretendere, da parte della singola impresa, il rispetto del protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro che pure abbiamo predisposto per questa epidemia. Dobbiamo valutare anche i flussi dei lavoratori che la riapertura di questa impresa genera. Le percentuali di chi usa i mezzi pubblici, i mezzi privati, in quali orari, con quale densità. Come possiamo garantire all’interno dei mezzi di trasporto la distanza sociale? Come possiamo evitare che si creino sovraffollamenti, le famose “ore di punta”? Come favorire il ricorso a modalità di trasporto alternative e decongestionanti?”.

“Questo programma – ribadisce - deve avere un’impronta nazionale, perché deve offrire una riorganizzazione delle modalità di espletamento delle prestazioni lavorative, un ripensamento delle modalità di trasporto, nuove regole per le attività commerciali. Dobbiamo agire sulla base di un programma nazionale, che tenga però conto delle peculiarità territoriali. Perché le caratteristiche e le modalità del trasporto in Basilicata non solo le stesse che in Lombardia. Come pure la recettività delle strutture ospedaliere cambia da Regione a Regione e deve essere costantemente commisurata al numero dei contagiati e dei pazienti di Covid-19”.

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Come agiscono i virus

Il dottor Mario Limodio è un medico chirurgo, specializzato in Medicina tropicale alla Sapienza di Roma, con tesi sull’educazione sanitaria per la lotta contro l’Aids in Africa. Oggi Limodio è anche un dirigente medico presso l’Uoc. di Malattie Infettive e Tropicali della Asl di Frosinone. Questo medico è dunque in prima linea contro il Covid-19.

Lei è in prima linea contro il Covid-19. Ci racconta qualcosa?
Il Covid-19 mi ha cambiato la vita, come medico e come uomo. Ogni esperienza ci arricchisce ma dobbiamo saper trarne l’insegnamento positivo: come resettare i valori importanti della vita. Ricordo che ero devastato quando ho accompagnato in rianimazione il primo paziente, un uomo più giovane di me, e poi un altro e un altro ancora. Coraggio e paura si fondono in un sentimento nuovo che ancora dobbiamo decifrare. Non penso di essere un “eroe” e prego di non diventare un “martire”. Penso che siamo solo professionisti che lavorano con il cervello, con il cuore e con le mani. Indossiamo i dispositivi di protezione individuale, entriamo nelle stanze dei pazienti devastati nel corpo e nella psiche, gli parliamo con difficoltà attraverso la mascherina, abbiamo imparato a sorridergli con gli occhi, aiutiamo gli anziani ad alimentarsi e a video-chiamare un familiare per rompere la loro tremenda solitudine dell’isolamento, infine ci svestiamo con estrema attenzione. Poi ci sono i momenti di felicità condivisa con i pazienti guariti che vengono dimessi, la Pasqua, la speranza…

Il Covid-19 è il “nemico invisibile” più duro contro cui ha avuto a che fare?
Per capire e combattere un nemico occorre mettersi dalla sua parte. I virus sono “esseri viventi a metà”: non possedendo un apparato biosintetico autonomo, devono infettare le nostre cellule per replicarsi. La replicazione di se stessi è il primo obiettivo evoluzionistico di ogni specie vivente. Sars- Cov2 è un virus “furbo”: si lega ai recettori Ace 2 delle nostre cellule con la sua proteina spike, come una chiave in una serratura. Entra e si replica nelle cellule dell’apparato respiratorio, ma anche nelle cellule enteriche e muscolari, e poi si nasconde nel sistema nervoso centrale. La perdita temporanea del gusto e dell’olfatto ne sono una prova, come dimostrato da studi apparsi su Med.Virol. a febbraio scorso. Sperando che non recidivi come l’Herpes Zoster. Ma un virus che uccide l’uomo contagiato uccide se stesso. Quindi deve infettare altri esseri umani, con quel tasso di contagiosità di 2.5, che noi chiamiamo “erre con zero” (R0). Ma se il virus è furbo, noi dobbiamo essere ancora più furbi, continuando ad applicare le misure di quarantena, di distanziamento, di utilizzo di dispositivi come le mascherine e le protezioni per le mucose oculari ed il lavaggio delle mani.

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  • Italia

Dalle Regioni al governo, le ipotesi di riapertura nelle prossime due settimane

Mercoledì 22 aprile si dovrebbe riunire per la seconda volta in cinque giorni la cabina di regia Governo, Regioni, Province e Comuni. In quell’occasione il presidente del Consiglio dovrebbe presentare in videoconferenza le linee guida per la ripresa delle attività lavorative in condizioni di massima sicurezza

Tassello dopo tassello, si va delineando non con una certa difficoltà l’impianto del puzzle che dovrebbe condurre alla riapertura graduale dell’Italia dopo il 3 maggio, scadenza per il lockdown prevista dall’ultimo decreto del Presidente del Consiglio, quello del 10 aprile. Quello verso la fase due di gestione dell’emergenza sanitaria (ed economica) si configura sempre più come un percorso a tappe.

Nuova riunione della cabina di regia con gli enti locali
Il primo step dovrebbe essere - il condizionale è sempre d’obbligo considerato che il confronto tra i diversi soggetti coinvolti continua frenetico in queste ore - mercoledì 22 aprile, quando si dovrebbe riunire per la seconda volta in cinque giorni la cabina di regia Governo, Regioni, Province e Comuni. In quell’occasione il presidente del Consiglio dovrebbe presentare in videoconferenza le linee guida per la ripresa delle attività lavorative in condizioni di massima sicurezza. Il documento scaturirebbe dal confronto tra il capo del Governo, i ministri competenti (soprattutto Salute, Sviluppo economico ed Economia), il comitato tecnico scientifico e la task force guidata da Vittorio Colao.

Le condizioni
Tra i principi cardine di questa sorta di vademecum operativo potrebbe esserci quello in base al quale le aziende dovranno autocertificare il possesso delle condizioni di sicurezza per ripartire (i controlli scatteranno solo in una seconda fase). Quanto invece alle Regioni, potrebbe essere chiesto alle amministrazioni di garantire la disponibilità di ospedali destinati esclusivamente alla cura dei pazienti Covid e di luoghi dove poter tenere in quarantena le persone risultate positive ai tamponi.

Le richieste di Regioni e Comuni
Il documento dovrà chiarire anche altri aspetti. «Abbiamo chiesto al Governo di dare linee guida sul tema dei dispositivi di protezione individuali - ha spiegato il governatore della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, in collegamento con Rai News24 - . Faccio un esempio: le mascherine servono per evitare il contagio? Bene, si dica che servono, sono obbligatorie a livello nazionale, mettendo anche a fianco una sanzione per chi non rispetta il suo utilizzo». La riapertura «va pianificata» e non «ce lo dovranno dire 48 ore prima», ha ricordato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel video che ogni giorno posta sui social per parlare ai cittadini dell’emergenza Coronavirus. Per la fase due, ha aggiunto Sala, «bisogna ragionare in termini di diversi orari. Il tema degli orari della città è fondamentale: nelle scuole bisogna entrare scaglionati e i negozi devono aprire in modo scaglionato, probabilmente dovranno tenere aperto di sera alcuni». I Comuni mettono in evidenza la necessità che l’esecutivo fornisca delle indicazioni anche in merito alla mobilità urbana. L’idea, sotto questo profilo, è mantenere soluzioni di smart working, puntare sul distanziamento nei mezzi pubblici e su forme di mobilità alternative, in linea con una rivoluzione che alle macchine prediliga l’uso bicilette, incentivato dalla predisposizione di nuove piste ciclabili.

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  • Italia

Coronavirus, per la prima volta diminuisce il numero di persone attualmente positive

Il bilancio del 20 aprile. I morti sono 454, i guariti 1.822, i nuovi positivi 2.256. Torna l'appuntamento con la conferenza stampa della Protezione civile, che da questa settimana farà il punto con la stampa solo lunedì e giovedì. Borrelli: fino a oggi tamponi a 943mila italiani

ROMA - Per la prima volta dall'inizio dell'epidemia, il bilancio del coronavirus porta il segno meno: oggi il numero di persone attualmente malate cala di 20 unità. Un risultato che non può fare esultare perché è anche l'effetto delle 454 nuove vittime, ma per la prima volta dall'inizio dell'epidemia il contagio fa qualche passo indietro invece che andare sempre avanti.

La frenata è solida e consistente da giorni e il valore negativo di oggi è un importante indicatore.

Il bollettino del 20 aprile: tutti i dati
I dati del nuovo bollettino della Protezione Civile riportano un calo delle persone ricoverate. In terapia intensiva si trovano oggi 2573 persone, 62 meno di ieri. Sono ancora ricoverate con sintomi 24906 persone, 127 meno di ieri.

Nelle ultime ventiquattr'ore sono morte 454 persone (ieri le vittime erano state 433), arrivando a un totale di decessi 24.114.

I guariti raggiungono quota 48.877, per un aumento in 24 ore di 1.822 unità (ieri erano state dichiarate guarite 2.128 persone).

L'aumento dei malati (ovvero le persone attualmente positive) è stato per la prima volta negativo: ovvero il numero dei malati è calato di 20 unità (ieri era aumentato di 486) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 2.256 (ieri 3.047), il minimo dall'11 marzo.

Un dato molto positivo, considerando il fatto che il numero di nuovi casi è strettamente collegati al numero di tamponi fatti. Oggi sono stati fatti 41.483 tamponi, non tantissimi (ieri 50.708). Ma il rapporto tra tamponi fatti e casi individuati è di 1 malato ogni 18,4 tamponi fatti, il 5,4%. Negli ultimi giorni questo valore è stato in media del 5,7%, quindi resta sui minimi.

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  • Italia

Il programma in 15 punti delle Regioni per far ripartire l'Italia

  • AGI
  • 20 Aprile 2020

Le regioni e le Province autonome si dicono d'accordo su una regia nazionale per organizzare la Fase 2 dell'emergenza coronavirus ma chiedono una sorta di autonomia che tenga conto delle "singole specificità" locali. Si chiede tra l'altro l'apertura, già il 27 aprile dei cantieri.

In un documento in 15 punti proposto alla Cabina di regia le Regioni e le Province autonome chiedono di definire congiuntamente come dovrà avvenire la riapertura, in accordo con le indicazioni precise che scaturiscano dal comitato tecnico-scientifico e dalla task force diretta da Vittorio Colao.

Le Regioni e le Province autonome si dicono d'accordo su una regia nazionale per organizzare la Fase 2 dell'emergenza coronavirus ma chiedono una sorta di autonomia che tenga conto delle "singole specificità" locali. Si chiede tra l'altro l'apertura, già il 27 aprile dei cantieri.

In relazione ai principali aspetti da affrontare congiuntamente, le Regioni segnalano 15 punti:
1.Adottare linee guida nazionali, previo accordo con le parti sociali, che fissino le regole di carattere generale per la riapertura secondo fasi ben precise e graduali, lasciando autonomia alle Regioni per contemplare le singole specificità regionali in ordine agli aspetti relativi ai dati geografici, economici e sociali.
2.Coordinamento nazionale per riaperture, previo accordo con le parti sociali: le date sono importanti ma sono altrettanto importanti le modalità attraverso l'utilizzo dei dispositivi di protezione che devono essere omogenei su tutto il territorio nazionale per evitare confusione. Valutare l'obbligo per tutta la popolazione, anche prevedendo la distribuzione presso la grande distribuzione organizzata per calmierare i prezzi.

3.Mobilità della popolazione: prevedere l'adeguamento del trasporto pubblico locale per far fronte alle esigenze della riapertura: occorre considerane la necessità di distanziamento, dpi, eventuale scaglionamento degli orari di lavoro, diversi flussi; da qui il maggiore costo economico a cui far fronte
4.Rivedere i tempi delle città, ovvero graduare la riapertura delle attività lavorative e dei servizi delle città
5.Possibilità di riapertura anche dal 27 aprile, dei cantieri edili, in particolare quelli all'aperto.
6.Valutare una procedura semplificata per la ripresa immediata dei cantieri del terremoto attraverso norme in grado di far ripartire gli investimenti;
7.Possibilità di riapertura anche dal 27 aprile, di alcune filiere produttive maggiormente esposte alla concorrenza internazionale, per evitare la sostituzione di tali quote di mercato a vantaggio dei competitor stranieri.
8.Necessità, più in generale, di superare la disciplina di apertura e chiusura delle attività produttive sulla base dei codici ateco e del regime autorizzatorio delle prefetture; risulta preferibile prevedere una disciplina organizzata sulla pianificazione della riapertura di alcune filiere produttive - particolarmente rilevanti o maggiormente sicure - per il territorio e/o di settore, con la collaborazione di Regioni e Prefetture e la partecipazione delle rappresentanze delle parti sociali, delle Aziende Sanitarie e delle INAIL.

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  • Italia

La strage silenziosa nelle case per anziani in tutto il mondo

Quello che state per intraprendere è un piccolo viaggio intorno al mondo. Le tappe sono le case di riposo così colpite dal coronavirus, luoghi dove normalmente non ci si ferma per una sosta (a meno che non ci viva una persona cara). Soltanto in Italia le residenze per anziani sono 4.630. È un arcipelago immenso, e ogni isola ha il suo cielo: quelle che offrono cura e dignità, quelle dove prevale il male di vivere. Ogni isola ha una propria, diciamo così, costituzione materiale, al di là di principi, leggi e regolamenti. Anche in questo arcipelago sono arrivate le navi del coronavirus, e i conquistatori hanno trovato carne tenera per i loro denti. Ogni isola ha cercato di reagire (o di arrendersi) in base alla propria costituzione materiale, allo spirito di chi le dirige e di chi ci lavora. Secondo alcune stime, metà delle vittime dell’epidemia del secolo vivevano proprio nelle case di riposo.

Una strage silenziosa, così la descrive Giuseppe Sarcina nella sua corrispondenza dagli Stati Uniti. In mezzo alle correnti di notizie e inchieste che arrivano da ogni parte, è difficile generalizzare. Al di là della conta delle vittime, è importante riconoscere che quell’arcipelago era (prima dell’epidemia) e continua ad essere (ora più che mai) una nazione parallela - e spesso dimenticata - sulla mappa degli interessi della nostra società.

Quando tutto questo sarà finito, si dovrà mettere mano a un censimento vero, una ricognizione tipo Google Map: le isole del male di vivere dovranno essere messe nelle condizioni di cambiare, o di essere cancellate dalla mappa. Quelle che hanno a cuore le persone, dovranno essere premiate (sostenute). Ma il mondo intorno non potrà più fare finta di niente, girare al largo come se l’arcipelago dei vecchi fosse Il triangolo delle Bermude.

La mia amica Laura, operatrice della casa di riposo FOCRIS di Saronno, ha paragonato la loro isola a una cristalleria, a una di quelle madie dove in molte case si conserva il servizio buono. “Stiamo cercando con fatica e con amore di salvare tutti i bicchieri”, con pochi aiuti e poca riconoscenza dalla società di fuori. “E presto il servizio sarà distrutto”, grida Laura affranta, perché Marcella e Giancarlo non ce l’hanno fatta. Ma la signora Edera, 99 anni, è guarita dalle ferite del coronavirus, e la Rosina ce la sta mettendo tutta. Grazie anche alle cure amorevoli di chi ha intorno.

Ecco: in mezzo al vento di (giuste) denunce su negligenze e orrori nelle case/isole di riposo, si deve riconoscere anche lo sforzo sovraumano di chi sta cercando, con dolore ed entusiasmo, dalla California all’Europa, dall’Asia all’Africa, di salvare “tutti i bicchieri” nella cristalleria, gli anziani con le rughe e la pelle di porcellana che sono i custodi della nostra memoria collettiva, il servizio buono di questo straziato meraviglioso pianeta.

Lunedì scorso la polizia di Andover, un villaggio nel Nord del New Jersey, riceve un messaggio anonimo: ho visto dei corpi abbandonati in un deposito vicino all’«Andover Subacute», andate a vedere. E’ la casa di riposo, con annesso centro di riabilitazione, più grande dello Stato. Settecento posti letti distribuiti in basse palazzine immerse nel verde, tra le piantagioni di fragole.

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  • Italia

Il Copasir approfondirà alcune questioni sulla scelta dell'app Immuni

  • AGI
  • 19 Aprile 2020

Il Comitato per la sicurezza della Repubblica indagherà l'applicazione sia per gli aspetti tecnici che per la struttura societaria, mentre scelta di Arcuri è già entrata nel terreno dello scontro politico

Il Comitato per la sicurezza della Repubblica (Copasir) ha detto che approfondirà alcune questioni sull’app 'Immuni’, "sia per gli aspetti di architettura societaria sia per quanto riguarda le forme scelte dal commissario Arcuri per l'affidamento e la conseguente gestione dell'applicazione". Lo ha reso noto lo stesso presidente del Comitato, Raffaele Volpi. "Non esclusa" l'audizione dello stesso Arcuri, "ritenendo - spiega Volpi - che si tratti di materia afferente alla sicurezza nazionale".

Di Immuni, l’app scelta dal governo per aiutare il contenimento dei contagi nella Fase due, si sa ancora poco. Qualcosa è trapelato sulle sue specifiche tecniche, come l’utilizzo della tecnologia Bluetooth per il tracciamento dei contatti avuti tra i dispositivi, e la possibilità data agli utenti che decidono di utilizzarla di condividere o meno i loro dati in caso di contagio. Ma dopo la scelta del commissario Domenico Arcuri non sono emersi dettagli, e la società che l'ha progettata, Bending Spoons, all'AGI ha fatto sapere che al momento non può rilasciare interviste.

Tra i primi a chiedere chiarimenti sull’app sono stati i deputati della Lega. Alessandro Morelli, deputato e presidente della commissione Tlc alla Camera, ha denunciato che non ci sarebbe “alcuna garanzia per la privacy degli italiani e sulla sicurezza dei server”, ricordando che il garante della privacy, Antonello Soro, ha detto di “non essere stato coinvolto nella valutazione dell’applicazione”. Il M5s invece ritiene sia uno strumento “fondamentale per tenere sotto controlla la diffusione del coronavirus”, anche se ieri, in una nota congiunta col Pd, hanno sostenuto la necessità di coinvolgere il Copasir perché di fatto si tratta “di una questione di sicurezza nazionale”.

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  • Italia

Riapertura scuole, Brusaferro (ISS): “Scuola non è tema primario. Orali maturità dal vivo? Vedremo”

Al “Corriere della Sera”, Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha fatto il punto della situazione su come dovremo convivere con il coronavirus nei prossimi mesi: “La parola chiave è convivere per mesi col virus e rispettare individualmente le regole per evitare il contagio – ha spiegato –. Nel tempo avremo più conoscenze su come si diffonde il Sars-CoV 2, più farmaci e più strumenti di diagnosi però non fasciamoci la testa. Lo batteremo solo con l’immunità di gregge data dal vaccino che non arriverà prima di fine anno”.

Brusaferro ha poi parlato della ripartenza del Paese, al momento fissata per il 4 maggio: “Bisogna ricominciare dalle attività fondamentali del Paese sempre che ci siano condizioni di sicurezza – ha detto -. Convivere col virus significa riprogettare le giornate. No agli orari di punta in tutte le fasi vita quotidiana. Dimentichiamo strade e mezzi pubblici affollati”.

“Ogni azione andrà monitorata attuando anche sul campo il tracciamento dei casi e valutando qual è il numero di ricoverati compatibile con la disponibilità di posti letto”, ha detto il presidente dell’Iss.

Quello della scuola, ha detto Brusaferro, “è un tema che prenderemo in considerazione in un secondo momento. Prove orali maturità dal vivo? E’ una riflessione non fatta, ora l’obiettivo è immaginare da dove cominciare il 4 maggio in sicurezza”.

Sull’esame orale della maturità era intervenuta nelle scorse ore la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina: “Ho letto l’appello di Paolo Giordano sul Corriere della Sera: chiede di svolgere l’orale degli Esami di Stato in presenza. Come docente conosco bene il peso specifico che questa prova ha nella vita dei nostri ragazzi. Mi sono battuta fin dall’inizio dell’emergenza per salvaguardare gli Esami. L’Italia infatti è tra i Paesi, in Europa, che hanno deciso di mantenerli e di non annullarli. Anche per questo, come ho già detto ieri, auspico davvero che ci sia la possibilità, come anche tanti ragazzi ci stanno chiedendo, di svolgere almeno l’orale in presenza. Ovviamente nelle giuste condizioni di sicurezza per la salute di tutti”.

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  • Italia

Il Niguarda chiude una delle 5 terapie intensive: medici e infermieri festeggiano

La chiusura grazie al calo dei pazienti negli ultimi giorni. Medici e infermieri hanno festeggiato in un video diffuso su Facebook

  • Italia

Toscana coronavirus, Rossi: "Con l'autocertificazione alle prefetture stanno riaprendo le aziende"

Il presidente parla di centinaia di migliaia di casi

"Decidere quando riaprire le imprese spetta al governo che dice che non è ora. Benissimo. Ma c'è una grande contraddizione con il fatto che con una semplice comunicazione alle prefetture stanno riaprendo centinaia di migliaia di aziende senza protocolli per la sicurezza, che solo in pochi casi sono stati elaborati. Non è corretto dire in un modo e poi lasciare che avvenga in un altro".

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  • Italia

Coronavirus, il Copasir approfondirà sull' app Immuni

  • Ansa
  • 19 Aprile 2020

Il presidente Volpi: 'è materia sicurezza nazionale, forse sentiremo Arcuri'

Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), intende "approfondire la questione dell'App 'Immuni' sia per gli aspetti di architettura societaria sia per quanto riguarda le forme scelte dal Commissario Arcuri per l'affidamento e la conseguente gestione dell'applicazione, non escludendo l'audizione dello stesso Arcuri ritenendo che si tratti di materia afferente alla sicurezza nazionale". Lo fa sapere il presidente del Comitato, Raffaele Volpi. Deutsch Bank, sottolinea Volpi, "da molte fonti sembra riscontri criticità in particolare per gli ingentissimi volumi di prodotti finanziari derivati detenuti e per capire se scelte relative a tale peculiarità possano intercettare gli interessi dei risparmiatori italiani o in qualche modo condizionare gli interessi nazionali del Paese". Il ciclo di audizione del comparto finanza terminerà con la presenza al Copasir dell'Aisi.

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  • Italia

Coronavirus. L’appello di 100 mila medici a Governo e Regioni: “Pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio”

In una lettera vengono dettate le priorità: “Oltre ai Dispositivi di Protezione e ai Tamponi, chiediamo di Rafforzare il Territorio, vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità per squadre speciali, nel decreto ministeriale del 10 Marzo, definite USCA, di essere attivate immediatamente in tutte le Regioni”.LA LETTERA

“Proprio per non vanificare l'abnegazione di medici e personale sanitario, oltre ai 1) Dispositivi di Protezione e ai 2) Tamponi, chiediamo di 3) Rafforzare il Territorio, vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità per squadre speciali, nel decreto ministeriale del 10 Marzo, definite 4)USCA, di essere attivate immediatamente in TUTTE le Regioni (molte delle quali soprattutto al Sud non sono ancora partite), in maniera omogenea, senza eccessiva burocrazia, avvalendosi dell'esperienza di noi tutti nel trattare precocemente i pazienti, anche con terapie off label, alcune delle quali peraltro già autorizzate dall' AIFA”. È quanto scrive su facebook un gruppo di circa 100.000 Medici (Coronavirus, Sars-CoV-2 e COVID 19 gruppo per soli medici in una lettera inviata al Ministro della Salute, Roberto Speranza alle Regioni e alla Fnomceo

“Siamo giunti – si legge nella missiva - alla conclusione che il trattamento precoce può fermare il decorso dell'infezione verso la malattia conclamata e quindi arginare, fino a sconfiggere l'epidemia. Il riconoscimento dei primi sintomi, anche con tamponi negativi (come abbiamo avuto modo di constatare nel 30% dei casi) è di pura pertinenza Clinica, e pertanto chiediamo di mettere a frutto le nostre esperienze cliniche, senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, Rx e/o TC, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la Clinica, ma che non la sostituiscono”.

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  • Italia

Coronavirus: jogging, bar e trasporti. Si prepara la ripartenza

  • Ansa
  • 18 Aprile 2020

In metropolitana si misurerà la febbre; uscite per fasce di età

In giro con le mascherine, misurazione della febbre in metropolitana, sport solo da soli e all'aperto ed uscite scaglionate per fasce di età. Sono le ipotesi che si vanno definendo in vista del 4 maggio, quando il governo dovrà decidere come e di quanto allentare il "lockdown". Di sicuro resteranno chiuse le discoteche, che saranno le ultime a riaprire, e in fondo alla lista restano anche cinema e teatri, mentre si studiano misure per i musei. La scuola non dovrebbe riaprire prima di settembre ma si studiano ipotesi di campi scuola estivi, per aiutare le famiglie.

MODA E MOBILI - Mentre già alcune grandi aziende, con accordi sindacali, riaprono i battenti, il governo potrebbe dare il via libera, seguendo le linee guida dell'Inail sui lavori meno rischiosi, alla riapertura di altre attività produttive già l'ultima settimana di aprile. Si tratterebbe di: automotive, mobilifici, tessile e pelletterie, estrazione di minerali. Si discute sulla riapertura dei cantieri, perché più difficile assicurare il distanziamento.

BAR, RISTORANTI, NEGOZI - Se e quando riaprire bar e ristoranti, nonché i negozi ad oggi chiusi, è un tema molto dibattuto nel governo e tra gli esperti. C'è chi invita a considerare l'ipotesi di riaprire con regole severe di distanziamento e ingressi limitati dal 4 maggio. Ma prevale ad ora chi frena: più probabili aperture da metà o fine maggio. Si studiano regole stringenti anche per parrucchieri ed estetisti.

SCUOLE E TRIBUNALI - Gli istituti non dovrebbero riaprire i battenti prima di settembre. I tribunali partiranno l'11 maggio.

TRASPORTI - Il ministero dei Trasporti è al lavoro con gli esperti per studiare come ridurre al massimo i rischi negli spostamenti per chi deve andare al lavoro. Si ipotizzano percorsi unidirezionali, posti a bordo ridotti e controllo della temperatura per accedere in metropolitana. Segnaletica a terra nelle stazioni ferroviarie e alle fermate degli autobus per creare file ordinate e con distanziamento di sicurezza. Meccanismi - attraverso personale a bordo o strumenti digitali - per contare le persone che salgono su ogni bus e, anche in questo caso, posti a sedere da occupare segnati uno ad uno. Posti contingentati e stop all'affollamento anche sui treni. C'è l'ipotesi di paratie in plexiglass per i taxi.

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  • Italia

Coronavirus: ancora in calo le intensive, in diminuzione le vittime

  • Ansa
  • 18 Aprile 2020

Sono i nuovi dati forniti dalla Protezione civile
Prosegue il trend in calo dei ricoveri in terapia intensiva per coronavirus. Ad oggi sono 2.733, 79 in meno rispetto a ieri. Di questi, 947 sono in Lombardia, 24 in meno rispetto a ieri. Dei 107.771 malati complessivi, 25.007 sono ricoverati con sintomi, 779 in meno rispetto a ieri, e 80.031 sono quelli in isolamento domiciliare. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile.

Sono 23.227 le vittime dopo aver contratto il coronavirus in Italia, con un aumento rispetto a ieri di 482. Ieri l'aumento era stato di 575.

Sono 44.927 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 2.200 più di ieri. Ieri l'aumento dei guariti era stato di 2.563.

Sono complessivamente 107.771 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento di 809 rispetto a ieri, quando l'aumento era stato di 355 (il più basso dal 2 marzo). Il dato è stato fornito dalla Protezione civile.

L'incremento dei malati di coronavirus rispetto a ieri si concentra quasi esclusivamente in Lombardia: su 809 in più in tutta Italia ben 761 vengono registrati nella regione più colpita dalla pandemia, oltre il 94%. E' l'aumento più rilevante in Lombardia dal 12 aprile scorso, quando i nuovi malati erano risultati 1.007 in più.

Intanto dal commissario per l'emergenza Domenico Arcuri arriva un allarme: 'La ripresa non sarà lunga se non sarà in sicurezza'. Il commissario sottolinea, tra l'altro un dato choc: "Tra l'11 giugno 1940 e il 1 maggio 1945 a Milano sono morti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale 2 mila civili, in 5 anni; in due mesi in Lombardia per il coronavirus sono morte 11.851 civili, 5 volte di più. Un riferimento numerico clamoroso. Oltre alla solidarietà che dobbiamo ai lombardi e alla consapevolezza della gravità dell'emergenza in quelle terre, dobbiamo anche sapere che stiamo vivendo una grande tragedia, non l'abbiamo ancora sconfitta".

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  • Italia

Coronavirus, 100mila medici scrivono a Speranza: "Individuare prima i contagi e curarli a casa"

Il ministro: "Richieste condivisibili". Da una pagina Facebook adesione straordinaria per chiedere tamponi e protezioni per tutto il personale sanitario e per trattare i malati prima possibile anche con medicinali off-label

Chiedono il potenziamento dell'attività sanitaria territoriale, perché in fase 2 sarà fondamentale intercettare i nuovi casi appena si presentano e trattarli fin da subito. Una lettera stilata su un gruppo social di medici che ha 100mila iscritti ha raccolto l'adesione del presidente della Federazione degli ordini, Filippo Anelli, ed è stata giudicata “condivisibile” dal ministro alla Salute Roberto Speranza.

I medici si augurano che si continuino ad utilizzare medicinali off-label, cioè al di fuori delle loro indicazioni, come sta avvenendo già grazie ad Aifa, l'agenzia del farmaco. Nella lettera si chiedono tamponi e dispositivi di protezione per tutto il personale sanitario e anche di “poter mettere a frutto le esperienze cliniche, senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, lastre e tac, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la clinica, ma che non la sostituiscono". Sempre i professionisti spiegano che dopo due mesi di scambio di informazioni sulla Covid-19, la conclusione è che "i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio, prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in rianimazione".

Gli esami, tamponi e test, saranno importanti per individuare persone asintomatiche o con pochi sintomi e i loro familiari. “È oltremodo indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno dei contagi appena finirà il lockdown. "Lo chiediamo - precisano gli autori della missiva - indipendentemente dagli schieramenti politici e/o da posizioni sindacali. Lo chiediamo come medici che desiderano ed esigono svolgere il proprio ruolo attivamente e al meglio, dando un contributo alla collettività nell'interesse di tutti. Lo chiediamo perché tutti gli sforzi fatti finora col distanziamento sociale non vadano perduti, paventando una seconda ondata di ricoveri d'urgenza dei pazienti tenuti in sorveglianza attiva per 10-15 giorni, ma che non sono stati visitati e valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi".

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  • Italia

Coronavirus: Conte rivede le Regioni il 22, spiragli per ripartenze il 27

  • Ansa
  • 18 Aprile 2020

Saranno però posticipati gli spostamenti extraregione

Nella cabina di regia "anche i rappresentanti dei governi locali hanno espresso adesione al disegno" del governo di "un piano nazionale" con "linee guida omogenee per tutte le Regioni, in modo da procedere, ragionevolmente il 4 maggio, a una ripresa delle attività produttive attualmente sospese, secondo un programma ben articolato, che contemperi la tutela della salute e le esigenze della produzione". Lo scrive su Fb il premier Giuseppe Conte spiegando che proseguirà il confronto con le parti sociali.

La riapertura dal 4 maggio di aziende e uffici, con una forte dose di smart working, orari scaglionati e autobus a ingresso limitato. E un primo parziale allentamento del "lockdown" con spostamenti di lavoratori e riapertura dei parchi ma rinviando l'apertura indiscriminata di bar e negozi. Si va definendo, in una serie di riunioni tra il premier Giuseppe Conte, numerosi ministri, il capo della task force per la "fase 2" Vittorio Colao e alcuni rappresentanti del comitato tecnico scientifico, il piano nazionale per la ripartenza. Il premier ferma fughe in avanti: non ci saranno riaperture la prossima settimana. Ma il pressing delle Regioni del Nord e di Confindustria è fortissimo.

Decisive comunque per la ripartenza sono le Regioni, che in una riunione serale con il premier dicono sì alle linee guida nazionali ma con un prolungamento delle limitazioni di spostamenti tra Regioni e comunque un'autonomia territoriale.

Ai rappresentanti di Regioni e Comuni il premier torna a chiedere collaborazione: basta fughe in avanti, basta annunci e pressing per riaperture accelerate.

Ma è chiaro che i territori sono il punto di tenuta. E non aiuta la cacofonia di voci dei presidenti da chi come Luca Zaia che chiede di "allentare subito tutto" a Vincenzo De Luca pronto a ribadire che c'è "la quarantena per chi arriva in Campania da zone a rischio". Tra le ipotesi per una riapertura a step ci sono anche macroaree di rischio, "zone rosse" e stop agli spostamenti tra le regioni. Ma è su linee nazionali e un riavvio graduale del motore che ragiona il governo.

L'idea è permettere a tutti di lavorare dal 4 maggio e poi pian piano allentare le limitazioni per i cittadini: i lavoratori, con fasce orarie spalmate per evitare affollamenti, potranno spostarsi, i bambini potranno tornare nei parchi. Ma potrebbero esserci regole più severe per gli anziani. E maggiori tutele per i più deboli. Si potrà andare a fare jogging da soli ma è difficile, viste le contrarietà nel governo, che i bar e ristoranti riaprano il 4: se ne potrebbe riparlare più avanti. Il pressing sulla ripartenza delle aziende però è molto forte. E Confindustria lancia l'allarme: il 43,7% delle imprese affronta problemi gravi e secondo un sondaggio gli imprenditori si sentono disarmati e arresi a ricorrere alla cassa integrazione. L'Emilia Romagna presenta al governo un piano per la ripresa per filiere produttive, fra cui automotive, moda, nautica e offshore, per salvaguardare l'export. E poi edilizia e costruzioni. Le Regioni, rappresentate nella task force da Bonaccini, Fontana e Musumeci, in un documento chiedono espressamente che le filiere ripartano dal 27 aprile. Nuovi incontri sono in programma a inizio settimana, la cabina di regia si rivedrà mercoledì.

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  • Italia

Per la fase 2 Conte punta a un 'piano generale'

  • AGI
  • 18 Aprile 2020

Mentre continuano a rincorrersi ipotesi sulle modalità della riapertura, il presidente del Consiglio chiarisce che non c'è ancora nulla di stabilito. Si prevede però uno schema valido per tutto il Paese, per contenere le fughe in avanti delle Regioni

Da una parte le regioni del nord (anche se oggi il governatore della Lombardia ha frenato) e un fronte trasversale di forze politiche - in primis Italia viva e la Lega - che spingono per alzare al più presto le saracinesche; dall'altra il mondo scientifico che chiede di non accelerare perché c'è il rischio di una seconda ondata, tesi condivisa anche da diversi ministri, tra cui quello della Salute Speranza: sul tema riaperture si fronteggiano sempre di più due tesi contrapposte. E sullo sfondo lavorano commissioni e comitati, da quello tecnico a quello economico (in tutto una 'squadra' di circa 400 persone, considerando anche i componenti chiamati dai ministeri), che portano sul tavolo dell'esecutivo suggerimenti, idee, progetti.

Conte in questi giorni ha evitato di pronunciarsi. Sta valutando i pro e i contro di tempi e modalità della fine del lockdown. Ma il premier - viene riferito - punta su un 'piano generale' che non prevede nè corse 'fai da te' dei governatori nè dovrebbe prediligere eventuali divisioni in macroaree. Si punta quindi a norme chiare e uniformi su tutto il territorio, anche se per ora non c'è uno schema definitivo.

Una delle idee degli esperti sarebbe quella di riaperture differenziate al nord, al centro e al sud in base alla diffusione del contagio mentre la task force presieduta da Colao ha predisposto un progetto con il quale, anche grazie ai dati Inail, si differenziano le attività per rischio di contagio. Il governo ha l'obiettivo di fare sintesi e soprattutto di mettere fine al corto circuito tra le istituzioni: ultima ad insorgere oggi la Campania di De Luca che ha minacciato di chiudere i confini della regione qualora il 'fronte' delle regioni del Settentrione allentasse la morsa autonomamente.

I primi settori che potrebbero riaprire
Oggi i ministri Boccia e Speranza incontreranno regioni e comuni mentre nelle prossime ore il presidente del Consiglio dovrebbe confrontarsi con le parti sociali. Prima del 3 maggio dovrebbero comunque aprire alcune filiere. Circa dieci i settori in pole per la 'ripartenza': tra questi quello della siderurgia, i mobilifici, il settore dell'auto, della meccanica, quello della moda, le aziende che producono macchinari per l'agricoltura, i cantieri edili.

Il primo 'step' è previsto tra dieci giorni. Solo in un secondo momento e comunque dopo il 4 maggio il blocco potrebbe finire a certe condizioni anche per i luoghi considerati ad alto rischio come i bar e i ristoranti. Si resta sempre nel campo delle ipotesi perché da più parti - dall'Oms in primis - arrivano gli avvertimenti ad evitare fughe in avanti. Fermo restando che alla base delle valutazioni dei prossimi giorni ci sarà sempre la necessità di prolungare misure come lo smart working e il distanziamento sociale e di adottare le maggiore cautele soprattutto per quanto riguarda i mezzi di trasporto.
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Le carte restano coperte
Conte resta prudente. "In questi giorni e nelle ultime ore - recita una nota di palazzo Chigi - circolano numerose ipotesi, con tanto di date, sulle possibili riaperture nel Paese. In alcuni casi si tratta di ipotesi che non hanno alcun tipo di fondamento, in altri di ipotesi che sono ancora allo studio e quindi non possono essere in alcun modo considerate definitive". L'invito è aspettare la fine dei lavori del comitato tecnico e della task force, di non alimentare "caos e confusione".

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  • Italia

Locatelli: "Indice di contagio scende a 0,8. Cautela per la ripresa"

L'annuncio del presidente del Consiglio superiore di sanità: "R0 è già sotto uno". Poi ha avvertito: "Dobbiamo assolutamente essere cauti e attenti nella ripresa"

Un parametro che misura quindi la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva.
Per interrompere la circolazione del Covid-19 è necessario scendere al di sotto di un contagiato per ogni persona positiva. "Dal punto di vista matematico sarà possibile ritenere di averla avuta vinta contro il coronavirus soltanto quando il valore dell'R0 sarà inferiore a 1", aveva spiegato qualche giorno fa il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro. L'obiettivo principale è quindi abbassare il tasso di contagio del nuovo coronavirus il più possibile, preferibilmente fino a zero. E ora arriva la buona notizia.

Il valore "dell'indice di contagio R0 è già sotto uno. Più o meno ipotizziamo una stima intorno a 0,8". Lo ha annunciato il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli durante il punto stampa alla Protezione civile. Questo significa che ogni malato di coronavirus contagia in media meno di una persona. Il traguardo sembra quindi avvicinarsi, ma questo non deve far abbassare la guardia. Per mantenere il numero su questi livelli e farlo scendere ancora, ha aggiunto Locatelli, "dobbiamo impiegare 5 strumenti: contact tracing, uso tamponi, dispositivi di protezione individuale, permanenza dei Covid hospital, implementazione dell'efficacia della medicina territoriale. Aggiungo anche la responsabilità dei comportamenti individuali".

"Dobbiamo avere bene in testa che dobbiamo assolutamente essere cauti e attenti nella ripresa, sia della nostra vita sociale sia delle attività produttive", ha poi aggiunto Locatelli. Sarà cruciale, "riuscire a cogliere immediatamente gli eventi sentinella" per far sì che eventuali "focolai epidemici locali rimangano tali" e non dilaghino a livello nazionale. Come riporta il Corriere, questa mattina, il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro aveva dichiarato che "lo stato dell'arte" sull'emergenza coronavirus in Italia "ci racconta di persone con i sintomi che stanno riducendosi e una curva di positività decrescente a livello nazionale. L'adozione delle misure restrittive del lockdown in tutto il Paese ha consentito di limitare la circolazione in molte aree". Il nuovo coronavirus sarà difficile da sconfiggere e continuerà a circolare, hanno spiegato gli esperti, ma avrà un'intensità più bassa.

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  • Italia

Coronavirus. Nell’ultima settimana incremento dei nuovi casi diminuisce del 65%. Sono infermieri e ostetrici le professioni più colpite con oltre il 43% del totale dei contagi tra gli operatori sanitari. Ecco i nuovi dati dell’Iss

Ma il "trend in calo - avverte l'Iss - non significa che siamo vicini a nuovi contagi zero. La circolazione del virus proseguirà e dobbiamo tener conto della 'massa' di persone infette piuttosto ampia accumulatasi al Nord. Con il lockdown abbiamo creato solo artificiosamente un picco, perché la maggior parte della popolazione è ancora suscettibile al contagio. Se allentiamo la guardia potrebbe ripetersi quel che è successo un mese fa". Oltre il 70% dei contagi tra il personale registrato in ospedale e nei servizi di emergenza.IL RAPPORTO,LE SLIDE

Nell’ultima settimana (9/16 aprile) l’incremento di nuovi casi di coronavirus in Italia si è ridotto del 65%. La settimana precedente i nuovi casi erano infatti cresciuti del 27,9% mentre negli ultimi sette giorni sono cresciuti del 16,9%.

Cala anche l’incremento dei decessi che passa dal + 32,7% nella settimana dal 2 al 9 aprile al + 20,1% degli ultimi sette giorni con un decremento in termini percentuali del - 62,6%. E diminuisce infine anche l’incremento dei casi di contagio tra gli operatori sanitari che passa dal + 32% al + 20,8% con una differenza in termini percentuali del - 53,8%.

Questo il trend dell’epidemia nell’ultima settimana analizzato nel nuovo report epidemiologico dell’Iss presentato oggi in conferenza stampa.

Rispetto alla settimana precedente sono Sardegna, Toscana e Piemonte le regioni che hanno segnalato il maggior incremento di nuovi casi (la settimana scorsa erano invece Campania, Basilicata e Valle d’Aosta) mentre le Regioni con il minore incremento di casi sono state questa settimana Basilicata, Umbria e Liguria (la scorsa settimana gli incrementi minori si erano invece registrati nelle Marche, in Emilia Romagna e in Lombardia).

“Ma questo trend in calo non deve portarci ad avere false certezze. Nessun reale picco è stato raggiunto”, dice l'Iss. "Trend in calo non significa che siamo vicini a nuovi contagi zero. La circolazione del virus proseguirà e dobbiamo tener conto della 'massa' di persone infette piuttosto ampia accumulatasi al Nord. Con il lockdown abbiamo creato artificiosamente un picco - ha spiegato Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Iss -. Nessun picco reale è stato dunque raggiunto perché la maggior parte della popolazione è ancora suscettibile al contagio. Se allentiamo la guardia può ripetersi quel che è successo un mese fa".

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Coronavirus. Al via bando di gara per 150 mila test sierologici

Il Commissario Arcuri ha avviato la procedura per la fornitura urgente di Kit del tipo CLIA e/o ELISA per la rilevazione di IgG specifiche, reagenti e consumabili, per l’effettuazione di 150.000 test sierologici finalizzati ad un’indagine campione sulla diffusione dell’infezione. Speranza: “Indagine sieroprevalenza pezzo della nostra strategia sanitaria”.IL BANDO

Il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID – 19, Domenico Arcuri ha indetto una procedura competitiva semplificata di massima urgenza, predisposta in deroga alle disposizioni del Codice dei contratti per la fornitura urgente di Kit del tipo CLIA e/o ELISA per la rilevazione di IgG specifiche (anticorpi neutralizzanti per SARS - CoV–2), reagenti e consumabili, per l’effettuazione di 150.000 test sierologici finalizzati ad un’indagine campione sulla diffusione dell’infezione da SARS - CoV-2, aventi elevate caratteristiche di qualità, funzionalità e rapidità, adeguatamente validate da parte di laboratori qualificati o agenzie regolatori e a valenza nazionale o internazionale, con possibile successiva estensione della fornitura di kit, reagenti e consumabili del medesimo tipo, per l’effettuazione di ulteriori 150.000 test.

Le offerte, corredate della documentazione occorrente, devono essere inviate esclusivamente per via telematica entro il 22 aprile ed entro il 29 aprile ci sarà la sottoscrizione del contratto di fornitura.

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Coronavirus, Ricciardi: "Certa seconda ondata epidemica, non acceleriamo le riaperture"

Il rappresentante italiano all'Oms: "O rischiamo di averla prima dell'estate"

Nuove ondate epidemiche o piccoli focolai, se le cose andranno bene. Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministero della Salute, spiega che dovremo abituarci a vivere con il virus ancora a lungo e impegnarci per evitare che dopo l'estate torni a colpire in modo violento. Lo chiarisce a Emanuele Raco, direttore del giornale ilcaffeonline.it

Secondo Ricciardi, già presidente dell'Istituto superiore di sanità e oggi membro del consiglio esecutivo dell'Oms, "è molto importante non accelerare le riaperture: in caso contrario la seconda ondata invece di averla più avanti rischiamo di subirla prima dell'estate". Ricciardi ricorda che "quello autunnale e invernale, come nel caso dell'influenza, è il periodo in cui una combinazione di eventi climatici, comportamentali, immunologici fa sì che il virus possa riemergere".

Le scelte di alcuni leader politici mondiali "sono responsabili degli effetti sui loro popoli. Se ci sono stati più morti rispetto ad altri è perché le decisioni sono state prese o in modo tardivo o in modo sbagliato. L'esempio più eclatante è quello della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, dove i governi non hanno ascoltato i consiglieri scientifici e hanno reagito in maniera estremamente ritardata". Invece in Paesi come Corea del Sud, Finlandia e Germania "dove c'è una linea di comando unica e un rapporto diretto tra politica sensibile e istituzioni ben funzionanti, le cose vanno meglio".

Per evitare un ritorno della malattia e tenerla sotto controllo bloccando i piccoli focolai che di certo provocherà, sarà importante "il distanziamento fisico, la distanza tra le persone che non sono certe del loro stato immunologico. Naturalmente questo stato potrà essere conosciuto e tracciato meglio attraverso una diagnostica più estesa e mirata e grazie all'uso delle tecnologie. Non c'è dubbio che i Paesi che hanno reagito meglio sono quelli che hanno utilizzato meglio le armi della diagnostica e delle tecnologie. Su questo - ha concluso - ho invitato da diversi giorni i miei colleghi e i decisori ad agire con più rapidità rispetto a quanto fatto finora".

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  • Italia

Ecco l'app scelta dal governo per il tracciamento dei contagi da coronavirus

  • AGI
  • 17 Aprile 2020

La task force del ministero dell'Innovazione aveva presentato martedì scorso la sua short list. La soluzione individuata è quella di Bending Spoons

L'Italia ha scelto quale sarà l'app che dovrà aiutare il tracciamento dei contagi nella fase 2. Si tratta di Immuni, soluzione nata da una sinergia tra il Centro medico Santagostino e Bending Spoons, eccellenza italiana nel campo dello sviluppo di app per iOS. I 74 membri della task force del ministero dell'Innovazione avevano presentato martedì scorso la loro shortlist.

L'ordinanza del commissario Arcuri
Nella tarda serata di ieri è arrivata la firma del commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, il quale ha specificato che verrà avviata una sperimentazione in alcune regioni pilota per progressivamente estendere la facoltà volontaria. Nell'ordinanza si legge che il commissario "dispone di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d'uso sul software di contact tracing e di appalto del servizio gratuito con la società Bending Spoons".

Tra le considerazioni spicca come la società abbia manifestato la volontà di "concedere in licenza aperta, gratuita e perpetua" l'uso del proprio software. Una scelta, si legge, fatta "esclusivamente per spirito di solidarietà e, quindi, al solo scopo di fornire un proprio contributo, volontario e personale, utile a fronteggiare l'emergenza da Covid-19".

Ieri fonti AGI avevano confermato che la scelta del governo sarebbe ricaduta su due ipotesi principali. Oltre a Immuni, l'altra app in odore di essere scelta era Covid-app, una proposta arrivata da 35 esperti di sei paesi diversi, ma con una forte matrice italiana.

Entrambe sembravano rispettare i criteri pubblicati mercoledì dalla Commissione europea e confermati giovedì nella 'tool box', la 'scatola degli attrezzi' contenente le indicazioni agli Stati membri per la realizzazione della app: volontarietà del download, temporaneità dell'utilizzo, rispetto della normativa europea sulla privacy e tecnologia Bluetooth per evitare l'invasività delle geolocalizzazioni. Poi la scelta del governo, che ha premiato la soluzione degli sviluppatori milanesi.

In cosa consiste la soluzione di Bending Spoons
L'app proposta da Bending Spoons e Centro medico Santagostino consente agli utenti di tenere un forte controllo sui propri dati. I contatti avuti con altre persone vengono tracciati ma restano 'bloccati' nello smartphone dell'utente.

Il tracciamento avviene tramite Bluetooth e la app conserva i dati fino a quando non si ha certezza che la persona che l'ha installata sul proprio cellulare è risultato positivo al test del Covid-19. A quel punto la persona può dare il consenso al trattamento dei propri dati conservati sul cellulare, permettendo quindi di rintracciare le persone con cui è entrata in contatto nei giorni precedenti e ricostruendo la cronologia dei suoi spostamenti.

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  • Italia

Coronavirus, il bilancio: record di tamponi, al minimo i ricoveri in terapia intensiva (meno di 3mila)

I morti restano ancora molti: 525 nelle ultime 24 ore. Più di 60mila test somministrati, positivo solo il 6,2%: praticamente la stessa percentuale di ieri, livello più basso da inizio epidemia

ROMA - I morti pesano ancora troppo, ogni giorno, altrimenti i dati che la Protezione Civile ha comunicato oggi sarebbero tutti di segno positivo. Calo netto e deciso dei ricoverati, aumento dei guariti e livello di nuovi contagi (misurato con il rapporto tra nuovi positivi e tamponi) che resta al minimo da inizio epidemia.

I dati del nuovo bollettino riportano un netto calo delle persone ricoverate. In terapia intensiva si trovano oggi 2.936 persone (il numero più basso dal 21 marzo scorso), 143 meno di ieri. Sono ancora ricoverate con sintomi 26.893 persone, 750 meno di ieri: è il calo giornaliero più netto da inizio epidemia.

Nelle ultime ventiquattr'ore sono morte 525 persone (ieri le vittime erano state 578), arrivando a un totale di 22.170 decessi. I guariti raggiungono quota 40.164, per un aumento in 24 ore di 2.072 unità (ieri erano state dichiarate guarite 962 persone).

L'aumento dei malati (ovvero le persone attualmente positive) è stato pari a 1189 unità (ieri erano stati 1127) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 3786 (ieri 2667). Questi due dati vanno però analizzati solo considerando il fatto che sono strettamente collegati al numero di tamponi fatti. E oggi ne è stato fatto un numero record: 60.999 tamponi (ieri 43.715), il più alto dall'inizio dell'emergenza.

Il rapporto tra tamponi fatti e casi individuati è di 1 malato ogni 16,1 tamponi fatti, il 6,2, allo stesso livello del 6,1 di ieri e secondo miglior valore da inizio epidemia. Negli ultimi giorni questo valore è stato in media dell'8,6%.

Il numero totale di persone che hanno contratto il virus dall'inizio dell'epidemia è 168.941.

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  • Italia

Come cambierà la vita negli aeroporti dopo il coronavirus

  • AGI
  • 16 Aprile 2020

Con la fine del lockdown, e dopo la pandemia, gli aeroporti cambiano pelle e inventano un nuovo modo di viaggiare. Intervista a Ivan Bassato, direttore operativo di Adr

Spazi ripensati per garantire il distanziamento sociale, dispenser di gel igienizzante sempre a portata di mano, potenziamento delle tecnologie biometriche per 'tagliare' le code. Gli aeroporti cambiano pelle e si reinventano per misurarsi con una sfida ancora più grande di quella affrontata per contrastare il terrorismo dopo l’11 settembre: la fase 2 dell'emergenza coronavirus.

Ripartire sulle ali di un aeroplano sarà un'esperienza del tutto diversa e viaggiare non sarà più lo stesso. Come sarà la nuova 'normalità' negli aeroporti? Lo spiega all'Agi, Ivan Bassato, direttore operativo di Adr, che premette: la parola d'ordine è "sicurezza". E quindi "una grandissima attenzione, in un percorso fatto assieme alle autorità sanitarie e sempre pronti ad accogliere qualsiasi tipo di indicazione operativa" sul trasporto aereo.

Il manager pensa a una fase 2 in cui questa "collaborazione sarà sempre intensa" e auspica che "l'Europa adotti misure pre-concordate e il più possibile omogenee negli scali dell'Unione" per arrivare a un sistema coordinato per valutare la salute dei passeggeri. Il concetto è: "Il viaggiatore si deve sentire sereno e al sicuro in aeroporto e una volta a bordo dell'aereo".

"L'Italia ha battuto la strada - ha spiegato Bassato - il tema della gestione nell'emergenza sanitaria ha visto Aeroporti di Roma impegnato da inizio anno, quando Covid-19 ha iniziato a far parlare di sé. Le prime azioni per tutelare i passeggeri negli scali di Fiumicino e Ciampino sono state prese subito dopo le vacanze di Natale.

Dai termoscanner al gel igienizzante
Con i termoscanner a Roma siamo partiti il 4 febbraio, primo aeroporto in Europa. Allora ci confrontavamo con Charles De Gaulle e Heathrow, che non avevano ancora un canale sanitario e i termoscanner".

Oggi a Fiumicino (a Ciampino al momento le attività sono ferme) sono operativi 56 termoscanner per rilevare a distanza la temperatura corporea, "e li aumenteremo ancora - ha sottolineato - perché è un apparato in grado di gestire grandi flussi di persone e non è per niente invasivo. Molte volte i passeggeri ci chiedevano perché non li controllavamo, in realtà lo facevamo ma loro non se ne accorgevano".

La sicurezza in aeroporto passa innanzitutto dalla sanificazione ("L'aeroporto è pulito quasi quanto un ospedale, con la sanificazione ferrea"), a partire dall'installazione dei dispenser con gel igienizzanti.

"A fine febbraio, quando nessuno riusciva a trovarli perché esauriti, Fiumicino aveva quasi 200 dispenser - continua - oggi ne abbiamo di più e distribuiamo quasi 3.000 litri di gel a base alcolica al mese; quando il numero di passeggeri crescerà, aumenteranno ancora". Poi ci sono le mascherine, "che saranno indispensabili e ci accompagneranno per tanto tempo perché è il primo modo per garantire separazione fisica tra le persone".

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  • Italia

Quello che ci possono insegnare i cani

  • AGI
  • 15 Aprile 2020

In questi giorni si sentono spesso lamentele contro il governo da chi non può uscire a differenza di chi possiede un cane. È invece infinitamente giusto che, fin dall'inizio del lockdown, sia stato lecito e doveroso portare a spasso i cani, che già Gesù utilizzava come esempio per indicare la misericordia allo stato puro

Sento ogni tanto qualcuno borbottare contro il governo perché "noi non possiamo uscire ma i padroni dei cani sì". Vorrei spendere due parole sul perché mi sembra infinitamente giusto che, fin dagli inizi, sia stato lecito e doveroso portare a spasso i cani in epoca di lockdown.

Al cane non importa che il suo sia un addestratore capace. Imparerà quello che l’addestratore gli insegnerà ma con un occhio e con il suo odorato controllerà sempre che tu, il suo padrone, sia lì vicino.

Non esiste il bene per il cane. Non ha una sua idea di bene.

Per lui esiste quello che il suo padrone chiama bene.

È facilissimo abbandonare un cane.

Il cane si fida del suo padrone.

Se lo fa salire in macchina, se lo fa scendere sul ciglio di un’autostrada, lui sa solo che il suo padrone è con lui.

E sale in macchina.

E scende sul ciglio della strada.

E aspetta che ritorni.

È solo un cane ma ha da insegnarci molto. O meglio. Diciamo che lui è come la spiegazione visiva, scodinzolante, di tanti altri principi e virtù e sentimenti che la mente umana, l’agire umano, il cuore umano, sa o dovrebbe sapere. Perché dal sapere al saper vivere c’è un vallo, un fiume, a volte un mare.

E il cane ci può aiutare a passarlo.

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  • Italia

Coronavirus. Comitato di Bioetica: il triage in emergenza pandemica deve basarsi unicamente sul “criterio clinico”. “Ogni altro criterio, compresa l’età, è eticamente inaccettabile”

Dopo la Siaarti anche il Comitato nazionale di bioetica affronta il tema della possibile selezione delle cure in una fase di emergenza come quella che stiamo vivendo. E la sua posizione è netta: nessun criterio tranne quello clinico può essere accettabile per decidere come allocare le risorse disponibili. Il Cnb spezza anche una lancia a favore di una limitazione dei profili di responsabilità professionale degli operatori sanitari in relazione alle attività svolte per fronteggiare l'emergenza Covid-19”. E infine una sollecitazione per cure appropriate nelle Rsa.IL PARERE

“Quando ci si trova in una situazione, come quella attuale, di grave carenza di risorse, il criterio clinico è il più adeguato punto di riferimento per l’allocazione delle risorse: ogni altro criterio di selezione, quale ad esempio l’età anagrafica, il sesso, la condizione e il ruolo sociale, l’appartenenza etnica, la disabilità, la responsabilità rispetto a comportamenti che hanno indotto la patologia, i costi, è ritenuto dal Comitato eticamente inaccettabile. Il metodo del triage resta valido ma deve essere ripensato sulla base dell’eccezionalità del momento”.

A parlare è il Comitato nazionale di bioetica nel suo ultimo parere diffuso oggi titolato “Covid-19: decisione clinica in condizioni di carenza di risorse e il criterio del triage in emergenza pandemica”.

Il parere del Cnb arriva a distanza di oltre un mese dalle Raccomandazioni della Siaarti che hanno diviso l'opinione pubblica e gli esperti sottolineando che ci si trova in uno scenario “in cui potrebbero essere necessari criteri di accesso alle cure intensive (e di dimissione) non soltanto strettamente di appropriatezza clinica e di proporzionalità delle cure, ma ispirati anche a un criterio il più possibile condiviso di giustizia distributiva e di appropriata allocazione di risorse sanitarie limitate”. Condizioni che per gli anestesisti rianimatori potrebbero anche rendere necessario “porre un limite di età all'ingresso in terapia intensiva”, in una logica che privilegi la “maggiore speranza di vita”.

Con il suo parere il Cnb, pur non riferendosi direttamente al documento Siaarti (che è in ogni caso citato nel testo del parere) sceglie una strada diversa e fissa il “criterio clinico” come il “più adeguato” per scegliere come allocare le risorse a disposizione in una situazione di emergenza come quelal che stiamo vivendo.

“Ogni altro criterio è eticamente inaccettabile”. Una posizione netta che non è piaciuta a Maurizio Mori che ha votato contro proprio perché a suo avviso “è come se il Parere negasse la realtà eccezionale verificatasi circa l’esigenza di fare scelte o triage”.

In ogni modo il Cnb indica tre condizioni che devono soprassedere al triage in emergenza: “la preparedness (predisposizione di strategie di azione nell’ambito della sanità pubblica, in vista di condizioni eccezionali, con una filiera trasparente nelle responsabilità), la appropriatezza clinica (valutazione medica dell’efficacia del trattamento rispetto al bisogno clinico di ogni singolo paziente, con riferimento alla urgenza e gravità del manifestarsi della patologia e alla possibilità prognostica di guarigione, considerando la proporzionalità del trattamento), l’attualità che inserisce la valutazione individuale del paziente fisicamente presente nel pronto soccorso nella prospettiva più ampia della comunità dei pazienti, con una revisione periodica delle liste di attesa”.

Il Comitato sottolinea inoltre che la allocazione delle risorse sanitarie in condizioni di scarsità delle stesse necessita della massima trasparenza nei confronti dell’opinione pubblica, perché le scelte di ciascuno siano veramente libere e informate.

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  • Italia

Coronavirus: parte la procedura per test sierologici

  • Ansa
  • 15 Aprile 2020

A breve il bando per i kit. Oms, obiettivo test unico nazionale
Parte la procedura per i test sierologici che dovrebbero consentire di individuare i potenziali 'immunizzati' dal coronavirus. Il commissario Domenico Arcuri, secondo quanto apprende l'ANSA, ha avuto dal governo l'incarico di avviare la procedura pubblica per la ricerca e l'acquisto dei test, che dovranno rispondere ad una serie di caratteristiche individuate dal ministero della Salute.

Il test, a quanto risulta, sarà somministrato ad un campione di 150mila persone individuate su scala nazionale e suddivise per profilo lavorativo, genere e 6 fasce di età.

  • Italia

Riaperture anticipate, la Lombardia frena: «Dal 4 maggio». Il Veneto: serve gradualità

Il piano per una “nuova normalità” delineato dal Pirellone: mascherine obbligatorie e test sierologici. Il capo della Protezione civile Borrelli: «Ipotesi premature»

Mentre il Governo ragiona sull’ipotesi di far riaprire i cancelli in tempi abbastanza stretti, già la settimana prossima, ad alcuni settori (automotive, componentistica e moda), e quindi prima della scadenza del lockdown prevista il 3 maggio, le Regioni del Nord frenano e chiedono ai attendere la data definita dall’ultimo decreto del Presidente del consiglio. Nel piano per una “nuova normalità” delineato dalla Regione Lombardia si parla di obbligo di mascherine per tutti e test sierologici, di riapertura in orario scaglionato di uffici e aziende e, successivamente, scuole e università.

Insomma una riapertura che si sviluppa in più tappe e che quindi mal si concilia con eventuali accelerazioni, come quella che è in discussione in queste ore. Ancora una volta emerge la difficoltà di trovare una linea unitaria con l’amministrazione centrale in una fase, quella della fase due nella gestione dell’emergenza sanitaria, che si preannuncia delicata.

Le quattro condizioni della Lombardia
La Lombardia chiede al governo di dare il via libera alle attività produttive dal 4 maggio, nel rispetto di nuove norme di sicurezza: distanza di un metro tra le persone, obbligo di mascherina per tutti, obbligo di smart working per le attività che lo possono prevedere e test sierologici, che inizieranno dal 21 aprile grazie agli studi in collaborazione con il San Matteo di Pavia. Il piano per una “nuova normalità” è delineato in una nota della Regione. Anche il Piemonte va verso l’obbligo di mascherine: ne ha acquistate 5 milioni ma dovrà prima distribuirle.

Zaia: aprire gradualmente in base territori
Il presidente del Veneto Luca Zaia è dell’idea che si debba procedere con gradualità, evitando accelerazioni che potrebbero determinare una ripresa dei contagi. «Come si è chiuso gradualmente, penso che si debba anche aprire gradualmente». In occasione della conferenza stampa alla sede regionale della protezione Civile, ha ricordato che «da una parte ci sono gli imprenditori che chiedono di far riaccendere i motori pian piano, dall’altro è anche vero che la gradualità deve andare anche in base ai territori». «Il Veneto - ha ricordato - è stata la prima regione dove si è registrata la prima vittima per il Coronavirus ed è stata la prima regione, assieme alla Lombardia, ad attuare la quarantena nei 10 comuni del lodigiano e a Vo'. Poi si è chiusa pian piano tutta l’Italia ed ovvio che se qualcuno è pronto per riaprire è giusto che riapra. Se aspettiamo che l’ultimo contagiato diventi negativo, passano anni, perché nel nostro modello si indica che anche a luglio ci sarà qualche paziente, residuale, però ci sarà». «Avevamo pensato di partire con le sperimentazioni a maggio, ma oggettivamente - ha concluso - qualcuno si aspetta qualcosa in più di una semplice sperimentazione, se i dati sono buoni».

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  • Italia

Coronavirus, al minimo la percentuale di tamponi positivi. E in terapia intensiva ci sono 1.000 persone in meno rispetto a due settimane fa

Al minimo i nuovi malati rispetto al numero di tamponi fatti ma sono ancora troppi i morti (578). I guariti sono 962, in riduzione sia le persone ospedalizzate con sintomi (-368) che quelle in terapia intensiva (-107)

ROMA - Il numero di oggi è 6,1% e possiamo tradurlo come "buona notizia". Si tratta del rapporto tra i positivi individuati oggi e il numero di tamponi fatti ed è al minimo dall'inizio dell'epidemia. Un dato che fa ben sperare perché significa che tra chi viene 'tamponato' ci sono meno positivi rispetto ai giorni scorsi.

I dati del nuovo bollettino della Protezione Civile riportano anche un altro dato positivo, che è il continuo calo delle persone ricoverate. Sono ancora ricoverate con sintomi 27.643 persone, 368 meno di ieri. In terapia intensiva si trovano oggi 3.079 persone, 107 meno di ieri ma soprattutto praticamente mille meno del massimo raggiunto due settimane fa: il 3 aprile erano 4.068.

"Domani partirà il terzo contingente della task force di medici arruolati dalla Protezione civile. Il gruppo è formato da 71 medici che andranno nelle regioni più colpite", ha spiegato il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus Angelo Borrelli nel corso del punto stampa quotidiano.

Nelle ultime ventiquattr'ore sono morte 578 persone (ieri le vittime erano state 602), arrivando a un totale di decessi 21.645. I guariti raggiungono quota 38.092, per un aumento in 24 ore di 962 unità (ieri erano state dichiarate guarite 1695 persone).

In tutto sono 121 i medici deceduti a causa dell'emergenza coronavirus, ma sono molti anche i sacerdoti: in tutto 110 sono stati uccisi dal virus. Il tragico bollettino e' aggiornato al 13 aprile, Lunedi' dell'Angelo.

L'aumento dei malati (ovvero le persone attualmente positive) è stato pari a 1.127 unità (ieri erano stati 675) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 2.667 (ieri 2.972). Come detto, questi due dati assumono molto valore considerando il fatto che sono strettamente collegati al numero di tamponi fatti. Che oggi sono stati molti più di ieri.

Tamponi e nuovi contagi giorno per giorno in Italia
Infatti il rapporto tra tamponi fatti e casi individuati è di 1 malato ogni 16,4 tamponi fatti, o appunto il 6,1%, il valore più basso dall'inizio dell'epidemia (negli ultimi giorni questo valore è stato in media del 9,2%). Il numero totale di persone che hanno contratto il virus dall'inizio del contagio è 165.155.

Obiettivo un unico test nazionale
E parlando di controlli sui pazienti, il vicedirettore dell'Oms e membro del Comitato tecnico scientifico, Ranieri Guerra, ha detto che l'obiettivo "è avere un unico test nazionale". Rispondendo a una domanda in merito ai test sierologici, ha sottolineato che "se andiamo ad usare diversi test con diverse performance rischiamo di avere una difficile comparazione". Guerra ha poi spiegato che il test che verrà selezionato dovrà garantire "standard minimi di qualità" - tra cui avere un'attendibilità superiore al 95% - e sarà tra quelli che prevedono un prelievo da "sangue venoso" perché "quelli da sangue periferico non sono accettab

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  • Italia

Il peggior momento dal 1929. L’Fmi prevede: “Crisi globale per il coronavirus”. In Italia il Pil crollerà del 9%

Il nostro Paese è l’ultimo del G7. Nella zona euro solo la Grecia fa peggio. Secondo le previsioni, nel 2021 inizierà la ripresa. La Cina continua a crescere

NEW YORK. La peggiore crisi dalla Grande Depressione e, soprattutto, la peggiore crisi sistemica di sempre, la prima realmente globale e che non risparmia nessuno. Il Fondo monetario internazionale quantifica il disastro generato dall’epidemia di coronavirus. L’impietosa radiografia che emerge nell’aggiornamento del World Economic Outlook, il rapporto sullo stato di salute dell’economia del Pianeta, è quella di una contrazione del Pil globale nel 2020 del 3%, con perdite complessive pari quasi 9 mila miliardi di dollari fra il 2020 e il 2021, più della somma delle economie di Giappone e della Germania. Ma anche quella di una mappa della crisi che colpisce alcune realtà più di altre, come l’Italia che quest’anno vede la crescita calare del 9,1%.

Il crollo condanna il Paese ad essere fanalino di coda del G7 e la seconda peggiore economia della zona euro (che nel 2020 calerà del 7,5% per poi salire del 4,7% nel 2021), Peggio dell’Italia soltanto la Grecia con un Pil in calo del 10%. Secondo il Fmi, nel 2021 per l’Italia è però prevista la ripresa, con una crescita del 4,8% su base annuale. Rispetto a gennaio 2020, le previsioni sono state riviste al ribasso del 9,6% per l’anno in corso, mentre quelle per il 2021 sono state alzate del 4,1%.

Lo tsunami Covid-19 ha pesanti conseguenze sul mercato del lavoro nazionale col tasso di disoccupazione che nel 2020 salirà al 12,7% dal 10% del 2019, a causa del “lockdown” delle attività economiche. Il Fmi stima un tasso in calo al 10,5% nel 2021. La media di Eurolandia è del 10,4% per quest'anno e dell’8,9% il prossimo. La geografia della crisi è chiara, e anche le risposte, secondo il Fmi: «Occorre un significativo sostegno europeo mirato e complementare agli sforzi nazionali».

Nella sessione inaugurale degli incontri primaverili del Fmi, quest’anno tenuti in remoto a causa dell’epidemia, Gian Maria Milesi-Ferretti, vice direttore del dipartimento ricerche, ha affermato che l’Europa risulta più colpita dalla peste pandemica a causa della pronunciata «apertura ai commerci globali» e alla pre-esistenza di dati che ne evidenziano vulnerabilità.

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  • Italia

Convivere con COVID-19. Una proposta per riaprire l’Italia, gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia

L'hanno messa a punto il virologo Roberto Burioni insieme a diversi esperti e con la sottoscrizione di Fnomceo, Enpam e Fimmg, nonchè della Società italiana di virologia e la Società italiana di malattie infettive e tropicali. La proposta si basa sulla creazione di una struttura di monitoraggio e risposta flessibile con capacità e risorse per poter eseguire un altissimo numero di test sia virologici che sierologici e di una Struttura di sorveglianza centrale potenziata presso l’ISS. Il tutto con aperture e nuovi lockdown a secondo dell'evoluzione dell'epidemia

Premessa: la grande epidemia italiana da COVID-19 non dovrebbe comportarsi in modo molto dissimile da ogni altra epidemia conosciuta. In altre parole, dovrebbe arrivare a un plateau sia come numero di nuovi casi, che come numero di morti per giorno, e poi calare abbastanza rapidamente nel giro di alcune settimane.

Nel momento in cui si registreranno finalmente questi importanti segni di rallentamento (i.e., riduzione dei nuovi contagi e decessi) sarà importante iniziare rapidamente una discussione sulle strategie sanitarie a medio-lungo termine, che devono essere messe in atto per limitare i danni da COVID-19. Questo perché la strategia a breve termine, basata soprattutto sulle misure di isolamento e di distanziamento sociale della popolazione, non sembra essere sostenibile per più di alcune settimane.

Per questi motivi, riteniamo che sia necessario riflettere fin da adesso su come meglio emergere dalla attuale fase di isolamento della popolazione, dalla quale pensiamo si debba uscire non appena si osserveranno due-tre settimane di un trend stabile verso un numero molto basso di contagi e morti. Considerando il numero progressivamente crescente di persone infettate da SARS-CoV-2 nel mondo, quello di cui stiamo parlando è la transizione dalla fase “pandemica” di COVID-19 a quella “endemica”. Dal punto di vista scientifico, ci sono almeno tre fattori chiave che possono contribuire allo scenario che prevede una prossima fine per la fase “acuta” dell’epidemia.

Il primo fattore, ovviamente, è l’isolamento individuale e il distanziamento sociale (oltre alle misure di igiene individuale). Il secondo fattore, tutto da valutare, è lo stabilirsi di immunità naturale verso COVID-19 in una parte importante della popolazione. Il terzo fattore, anch’esso da confermare, ma presumibilmente importante, è la stagionalità, che sappiamo valere per gli altri virus respiratori, compresi i coronavirus, che prediligono la stagione invernale.

Dei tre, solo l’immunità naturale ci potrà proteggere contro il ritorno del virus – ma l’efficacia e la durata di questa immunità non è ancora nota e dovrà essere monitorata nel tempo. Per cui, al momento, e non essendo disponibile un vaccino almeno parzialmente efficace contro SARS-CoV-2, l’unico modo per valutare come questi fattori hanno agito nel ridurre il numero dei contagi (e la conseguente mortalità) è quello di campionare in modo statisticamente rilevante la popolazione generale nelle varie aree geografiche del Paese, per valutare sia lo stato dell’infezione attiva, tramite tamponi diagnostici (che ricercano il virus nella saliva), che lo stato di immunità della popolazione, tramite analisi sierologiche grazie a test validati per la presenza di anticorpi specifici*.

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Traffico e spostamenti, ecco la mappa virtuale provincia per provincia

Creata una mappa virtuale grazie alle rilevazioni ottenute dai dispositivi della rete elettrica e l'analisi dei big data, realizzata da Enel X e Here Technologies. A Pasqua, veicoli in aumento venerdì e sabato, in netto calo domenica

ROMA - Ma quanto è “veramente” diminuito il traffico nelle regioni e nelle città italiane? Ora, c’è una mappa interattiva che può dare indicazioni precise alle pubbliche amministrazioni, ma anche al singolo cittadino, di quanto accade nelle strade all’epoca del lockdown.

Il servizio si chiama “City analytics” ed è stata realizzata da Enel X, la società dell’ex monopolista che si occupa di servizi innovativi per la nuova mobilità e le smart city, assieme al gruppo HERE Technologies, un leader globale nei servizi di dati geografici e di mappatura.

La mappa virtuale, come funziona
Da un lato Enel X utilizza i dati forniti la rete capillare dell’illuminazione pubblica, visto che la società – ristrutturando il servizio – ha dotato gli impianti di sensori di rilevamento e di telecamere. Dall’altra parte HERE, attraverso una soluzione big data è in grado di stimare la variazione degli spostamenti e dei chilometri percorsi dai veicoli (con dati del tutto anonimi e aggregati) nel territorio dei comuni, province e regioni italiane.

Il servizio è attivo da oggi, ma già da qualche settimana i tecnici sono al lavoro. E hanno già elaborato una serie di dati chiave, confrontando i dati del fine settimana Pasquale con i dati sia di gennaio (nel periodo compreso tra il 13 e il 31 del mese), sia rispetto alla settimana precedente (3-5 aprile).

E cosa si scopre? Generalmente il lockdown ha funzionato, con alcune anomalie. Nel confronto con gennaio, in testa alle Regioni più virtuose troviamo la Valle d’Aosta (-81,28%), ma si presume perché le piste erano ancora aperte. A seguire, ci sono il Piemonte (-74,24%) e la Lombardia (-74%).

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Coronavirus, il nuovo bilancio: 675 malati in più, ma i morti restano oltre 600. Calano ancora i ricoverati

I nuovi positivi nelle ultime 24 ore sono stati 2.972, i tamponi fatti 26.779 e il rapporto positivi/tamponi sale all'11,1%

ROMA - Continua il calo dei ricoverati, ci sono pochi nuovi casi (ma sono stati fatti anche pochi tamponi) ma il numero di morti resta troppo alto: nelle ultime 24 ore hanno perso la vita 602 persone (ieri le vittime erano state 566), arrivando a un totale di decessi 21.067. Un bollettino drammatico, da questo punto di vista, che dopo il rallentamento dei giorni scorsi è tornato ai livelli delle ultime settimane.

Sono diventate due, intanto, le regioni con "nessun nuovo caso" rilevato: al Molise si è aggiunta oggi la Basilicata, e in Umbria c'è una sola nuova positività.

I dati del nuovo bollettino della Protezione Civile riportano un calo delle persone ricoverate. In terapia intensiva si trovano oggi 3186 persone, 74 meno di ieri. Sono ancora ricoverate con sintomi 28.011 persone, 12 meno di ieri.

I guariti raggiungono quota 37.130, per un aumento in 24 ore di 1.695 unità (ieri erano state dichiarate guarite 1.224 persone).

L'aumento dei malati (ovvero le persone attualmente positive) è stato pari a 675 unità (ieri erano stati 1363) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 2.972 (ieri 3153).

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  • Italia

Ripartenza in ordine sparso: si lavora in librerie e negozi per l’infanzia. Ma alcune Regioni bloccano le riaperture

Piemonte, Campania e Lombardia ritardano le decisioni del governo: «Non vanifichiamo gli sforzi fatti». Fughe in avanti di altri governatori: in Liguria manutenzione degli stabilimenti balneari, in Veneto sì a jogging e pic-nic

Non è ancora l'avvio ufficiale della “Fase 2”, ma sono i primi timidi passi di un nuovo inizio. Questa mattina hanno riaperto librerie, cartolerie e negozi d'abbigliamento per l'infanzia, con tutte le precauzioni del caso: mascherine e gel igienizzanti. Ma non sarà così in tutta Italia: è una riapertura (soft) in ordine sparso.

Non sono poche le regioni - con una babele di ordinanze - che hanno deciso di mantenere le forti restrizioni del lockdown, andando contro le decisioni del governo. Altre hanno invece cominciato ad allentare le maglie dei divieti sulla scia dei dati ormai stabili, se non in lieve calo, dei contagi. E non è escluso che la prossima settimana possano riaprire i battenti anche altri settori dell'industria, come quello della moda, dell'auto o della metallurgia, anche se il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha invitato alla calma. «Al momento - ha detto ieri - si tratta di ipotesi premature». In un Paese ancora blindato anche sul fronte della mobilità - con le limitazioni confermate dal Ministero dei trasporti sul traffico aereo, automobilistico, ferroviario e marittimo - inizia oggi una lenta ripresa.

Obbligo di mascherine in Lombardia
In Lombardia l'ordinanza firmata sabato da Attilio Fontana vieta la riaperture di librerie e cartolerie, consente invece quella dei negozi di abbigliamento per l'infanzia. Il governatore ha disposto anche l'uso di mascherine all'aperto (o comunque l'obbligo di coprire naso e bocca con qualunque indumento) e lo stop ad alberghi e strutture ricettive. Gli studi professionali, poi, potranno aprire solo per servizi indifferibili e urgenti. Resta un lockdown totale in Piemonte, «per non vanificare gli sforzi fatti finora», come ha detto il governatore, Alberto Cirio.

Campania, aperture solo per due giorni
Anche la Campania ha scelto la linea del rigore. Vincenzo De Luca ha confermato la chiusura di librerie e cartolerie, limitando poi l'apertura dei negozi di abbigliamento per i più piccoli a due mattine la settimana, dalle 8 alle 14. In Campania sarà vietato anche il cibo d'asporto. Per consentire ai proprietari di mettere in sicurezza i locali, il Lazio posticipa al 20 aprile la riapertura delle librerie.

  • Italia

Coronavirus. Oms: “Covid 19 è 10 volte più letale della pandemia influenzale del 2009”. Ecco le ‘sei’ condizioni per uscire dal lockdown

Il Direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus è interventuto oggi nel briefing con la stampa sottolineando come l’eventuale rimozione delle restrizioni debba avvenire “lentamente” e anticipando in proposito le "sei" condizioni per uscire dal lockdown che saranno diffuse domani dall'Oms.

"Le prove provenienti da diversi paesi ci stanno dando un'immagine più chiara di questo virus, come si comporta, come fermarlo e come trattarlo. Sappiamo che il COVID19 si diffonde rapidamente e sappiamo che è mortale e 10 volte più letale del virus responsabile della pandemia influenzale del 2009”. Lo ha detto il Dg dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus nella consueta conferenza stampa sull’emergenza da Covid 19

Tedros è tornato anche sull’allentamento delle misure di lockdown: “Le misure di controllo devono essere revocate lentamente. Non può accadere tutto in una volta. Le misure di controllo possono essere revocate solo se sono in atto le giuste misure di sanità pubblica, compresa una significativa capacità di tracciare i casi”.

Questi i sei punti salienti della nuova road map messa a punto dall’Oms per poter avviare un progressivo allentamento del lockdown:
1. Prima di tutto avere la certezza che la catena della trasmissione sia sotto controllo;
2. Poi che il sistema sanitario sia attrezzato per rilevare, testare, isolare e trattare ogni caso e rintracciare ogni contatto;
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  • Italia

Per Rezza non si dovrebbe tornare a scuola e negli stadi prima di settembre

  • AGI
  • 13 Aprile 2020

A proposito di fase 2 di questa emergenza, lo scienziato ha sottolineato che "il Paese non può reggere un lockdown che vada oltre i due mesi", e quindi alcune misure di contenimento e di precauzione in settori come i trasporti andranno adottate e con esse dovremo convivere

Serve cautela, "il virus circola", quindi "è chiaro che non posso che essere d'accordo con il professor Locatelli sulla riapertura delle scuole a settembre". Lo ha detto il professor Gianni Rezza, dell'Istituto superiore di sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico che sta affiancando il governo e la Protezione civile nella definizione della strategia per contrastare l'epidemia da coronavirus in Italia.

A proposito di fase 2 di questa emergenza, Rezza ha sottolineato che "il Paese non può reggere un lockdown che vada oltre i due mesi", e quindi alcune misure di contenimento e di precauzione in alcuni settori, come i trasporti e altre attività che significa la presenza di numerose persone tutte insieme, andranno adottate e con esse dovremo convivere.

"Siamo a maggio e... insomma non sarei favorevole alla ripresa del campionato" di calcio, "sta comunque alla politica decidere" ha aggiunto Rezza che tuttavia ha sottolineato come il suo sia un "parere personale ma che penso possa essere condiviso: gli sport di contatto possono avere un certo rischio di trasmissione".

Gli effetti delle misure di contenimento dell'epidemia si vedono anche sul numero di decessi, ma questo "sarà l'ultimo indicatore a diminuire perché il tempo che intercorre tra contagio e decesso è più lungo rispetto a quello tra contagio e accertamento, notifica, dell'avvenuto contagio" ha spiegato Rezza che ha chiarito che proprio questa differenza "spiega perché abbiamo un trend più lento nella diminuzione del numero di morti, anche se siamo scesi molto rispetto ai mille di qualche giorno fa. Sono sempre tantissimi i 500 che in media registriamo ora, ma non sono i mille e più di allora".

Il tempo che intercorre dal contagio alla notifica è ad oggi intorno ai 20 giorni, mentre quello che va dall'avvenuto contagio alla morte "potrebbe anche essere di un numero di giorni maggiore. Ora con l'aumento dei tamponi effettuati il tempo potrebbe contrarsi".

Rezza ha anche chiarito il perché di numeri importanti nonostante il lockdown. "Continua comunque la trasmissione del virus, attraverso magari i familiari o i condomini, e questa residua fase fa sì che la coda dei contagi si allunghi". Poi c'è da considerare il tempo che trascorre tra il momento del contagio e il momento della notifica, cioè ad esempio oggi, "possono trascorrere più giorni" tra i due momenti. E "anche in termini di mortalità, quello che vediamo oggi è attribuibile a giorni fa". Ad ogni modo, quelli che stanno emergendo in questi giorni "sono segnali positivi", anche se "devono essere consolidati".

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  • Italia

Coronavirus: segnali positivi ma cautela. Rezza:'Siamo ancora in fase 1'

  • Ansa
  • 13 Aprile 2020

10/mo giorno calo rianimazioni. Esperti frenano scuola e calcio

Calano ancora, per il decimo giorno consecutivo, i ricoveri in terapia intensiva. Sono 3.260 i pazienti nei reparti, 83 in meno rispetto a ieri. Di questi, 1.143 sono in Lombardia, 33 in meno rispetto a ieri. Dei 103.616 malati complessivi, 28.023 sono ricoverati con sintomi, 176 in più rispetto a ieri, e 72.333 sono quelli in isolamento domiciliare. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile. Sono complessivamente 103.616 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento di 1.363 rispetto a ieri, quando l'incremento era stato di 1.984. Sono 35.435 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 1.224 più di ieri. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile. Ieri l'aumento dei guariti era stato di 1.677. Sono 20.465 le vittime dopo aver contratto il coronavirus in Italia, con un aumento rispetto a ieri di 566. Ieri l'aumento era stato di 431. "Siamo ancora in fase uno - precisa Giovanni Rezza dell'Istituto superiore di sanità - non c'è dubbio. Segnali positivi ci sono ma il numero dei morti è ancora elevato perché è da attribuire a contagi precedenti. I numeri diminuiscono lentamente perché si riferiscono ai contagi". "Al momento - spiega poi il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli - qualsiasi ipotesi di riapertura è prematura".

In Lombardia le persone positive al coronavirus sono 60314 con un aumento di 1262. Ieri c'era stato un aumento di 1.460 casi ma oggi sono stati processati circa 4000 tamponi in meno. I decessi sono 10.901, con un aumento di 280 mentre ieri era stato di 110. I ricoveri sono arrivati a 12028, con un aumento di 58, mentre i ricoverati in terapia intensiva sono 1143, con un calo di 33. Sono i dati "non molto soddisfacenti" resi noti dall'assessore regionale al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera.

Intanto il sottosegretario del Mibact, Lorenza Bonaccorsi, ha detto che "Andremo al mare questa estate. Stiamo lavoriamo per far sì che possa essere così. Ci stiamo lavorando - ha spiegato - dal punto di vista degli atti amministrativi necessari per gli stabilimenti, immaginando una serie di normative prese con il comitato tecnico scientifico, che contemplano l'ipotesi di un distanziamento". Bonaccorsi ha quindi spiegato che sono allo studio misure per consentire lo sviluppo di un "turismo di prossimità" che favorisca i borghi rispetto alle aree più affollate. Il sottosegretario ha parlato anche di una "fase tre", sulla quale "cominciamo però da subito a lavorare", per il "riposizionamento strategico dal punto di vista del marketing e della comunicazione del nostro paese, che è sempre ai primi posti per il binomio gastronomia e cultura".

L'ORDINANZA DEL VENETO - Il governatore del Veneto toglie alcuni obblighi come il limite dei 200 metri per l'attività motoria, che può essere svolta solo "in prossimità dell'abitazione" e sempre singolarmente. Sono alcune delle misure anti-contagio previste nella nuova ordinanza della Regione Veneto, illustrata oggi dal governatore Zaia. Chi presenta una temperatura sopra i 37,5 gradi non potrà uscire di casa. Obbligo dell'uso di mascherina, guanti e gel igienizzante per uscire di casa. I pic-nic e le grigliate all'aperto nelle festività del 25 aprile e 1 maggio saranno consentite in Veneto solo "nel giardino di casa" e per il singolo nucleo familiare; nessun barbeque all'aperto o con gli amici. Lo ha chiarito il governatore Luca Zaia, illustrando le misure della nuova ordinanza regionale anti-contagio. Il provvedimento conferma inoltre le restrizioni precedenti per supermercati ed esercizi non essenziali, che restano quindi chiusi la domenica e nei giorni festivi.

L'ORDINANZA DEL LAZIO - Riapertura delle librerie dal 20 aprile, per garantire le misure di sicurezza necessarie; chiusura delle attività commerciali il 25 aprile e il primo maggio; proroga fino al 3 maggio dell'attuale disciplina oraria dei negozi. Questi i punti salienti dell'ordinanza emanata oggi dalla Regione Lazio. "Con l'ordinanza regionale - spiega l'assessore alle attività produttive Paolo Orneli - viene stabilito anzitutto che le librerie, la cui attività è stata di nuovo autorizzata dal Dpcm del 10 aprile scorso, potranno riaprire a partire da lunedì 20 aprile.

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  • Italia

Coronavirus, ultimi aggiornamenti: 3153 casi positivi (+2%) e 566 decessi, in aumento rispetto a ieri

Calano ancora, per il decimo giorno consecutivo, i ricoveri in terapia intensiva

Oggi i nuovi contagi registrati con tampone positivo per coronavirus in Italia sono 3153, in rialzo del 2,02% rispetto al totale che arriva a 159.516 casi da inizio epidemia. La crescita è più contenuta anche se sono stati processati meno tamponi rispetto a ieri (il rapporto al numero dei tamponi è in linea con ieri).

I deceduti sono 566, in crescita del 2,84% rispetto al totale che è arrivato a 20.465. Ieri erano stati meno, ovvero 431, dato particolarmente basso rispetto al trend ( in particolare in Lombardia ieri erano 110, oggi 280, un rialzo molto elevato probabilmente legato a qualche ritardo tecnico).

Sono complessivamente 103.616 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento di 1.363 rispetto a ieri, quando l'incremento era stato di 1.984. I dati sono stati forniti durante la consueta conferenza stampa della Protezione civile.

Calano le terapie intensive
Calano ancora, per il decimo giorno consecutivo, i ricoveri in terapia intensiva. Sono 3.260 i pazienti nei reparti, 83 in meno rispetto a ieri. Di questi, 1.143 sono in Lombardia, 33 in meno rispetto a ieri. Dei 103.616 malati complessivi, 28.023 sono ricoverati con sintomi, 176 in più rispetto a ieri, e 72.333 sono quelli in isolamento domiciliare.

Cts: Segnali positivi, morti per contagi precedenti
«Siamo ancora in fase uno, non c'è dubbio. Segnali positivi ci sono ma il numero dei morti è ancora elevato perché è da attribuire a contagi precedenti. I numeri diminuiscono lentamente perché si riferiscono ai contagi». È la precisazione di Giovanni Rezza dell'Istituto superiore di sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico nella conferenza stampa alla Protezione civile.

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  • Italia

Coronavirus, librerie in Campania aperte solo dopo il 3 maggio, sì ad aperture due giorni a settimana dei negozi per l'infanzia

La nuova ordinanza del presidente Vincenzo De Luca. Ulteriori prescrizioni per i cantieri edili

“Dopo un momentaneo arresto dell’incremento dei casi di contagio, negli ultimi giorni si è registrata nuovamente una curva crescente della diffusione del virus, tanto su scala nazionale quanto regionale e, a fronte della descritta situazione, pervengono dalle Forze dell’Ordine segnalazioni circa l’incremento delle violazioni delle vigenti prescrizioni e misure, nazionali e regionali, sul territorio regionale della Campania”: così il nuovo decreto del presidente della Regione Campania motiva le nuove restrizioni che prevedono apertura delle librerie e negozi di vendita di carta e cartone dal 3 maggio e aperture solo mattutine per i negozi di articoli per bambini.

Per il commercio al dettaglio di articoli di carta, cartone, articoli di cartoleria e libri è sospeso, ad eccezione di quello già esercitato nelle edicole, negli ipermercati e nei supermercati, nelle tabaccherie, nonché dalla grande distribuzione multimediale e via internet; mentre il commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati è consentito nelle mattinate del martedì e del venerdì con orario 8 -14. Nella settimana del 1 maggio 2020, l’apertura è consentita nelle mattinate del martedì e del giovedì, secondo l’orario sopra indicato.

E’ sospesa l’attività dei cantieri edili su committenza privata, fatti salvi - limitatamente alle attività consentite dalla vigente disciplina nazionale - gli interventi urgenti strettamente necessari a garantire la sicurezza o la funzionalità degli immobili, l’adeguamento di immobili a destinazione sanitaria finalizzati allo svolgimento di terapie mediche durante il periodo emergenziale, gli interventi di manutenzione finalizzati ad assicurare la funzionalità di servizi essenziali, il ripristino della messa in sicurezza dei cantieri, ove necessario, e in ogni caso con obbligo di adozione dei dispositivi di protezione individuale da parte del personale impiegato e delle ulteriori misure precauzionali previste dalla disciplina vigente.

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Coronavirus in Italia, alla vigilia di Pasqua +20% di sanzioni per i furbetti dell'autocertificazione

Tutte le ultime notizie sulla situazione in Italia per l'emergenza Covid-19: i contagi, le guarigioni e l'evolversi della pandemia a livello sanitario, politico ed economico

Sono aumentate del 20% le sanzioni comminate dalle forze dell'ordine alla vigilia di Pasqua nei controlli per verificare il rispetto delle misure di contenimento del contagio da coronavirus. Sono stati controllate 280.717 persone e 89.931 tra esercizi e attività commerciali.

Le persone sanzionate amministrativamente per non aver rispettato le norme sugli spostamenti sono state 12.514, il 19,8% in più rispetto a venerdì; le persone denunciate per aver attestato il falso nell'autodichiarazione sono state 104, quelle denunciate per aver violato la quarantena imposta dalla positività sono state 53.

Gli esercenti sanzionati sono stati 179 mentre 35 sono state le attività chiuse.

Intanto la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha firmato, di concerto col ministero della Salute, il decreto che prolunga fino al 3 maggio le restrizioni agli spostamenti.

Flashmob di Pasquetta dai balconi d’Italia con le bolle di sapone

Appuntamento per le ore 12 su tutti i balconi d'Italia con un flashmob per vivere insieme la pasquetta anche in questo periodo di quarantena. La proposta di Scienza Divertente è quella di incontrarsi sui balconi per giocare tutti insieme con le bolle di sapone, un modo per passare qualche minuto tutti insieme. Un momento di spensieratezza e gioia con un gioco che piace a grandi e piccoli. Le bolle voleranno tutte insieme, ricordando che presto si potrà uscire all'area aperta ed a stare insieme. #bolledipasqua sarà anche una occasione per divertirsi un pò con la Scienza. Nei prossimi giorni, infatti, Scienza Divertente proporrà dei metodi "scientifici" e originali per fare le bolle di sapone.

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  • Italia

Coronavirus: il Piemonte conferma la linea del rigore, nessuna deroga fino al 3 maggio

Stop per altre tre settimane a librerie, cartolerie e negozi per l'infanzia. Cirio: non vanifichiamo gli sforzi fatti

Come anticipato, il Piemonte prosegue con la linea del rigore per il contenimento del coronavirus. Tutte le regole in vigore in questo momento sul territorio regionale saranno prorogate fino al 3 maggio. Restano quindi chiuse anche le librerie, le cartolibrerie e i negozi di abbigliamento per l’infanzia. Misure più restrittive dunque di quelle adottate dal governo nazionale: il Piemonte insomma imita la Lombardia e insiste nel lockdown per altre tre settimane. Resta salva, però, la possibilità di vendita con consegna a domicilio per tutte le diverse categorie merceologiche. "Oggi è un giorno che abbiamo sempre vissuto come una festa e so che per tutti è un grande sforzo continuare a mantenere e rispettare la linea del rigore, ma è l'unico modo per non vanificare i sacrifici fatti finora". Così ha commentato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che - dopo aver convocato la giunta regionale - firmerà nelle prossime ore la proroga delle misure. Ma si studia come riaprire le fabbriche. La giunta ha avviato un confronto col Politecnico di Torino e le categorie, settore per settore, per definire un documento da proporre al governo ed essere pronti, non appena le condizioni lo consentiranno, con un piano di riapertura delle attività produttive nel rispetto della sicurezza.

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  • Italia

Nuovo decreto e prime aperture già in aprile: Conte e la task force di Colao al lavoro sulla fase 2

Un nuovo decreto, dopo il 20 aprile, con risorse “molto più consistenti” dei 25 miliardi già stanziati per rimediare ai danni del Coronavirus. E nuove regole per allentare il lockdown e consentire ad altre filiere di riaprire fabbriche e negozi

Un nuovo decreto, dopo il 20 aprile, con risorse “molto più consistenti” dei 25 miliardi già stanziati per rimediare ai danni del Coronavirus. E nuove regole per allentare il lockdown e consentire ad altre filiere di riaprire le fabbriche e ad altri negozi di rialzare le serrande.


Per gestire le riaperture l'esecutivo si è affidato alla nuova task force guidata da Vittorio Colao appena insediata a Palazzo Chigi, che già subito dopo Pasqua dovrà iniziare a studiare dati e modelli per trovare il punto di equilibrio tra gli appelli alla cautela del mondo scientifico, preoccupato dal rischio del riacuirsi del contagio, e il pressing incessante di imprese e commercianti che chiedono di ripartire al più presto, per evitare il collasso dell'economia.

Sul tavolo gli esperti troveranno già le analisi e i contributi di vari istituti, a partire dall'Inail e dall'Inapp, ma anche dalla Banca d'Italia.

La ripresa delle attività
Escludendo sanità e alimentari, i lavoratori più a rischio, quelli che più difficilmente possono mantenere distanze adeguate dai clienti, sono oltre 1 su 4, circa 6 milioni e mezzo, a partire da insegnanti e addetti degli asili nido e delle scuole per l'infanzia, passando per i baristi e i negozianti di scarpe.

Bar e ristoranti, così come una serie di servizi alla persona come parrucchiere ed estetisti, saranno con ogni probabilità gli ultimi a ripartire. Ma Confesercenti, facendo leva sulle nuove indicazioni per i negozi aperti (dai guanti per fare la spesa, alle pulizie almeno due volte al giorno fino agli ingressi scaglionati) chiede con forza che si possano riaprire anche altre attività, visto che da inizio anno si sono già persi 45 miliardi.

I protocolli di sicurezza
Le aziende, lamenta poi Confidustria Toscana, unendosi di fatto all'appello degli industriali del Nord dei giorni scorsi, sono i luoghi “più sicuri dove stare” visti i protocolli “rigidissimi” applicati. Proprio il protocollo sulla sicurezza dei lavoratori, siglato all'inizio della serrata delle fabbriche con imprese e sindacati, che andrà rivisto alla luce delle nuove aperture, potrebbe essere tra i capitoli sotto esame per la task force, che ha avviato una prima call in giornata per iniziare a scambiarsi le prime idee e per buttare giù un piano di lavoro per le prossime settimane.

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